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Campionato regionale U14 di scherma: l’8 e 9 marzo 2014 allo Spazio Reale di San Donnino

7 marzo 2014

Sabato 8 e domenica 9 marzo 2014 allo Spazio Reale a San Donnino si terrà il X° Memorial “Enio Zanotti”, Campionato Regionale Toscano di Scherma Under14 maschile e femminile. L’evento è patrocinato da Comune di Campi Bisenzio, Provincia di Firenze e il Comitato Regionale del Coni.

AIRE Toscana e RAI promuovono una mostra commemorativa per “La Giornata Mondiale della Radio” presso la Sede RAI di Firenze

2 aprile 2012

L’AIRE – Associazione Italiana per la Radio d’epoca – Gruppo di Firenze, che è presente proprio a Campi Bisenzio con la propria attività toscana, ha recentemente ed attivamente collaborato con la RAI Toscana per l’organizzazione e la realizzazione di una prestigiosa mostra che dal 10 febbraio scorso è visitabile presso la Sede Regionale RAI Toscana a Firenze (Largo Alcide De Gasperi, 1). Su proposta del Centro UNESCO di Firenze e con l’Assessorato all’Educazione del Comune di Firenze, sono state organizzate delle iniziative che vogliono commemorare la istituzione, da parte dell’UNESCO, della Giornata Mondiale della Radio, il 13 febbraio 2012, approvata dalla Conferenza Generale degli Stati Membri e tenutasi a Parigi nel mese di novembre 2011. Venerdì 10 febbraio 2012, si è tenuta una conferenza stampa a Firenze, alla quale hanno partecipato: il Direttore della Sede RAI Dr. Andrea Jengo, la Direttrice del Centro UNESCO di Firenze Dott.ssa M.L.Stringa, l’Ass. all’Educazione del Comune Prof. Giovanni di Fede, il Presidente AIRE Nerio Neri, il Consigliere AIRE Piero Cini, i Capogruppi AIRE Toscana Carlo Bonechi e Alterini, il Prof. Fausto Casi ed una folta schiera di soci AIRE, fra cui sono spiccati molti volenterosi del Gruppo di Firenze a Val di Sieve che con i loro 52 apparecchi messi a disposizione, hanno contribuito all’ottima riuscita dell’evento, con ottima impressione dei presenti oltre che dei visitatori, tanto che il Centro RAI ha sollecitato la permanenza degli apparecchi addisìrittura fino a Giugno. L’esposizione storica comprende apparecchi radiofonici d’epoca dagli anni venti al secolo scorso ed oltre, fra cui spiccano le prime televisioni (quelle senza schermo catodico e neppure piatto!), grammofoni, le radio a transistor, le radio pubblicitarie che hanno segnato la storia moderna del consumismo Italiano ed europeo, i magnetofoni, ma anche un percorso lungo cento anni, che accompagnerà il visitatore dai primordi della radio, via, via negli anni successivi, passando per periodi più tristi come quello del secondo conflitto ed imprese epiche come le radio della Generale Nobile ormai note per la tragedia della Tenda Rossa. Durante questi primi due mesi l’esposizione è stata visitata da numerose scuole, essendo stata inserita nel percorso didattico del progetto “Le chiavi della Città” dell’assessorato all’educazione del comune di Firenze, al quale ha aderito anche la Rai. Un percorso comprendente cinque incontri tematici, sulla radio e la comunicazione sociale, con particolare riferimento alla comunicazione di emergenza, la radio per l’educazione e la cultura, la radio per la cultura, il fenomeno della web radio e verso gli ottanta anni di Radio Firenze. A ciò si unisce anche una raccolta di sintetiche documentazionis scritte, curata dall’UNESCO di Firenze e relative alla memoria di avvenimenti, nei quali la comunicazione  radiofonica è risultata determinante per la vita del testimone. L’iniziativa gode del patrocinio del Comune di Firenze e della Provincia di Firenze. Ulteriori informazioni e prenotazioni per la visita possono essere richieste alla Sede RAI Toscana al numero 055-2488201.

Ricordo che l’A.I.R.E. è un’Associazione a carattere culturale che riunisce gli appassionati di storia delle telecomunicazioni civili e militari con lo scopo di sostenere il recupero di materiale “d’epoca” dalla distruzione e consentire una storia della tecnologia. Il Gruppo delle provincie di Firenze, Prato e Pistoia è molto attivo e si riunisce abitualmente ogni primo martedì del mese alle ore 21,00, presso la Sala Nesti a Villa Montalvo a Campi Bisenzio (via di Limite 15), salvo variazioni di data o di ora. I soci toscani che ne vogliono prendere parte possono contattare il coordinatore Carlo Bonechi (0573-738733) o Fabio Giovannoni (347-5710860) per la conferma degli orari. La prossima riunione è prevista non per domani 3 aprile ma per il giorno successivo 4 aprile 2012 alle ore 21.15. Per ulteriori dettagli aireradiofirenze.wordpress.com o airetoscana@gmail.com

