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Reggio Emilia, addio definitivo a inceneritori e discariche

9 aprile 2013

Reggio Emilia: il nuovo piano rifiuti è senza incenerimento e costa un quarto dell’inceneritore !!!
Negli ultimi giorni la Giunta Provinciale ha deliberato la conclusione della prima fase per la progettazione dell’impianto di TMB. Rispetto al progetto depositato da IREN nell’estate 2012, attraverso l’attività della Scuola Agraria di Monza (incaricata dalla Provincia di proporre ulteriori innovazioni tecnologiche), sono emerse alcune significative novità.
Sulla base dell’analisi dei primi positivi risultati del nuovo modello di porta a porta attivato a Poviglio e in altri quattro comuni della bassa reggiana, si è ridimensionato la capacità di trattamento da circa 130 mila tonn/annue di rifiuti urbani residui (progetto dell’estate 2012) a 113 mila tonn/annue, con la richiesta di “dimensionare l’impianto e le singole componenti in modo da evitare sovradimensionamenti della capacità di trattamento dei RUR e relativi costi aggiuntivi a carico dell’utenza.”
Nonostante l’individuazione di una capacità massima di trattamento, “la progettazione definitiva dovrà garantire i necessari elementi di flessibilità dell’impianto in ordine ad uno scenario di evoluzione positiva della raccolta differenziata e di riduzione dei rifiuti urbani”. In tal senso ci sarà un costante monitoraggio dell’andamento della raccolta differenziata.
Il progetto definitivo, inoltre, al fine di massimizzare il recupero di materia, dovrà essere integrato con i seguenti aspetti: l’impiego del biostabilizzato in applicazioni di tipo tecnico o agronomico non di pregio e l’inserimento di processi di estrusione sulla frazione di sopravaglio, sostitutiva della produzione di Combustibile Solido Secondario. In sostanza, come già annunciato, rispetto al progetto iniziale si elimina la produzione di materiale combustibile da inviare in inceneritori di altre province o nei cementifici e si forniscono le indicazioni per arrivare ad un utilizzo del materiale inerte in uscita dal TMB (il 12% dei rifiuti complessivi) che porti, una volta completate, a superare definitivamente l’uso delle discariche.
Partendo dagli elementi appena citati, nell’ottica della totale flessibilità della tecnologia di TMB, sarà predisposto un vero e proprio progetto di riconversione e riorganizzazione dell’impianto al crescere della raccolta differenziata. Le implementazioni appena citate renderanno il TMB una vera e propria “Fabbrica dei Materiali”, cioè un impianto capace di associare – ad elevati e crescenti livelli di raccolta differenziata – il trattamento finalizzato al massimo riutilizzo del RUR. I costi: IREN ha presentato un primo quadro economico che individua l’importo di 56 milioni di € come costo massimo dell’impianto (per avere un parametro di confronto l’inceneritore con analoga
potenzialità ha un costo di 190 milioni di € ed un impatto in tariffa del 20% superiore). L’Agenzia territoriale per il Servizio Idrico e per i Rifiuti esaminerà i costi dell’impianto stabiliti dal progetto definitivo e potrebbe rivedere questa cifra, che dovrà comunque essere validata dall’assemblea dei
sindaci.
“La delibera – dichiara l’Assessore all’Ambiente della Provincia Mirko Tutino – segna un ulteriore passo in avanti verso la realizzazione di un modello di gestione dei rifiuti moderno ed in linea con le più aggiornate politiche europee. A questo punto si apre la progettazione definitiva dell’impianto, che entro settembre dovrà concludersi. Il TMB verrà quindi autorizzato e potranno partire i lavori. Ci sarà ulteriore spazio per la partecipazione ed il confronto (oltre alle 25 assemblee svolte in tutta la provincia dalla fine del 2011 ad oggi) e, soprattutto, per mettere la scelta del territorio reggiano a disposizione del piano regionale rifiuti”.
Fonte: Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma – GCR.

Inceneritore: la replica dei Comitati al diktat di Barducci su Case Passerini

1 marzo 2012

Ricevo e pubblico la lettera del Coordinamento dei Comitati della Piana in risposta alle dichiarazioni del Presidente Barducci, apparse su Metropoli lo scorso 24 febbraio.

