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La voce dei Subsonica alla Fnac di Campi Bisenzio

23 febbraio 2012

Samuel Romano, la voce dei Subsonica è alla Fnac presso il Centro Commerciale I Gigli, oggi giovedì 23 febbraio alle ore 18.30.
È un’icona, anche se riluttante a considerarsi tale. Scrive canzoni, canta, produce e suona in tre gruppi: Subsonica, Motel Connection, Krakatoa. La voce più elettronica d’Italia, arriva ora in libreria con ElettricaVitA (Mondadori), scritto a quattro mani con il giornalista Mauro Garofalo, oggi al Forum Fnac insieme a Samuel.Una testa pulsante, un cuore pensante. Espressione massima e minimal della controcultura musicale italiana. In ElettricaVitA, Samuel Romano si racconta come non ha mai fatto prima. Svela come scrive una canzone, qual è la strada per non ripetersi e come la tecnologia ha riscritto le regole del gioco e i confini della fantasia.
“Un artista sa vedere il globale, deve avere interessi culturali ed esperienza, oltre a una spiccata sensibilità utile a mettere a confronto le cose. Deve avere dimestichezza con la tecnologia ed essere il manager di se stesso.” Avrebbe voluto essere Jimi Hendrix e Silver Surfer, ma oggi è strafelice di essere Samuel Romano, la voce più elettronica d’Italia e una delle menti creative più connesse del panorama musicale contemporaneo. L’impossibilità di etichettare la sua musica (Indie? Elettronica? Dance?) è parallela all’impossibilità di descriverne la personalità. Un uomo timido nel privato e sfrontato sul palco, semplice nell’eloquio e originale come paroliere (“amorematico” e altri folgoranti neologismi sono opera sua), ancorato a Torino e linkato con tutto l’universo della creatività internazionale. Una testa pulsante, un cuore pensante. Espressione massima e minimal della controcultura musicale italiana. In ElettricaVitA Samuel Romano si racconta come non ha mai fatto prima. Svela come scrive una canzone, qual è lo stratagemma per non ripetersi mai e come la tecnologia abbia riscritto le regole del gioco e i confini della fantasia. Parla anche del suo quartiere, anzi del suo quartieraccio alla periferia di Torino, delle botte prese e date, della sua passione per il rugby come palestra del quotidiano. Confessa i periodi lisergici, vissuti in modo collettivo e usati per accrescere la consapevolezza di sé. Ricorda che è stata la sua abitudine a rompere gli schemi a salvargli la pelle, indicandogli il palco come orizzonte personale di felicità. Oggi Samuel è un’icona, anche se riluttante a considerarsi tale. Con un cuore che pompa passione per tutto ciò che fa, un cervello interconnesso al reale da un sistema complesso di cavi e microchip, e una voce che è un invito irresistibile a ballare e a pensare.

I Subsonica alla Fnac per il lancio di “Eden”; oggi venerdì 11 marzo alle ore 16.00