Se la Toscana .. fa Acqua ! l’acqua in una regione con i costi più alti d’Italia

19 marzo 2012

Finalmente anche il Ministero dell’Ambiente ha certificato ciò che su questo blog avevamo scritto più volte: che il modello toscano di gestione mista pubblico-privata dell’acqua fa proprio acquama di brutto. Secondo il Ministero, la Toscana è la regione dalle tariffe idriche più elevate d’Italia, con i maggiori ricarichi in bolletta.
Quindi la notizia, uscita sulla Nazione del 6 marzo 2012, che annuncia che il Ministero in questione ha sollevato 15 rilievi nei confronti di cotanto modello, in particolare per il fatto che ha prodotto le tariffe più alte d’Italia, non sorprende nessuno. Semmai sorprende la pervicacia di qualche mediocre funzionario di partito che continua a magnificare le virtù di detto modello. Detto modello, tuttavia, per quanto caro ai funzionari di partito, è proprio inviso ai cittadini toscani che, ogni qual volta hanno potuto, hanno manifestato in tutti i modi la propria opposizione.
Chi è più attempato ricorderà senz’altro le proteste e le campagne sorte nell’aretino negli anni novanta contro i vergognosi aumenti delle tariffe, e poi un po’ in tutta la regione, esperienze che portarono alla campagna per la legge regionale di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua che fruttò 50.000 firme e che fece la fine che fece, in Regione almeno, perchè in Italia divenne il modello per la successive iniziativa di proposta di legge nazionale prima e per l’indizione dei referendum poi (e i toscani parteciparono massicciamente sia alla raccolta di firme che al voto referendario).
Il resto è storia di oggi: le vergognose manfrine per evitare il rispetto della volontà popolare, il penoso distinguo tra referendum da applicare e quelli ambigui, sporchi e cattivi (da non applicare) e tutto il vasto e ributtante teatrino di quella che è diventata la politica italiana. Al momento, almeno.
La notizia della Nazione va però integrata con un’ulteriore notizia, rinfrescante come un bel bicchiere d’acqua (pubblica). Mentre a Marsiglia si sta tenendo, proprio in questi giorni, il Forum Alternativo dell’Acqua, il vicesindaco di Parigi, Anne Le Straat, che è al contempo, presidente di Eaux de Paris, la società speciale di gestione dell’acquedotto di parigi (totalmente pubblica) ha annunciato che, grazie alla ripubblicizzazione dell’acqua parigina a partire dal gennaio 2010, le bollette sono calate dell’8%. Con l’acqua pubblica, insomma, si risparmia.
Qualcuno ricorderà che su questo blog era stata data qualche tempo fa la notizia che grazie alla pronta reazione dei comitati per la ripubblicizzazione dell’acqua erano stati stralciati i commi dell’art. 25 del decreto sulle lberalizzazioni partorito dal governo Monti che vietavano la creazione di società speciali totalmente pubbliche per la gestione dei pubblici servizi. In pratica si vietava di percorrere le strada che a Parigi avevano già percorso e che Napoli si apprestava a percorrere anch’essa. Grazie alla vigilanza dei cittadini e CONTRO i pareri dei partiti (che a parole dicono di favorire la partecipazione democratica, ma poi…) quella minaccia fu sventata.
Ora la ciliegina sulla torta; il modello toscano, tanto vantato dai nostri amministratori, rincara, secondo i rilievi ministeriali, dell’8,5% annuo; l’esecrato e ideologico modello pubblico votato dai cittadini fa risparmiare, a Parigi, l’8% annuo sulle bollette. Lo spread è tutto nostro. Ai cittadini materiale per utili meditazioni in vista delle prossime amministrative.

Acqua Pubblica: la replica di Colzi (PD) a Rifondazione-Comunisti Italiani/Sinistra Alternativa

3 gennaio 2012

Dopo il comunicato relativamente alla proposta di Rifondazione-Comunisti Italiani/Sinistra Alternativa, di inserire nello Statuto del Comune di Campi il “diritto all’acqua come servizio pubblico essenziale di interesse generale da gestire fuori dalle leggi del mercato con un Ente di Diritto Pubblico“, in coerenza con quanto indicato nel referendum dello scorso giugno 2011; respinta nel corso dell’ultimo consiglio comunale, giunge la replica di Colzi (PD di Campi).