Le dichiarazioni di Andrea Barducci Presidente della Provincia (Metropoli 24 febbraio) richiedono una breve replica.
La prima considerazione è che la realizzazione dell’inceneritore a Case Passerini, che lui fortissimamente vuole, non è sottoposta alla sua volontà, ma a quella delle leggi della Repubblica e dell’Unione europea. E’ la Valutazione di impatto ambientale (VIA) e – diciamo noi anche il nuovo piano interprovinciale dei rifiuti – che dovrà dire se il progetto è o non è compatibile con l’ambiente della piana e con la salute dei suoi abitanti; se esso ha o non ha alternative; che il presidente Barducci anticipi già l’esito positivo delle VIA deve preoccuparci tutti perché induce a temere un clima da esito precostituito, a prescindere dal merito delle questioni che sono gravi e complesse. Da lui dunque ci aspettiamo meno animosità decisionista, più senso del suo ruolo istituzionale e soprattutto rispetto delle regole.
Intanto consigliamo al Presidente di rileggere la valutazione di impatto sanitario del 2006. Essa dice che diossina e cadmio aumenterebbero “notevolmente“ nella piana a causa dell’inceneritore.
E questo senza che la Giunta Provinciale, all’epoca , abbia ritenuto di prendere in considerazione le polveri ultrafini (cd nanopolveri) ma anzi dichiarando che la procedura per l’approvazione dell’inceneritore nel piano dei rifiuti, era “perfetta”.
Non sorprende che il Presidente dica che il piano dei Comitati non gli sia comprensibile. Per chi confonde l’impianto attuale di Case Passerini con un impianto di Trattamento meccanico biologico (TMB) e prende ad esempio un inceneritore del 1964 (!) non potevamo pretendere di più. Tuttavia siamo pronti a chiarirgli il contenuto del nostro piano in un incontro pubblico (incontro che vivamente auspichiamo) dove gli potremo dimostrare, insieme alla sua immediata fattibilità, anche in fatto che il nostro piano, a differenza del suo, è conforme alle regole stabilite dall’ Unione europea e che, a differenza del suo, è portatore di interessi generali.
E’ invece stupefacente che Barducci invochi l’inceneritore come alternativo alle discariche.
Dovrà in questo caso ripassare la lettura del piano industriale di ATO 6 che prevede da parte dell’inceneritore di Case Passerini la “produzione” di oltre 35mila tonnellate l’anno di scorie pericolose che avranno bisogno di una discarica, costosa e pericolosa.
E ci dica infine perché mai dovremmo accettare un progetto che, se attuato, pescherebbe nelle tasche dei cittadini almeno tre volte di più di un impianto a freddo che ormai, non solo i comitati, ma anche le amministrazioni più responsabili, ritengono valida alternativa all’incenerimento.
Il coordinamento dei comitati della piana FI-PO- PT

Notizia Flash Inceneritore: Quadrifoglio ha trovato il partner privato in Hera

28 luglio 2009

Prosegue l’iter per la costruzione dell’inceneritore nella piana fiorentina. E’ notizia di alcuni giorni fa che il consiglio di amministrazione di Hera ha approvato la candidatura della società come partner strategico di Quadrifoglio, per la realizzazione del nuovo impianto di termovalorizzazione a Sesto Fiorentino. Il progetto rientra nel piano industriale che la società Hera ha programmato fino al 2013.
Nessuna notizia riguardo alla proposta del nostro sindaco Chini, a proposito dell’alternativa “Plasma” e delle altre alternative ben più salutari come il TMB.

