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Emergenze sociali a CampiBisenzio: lettera aperta al sindaco Fossi ed all’assessore Ricci

15 dicembre 2013

Il capogruppo e consigliere a Campi Bisenzio del Movimento 5 Stelle, Niccolò Rigacci, ha inviato una lettera aperta all’amministrazione comunale sulle emergenze sociali a Campi:

In questi mesi da consiglieri comunali ci è capitato qualcosa che non avevamo messo in conto: persone disperate che vengono a chiedere un aiuto per un lavoro o per una casa. Ci rendiamo conto che questo è il sintomo di una distorta percezione della politica, alla quale si chiede non tanto di gestire bene la cosa pubblica, quanto la soluzione del problema personale. Tuttavia il fattore umano ci impedisce di ignorare il fatto.
Ci riferiamo in particolare ad un caso – ma il discorso deve valere in generale – che ha già avuto spazio sulla stampa locale, di una persona che non ha più una dimora e che dorme ormai da mesi in auto, in un parcheggio del territorio comunale.
In Consiglio Comunale presentammo un quesito il 24 ottobre, chiedendo quali erano le risposte che il Comune dà a questi problemi. L’assessore Ricci qualche giorno dopo riferì anche in Commissione, illustrando gli interventi possibili: dai bandi per per la casa popolare, ai servizi sociali.
La sensazione è che il Comune non sia in grado di dare risposte ad alcuni tipi di problemi che sono di assoluta emergenza ma non sono di carattere sanitario; per cui alla persona che non sa dove dormire questa notte si suggerisce di aspettare il prossimo bando per alloggio popolare oppure di ricorrere ad una struttura sanitaria da usarsi come parcheggio.
Questa sensazione ci viene confermata dal fatto che l’emergenza in oggetto permane tutt’ora, a oltre due mesi di distanza, e con le temperature notturne ormai sotto lo zero.
Come consiglieri comunali non conosciamo tutti i dettagli della storia, sappiamo solo che una persona versa in una situazione drammatica da mesi e ci ha chiesto aiuto. Abbiamo chiesto al Comune dove indirizzarla, ma una soluzione non è stata trovata. Sebbene riteniamo che il Comune debba essere l’interlocutore primario per questi problemi, abbiamo tentato anche la strada delle associazioni di volontariato sul territorio di Campi e comuni limitrofi, senza tuttavia trovare una soluzione.
A questo punto chiediamo al sindaco e all’assessore se dobbiamo ritenere che il nostro compito si esaurisca qui, se abbiamo fatto tutto il possibile per aiutare questa persona e se il permanere dell’emergenza è da considerarsi fisiologico oppure semplicemente una scelta volontaria.
Niccolo Rigacci e Simona Terreni, consiglieri comunali con Simona Terreni e Luigi Ricci.

I lavoratori GKN in corteo: “sindaco c’è posta per te!”

28 ottobre 2013

Venerdì sera al Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos era da tempo prevista una cena per sostenere la “cassa di resistenza” dei lavoratori GKN.
Una “cassa di resistenza” che i lavoratori utilizzeranno, come già accaduto in passato, per sostenere le loro lotte e le loro mobilitazioni.
Prima della cena un folto gruppo di lavoratori ha deciso di manifestare per le vie di Campi Bisenzio.
Troppe le voci inerenti la vendita di una parte della fabbrica e nessuna risposta alle richieste di chiarimento su questa vicenda.
Vicenda che ovviamente si colloca in un periodo di crisi del sistema capitalistico che non saranno certo sindaci, partiti, istituzioni a risolvere.
Una crisi che che, comunque, non tutti hanno intenzione di subire passivamente, in silenzio e con rassegnazione.
La manifestazione, partita da via Barberinese, è finita al Cienfuegos dove si è svolta la partecipatissima cena.
Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos

Di seguito pubblico la lettera aperta dei lavoratori GKN:

Siamo i lavoratori della GKN , importante azienda del settore auto di Campi Bisenzio
Nel mese di giugno è stata aperta una procedura di mobilità con l’annuncio di 28 esuberi e il conseguente non rinnovo dei lavoratori somministrati, la perdita di notevoli e importanti impianti e produzioni. Inoltre La direzione aziendale ci ha comunicato la sua intenzione di mettere in vendita la palazzina nord e l’adiacente portineria/parcheggio. La situazione è molto preoccupante abbiamo già dato parere negativo alla vendita di parte dello stabilimento, perché oltre al forte ridimensionamento che la multinazionale stà mettendo in atto a livello produttivo, con la cessione di questa parte dello stabilimento si certificherebbe un chiaro segnale di disimpegno della multinazionale sul territorio campigiano e non ultimo l’eventuale cambio di destinazione d’uso aggraverebbe il processo di deindustrializzazione già pesante sul territorio.
Chiediamo la solidarietà della cittadinanza campigiana e un incontro con l’amministrazione comunale.
I lavoratori della GKN

Gandola (Pdl): con una lettera al sindaco per lavorare assieme per il progetto Tramvia a Campi Bisenzio

16 ottobre 2013

Con una insolita lettera il PDL di Campi offre la propria totale disponibilità al fine di perseguire l’obiettivo di portare anche a Campi la metro-tramvia. La cosa nasce dalla recente novità riguardante la disponibilità del Ministro Lupi a finanziare un progetto di Trametrò. E Gandola con una lettera aperta ha chiesto al Sindaco di unire le forze al fine di ottenere un incontro urgente con tutti gli enti coinvolti nel possibile progetto tramviario, nonché di creare un canale di interlocuzione diretto con lo stesso Ministro PDL On. Lupi, in modo tale darendere realtà un sogno che è proprio di un’intera Comunità che aspetta da decenni risposte concrete per porre rimedio al problema del traffico tra Firenze e la nostra Città. Un pensiero quello di Gandola al fine di collaborare nel supremo interesse dei cittadini.