Ma cosa spera di ottenere Rifondazione Comunista attaccandoci un giorno sì e l’altro pure, impestando anche internet con comunicati deliranti in questi giorni di festività? Dispiace soltanto che ancora una volta non si voglia spiegare alla gente la differenza tra gestione e proprietà dell’acqua, che era e resta 100% pubblica come noi crediamo fortemente debba essere. È proprio non spiegando questa differenza, che si strumentalizza il voto di migliaia di campigiani e il significato reale di un referendum che non aveva la scopo di imporre una gestione pubblica al 100% del servizio idrico, ma quello di fermare l’obbligo di andare a maggioranza privata nelle società quotate entro il 2015. Un’operazione che avrebbe riguardato in concreto solo poche aziende italiane, ma che anche noi abbiamo combattuto per impedire al governo Berlusconi di minare l’autonomia dei Comuni e aprire in futuro un varco a una gestione solo privata. È inutile che Rifondazione ci scarichi addosso i peggiori aggettivi, dimostrando peraltro uno stile che di civile ha davvero poco. Oggi come a giugno, la nostra posizione è chiara e per quanto mi riguarda, sui giornali, nelle riunioni pubbliche o di partito e in Consiglio comunale, ho sempre negato che una gestione tutta pubblica sia l’unica alternativa possibile a quella tutta privata, auspicata dal Pdl e dai teorici del mercato senza controlli. Non importa che la gestione del servizio sia 100% pubblica, misto pubblico-privata o 100% privata: l’importante è che ci sia una vigilanza pubblica forte e che i Comuni possano scegliere la propria forma di gestione in funzione dell’efficienza del servizio, della tutela degli utenti, dei costi, soprattutto oggi che le casse degli Enti Locali e dello Stato non permettono scelte improponibili come riacquistare le quote dai privati, laddove ci sono società miste, vedi Publiacqua da noi. Mi pare che in questa polemica pubblico-privato, ci siano molto delle differenze che passano tra un centrosinistra moderno, che sceglie il meglio sulle base delle carte che ha in mano, e una sinistra che sbandierando la difesa della volontà popolare gioca una partita che è un’offesa all’intelligenza delle persone, visto che chiede ai Comuni e allo Stato, sforzi economici e di materiale umano, oggi, domani e dopodomani impossibili da fare. Credo che un Pd che aspira a essere forza centrale del cambiamento, una volta superato il tunnel degli ultimi 10 anni, non possa rincorrere certe strade solo perché più facili e popolari. Non deve temere invece di difendere le scelte giuste, coltivando il suo progetto anche attraverso un’idea chiara sui servizi fondamentali, alternativa alle camicie di forza ideologiche che vorrebbero imporci Berlusconi e la sinistra populista.
Alessio Colzi (PD Campi Bisenzio)

Acqua Pubblica:il PD si è già dimenticato dei referendum sull’acqua…in barba alla volontà espressa dai cittadini di Campi per l’acqua bene comune

3 gennaio 2012

In un comunicato stampa del 27 dicembre scorso (con simpatica ed eloquente vignetta annessa, che riporto), relativamente alla proposta di Rifondazione-Comunisti Italiani/Sinistra Alternativa di inserire nello Statuto del Comune di Campi il “diritto all’acqua come servizio pubblico essenziale di interesse generale da gestire fuori dalle leggi del mercato con un Ente di Diritto Pubblico“, in coerenza con quanto indicato nel referendum dello scorso giugno 2011, si legge che “è stata respinta dal PD, che ha così dimostrato tutta la doppiezza e la strumentalità del sostegno dato ai SI nello scorso 13 giugno“.
Ed il comunicato continua attaccando gli esponenti del PD intervenuti (Colzi e Paolieri), i quali avrebbero detto esplicitamente “che allora si trattava di fermare <l’eccessiva liberalizzazione> voluta dal Governo Berlusconi, ma che questo non significa escludere la presenza dei privati nella gestione del servizio idrico e di altri servizi pubblici”, riproponendo quindi il modello toscano misto pubblico-privato (vedi Publiacqua). La delibera è stata respinta nel consiglio comunale del 22 dicembre scorso con 5 favorevoli (Rif.Com – IdV – No Inceneritore – 1 cons “per un buon futuro” ed 1 cons.PdL) 16 contrari e 4 astenuti, in barba alla volontà espressa dai cittadini di Campi per l’acqua bene comune e dimostrando così una netta spaccatura all’interno della maggioranza che guida il Comune. Questa divergenza si è ripetuta sull’OdG contro la manovra del Governo Monti presentato da Rif.Comunista e da Italia dei Valori, respinto con 6 voti favorevoli (Rif.Com, IdV, No inceneritore, FLI, 1 consigliere di “Alleanza Cittadina per Campi”) e 12 contrari (PD e centristi).
Il comunicato cita ancora che “Il PD in particolare ritiene inevitabile e senza alternativa la stangata di Monti ai ceti popolari, nonostante i tagli agli Enti Locali e la netta contrarietà espressa dal movimento sindacale, dimostrando così tutta la sua subalternità alla linea delle banche ed al presidenzialismo di Napolitano.”
“Patrimoniale, riduzione delle spese militari, rimessa in discussione delle grandi opere, lotta all’evasione possono aspettare insieme ai bisogni sociali colpiti dalla crisi!”
Rifondazione Comunista, anche a Campi Bisenzio, lancia un appello a tutte le realtà sociali e politiche per costruire l’opposizione di classe al Governo Monti ed un’alternativa alla crisi del capitalismo.
Firmato da Lorenzo Ballerini, segretario PRC Campi B. e Sandro Targetti, consigliere Rif.Com.Ital/Sin.Alternativa, Campi Bisenzio 23 dicembre 2011
Ulteriori approfondimenti sul testo presentato in consiglio lo scorso 22 dicembre.