Arrow-Bio a Superquark .. un modo scadente di fare informazione scientifica

27 luglio 2009

Ho atteso qualche giorno per scrivere questo articolo, perchè la profonda delusione nel programma di Piero Angela mi ha pervaso al punto da sdegnarmi sull’argomento. Mi riferisco ovviamente al programma Superquark che avevo sponsorizzato per il servizio sul sistema Arrow-Bio di Tel Aviv, credendo in una informazione corretta sotto il profilo scientifico e nella civile pubblica informazione sulla salute cittadina. Una trasmissione prodotta, per quanto ho appurato, al solo fine di pubblicizzare ancora la politica dell’incenerimento, sminuendo i contenuti ed i risultati del sistema alternativo (Arrow Bio), classificato come piccolo misero esempio “sperimentale”. Una trasmissione fatta di banalità ed imprecisioni come la raccolta al cassonetto stradale a Lodi al 40%, citando poi il limite massimo straordinario del 50-60%, senza prendere in considerazione la raccolta porta a porta; del lieve accenno alle diossine ed alle polveri sottili guardandosi bene dal citare le nanopolveri e le condensate; per non parlare poi delle sostanze dannose emesse, per le quali si parla solo dei limiti di legge, che come sappiamo bene non rappresentano la sicurezza sanitaria, del timoroso accenno alle diossine; ed infine dalle ceneri residue che addirittura verrebbero impiegate per la stesura degli asfalti, quando è stata ampiamente appurata la loro pericolosità. Oltretutto non è stato fatto un minimo accenno anche a realtà italiane come quella di Vedelago. Insomma una trasmissione che personalmente non accetto, con questa propaganda pubblica pro inceneritore, realizzata a nostre spese .. lascio a voi i commenti. Proprio in virtù di una corretta informazione allego il video del sistema Arrow-Bio (quello vero).

L’esito della relazione congiunta Comune-Comitato boccia l’inceneritore, la migliore pratica è il TMB

14 dicembre 2008

E’ un’altro passo importantissimo sul fronte della lotta contro l’inceneritore, ad un anno dal clamoroso esito del referendum che vide 10mila cittadini opporsi nettamente alla volontà di costruire questo mostro alle porte della nostra cittadina, ieri la tanto attesa relazione congiunta, che era stata voluta dalla nostra amministrazione e dal comitato referendario contro l’inceneritore, ha finalmente reso giustizia alla verità su questa assurda pratica di smaltimento dei rifiuti.
Esistono quindi le alternative all’inceneritore e questa volta lo affermano i tecnici di entrambi le parti, al termine di numerosi sopralluoghi ad impianti europei ed extraeuropei (addirittura statunitensi). Le conclusioni sono ovvie, “la tecnologia a freddo combinata con con la messa a regime delle buone pratiche di riduzione, riuso, recupero e riprogettazione del residuo, integrata con una efficace filiera impiantistica di riciclaggio e compostaggio, costituisce una valida e credibile alternativa all’incenerimento”.
Il Sindaco Adriano Chini, che ovviamente era presente all’incontro, ha affermato la sua volontà, presa dopo il risultato del referendum, di portare avanti questa strada, organizzando già a Febbraio 2009 un congresso a Campi Bisenzio e nel frattempo estendere la relazione alla Regione Toscana ed ai comuni limitrofi, soprattutto a Sesto Fiorentino, dove domani 15 dicembre, alle ore 21.00 presso il Circolo ARCI La costituzione in via Gramsci 560, il sindaco Gianassi terrà una conferenza sul tema “Inceneritore o discarica ?”, ovviamente relativamente allo smaltimento dei rifiuti nella provincia, con la presenza dell’A.D. di Quadrifoglio Livio Giannotti ed il prof. Andrea Conti dell’Univ.Firenze facoltà di Ingegneria. Vi invito a partecipare numerosi a questo incontro per sentire quali siano i motivi per i quali scegliere fra queste due pratiche … io ci sarò perchè l’avvenimento si preannuncia in modo divertente, ora che l’esito di questa ricerca mette in ridicolo tali argomenti e soprattutto tali artefatti.
Un grandissimo risultato anche per Franco Galli, ora “ex” presidente del Comitato Referendario; sopratutto un risultato che deve imporre fin da ora la strada per le buone pratiche dello smaltimento dei rifiuti e l’obbiettivo di portare la differenziata al 65% entro il 2012, con un residuo da destinare alla discarica del 14%.
Ricordo che i tecnici che hanno partecipato a questa ricerca congiunta sono : Giuseppe Banchi e Rossano Ercolini per il Comitato Referendario con Giovanni Lippo e Simone Bonati per il Comune di Campi Bisenzio.
Dalla relazione emergono essenzialmente tre metodi di smaltimento dei rifiuti : la dissociazione molecolare, il trattamento meccanico biologico (TMB) ed il gas-plasma.
L’unico miglior sistema riconosciuto da entrambe le parti è il TMB poichè produce gas biocomposto al 65% da metano, che poi viene utilizzato per la cogenerazione di energia, con emissioni in atmosfera molto contenute; inoltre lo scarto residuo di questi impianti è costituito da materiali inerti e stabilizzati che non danno quindi luogo ad emissioni di sostanze nocive per l’ambiente e quindi per le persone.
Differenti le posizioni invece sugli altri due sistemi : mentre la dossociazione molecolare non viene considerata idonea da entrambe le parti, il gas-plasma, viene visto come una possibile alternativa all’inceneritore per i tecnici del comune, per il fatto che la quantità di fumi emessi rispetto all’inceneritore è di circa un terzo e le scorie prodotte sono comprese fra il 2% ed il 10% del rifiuto in ingresso, l’impianto analizzato è quello in Pennsylvania. Su questo ultimo di ben altro parere sono i due tecnici del comitato, che vedono in questo impianto una forte pericolosità a causa della presenza di diossine e metalli pesanti nei fumi emessi (sulla base dei dati forniti direttamente dalla multinazionale del settore).
C’è da notare che i tecnici di parte comunale hanno evidenziato in una scheda che l’inceneritore e l’impianto al plasma sono i più costosi impianti in termini di investimenti, si parla di 90 milioni di euro per l’inceneritore e 100 milioni di euro per l’impianto al plasma.
Infine non si può non citare la raccolta differenziata, che ha prodotto risultati interessanti in modo particolare dove è esistente la raccolta porta a porta, nonostante la difficoltà che è emersa su come reimpiegare i prodotti del riciclo, come il compost che pare non abbia un buon mercato, la carta riciclata che nella produzione di quaderni e risme sembra sia più costosa della carta vergine e la plastica ed il vetro, derivanti dalle bottiglie dato che alcune aziende che si occupano del recupero sono ormai sature, argomento che sarà rilanciato dal nostro sindaco Chini nelle varie sedi istituzionali.