Egregio Sindaco,
ho deciso di prendere carta e penna appena ho letto delle importanti novità che riguardano e riguarderanno la possibilità per Firenze di dotarsi di un sistema di metro-tramvia (progetto a lungo caldeggiato e sostenuto da tutto il Popolo della Libertà fiorentino) che possa collegare Sesto Fiorentino a Bagno a Ripoli passando nel sottosuolo del centro storico fiorentino. A mio parere, questa straordinaria opportunità per il capoluogo dell’area metropolitana dovrà essere il tramite per prendere delle decisioni irrevocabili anche a Campi Bisenzio, per permettere cioè alla nostra Città di unirsi in modo indissolubile e continuativo con Firenze, meta ogni anno di milioni di turisti, nonché sede della stragrande maggioranza delle imprese in cui lavorano i nostri cittadini o studiano i nostri ragazzi.
Non solo, questo collegamento dovrà, altresì, essere visto e valutato alla luce dell’obiettivo di renderci veramente parte integrante del futuro sistema istituzionale metropolitano e non già una pedice dello stesso. Abbiamo necessità, signor Sindaco, che Campi non resti indietro rispetto a Sesto Fiorentino, a Scandicci o a Bagno a Ripoli nell’ambito della definizione delle strategie e delle politiche di area vasta che, inevitabilmente, riguardano anche il nostro territorio.
Campi Bisenzio per importanza strategica, numero di abitanti ed esigenze proprie non può mettersi né oggi, né mai di rimanere al di fuori di questi importanti progetti infrastrutturali ed è per questo, signor Sindaco, che le chiedo e le offro la mia più ampia e sincera disponibilità e quella di tutto il gruppo Consiliare de “Il Popolo della Libertà di Campi” al fine di perseguire l’obiettivo di portare anche a Campi la metro-tramvia.
In questo senso, e considerato il limitato periodo di tempo posto a scadenza delle decisioni da prendere su questo progetto da parte dello stesso Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (6 mesi), sono a chiederle di unire le nostre forze al fine di ottenere un incontro urgente con tutti gli enti coinvolti nel possibile progetto tramviario, nonché di creare un canale di interlocuzione diretto con lo stesso Ministro PDL On. Lupi, in modo tale di rendere realtà un sogno di cui lei stesso accennava qualche tempo fa sui giornali, e che non è solo suo, ma anche mio, nonché di un’intera Comunità che aspetta da decenni risposte concrete per porre rimedio al problema del traffico tra Firenze e la nostra Città.
Su questi temi, signor Sindaco, insieme si può e si deve collaborare ed in questo senso spero di avere a breve la sua piena e fattiva disponibilità nel supremo interesse dei nostri concittadini.
Dott. Paolo Gandola – Capogruppo Pdl – Campi Bisenzio

Lettera aperta al Presidente Enrico Rossi: dai Gigli la risposta alle affermazioni sulle “aperture domenicali”

10 ottobre 2012

A seguito delle recenti affermazioni del Presidente Enrico Rossi sulle aperture domenicali nel commercio, il direttore del centro commerciale I Gigli, ha inviato la seguente lettera aperta, che riporto integralmente:

Egregio Signor Presidente,
nutriamo un profondo rispetto per le Istituzioni e in questi 15 anni di attività sul territorio ne abbiamo dato più volte evidente dimostrazione. Così come rispettiamo la sua posizione circa le aperture domenicali delle attività commerciali. E il nostro rispetto si è concretizzato anche domenica 7 ottobre quando abbiamo accolto la manifestazione di circa duecento cittadini che contestavano il decreto sulle liberalizzazioni. Tuttavia reputiamo limitativo e generico parlare di negozi deserti, mancati aumenti delle vendite e delle assunzioni. Riassumere in maniera demagogica in una frase tutto l’operato della Gdo in Toscana non è corretto, visto che senza le domeniche di apertura, quest’anno, I Gigli avrebbero rischiato risultati negativi; uno scenario che sarebbe probabilmente costato il posto di lavoro ad alcune centinaia degli attuali 1800 dipendenti dei 134 punti vendita.
I giorni festivi di apertura in più hanno creato nuovi posti di lavoro, specialmente nei fine settimana. Certo non si tratta di contratti di lavoro a tempo indeterminato, ma sempre di lavoro si tratta, qualcosa in più rispetto a chi è costretto a restare a casa in cerca di un impiego. Non ha senso chiedere la chiusura nel giorno in cui la maggior parte delle persone gode del proprio tempo libero. La società e le abitudini dei cittadini sono cambiate profondamente negli ultimi anni, il commercio non poteva non subire mutazioni e ora non possiamo pretendere di rimanere indietro di decenni. Forse la soluzione non è proibire le aperture durante le domeniche e le festività, ma lavorare affinché tutti i lavoratori possano godere di contratti e diritti che li tutelino realmente, anche a fronte di un riconoscimento economico più cospicuo rispetto all’attuale. Questa è la direzione da intraprendere, affinché il lavoro domenicale e festivo non sia più tabù.
Ci siamo mossi fin da aprile di quest’anno, per invitarla come ospite speciale a Job Zone, nella giornata conclusiva di domenica scorsa, per farle toccare con mano quella che è una delle maggiori realtà per numero di dipendenti in Toscana, ricevendo solo risposte elusive. Sarebbe stato bello averla con noi il 7 ottobre, anche nel rispetto di quei 200 che hanno manifestato, di quei 5mila che si sono presentati alla kermesse di Corte Lunga in cerca di lavoro e dei 65mila cittadini toscani che hanno scelto I Gigli per la loro domenica.
Con immutata stima.
Yashar Deljoye Sabeti – Direttore del centro commerciale I Gigli
Campi Bisenzio, 09 ottobre 2012