Il “modello toscano” e il dopo-referendum sull’acqua

17 giugno 2011

E’ iniziato tutto qui. Dopo la sbornia referendaria, la felicità incredula e sospesa dell’alluvione di voti che come un lavacro ha attraversato il paese e la salita di molti avventori sull’ampio carretto dei vincitori, forse è giusto ricordare come si è giunti a questo punto, e che tipo di percorso si è fatto per arrivarci. Perché si è trattato di un percorso difficile e accidentato. Eppure, per noi toscani, vale la pena di ricordarlo con gioia, e di farsi più alti nella festa della vittoria referendaria; perché tutto è nato qui…
E’ nato tutto negli anni successivi all’approvazione della legge Galli, dopo il 2002, dopo il 2003, quando furono istituiti i famosi ATO affidati uno ciascuno a un unico gestore (misto pubblico-privato). Il privato, più che ciascuno, era unico; si trattava quasi sempre dell’Acea. Nasceva il famoso modello toscano, quello che piace tanto a Rossi, a Renzi e a De Angelis (agli elettori toscani, a quanto pare, piace meno, visto che hanno votato massicciamente contro; 64% di affluenza in Toscana, 69% nella sola provincia di Firenze). Quando partirono i famosi aumenti destinato a remunerare il capitale investito; subito il 7,5% a Arezzo. Quando è cominciato il tragitto che ha portato l’acqua toscana a essere la più cara d’Italia (dati: Blue Book 2011). Quando nacquero le prime lotte per le bollette, i primi comitati che rifiutavano un modello che metteva la loro acqua nelle mani dei privati e dei loro soci pubblici. Nacque la prima grande esperienza: la richiesta di una legge regionale di iniziativa popolare. Chi come il sottoscritto ha vissuto dall’interno quegli anni ricorda molto bene gli scontri, le incomprensioni, il malanimo di molti politici che allora accusavano i soliti comitati di sapere dire solo no; di essere estremisti; di essere qualunquisti. Fa un po’ meraviglia oggi trovarseli accanto sul carretto. Comunque lo sapete come è andata a finire; nel 2006 la legge naufragò in Consiglio Regionale. Indovinate chi votò contro? I comitati non si dispersero, non si spaventarono; crearono il Forum per l’Acqua, la grande rete che poi permise l’esperienza successiva, anche quella nata qui, nella Piana; la legge nazionale di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua. Fu una ripetizione dell’esperienza precedente, anzi peggio, perché ora contro i comitati tuonavano tutti gli schieramenti: riecco i fuori dalla storia, i passatisti, i contrari al progresso. Raccogliemmo mezzo milione di firme. Fu un’esperienza che segnò, che penetrò nella popolazione. Non penetrò i partiti. La legge fu presentata nel 2008 al parlamento. Non c’è straccio di partito, di destra, di centro o di sinistra, che l’abbia portata in discussione. I comitati non si dispersero, non si spaventarono; cominciarono a elaborare il concetto di bene comune, seppero fare appello a intellettuali del calibro di Stefano Rodotà e Ugo Mattei, che ormai parlavano con più facilità con i comitati che con le forze politiche. Cominciava la strategia referendaria, che tanto affanno suscitò tra i partiti; ci fu persino chi raccolse le firme per quesiti propri, in aperta opposizione a quelli dei comitati per l’acqua pubblica. Per fortuna, ci pensò la Corte Costituzionale.
Ed eccoci ad oggi. Milioni di cittadini (più di 27, in effetti) in marcia, di tutti gli schieramenti. Un decennio di ubriacaura privatistica negata da milioni di cittadini. Un’etica di servizio pubblico che può e deve essere ricostruita. E d’altro canto, un fronte referendario che non so se è all’altezza della sfida; non sembra proprio granitico. Certo, fa piacere che chi raccolse le firme contro di noi ora si presenti assieme a noi. E tuttavia, quante ragioni ancora ci date per diffidare. Perché non è vero, come ad esempio scrive oggi la Repubblica e credono molti, che le 4 leggi abrogate dai referendum fossero state promulgate tutte dal centrodestra; il referendum 2, sul principio di remunerazione obbligatoria in tariffa del capitale investito nel servizio idrico, era nato dall’art. 154 del decreto Legislativo 152/2006, XV legislaura, il che significa: governo Prodi I e II. E difatti dal coro dei futuri vincitori si sono già levate le voci di chi vuol far rientrare dalla finestra quel principio che i cittadini hanno cacciato dalla porta. Le interviste di Enrico Rossi sul Sole 24 Ore del 5 giugno 2011; le esternazioni di Renzi su centomila tra testate radiofoniche, televisive e cartacee (non avrà bisogno di una caramellina di menta?), non ci fanno, non mi fanno stare del tutto sicuro del fatto che la volontà popolare, limpidamente espressa, sarà del tutto rispettata. Come la mettiamo con il modello toscano? Ma intanto godiamoci questa vittoria; è la prima volta che viene avanzato un concetto, quello di bene comune, che non deriva dalla storia ideologica del secolo scorso e che è capace di essere la pietra di base su cui ricostruire una cultura del vivere assieme. Ma anche l’ambiente è un bene comune; gabellare come progresso la privatizzazione di quest’ultimo a infrastrutture private, privatissime, non è in fondo un tradimento a quella logica comunitaria che i referendum limpidamente affermavano? Godiamoci questa vittoria, nella consapevolezza che si apre però una fase che sarà tutt’altro che facile e su cui c’è poco da farsi illusioni.
Paolo Lombardi