Allego inoltre i seguenti documenti riguardanti la relazione e gli articoli dei principali quotidiani :

CONCLUSIONI DI GIUSEPPE BANCHI E ROSSANO ERCOLINI

Documento integrale predisposto dai tecnici Giuseppe Banchi e Rossano Ercolini (2.72 MB).

Sintesi del documento predisposto dai tecnici Giuseppe Banchi e Rossano Ercolini (895.89 KB).

Sintesi del documento predisposto dai tecnici Simone Bonari e Giovanni Lippo (687.56 KB)

Articolo de La Nazione del 14/12/2008

Articolo de Il Nuovo Corriere di Firenze del 14/12/2008

Visita della commissione al TMB ARROW-BIO di Tel Aviv

22 settembre 2008

A cura di Ambientefuturo, riporto un testo del 14 luglio 2008, relativo alla visita al TMB ARROW-BIO di TEL AVIV, un sistema interessante che non produce CDR. L’articolo riporta momenti della visita da parte della  Commissione di esperti del Comune di Campi, alla ricerca di alternative al sistema di incenerimento. I redattori sono Rossano Ercolini, Fabio Lucchesi e Pier Felice Ferri di Ambientefuturo. Ritengo che tale articolo rappresenti un punto di precisazione molto importante nella trattazione dei sistemi alternativi allo smaltimento intelligente dei rifiuti.