Lettera da Agadez – Emilio Borelli presenta i suoi racconti Sahariani

7 novembre 2011

“La Marson sfugge e non risponde ? .. e noi scriviamo a Enrico Rossi”; le domande dei campigiani sul futuro della Piana

18 luglio 2011

La mancata presenza e la mancata risposta alla precedente lettera aperta alla Marson, ad un gruppo di cittadini campigiani, non ha certamente scoraggiato queste persone; anzi, tale risultato ha accentuato il numero di aderenti a questa iniziativa che sono saliti a quindici firmatari. Ora gli stessi hanno rivolto le stesse domande, più una ed alcune considerazioni al Presidente della Regione, Enrico Rossi (e non Governatore, come spesso si sente dire).
In un momento in cui di certezze ce ne sono veramente poche, la fiducia negli amministratori è giunta al termine, così come alla stessa politica; ma una cosa certa è che i cittadini veramente liberi non ne possono piu dei discorsi (sempre i soliti), dei comportamenti (sempre piu spudorati), del gioco delle parti (le finte opposizioni) e degli sprechi dei politici. Siamo giunti purtroppo ad un punto in cui è necessaria una svolta responsabile, i cittadini vogliono delle risposte serie, perchè le scelte prese dai nostri amministratori e politici sono finanziate dai soldi “sudati” e i politici devono avere il massimo rispetto quando un solo cittadino domanda e chiede conto dell’impiego di questo denaro. Dal loro stesso onorario, celato fin troppo nelle maglie della rete pubblica, questi dovrebbero avere il coraggio di dire chiaramente senza troppi giri di parole le scelte che prendono, altrimenti sono solo dei parassiti e come tali inutili alla società. Non dobbiamo cedere di fronte a questi atteggiamenti, non dobbiamo più lasciar correre .. ecco il testo della lettera pervenuta anche al Blog di Campi:

“Disdegno e sfida, disistima e disprezzo e ogni altra offesa che non sia disdicevole per il mio augusto mittente: di questo vi ritiene degno”, esclama Exeter al Delfino nell’Enrico V. Non siamo a questi punti, per fortuna; ma certo non siamo contenti.  Prendiamo atto che l’assessora Marson si è dileguata perché non prende parte a dibattiti teorici e politici fuori dalla sua concezione. Però non riteniamo che i cittadini si debbano adeguare alla concezione di chicche e sia (come diceva Totò); mentre riteniamo, e lo sosteniamo tuttora, che queste risposte qualcuno ce le deve dare. Perciò noi, cittadini di Campi Bisenzio che si erano rivolti, senza troppo costrutto, alla signora sopra nominata,  abbiamo pensato a Lei, caro Presidente della Regione Toscana. Poiché pensiamo che l’assessora Marson non l’abbia avvertita di nulla, per sua comodità le riproponiamo i quesiti inviati per lettera aperta alla medesima in vista dell’incontro pubblico previsto a Campi Bisenzio, Villa Montalvo, il 12 luglio scorso. Poi l’assessora si è negata e il resto, come dice il Bardo, è silenzio. Ed è appunto il silenzio che vorremmo evitare. Sarebbe lei così gentile da rispondere ai seguenti quesiti:
1)    Chi ha deciso, e a che livello, che il Parco della Piana dovesse essere un parco agricolo?
2)    Chi ha preso questa decisione, era consapevole del fatto che gli inceneritori emettono diossina e che la diossina si insinua nella catena alimentare, accumulandosi irreversibilmente nei tessuti perché l’organismo non riesce a eliminarla?
3)   Chi ha preso questa decisione era consapevole del fatto che per le emissioni di diossina non sono possibili mitigazioni (l’ha scritto anche la vecchia VIS, parte II) e che forse coltivare piante destinate all’alimentazione sotto un inceneritore non è una grandissima idea?
4)   E’ vero come ha sostenuto il sindaco di Campi che la Regione rinuncerà alla perimetrazione del Parco (in altri termini, autorizzerà i piani strutturali dei comuni) in cambio del sì all’aereoporto?
5)  E’ in grado di citarci un qualunque parco agricolo, o un qualunque parco, nel mondo in cui siano presenti sia un inceneritore che un aereoporto?
6)  Che fine faranno le alberature previste come opera di mitigazione, contro le quali la Società Aereoporto di Firenze aveva fatto ricorso al TAR (perdendolo) e che comunque sono un ostacolo alla pista parallela?
7)  Lei è dell’ idea che le alberature citate al punto 6, qualora fossero realizzate, debbano essere periodicamente abbattute per andare a alimentare l’impianto a biomasse (ossia, un altro inceneritore) di Calenzano, come fu detto all’incontro di Villa Montalvo di luglio 2010?
Questa domanda non era presente nella lista inviata all’assessora Marson, ma poiché ora siamo costretti a incomodare lei, pensiamo di potergliela sottoporre nella sua qualità di Presidente della Regione:
8)  Ci risulta che la Regione a marzo 2010 abbia finanziato, per il Parco della Piana,  € 2.600.000 il Comune di Sesto e  € 400.000 il Comune di Campi per la realizzazione delle prime opere ed ha previsto per i prossimi tre anni 2 milioni di Euro per ciascun anno. Oltre a ciò, ci risulta che in precedenza il Comune di Sesto abbia effettuato lavori per conto proprio con creazione di colline artificiali e piantumazione di essenze pregiate e di alberi (ahimé, tutti deceduti). Lei ci conferma queste cifre? E’ possibile sapere quanto effettivamente è già costato e quanto costerà questo Parco della Piana? E’ possibile sapere quanto costeranno le cosiddette opere di mitigazione (che nel caso degli inquinanti peggiori non mitigano nulla) visto che si pensa di aggiungere sempre nuove infrastrutture, così che la mitigazione non basta mai? E soprattutto: non dovrebbero essere questi costi classificati tra i costi occulti dell’impianto di incenerimento rifiuti previsto, visto che è a causa di quello che si devono prevedere questi interventi, invece che imputare la spesa a verde pubblico come se fosse un intervento per migliorare l’ambiente, anziché un tentativo (parziale) di lenirne il peggioramento?
Naturalmente, Le tocca lo stesso mezzo di invio usato nei confronti dell’assessora, ossia una lettera aperta inviata anche agli organi di stampa. La pregheremmo di risponderci stesso mezzo trattandosi di una questione di interesse pubblico. Per il resto, la pregheremmo di tener presente l’esperienza dell’assessora; fuggire non serve a nulla (ed è causa di cattive figure) anche perché, quand’anche l’intera amministrazione si nascondesse nel fitto della giungla, verremmo a cercarla anche lì per esigere delle risposte che, riteniamo, ci sono dovute.. Perciò fidiamo in una risposta. Viceversa, faremo le nostre valutazioni.
Cordialmente, i suoi
Paolo Lombardi – Pietro Mugione – Massimo Biagiotti – Maurizio Monticelli – Daniela Losi – Maresca Mattei – Ersilio Masi – Francesca Di Nola – Monica Matini – Fabio Giovannoni – Massimiliano Alterini – Daniele Cappelli – Alessandra Di Cesare – Stefano Del Granchio – Massimiliano Palloni

Cara Assessora .. un gruppo di campigiani chiede “spiegazioni e chiarimenti” alla Marson sul Parco della Piana

11 luglio 2011

All’Assessora Regionale Anna Marson
Campi Bisenzio, 10 luglio 2011
Gentile assessora,
siamo un gruppo di cittadini di Campi Bisenzio e quindi direttamente interessati nell’annosa vicenda del Parco della Piana, sin da quando fu ideato come opera di compensazione per la costruzione di un inceneritore a Case Passerini, ossia in occasione di una delle tante fregature che la classe politica ci ha dato. Eravamo presenti all’incontro pubblico di Villa Montalvo del 24 luglio 2010, dove ci fu subito chiaro che di questo tanto vantato parco poco si sapeva di che cosa fare. C’era chi proponeva (lo ricorderà bene anche lei) di farci un parco delle macchine di Leonardo da Vinci, e chi invece aveva già delineato un potenziale attrattivo di 14 milioni di visitatori (per vedere che? L’inceneritore?) e sognava già gare a livello mondiale per lo sfruttamento di un tanto grasso mercato. Non ci metteremmo a ridere per decenza e per rispetto nei suoi confronti. A febbraio abbiamo invece capito che l’unica cosa che si era sicuramente deciso di fare era… un aereoporto internazionale. Questo tanto per la mitigazione. La cosa buffa è che di tutto il percorso partecipativo sbandierato dalla Regione (non è che di ciò facciamo colpa a lei, però) non si era materializzato nulla. Chi le aveva prese queste decisioni? A che livello? Perché i cittadini dovevano apprendere queste cose sui giornali, tanto più che c’è un garante della comunicazione (tanto per parlare di costi della politica…)? Poi la battaglia sul PIT dei sindaci, preoccupati dei loro preziosi piani strutturali.
E siamo arrivati all’oggi, incontro di Villa Montalvo il 12 luglio. Immaginiamo che sia una ripetizione dell’incontro precedente di cui abbiamo detto, perciò non sappiamo se saremo della partita. Ma una cosa è sicura: non è questa la partecipazione che la Regione ci aveva promesso. E, anche se non le imputiamo ciò, visto che lei è stata magna pars di tutta questa faccenda, riteniamo che ci debba qualcosa. Quindi la pregheremmo di rispondere a qualche domanda che da tempo vorremmo porre e a cui, francamente, vorremmo una risposta seria.
Crediamo di averne diritto. Ecco le domande per lei:

1) chi ha deciso, e a che livello, che il Parco della Piana dovesse essere un parco agricolo?
2) Chi ha preso questa decisione, era consapevole del fatto che gli inceneritori emettono diossina e che la diossina si insinua nella catena alimentare, accumulandosi irreversibilmente nei tessuti perché l’organismo non riesce a eliminarla?
3) Chi ha preso questa decisione era consapevole del fatto che per le emissioni di diossina non sono possibili mitigazioni (l’ha scritto anche la vecchia VIS, parte II) e che forse coltivare piante destinate all’alimentazione sotto un inceneritore non è una grandissima idea?
4) E’ vero come ha sostenuto il sindaco di Campi che la Regione rinuncerà alla perimetrazione del Parco (in altri termini, autorizzerà i piani strutturali dei comuni) in cambio del sì all’aereoporto?
5) E’ in grado di citarci un qualunque parco agricolo, o un qualunque parco, nel mondo in cui siano presenti sia un inceneritore che un aereoporto?
6) Che fine faranno le alberature previste come opera di mitigazione, contro le quali la Società Aereoporto di Firenze aveva fatto ricorso al TAR (perdendolo) e che comunque sono un ostacolo alla pista parallela?
7) Lei è ancora delle idee che le alberature citate al punto 6, qualora fossero realizzate, debbano essere periodicamente abbattute per andare a alimentare l’impianto a biomasse (ossia, un altro inceneritore) di Calenzano, come fu detto all’incontro di Villa Montalvo di luglio 2010?

Con ciò la salutiamo. Copia della presente missiva sarà inviata anche agli organi di informazione, e la invitiamo a rispondere stesso mezzo, visto che si tratta di argomenti di interesse pubblico. In caso di non risposta, faremo pubblicamente le nostre valutazioni.
Non saranno benevole.
Cordialmente, i suoi
Paolo Lombardi, Pietro Mugione, Massimo Biagiotti, Maurizio Monticelli, Daniela Losi, Maresca Mattei, Ersilio Masi, Francesca Di Nola, Monica Matini, Fabio Giovannoni

Variante al Pit: la risposta di Cosimi (ANCI Toscana) ai Presidenti dei Consigli Comunali della Piana

12 Mag 2011

Lo scorso 31 marzo, i Presidenti dei Consigli Comunali di Prato (Maurizio Bettazzi), Sesto Fiorentino (Andrea Giorgetti), Campi Bisenzio (Alessandro Tesi) e Calenzano (Laura Burberi), hanno inviato una lettera al Presidente della Regione Toscana Enrico ROSSI, e per conoscenza al Presidente del Consiglio Regionale della Toscana, Alberto MONACI, al Presidente del Consiglio delle Autonomie Locali, Marco FILIPPESCHI ed al Presidente dell’Anci Toscana, Alessandro COSIMI. L’oggetto è la proposta di variante al PIT della Regione Toscana, questo è il testo completo che ho già pubblicato. Oggi pubblico la risposta del presidente di Anci Toscana, Alessandro Cosimi .. per quello che ne so è l’unica risposta che è arrivata !

Al Sindaco del Comune di Prato, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Calenzano, Signa
Al Presidente del Consiglio Comunale di Prato, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Calenzano, Signa

Cari colleghi,
rispondo agli appelli al rispetto dei ruoli istituzionali, all’impegno nell’agire partecipativo e non ultimo alla leale collaborazione fatti pervenire nelle passate settimane ai vertici della Giunta Regionale e ad Anci Toscana per la nota questione della proposta di variante al PIT finalizzata alla definizione del Parco della Piana.
Sono intervenuto in rappresentanza dei Comuni in Consiglio regionale alla consultazione sull’integrazione al PIT del 29 aprile u.s. per esprimere la posizione critica di Anci Toscana relativa alla reiterata vanificazione del percorso di programmazione e di pianificazione condivisa dalle amministrazioni e per ribadire l’assoluta necessità di scelte e strumenti condivisi fra tutti i soggetti, nel pieno rispetto delle rispettive funzioni amministrative. Per questo ho contestato l’applicazione del nuovo livello di pianificazione proposto – il progetto di territorio di rilevanza regionale – che creerebbe un rovesciamento dei ruoli ed avrebbe come risultato una situazione per la quale lo strumento del PIT diventerebbe sovraordinato al PRS e non viceversa.
La piena disponibilità dei Comuni a trovare una sintesi dei percorsi decisionali in nome dello sviluppo e della competitività della nostra regione – dimostrata anche rispetto alla revisione della legge 1 – non deve quindi in nessun modo essere confusa con la disponibilità ad adbicare al proprio ruolo, riconosciuto costituzionalmente, rispetto alla ferma tutela del quale ribadisco l’impegno dell’Associazione dei Comuni toscani.
Nel rimanere a disposizione per incontri ed approfondimenti Vi saluto con viva cordialità.
Alessandro Cosimi – Presidente dell’Anci Toscana – Sindaco di Livorno