DI UOMINI E ACQUE .. cosa c’è da sapere sull’acqua pubblica prima del referendum

31 maggio 2011

Il 12 e 13 giugno sarà possibile votare i referendum sull’acqua (o referenda? Chissà come diavolo si dice.. Se fosse latino, sarebbe “referenda”). Sono stati referendum tenacemente voluti dai cittadini, che hanno raccolto in massa “Un milione e quattrocentomila firme”; nemmeno il referendum sul divorzio aveva avuto un sostegno simile. Sostegno dei cittadini e dei vari comitati; perché i partiti mica li volevano questi referendum. Qualcuno addirittura ha raccolto le firme per un rereferendum proprio (tipo..l’IDV), poi ammazzato in culla dalla corte costituzionale. Insomma, ci si sono messi in tanti per soffocarli in culla, questi referenda (o referendum), che facevano paura, perché volevano che l’intero ciclo di gestione dell’acqua, bene comune e primario, fosse nostro, ossia di noi cittadini, e non appaltato a qualche multinazionale. Ma i sostenitori dell’appalto a qualche multinazionale, o per il ciclo dell’acqua, o per quello dei rifiuti, non mancano mai. Solo che, grazie alla tenacia dei cittadini e dei movimenti, il referendum c’è. Allora, forse spinti dai risultati delle elezioni amministrative, ecco che avvizziti i partiti oramai più dediti all’inciucio nei consigli di amministrazione che al confronto coi cittadini, sentono l’incipiente estate, e magnificano l’appoggoio al referendum che, dicono, è l’esaltazione del modello toscano di gesione dell’acqua. Un esempio lo è Enrico Rossi, che molti magnificano come governatore della Toscana e che invece è solo presidente, perché il governatore non c’è più dai tempi del granducato. Qui occorre fare una precisazione iniziale perchè, ciò che i comitati che raccolsero le firme volevano, non era appunto il modello toscano di Publiacqua (chissà perché non lo chiamano Privatacqua) della società di gestione mista pubblico-privato. Questo per un motivo molto semplice: l’acqua è nostra ma il gestore misto pubblico-privato (secondo il modello toscano) o tutto privato (secondo la legge Ronchi sottoposta a referendum) ci guadagna rivendendocela. Come fa a guadagnarci? Facile; il monopolio del sistema toscano o ronchiano poco importa gli concede il monopolio della tariffa. Un esempio: quando nacque Publiacqua, e si scoprì che gli utenti dell’ATO erano risparmiosi, cioè consumavano meno acqua, la tariffa fu aumentata del 30% per assicurare comunque la remunerazione al gestore. Non ci credete? Allora ecco un esempio tratto dalle bollette del sottoscritto, che essendo un tipino tignoso, se le conserva tutte. Nella bolletta del 25 febbraio 2005, metri cubi consumati 13 in SEI MESI (sempre stato un utente attento a evitare gli sprechi) pagavo 19,62 Euro di bolletta (IVA compresa). Nella bolletta, sempre di Privatacqua, del 4 ottobre 2010, per un consumo di 6 metri cubi in QUATTRO MESI, pago 19,92 euro. Ma il consumo è la metà. Perchè pago la stessa cifra? Ecco la fregatura: a quota fissa annuale è passato da Euro 15,50 (2005) a Euro 24,89 (2010). Più IVA. Quindi è inutile risparmiare acqua, come faccio, perché tanto me la fanno pagare di più. Poi è raddoppiato anche il valore dell’acqua al metro cubo: da 0,69 a 1,21 euro. L’acqua sarà mia, ma quanto costa me lo detta Privatacqua; quindi è mia per modo di dire. Tutti questi soldi finiscono nelle tasche dei soci di Privatacqua, ossia dei comuni (e quindi è una tassa occulta) nonché del socio privato. Ma si dice, devono essere remunerati gli investimenti. Che però sono remunerati anche quando non ci sono e sono semplicemente progettati. Forse nell’acquedtotto nell’Anconella Privatacqua avrà anche investito; ma in chi non é allacciato all’Anconella? A Signa? A Lastra a Signa? Dove l’acqua non è per nulla migliorata? Le logiche degli investimenti sono tutte politiche e seguono l’interesse politico preminente sul momento. E comunque: non sarebbe meglio che gli investimenti li decidesse il comune, la cui maggioranza posso cambiare tramite elezioni, anziché il socio privato, che invece ha il monopolio per 25 anni e non lo schiodi più? Insomma, c’è più di un motivo molto serio per rivolere che l’acqua sia sotto il controllo dei cittadini invece che di un mucchio di amministratori (si fa per dire) e dei loro compagni di merende e di affari. Il 12 e 13 giugno, al referendum e referenda, abbiamo un buon motivo per andare a votare e riprenderci ciò che è nostro e che ci hanno tolto solo per ingrassare sedicenti investitori paladini del bene pubblico (e invece più modesti fantaccini dell’interesse privato). Chi risparmia acqua va premiato. Chi privatizza l’acqua va invitato, gentilmente ma con fermezza, a andare a balayer le mer (che in Toscana ce n’è tanto) tramite l’arma democratica del voto. E tanti saluti al modello toscano.