Dal 5 al 9 luglio 2008, una delegazione di esperti, incaricati dal Comune di Campi Bisenzio di “testare” le “buone pratiche” ALTERNATIVE ALL’INCENERIMENTO (dalle buone pratiche di riduzione, riuso, raccolta differenziata e “screening” del residuo fino alle buone pratiche impiantistiche) ha visitato questo impianto.
Tale delegazione era parte di una delegazione italiana più ampia intenzionata a “prender contatto” diretto con un sistema di TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO che a differenza di molti altri operanti in Italia, Germania ed Austria NON HA COME OBIETTIVO QUELLO DI PRODURRE IN ALCUN MODO COMBUSTIBILE DERIVATO DAI RIFIUTI da inviare ad inceneritori o cementifici .
Quindi il TMB in oggetto (e la visita lo ha confermato) si PONE IN ALTERNATIVA AL RICORSO ALL’INCENERIMENTO compreso nelle varianti di “piro gassificazione”, gassificazione, trattamenti al plasma. Pur rimandando a http://www.ambientefuturo.org per i dettagli tecnici esso sembra molto adatto (la cautela in questi casi è d’obbligo) non solo a recuperare energia dalla frazione biodegradabile (organico ma anche carte contaminate) con una resa di biogas ad alta presenza di metano ed una produzione di “digestato” molto bassa ( il digestato è il prodotto stabilizzato derivante dal processo di digestione anaerobica) MA ANCHE A RECUPERARE TUTTE LE PLASTICHE (che vengono inviate a riciclaggio senza alcuna “valorizzazione termica”), I METALLI, IL VETRO ancora contenuti nelle frazioni residue dopo le raccolte differenziate.
Questo sistema di trattamento che non si pone in alternativa alla forte implementazione della raccolta differenziata, sfruttando il diverso peso dei rifiuti in acqua appare quindi interessante nel trattamento del rifiuto residuo ( e può essere facilmente combinato anche con il trattamento delle frazioni organiche pulite provenienti da RD) che non solo viene stabilizzato ma soprattutto recuperato e sottratto alla discarica per un minimo del 60% ed un massimo del 75%.
Questa tipologia di TMB sembra PIU’ EFFICACE, per esempio del TMB di Tudela in Spagna dove l’impianto, che non produce CDR, riesce a recuperare una frazione esigua di plastiche lasciando spazio alle “immancabili” proposte di “valorizzazione energetica”anche sulla scorta di normative che vietano di avviare a discarica materiali ad alto potere calorifico. Integrando, per esempio l’altissima capacità del sistema Arrow Bio di recuperare (per galleggiamento) tutte le plastiche con il sistema di lavorazione dell’impianto di VEDELAGO (efficace nel “sottoriciclaggio”delle plastiche anche più eterogenee) SI FORNIREBBE UNA ALTERNATIVA COMPLETA SANITARIAMENTE SICURA ED ECOLOGICAMENTE MIGLIORE AL “RECUPERO ENERGETICO”degli scarti plastici “sfuggiti” al sistema delle RD porta a porta. Naturalmente non bisogna confondere né il sistema ArrowBio (ma nemmeno quello Vedelago) che sono utili per operare anche nella fase “back end”(per dirla con Paul Connett) sbarrando la strada anche in questo “spazio residuo” alla riproposizione dei “trattamenti termici” magari sotto le forme di “dissociazione molecolare” o di “torce al plasma”con la realizzazione “tout court” della strategia rifiuti zero che, ANZI, richiede una graduale ma decisa sostituzione degli imballaggi plastici (interventi “front end”).
Fatte queste dovute precisazioni, e solo in questo contesto, il sistema oggetto della visita sembra poter essere una “PARTE” funzionale alla realizzazione della “road map” di rifiuti zero al 2020.

Inceneritore, come la pensano oggi i campigiani ?

24 marzo 2008

Da Metropoli Web TV, una serie di interviste ai campigiani sulla questione inceneritore, a tre mesi dal Referendum… diamo voce anche su questo Blog alle vostre opinioni sul tema; attendo i vostri commenti e le vostre proposte. Confrontiamoci apertamente per indicare una strada percorribile a chi si propone per le prossime amministrative.

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Clicca qui per vedere il video

Le interviste sono state registrate sabato 15 marzo al mercato di Campi Bisenzio. (Deborah Macchiavelli, Maria Ciampi, Mirko Ciardi, Emanuele Giunta, Chiara Natali, Fabbio Savino con la supervisione di Iko Calieri e Jacopo Nesti). A cura di Metropli Web.

Dal CNR ecco THOR per il riciclo dei rifiuti indifferenziati

9 gennaio 2008

E’ purtroppo una attualità scottante il problema dello smaltimento dei rifiuti, ecco una alternativa proposta negli ultimi due giorni, ma come funziona ? propongo un’articolo estratto dall’Almanacco della Scienza a cura di Rosanna Dassisti. Sto contattando il CNR per avere ulteriori informazioni assieme agli amici oculus e sestofiorentino.info, troverete ulteriori dettagli nei prossimi post.