Variante al Pit: Lettera a Enrico Rossi dai Presidenti dei Consigli Comunali di Prato, Sesto, Campi e Calenzano

6 aprile 2011

Lo scorso 31 marzo, i Presidenti dei Consigli Comunali di Prato (Maurizio Bettazzi), Sesto Fiorentino (Andrea Giorgetti), Campi Bisenzio (Alessandro Tesi) e Calenzano (Laura Burberi), hanno inviato una lettera al Presidente della Regione Toscana Enrico ROSSI, e per conoscenza al Presidente del Consiglio Regionale della Toscana, Alberto MONACI, al Presidente del Consiglio delle Autonomie Locali, Marco FILIPPESCHI ed al Presidente dell’Arici Toscana, Alessandro COSIMI. L’oggetto è la proposta di variante al PIT della Regione Toscana, del quale pubblico il testo completo.

Egregio signor Presidente,
premesso che per la formazione della variante al PIT finalizzata alla definizione del Parco della Piana è stato iniziato un percorso di partecipazione e di condivisione per una progettualità di sviluppo strategico integrato tra infrastrutture e pianificazione territoriale, che al tempo stesso salvaguardasse, prioritariamente, le competenze e le esigenze proprie delle comunità locali;
considerato che, a tal fine, si sono svolti degli incontri e seminari preparatori, presso il Comune di Campi Bisenzio e di Sesto Fiorentino, nel corso dei quali venivano valutate le aree ad esclusiva funzione agricola, quelle a prevalente funzione agricola e le aree di frangia, nel rispetto di una serie di varianti già adottate, in alcuni casi, ed in corso dì adozione, in altri, dalle amministrazioni locali per esigenze perequative, per investimenti sul fronte dell’edilizia sociale, per garantire risposte importanti alle esigenze di ampliamenti o di nuovi insediamenti produttivi e per la realizzazione od il completamento di una serie di infrastrutture importanti per tutta l’area metropolitana;
rilevato che contraddicendo le proprie impostazioni, e lo spirito collaborativo richiesto ai Comuni delle aree interessate, la Giunta Regionale ha completamente vanificato la fase partecipativa, completamente disconosciuta dalle risultanze della proposta di variante, ponendosi in aperto contrasto con i fondamentali principi che disciplinano l’agire amministrativo in materia di governo del territorio e della leale collaborazione e rispetto della sussidiarietà verticale (art. 118 Costituzione, art. 13 D.Lgs. 267/2000, art. 9 L. 142/1990); per quanto sopra, ci permettiamo di richiamare la Sua attenzione sul punto che con tale provvedimento:
si configura, di fatto, il rischio di affermare un pericoloso accentramento regionale nella gestione del governo del territorio, ponendo pesanti vincoli destinati a bloccare ed impedire qualsiasi sviluppo urbanistico ed economico, in danno delle Amministrazioni Comunali, dei cittadini e delle imprese ivi residenti, vanificando sia il percorso di pianificazione che le funzioni del Parco, rispetto al quale i Comuni hanno già assunto, o lo avrebbero fatto, precisi impegni:
si tenta di imporre alle Amministrazioni Comunali delle severe limitazioni, carenti di fondamento normativo e giuridico, esautorandole delle loro funzioni amministrative, non ritenendo sufficiente, da parte della Regione Toscana, adoperarsi al fine di perseguire il
principio dell’assicurazione dell’esercizio unitario, che dovrebbe essere alla base di una collaboratone tra Istituzioni.
Ci preme, infine, segnalare che in quanto Presidenti dei consigli comunali rappresentamo l’organismo di massima democraticità e partecipazione delle comunità rappresentate, organismo del quale intendiamo tutelare le prerogative e le funzioni, per questo ci teniamo a sottolinearLe come, quanto avvenuto abbia costituito un tentativo di delegittimazione istituzionale che non possiamo sottacere.
Voglia prestare la Sua attenzione alla presente comunicazione ed esprimere ogni e qualsiasi tentativo al fine di giungere ad una scelta condivisa che salvaguardi e tuteli le competenze e le autonomie statutarie di Comuni, Province e Regione, sancite dalla Carta Costituzionale e dalle altre normative vigenti.

Osservazioni dell’Arch. Simone Larini su RIFIUTI e IMPIANTI nell’area metropolitana FI/PT