Riccardo Marasco è alla Fnac di Campi Bisenzio con “La mia Toscana”

26 marzo 2011

RICCARDO MARASCO sarà ospite oggi, sabato 26 marzo alle ore 18.00, presso la Fnac di Campi Bisenzio (c/o Centro Commerciale i Gigli) per dare un ulteriore tributo a quella tradizione musicale che ha formato l’anima più genuina dell’identità toscana.
Mandole, mandoloncelli, flauti, tamburelli, chitarre acustiche e battenti accompagnano la straordinaria voce di Riccardo Marasco.
La mia Toscana è un album sulla Toscana, per conoscerne il cuore ascoltando serenate, stornelli, rispetti, storie, canzoni a ballo, ninne nanne, canti ammiccanti espressione dell’arte toscana del doppio senso. Attraversando i secoli con brani ritrovati in archivi o riscoperti a veglia, Marasco ripropone con la sua riconosciuta abilità, e con sempre più elevata maturità artistica, quindici interpretazioni rese ancor più travolgenti dalla raffinata versatilità dei suoi amici musicisti, tutti specialisti del folk.

In rampa di lancio il primo Fondo toscano per l’housing sociale; Obiettivo, 900 alloggi a prezzi calmierati tra Firenze e Prato

20 marzo 2011

Uno strumento che, come dimostrano i progetti dello stesso tipo già avviati, consente di diminuire gli affitti di circa 300 euro e il costo del metro quadro anche di 700
Oltre 500 nuovi appartamenti da affittare e vendere a prezzi convenzionati. In particolare 290 destinati alla locazione e 232 all’acquisto convenzionato, per una superficie di 45.277 metri quadri interamente dedicata all’edilizia sociale privata. Sono i numeri del Fondo housing toscano, il fondo immobiliare per l’edilizia sociale che si sta costituendo nella regione: in sostanza, il primo tentativo di dare gambe ad uno strumento finalizzato al social housing anche in Toscana.
Il Fondo housing toscano ha già 400 abitazioni affittate tra Firenze, Scandicci e Prato, patrimonio dei soggetti promotori del fondo: Affitto Firenze spa (una società composta da cooperative di abitanti come Unica, cooperative edili, aziende come la Costruzioni Spagnoli, una banca come la Cassa di Risparmio di San Miniato), il Consorzio Nuova Badia (“formula” simile a quella di Affitto Firenze), le cooperativa L’Amicizia e Abitcoop di Prato.
Il Fondo punta a realizzare nei prossimi anni altri 522 alloggi, e per 122 di questi è già pronta l’area per essere sviluppata: si tratta di un terreno di 11.527 metri quadrati che si trova a Paperino di Prato. Altre aree tra il territorio pratese e Firenze sono al centro delle valutazioni dei promotori di Fht.
Del progetto si è parlato in conclusione del convegno “Edilizia sociale, città, governo del territorio”, organizzato dall’Istituto nazionale di Urbanistica, l’Anci e la Cassa depositi e prestiti investimenti sgr, che si è svolto ieri alla stazione Leopolda di Pisa.
Per capire i vantaggi del social housing è sufficiente fare un esempio. A Parma, città ben più piccola e “periferica” di Firenze e dove il Fondo per l’housing sociale è già una realtà, l’affitto di un’abitazione a prezzi di mercato si aggira sui 700-800 euro al mese e la vendita sui 2500 euro a metro quadro; un alloggio sociale, invece, viene dato in locazione ad un canone di 300-400 euro mensili e ceduto a 1800 euro al metro quadrato.
Il Fht è un’idea nata nel giugno del 2009, poco dopo il varo del cosiddetto “Piano casa” che ha aperto le porte al social housing in Italia. Attualmente il regolamento istitutivo di Fht è all’esame della Banca d’Italia, dopo aver ricevuto il via libera dalla banca depositaria e dalla società di gestione del risparmio Polaris, un operatore vigilato da Consob e Bankitalia. L’approvazione del Regolamento dovrebbe avvenire entro maggio.
“L’ingresso del Fondo nel mercato della casa toscano – dice Stefano Tossani di Fht – aprirebbe un’opportunità concreta. L’intento di noi promotori è quello di creare uno strumento aperto ad altre realtà, come i Comuni e la Cassa depositi e prestiti, che si è già dichiarata interessata alle iniziative di sviluppo che metteremo in campo. E non dimentichiamo che i Fondi sono strumenti che permettono di coinvolgere anche altri investitori come le fondazioni bancarie, che possono puntare sui rendimenti etici del sistema dei Fondi”.