Attraverso un sistema sviluppato dal Consiglio nazionale delle ricerche è infatti possibile recuperare e raffinare tutti i rifiuti solidi urbani insieme e trasformarli in materiale da riutilizzare e in combustibile dall’elevato potere calorico, con un costo decisamente inferiore a quello di un inceneritore. Thor (Total house waste recycling), la tecnologia ideata e sviluppata dall’Istituto di studi sui materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr di Montelibretti (Roma), messa a punto con la Assing SpA di Roma, si basa su un processo di raffinazione meccanica (meccano-raffinazione) dei materiali di scarto, che vengono trattati in modo da separare tutte le componenti utili dalle sostanze dannose o inservibili. Come un ‘mulino’ di nuova generazione, l’impianto riduce i rifiuti a dimensioni inferiori a dieci millesimi di millimetro, in una materia omogenea e dal contenuto calorifico paragonabile a un carbone di buona qualità, purificata dalle parti dannose. “Un combustibile utilizzabile con qualunque tipo di sistema termico”, dice Paolo Plescia, ricercatore dell’Ismn-Cnr e inventore di Thor, “compresi i motori funzionanti a biodiesel, le caldaie a vapore, i sistemi di riscaldamento centralizzati e gli impianti di termovalorizzazione delle biomasse. Infatti, le caratteristiche chimiche del prodotto che viene generato dalla raffinazione meccanica dei rifiuti solidi urbani, una volta eliminate le componenti inquinanti, sono del tutto analoghe a quelle delle biomasse, ma rispetto a queste sono povere in zolfo ed esenti da idrocarburi policiclici”. Il prodotto può essere usato come combustibile solido o pellettizzato oppure per ottonere bio-olio per motori diesel attraverso la ‘pirolisi’. Thor riesce a trattare fino a otto tonnellate l’ora; è completamente meccanico, non termico, e quindi non è necessario tenerlo sempre in funzione, basta accenderlo quando serve, limitando o eliminando così lo stoccaggio dei rifiuti e i conseguenti cattivi odori. L’impianto è completamente autonomo: consuma infatti parte dell’energia che produce e il resto lo cede all’esterno. Inoltre, è stato progettato anche come impianto mobile, utile per contrastare le emergenze, in tutte le situazioni dove è necessario trattare i rifiuti velocemente, senza scorie e senza impegnare spazi di grandi dimensioni, con un costo contenuto: un impianto da 4 tonnellate/ora occupa un massimo di 300 metri quadrati e ha un costo medio di 2 milioni di euro. “Un impianto di meccano-raffinazione di taglia medio-piccola da 20 mila tonnellate di rifiuti l’anno presenta costi di circa 40 euro per tonnellata di materiale”, spiega Paolo Plescia. “Per un’identica quantità, una discarica ne richiederebbe almeno 100 e un inceneritore 250 euro”. Un esempio concreto delle sue possibilità? “Un’area urbana di 5.000 abitanti produce circa 50 tonnellate al giorno di rifiuti solidi”, informa il ricercatore. “Con queste Thor permette di ricavare una media giornaliera di 30 tonnellate di combustibile, 3 tonnellate di vetro, 2 tonnellate tra metalli ferrosi e non ferrosi e 1 tonnellata di inerti, nei quali è compresa anche la frazione ricca di cloro dei rifiuti, che viene separata per non inquinare il combustibile”. Il resto dei rifiuti è acqua, che viene espulsa sotto forma di vapore durante il processo di micronizzazione. Il prodotto che esce da Thor è sterilizzato perché le pressioni che si generano nel mulino, dalle 8.000 alle 15.000 atmosfere, determinano la completa distruzione delle flore batteriche, e, inoltre, non produce odori da fermentazione: resta inerte dal punto di vista biologico, ma combustibile”. Un’altra applicazione interessante di Thor, utile per le isole o le comunità dove scarseggia l’acqua potabile, consiste nell’utilizzazione dell’energia termica prodotta per alimentare un dissalatore, producendo acqua potabile e nello stesso tempo eliminando i rifiuti soldi urbani.