28 marzo 2011

Riapro la settimana con il tema “Rifiuti e impianti necessari nell’area metropolitana Firenze/Pistoia” perchè in tal senso esiste un ulteriore contributo dell’architetto Simone Larini, autore di una dozzina di Piani provinciali sui rifiuti, prevalentemente nel Nord Italia, scritto in risposta ad una recente intervista all’Assessore regionale Anna Rita Bramerini (pubblicata sulle pagine di Metropoli a febbraio) che non sono riuscito a trovare… ma immagino che – in quell’intervista – l’Assessore Bramerini abbia difeso la necessità di costruire un nuovo inceneritore e di potenziare i tre piccoli inceneritori esistenti. Mi preme ricordare che Larini è una persona che ha la “forza” derivante da un’esperienza e da una  professionalità notevole, doti dimostrate ampiamente anche dal sistema attuato nell’area della provincia di Treviso che viene visitato da delegazioni di tutta Europa… come esempio da imitare ovviamente.
La Regione Toscana, le tre Province e molti Comuni dell’area metropolitana FI/PT pare non vogliano rispondere nel merito ad alcune evidenti contraddizioni contenute nel Piano preliminare interprovinciale sui rifiuti nell’ATO “TOSCANA CENTRO”, eccole elencate:
1) Se è sincera la volontà di realizzare il 65% di raccolta differenziata (non dico entro il 2012, come scritto in quel Piano preliminare…, ma almeno entro il 2014/2015), tramite la generalizzazione dell’unica modalità che consente di farlo e di realizzarla con la qualità indispensabile perchè abbia davvero uno sbocco di mercato (cioè la modalità “porta a porta”), nel 2014/2015 la quantità di rifiuti indifferenziati (da smaltire tramite appositi impianti) sarà di circa 300.000 tonnellate annue (circa 830 tonnellate al giorno, risultanti dal seguente calcolo: 1.500.000 abitanti di un’area che vuole separare in modo più rigoroso i rifiuti urbani da quelli derivanti dalle attività produttive e che fanno la raccolta differenziata p.a p. non possono produrre più di  600 Kg annui ad abitante, per un totale di 906.000 tonnellate all’anno: togliendo il 65% di R.D. rimangono circa 300.000 tonnellate l’anno, cioè circa 830 tonnellate al giorno).
2) Se è vera la volontà di realizzare il 65% di raccolta differenziata (cioè parole scritte solo perchè c’è un obbligo di legge che impone di scriverle, ma senza nessuna intenzione di realizzarle davvero), allora è necessario fare una scelta conseguente sulle priorità degli investimenti:
– E’ prioritaria la scelta di realizzare un nuovo inceneritore (con un costo effettivo di circa 200 milioni di euro e che sarà pronto non prima del 2016) pur sapendo che – se viene davvero realizzata la raccolta differenziata e di qualità al 65% – potrebbe non trovare nell’area metropolitana i rifiuti “necessari” a funzionare al massimo delle potenzialità stabilite e tali da essere gestito in modo “economicamente valido”) ?
Oppure è prioritaria la scelta di realizzare – nell’area metropolitana – gli investimenti per generalizzare davvero la raccolta differenziata “porta a porta” e gli impianti industriali indispensabili al riciclaggio effettivo (tramite il mercato) dei rifiuti organici e dei rifiuti secchi differenziati e di qualità (impianti che costerebbero molto meno – sicuramente assai meno della metà – dei 200 milioni di euro necessari per il nuovo inceneritore e quindi con un conseguente contenimento delle tariffe sui rifiuti a carico di famiglie e aziende),  che sono realizzabili in tempi assai più rapidi e con una consenso popolare assai più largo ?
La conseguenza della prima scelta sarebbero tariffe più alte e anche un peggioramento della qualità dell’aria nell’area metropolitana (perchè un inceneritore che brucia 500 o 600 T/G, ovviamente, emette più nanoparticelle – inferiori a PM2,5 – di quelle che emette un inceneritore che brucia 150 T/G): aria che, per molte cause presenti nell’area metropolitana (emissioni di molte migliaia di industrie, impianti di riscaldamento di centinaia di migliaia di edifici, autostrade e strade attraversate da molte centinaia di migliaia di automezzi, aereoporto e centri commerciali) è  difficilmente migliorabile in tempi brevi (ma dovrebbe/deve essere una responsabilità di tutti… – a partire da Regione, Province e Comuni – fare scelte che non la peggiorano).
La scelta di superare i 3 ATO e di farne uno unico in tutta l’area metropolitana, non può e non deve avere come conseguenza quella di sommare le scelte impiantistiche fatte nel 2003 (quando nessuno parlava di realizzare una raccolta differenziata di qualità al 65%): per fortuna, la costruzione di un nuovo inceneritore non è ancora stata appaltata e iniziata e quindi (se c’è la volontà politica di attuare una moderna politica sui rifiuti, prendendo a esempio quella realizzata nelle provincia di Treviso, che non è una piccola provincia: mi sembra di aver letto che ha oltre 800.000 abitanti) è ancora possibile fare scelte diverse e finalizzate a realizzare davvero un moderno sistema di raccolta e di smaltimento dei rifiuti (meno costoso e più rispettoso dell’ambiente e della salute dei cittadini).