Il Modello Toscano .. fa acqua !

29 ottobre 2010

In un opuscolo edito a marzo 2003 appositamente per il III forum mondiale sull’acqua, che si teneva ironicamente a Kyoto, il presidente del Cispel Alfredo de Girolamo, presentava il “modello toscano” di gestione dell’acqua, di cui magnificava l’obiettivo: garantire la fornitura di acqua potabile a tutti i cittadini, in quantità giusta e di buona qualità. Ciò sarebbe avvenuto, continuava il de Girolamo, tramite “una netta separazione tra ruolo pubblico di programmazione, regolazione e controllo.. e ruolo delle imprese nella fase di gestione”. A rileggerle sette anni dopo, queste parole fanno un po’ sbellicare. Che un servizio idrico debba fornire ai cittadini buona acqua potabile e di buona qualità, sembra veramente il minimo; sennò, che servizio è? Ma che il ruolo delle imprese nella fase di gestione garantisse tutto ciò, a sette anni di distanza sembra un po’ duro da digerire. In che cosa si basava il modello toscano magnificato a Kyoto? Negli anni ’90, la legge Galli definiva i famosi ambiti territoriali ottimali (ATO) e affidava a un unico gestore l’intero servizio, rivoluzionando anche la tariffa, nella quale venivano scaricati TUTTI i costi di gestione, ivi compresi gli investimenti previsti, più la remunerazione del capitale investito (6,5%). Si disse (e qualcuno lo dice ancora) che la gestione, spezzettata tra i vari comuni che prima di allora gestivano ognuno il proprio servizio), generava conflitti di competenza, sprechi, irrazionalità. Il sistema affidato a un unico gestore avrebbe eliminato tutto ciò e permesso una gestione economica e razionale.. Indi per cui si crearono 6 ATO: Alto, Medio e Basso Valdarno; bacino dell’Ombrone; bacino Serchio e Magra; costa livornese. Dal 2002 la gestione del ciclo dell’acqua fu affidatonei singoli ATO ai vari gestori unici: Acqua spa, Publiacqua spa, Nuove Acque spa, Asa spa e Fiona spa. Di conseguenza, a differenza del precedente sistema tariffario (in pratica, ogni organismo aveva il suo), si passò a sei tariffe su tutto il territorio della regione. Sarà stato anche razionale, ma il famoso modello toscano, vanto e onore a Kyoto, dimostrò subito di fare acqua. Le tariffe infatti si allinearono subito verso l’alto. Persino il Cispel lo ammetteva, scusando però il fatto perché “le tariffe in Toscana continuano a essere basse rispetto ad altre realtà italiane ed europee”. Se si riferiva al confronto con la Francia, il Cispel aveva ragione; avendo in Francia fatto a tempo a mettere in pratica il modello toscano prima che la Toscana lo inventasse, le tariffe erano schizzate in alte per tempo. Ma vuoi dargli un po’ di tempo, a questi bravi gestori toscani, che vedrai poi recuperano? E difatti hanno fatto in fretta a recuperare. Nel 2004, ad Arezzo si era già formato un comitato per la ripubblicizzazione dell’acqua, dato che le tariffe erano aumentate del 7,5% (quindi oltre quanto previsto dalla legge Galli). E si capisce perché. Dato che il gestore è una società mista pubblico-privata, ma in realtà a totale gestione privatistica (mica per niente è una SPA), non ha nessun interesse a tener basse le tariffe come facevano i comuni in precedenza. Infatti, all’epoca i cittadini, infuriati dalla tariffa, potevano rispedire a casa gli incauti amministratori comunali; mentre di Publiacqua (in realtà bisognerebbe chiamarla Privatacqua), Nuove Acque e compagnia cantante, non ci se ne libera più, perché la concessione ce l’hanno almeno per vent’anni. In più c’è tutta una pletora di funzionari, managers e consiglieri che tettano alla grande (e i cui costi vanno tutti in bolletta); sempre ad Arezzo, la gestione dell’acqua era affidata a tre consigli di amministrazioni, i cui trenta consiglieri percepivano emolumenti per la bellezza di 378.000 euro annui. Per forza poi la bolletta rincarava del 7,5%. C’era però di peggio: la nuova tariffa prevedeva il calcolo su un consumo minimo di 100 metri cubi annui. Chi ne consumava meno, pagava sempre almeno 100 metri cubi. Di fatto, era un invito a sprecare l’acqua; tanto l’avevi pagata. Non solo: in tariffa venivano scaricati anche i costi