Fonte: Paolo Plescia, Istituto di studi sui materiali nanostrutturati del Cnr, Montelibretti (Roma), tel. 06/90672826 e-mail: paolo.plescia@ismn.cnr.it; p.plescia@assing.it
Ascolta la trasmissione su RAI1 con l’intervista a Paolo Plescia, scarica la trasmissione del 10.01.08 il link è http://www.radio.rai.it/podcast/A0022226.mp3.

Come funziona un impianto di trattamento a freddo dei rifiuti ?

4 gennaio 2008

Propongo, tramite alcuni semplici punti, lo schema generale di funzionamento di un impianto TMB (Trattamento Meccanica Biologico) che ha la caratteristica di produrre biogas e mettere in discarica il residuo non recuperabile oltre a non formare polveri sottili, diossine, ecc.; così come proposto dalla Rete Nazionale Rifiuti Zero e dal GCR di Parma.

  • Separazione meccanica dei diversi flussi tramite vagliatura. Ciò che rimane sopra il vaglio (chiamato sopravaglio) è costituito principalmente da materiale inorganico recuperabile (vetro, plastica, metalli, tessuti,…). Ciò che filtra sotto il vaglio (sottovaglio) è sostanzialmente rifiuto organico.
  • Recupero dei materiali. Sfruttando la differente densità dei materiali si adottano mezzi meccanici diversi per separare completamente i materiali del sopravaglio e avviarli all’industria del riciclaggio. Sarebbe molto utile che all’interno dell’area dell’impianto TMB vi siano anche impianti per il riciclaggio, che in Italia non sono così sviluppati e che permetterebbero ingenti guadagni, come avviene all’estero.
  • Percolazione. Il sottovaglio, costituito da rifiuti organici è composto da una parte solida e da una liquida. Il percolatore separa le due frazioni in modo che la parte solida sia mandata al gruppo di compostaggio, mentre quella liquida viene immessa nel digestore anaerobico (cioè funziona in assenza di ossigeno) per produrre biogas.
  • Compostaggio. I rifiuti organici solidi sono digeriti da microorganismi aerobi (cioè lavorano in presenza di ossigeno) per produrre un humus fertile adatto per il ricoprimento delle discariche (che permette di far sì che il carbonio della parte organica dei rifiuti della discarica sia sequestrato dal terreno, riducendo la formazione di gas serra come metano e anidride carbonica). Il compost non può attualmente essere usato in campo agricolo – a differenza del caso di impianto di compostaggio dedicati solo ai rifiuti organici- perché questo compost è contaminato da altre sostanze dei rifiuti solidi urbani.
  • Digestione anaerobica. In un grosso reattore la parte liquida dei rifiuti organici è degradata da batteri anaeobi in modo accelerato, al fine di produrre biogas. Questo viene poi filtrato e depurato per recuperare il metano in esso contenuto (fino a un 70%) e venderlo o come combustibile o come gas da cucina (e così risolviamo in parte il problema del gas).
  • Centro di ricerca. Un centro in cui si studiano i limiti dell’impianto nel recuperare i materiali e il modo in cui questi sono progettati. Il fine è indicare ai produttori la via migliore per riprogettare i prodotti in modo che siano riciclabili al 100% e trovare soluzioni migliori per migliorare l’impianto stesso per recuperare il più possibile.

Questa è una alternativa che si presenta fattibile entro breve tempo (notevolmente minore rispetto alla realizzazione di un inceneritore), con un costo notevolmente inferiore, oltre a non creare problemi ambientali dovuti a veleni immessi nell’aria, che sta prendendo piede in tutto il mondo ed è riconosciuto come il miglior sistema di smaltimento dei rifiuti, poiché la sua flessibilità permette di poter far funzionare gli impianti anche se un giorno si dovesse raggiungere il risultato del 100% di raccolta differenziata ( cosa impossibile nell’opzione termica ) ; attualmente in Germania si smaltiscono con questo sistema circa 7 milioni di tonnellate di rifiuti ( 23% ) a soli quattro anni dall’introduzione parziale di questa tecnologia . Approfondimenti