RIFIUTI E IMPIANTI NECESSARI
NELL’AREA METROPOLITANA FIRENZE/PISTOIA – OSSERVAZIONI SULL’INTERVISTA A METROPOLI DELL’ASSESSORE BRAMERINI
Caro Direttore, dopo aver letto l’intervista all’assessore Bramerini sul numero scorso di Metropoli, le scrivo al fine di offrire un costruttivo contributo, da pianificatore esperto, per spiegare perchè ritengo sia indispensabile fare una revisione della pianificazione sui rifiuti, non per “tornare indietro”, ma al contrario per adeguarsi allo stato dell’arte nella materia, riducendo i costi per imprese e cittadini. E’ risaputo che ogni scelta e previsione contenuta in un piano non è immutabile nel tempo, ma deve essere soggetta a periodica revisione, alla luce delle nuove e mutate condizioni al contorno che si sono nel frattempo verificate.
Ciò è normale, tant’è che il piano della Provincia di Firenze ha già avuto tre revisioni. Il problema è però che i diversi adeguamenti registrati nelle varie versioni del piano non hanno mai interessato le scelte impiantistiche, sebbene nel 2011 non esistano più i numeri che le giustifichino.
L’impostazione strategica del piano va radicalmente cambiata, per almeno tre buoni motivi.
1) Bisogna adeguare il piano ai tanti cambiamenti avvenuti nel quadro generale:
– l’abolizione dei contributi CIP6 all’incenerimento;
– il nuovo obiettivo minimo di legge del 65% per la RD, che per essere raggiunto rende indispensabile un cambiamento dei metodi di raccolta in atto;
– le nuove norme che limitano al massimo l’assimilazione agli urbani dei rifiuti speciali;
– la diffusione in Italia dei sistemi di tariffazione “puntuale”, basati sul principio “chi più produce rifiuti più paga”;
– il successo, in termini di risparmio economico e di risorse, registrato dalle esperienze di gestione dei rifiuti nel Nord Italia, ormai un modello per tutto il mondo.
2) Il piano attuale contiene numerosi errori, che vanno assolutamente corretti.
Tra i tanti, cito solo:
– analisi merceologiche sbagliate, che sottostimano la reale consistenza della frazione rifiuto principale e più strategica: la sostanza organica, che invece del 27% è almeno pari al 45%;
– la previsione di costruire ben tre nuovi impianti con una spesa inferiore a 200 milioni di euro, cioè con meno di quanto sia oggi necessario per realizzare un impianto di tipo moderno, rispondente allo stato dell’arte;
– una previsione impiantistica sovradimensionata: è infatti ignorato l’effetto di riduzione della produzione procapite da parte dei nuovi sistemi di RD.
Lo stesso piano afferma che l’unico modo per raggiungere l’obiettivo del 65% di RD è quello di passare a sistemi di raccolta di tipo domiciliare. Purtroppo non viene considerato che tali sistemi, soprattutto quando accompagnati dalla tariffazione “puntuale”, determinano inevitabilmente una riduzione della produzione procapite di RSU.
Nella quantificazione del deficit di smaltimento in impianti, il piano ha quindi ignorato questo doppio effetto di riduzione del fabbisogno di smaltimento, dovuto all’aumento del tasso del riciclo, alla riduzione dei quantitativi di rifiuto complessivamente prodotti e anche al mancato conferimento assieme agli RSU di quote di rifiuti speciali.
Ipotizzando, con una stima molto prudenziale, che la RD arrivi al 65% e la produzione procapite di RSU scenda sul livello della media nazionale (500 kg/a, ma si può fare molto meglio), nell’Ato Toscana Centro il fabbisogno di smaltimento sarebbe dell’ordine di 200mila t/anno, un quantitativo ben inferiore di quanto ipotizzato dal piano (che ancora nel 2007 stimava oltre 500mila t/a di fabbisogno) e insufficiente a giustificare la costruzione anche solo di un nuovo impianto (gli impianti moderni per risultare convenienti debbono avere una potenzialità di almeno 600mila t/a).
– bacinizzazione sbagliata: il bacino Chianti, che è già sede di un impianto che lo rende autosufficiente in termini di fabbisogno di smaltimento, viene triplicato inglobando senza motivo comuni dell’area fiorentina, e così facendo viene invece trasformato in un bacino con deficit di smaltimento.
3) invece di registrare un continuo aumento delle tariffe, introducendo un sistema moderno di gestione si ridurrebbero sicuramente i costi.
I sistemi modello del nord Italia hanno infatti un costo specifico sensibilmente inferiore a quello che si registrerebbe nell’ATO dando seguito a tutte le scelte di piano.
La necessaria rivoluzione nel sistema di gestione dei rifiuti è inevitabile ed è stata annunciata dal documento preliminare per il nuovo piano dell’ATO Toscana Centro del giugno 2010, in cui sono per la prima volta stabiliti in maniera ufficiale alcuni degli elementi essenziali di un modello di una gestione moderna ed economica dei rifiuti: separazione dei flussi di RSU e RSA, tariffazione puntuale, eliminazione dei contenitori stradali anonimi, restrizione della possibilità di assimilare agli urbani i rifiuti speciali, RD diffusa dei rifiuti organici.
Applicare tali principi porterebbe benefici per tutti: il rifiuto residuo da smaltire nell’ATO sarebbe dell’ordine di 100-200mila t/a e si ridurrebbero le tariffe per cittadini e imprese.
Concludo auspicando l’applicazione anche in Toscana di uno dei fattori di successo delle esperienze del nord Italia: non solo la separazione dei flussi di RSU e RSA, ma l’impiego di un gestore unico il per servizio di gestione di entrambi i tipi di rifiuto.
In questo modo, le utenze commerciali, artigianali e industriali non sono più “abbandonate a se stesse”, ma invece fruiscono di un servizio garantito di smaltimento, con tariffe oneste, di tipo “puntuale” e diversificate per tipo di materiale, al fine di incentivare sia la riduzione che la
differenziazione dei rifiuti.
Simone Larini, Autore di una dozzina di piani di smaltimento di rifiuti, tra cui quelli di Brescia e Treviso.
(Per ulteriori informazioni sulle proposte di Simone Larini, vedi su www.inforifiuti.com )