degli investimenti programmati dall’Autorità di Bacino nel Piano di Ambito. Quindi il gestore è autorizzato a scaricare in tariffa i costi gestionali previsti, che però riscuote anche quando non realizza gli investimenti. Non ci credete? Chiedete a quelli di Latina (della cui incredibile guerra dell’acqua con la Veolia abbiamo già parlato) se non è vero. Ma nemmeno questa è la cosa peggiore.. Le società miste pubblico-private di gestione sono la stanza di compensazione perfetta perché gli esponenti politici facciano affari con i soci privati. Altro che trasparenza e efficienza del mercato! O meglio; se di mercato si vuol parlare, si parli almeno di mercato delle vacche. Basta ripercorrere la storia di molte di queste società di gestione per trovare le stesse persone che, nei rispettivi consigli di amministrazione, ora rappresentavano il socio pubblico, ora quello privato. Ecco un esempio tratto da Latina, forse il caso più eclatante (e più disgraziato per i cittadini) di che cosa sia questo modello di gestione dell’acqua: Riccardo Besson, il dirigente della Regione Lazio che nel 1996 scrisse la legge regionale che istituiva gli ATO laziali, dal 2001 divenne vicepresidente (in quota Veolia, il socio privato) di Acqualatina, la società mista pubblico-privata. Non c’è che dire: è proprio un bel modello razionale ed efficiente! Almeno per chi sta dalla parte dei gestori; perché se si è tra i gestiti, sono mal di pancia, e a Latina se ne accorsero quando la tariffa aumentò del 300%. Ma anche in Toscana, mica si scherzava; non si raggiungevano i fasti di Latina, ma mica si scherzava. Secondo dati di Federgasacqua, nel 2004, su trentadue capoluoghi di provincia presi in esame (c’erano anche Bologna, Napoli, Venezia, Milano, Roma, Palermo e via e via) Arezzo era già la città più cara e Firenze era al settimo posto. Ma nel 2010, successo! Secondo i dati del Blue Book 2010 edito dall’Anea e presentato solo pochi giorni fa, un toscano paga in media per i famosi 100 metri cubi sotto cui non si scende 193,00 euro l’anno; il costo più alto d’Italia. Spigolando il Blue Book, però, si trovano altri dati interessanti; ad esempio, il coro delle lamentele dei gestori secondo cui la tariffa non copre i costi di gestione e gli investimenti (il che equivale a chiedere il rincaro della tariffa) per un totale di due miliardi all’anno per venti-trenta anni: il costo di quattro finanziarie. Il Blue Book si è già fatto i conti; sono altri 37 euro e mezzo l’anno per abbonato. Naturalmente, le pretese dei gestori, affamati dei nostri soldi, possono essere rintuzzate; nel 2009, 7 cittadini di Salerno hanno ottenuto dal TAR della Campania una sentenza (n. 24 del 12 gennaio 2009) che annullava una delibera dell’ATO Sele n. 2 che modificava la tariffa scaricando in bolletta, a tutto vantaggio del gestore S.I.S. anche gli investimenti le cui modalità di attuazione la sentenza ha giudicato “da un punto di vista temporale, del tutto indeterminate”. Quindi resistere si può. Ma è mai possibile che si debba rivolgersi al giudice per avere un servizio idrico decente e soprattutto equo? E quanti hanno la forza, la volontà e soprattutto la disponibilità economica per farlo? Quanto detto sopra, vale per l’acqua, ma anche per i rifiuti, ma in generale vale per tutte le liberalizzazioni e le privatizzazioni, che a parole portano vantaggi e abbassamenti di costi e tariffe, ma in pratica non è mai vero. Alzi la mano chi ha mai verificato di avere speso meno grazie a queste riforme; mentre noi possiamo far molti nomi di privati che, proprio grazie a queste riforme, hanno lucrato alla grande. Ed è questo il vero problema del riformismo in Italia; non è che ci sia un odio ideologico contro il riformismo, ma è proprio che, quando in Italia –almeno in anni recenti- si sono fatte riforme, sono state riforme davvero di m…a. Ma la maturità del popolo italiano è ormai tale che è ora che cominci a imporre le sue riforme dal basso, contro le riforme dall’alto di lor signori. Il referendum sull’acqua pubblica è il primo passo in questa direzione. (Ringrazio Paolo Lombardi per questo contributo veramente illuminante).