11 marzo 2011

Oggi, venerdì 11 marzo alle ore 16.00 i Subsonica incontreranno il pubblico alla Fnac di Campi Bisenzio (all’interno del centro Commerciale  I Gigli) in occasione dell’uscita del nuovo attesissimo disco Eden, il loro sesto lavoro in studio. L’album, pubblicato su etichetta EMI Music, è stato registrato nei nuovi studi della band a Torino – gli Andromeda Audio Studio –, mixato presso le Officine Meccaniche di Mauro Pagani e masterizzato agli Exchange Studios di Londra. Se L’eclissi era un precedente denso, cupo e monocromatico, con Eden i Subsonica realizzano un’opera di segno opposto: undici canzoni completamente differenti tra loro, sostenute da una maturità stilistica che pur orientandosi tra svariati riferimenti e suggestioni, non smarrisce l’inconfondibile matrice della band.
Eden è un album vitale e colorato, che in una forma quasi “concept”, si presenta come un percorso di stati d’animo. Oltre a canzoni a denti stretti come Prodotto interno lurido e a episodi densi come la conclusiva L’angelo o la torbida Serpente, i Subsonica del 2011 si concedono il gioco (La funzione), l’ironia (Sul sole) e l’autoironia (Benzina Ogoshi), arrivando addirittura coinvolgere il proprio pubblico web nella scrittura di un testo.
La title track Eden, che ha il compito di aprire questo sesto album in studio, mette subito in chiaro alcuni aspetti: dopo avere indugiato a lungo con i chiaroscuri, con le malinconie urbane, smarrimenti e tormentati stati d’animo, qui si prova a diventare adulti. In primis con matura consapevolezza musicale. Eden – brano che pur sfuggendo a qualsiasi classificazione suona “contemporaneo” in senso internazionale – è un delicato equilibrio tra suggestioni elettroniche, ventate neo progressive e tensioni elettriche, che costruiscono una sospensione in crescendo fino all’ultima nota. L’Eden si costruisce partendo dalla solidità delle proprie promesse. E nell’Eden ci si confronta con il serpente della tentazione, con il “diluvio” dell’adolescenza, delle prime esperienza sessuali, della formazione di una coscienza. Si osservano i “paradisi gonfiabili” dell’Italia di oggi, che dovrebbe liberarsi, prima ancora che di questa o quell’altra figura politica, delle tossine di un Prodotto Interno Lurido, in circolo ormai da decenni, nel costume, nella cultura, nella comunicazione. Per rinascere.
Nell’Eden si vivono anche “risvegli” dolci e delicati, “tra gli insetti e il vento” di una primavera che libera e sblocca dalle incertezze. Ci sono poi paradisi tascabili, nelle scelte di chi preferisce fuggire in una perenne “vacanza sul sole”, per sottrarsi alla marea del tempo. Ma ci sono anche avventure che possono finire male nelle “nottate” “tra gli dei” del basso impero. Insomma Eden è anche l’Italia di oggi, con i suoi caratteri, le sue debolezze, le sue ricchezze. Un paradiso possibile che si può rendere tale, a patto di sapere distinguere meglio tra angeli e demoni e di fare attenzione a ciò che realmente desideriamo.
“Abbiamo lavorato al nuovo album, ritirandoci in una casa di campagna solitaria ai margini di un bosco”, dice Max Casacci chitarrista e produttore dei precedenti album “All’inizio non è stato semplice riprendere le fila di un discorso interrotto dopo anni di attività parallele. Sembrava avessimo tutti idee piuttosto differenti. Boosta immaginava un album lento tipo Paolo Conte in vacanza su una spiaggia islandese. Samuel dopo due anni di Motel Connection voleva casse in quattro, cantati soul e sonorità italo disco da spiaggia anni’80. Ninja condivideva con me la passione per la dub step che lo ha folgorato sulla via della drum’n bass. Vicio era più che mai ispirato da tutto l’indie a plettro più malinconico. Personalmente trovavo tutto ciò molto stimolante, soprattutto nel momento in cui si creavano sovrapposizioni inedite, non pre esistenti in natura. Ma certo non era sempre facile venirne a capo. Oltretutto, essendo diventati tutti piuttosto pratici di arrangiamenti e di programmazioni al computer, sovente i ruoli tendevano a confondersi. Dopo un po’ di tempo e dopo una quarantina di brani scritti, abbiamo incominciato a scegliere tra le canzoni più solide. A quel punto gli intrecci creati non appartenevano più a nessuno di noi ma al gruppo, e cosa paradossale finivamo spesso per litigare – io e Samuel soprattutto- sul voler togliere un proprio brano per inserire invece quello scritto dall’altro”.
In Eden la produzione viene firmata da tutti i Subsonica e la partecipazione di Samuel ai testi, al fianco di Max, diventa più attiva che in passato. Resta sempre la figura amica di Luca Ragagnin, amico, scrittore e poeta, e dispensatore di buoni consigli.
Il luogo della registrazione dell’album cambia: dai vecchi studi di Casasonica, in Piazza Vittorio, la base operativa si sposta, di pochi isolati, nel vicino quartiere Vanchiglia, uno dei luoghi “berlinesi” della giovane creatività cittadina. Come sempre ogni album del gruppo assorbe anche le vibrazioni della città.
E infatti, proprio dietro l’angolo dei nuovi studi ribattezzati Andromeda, si trova la sede del collettivo artistico Truly Design, ovvero i giovanissimi writers autori della copertina di Eden. Quella che a prima vista potrebbe essere scambiata per una semplice realizzazione grafica, ad una analisi più attenta rivela il suo incredibile anamorfismo prospettico. L’albero, la mela il serpente e tutto gli elementi dell'”Eden da cameretta”, sono parte di un vero disegno murario, sfalsato prospetticamente in modo da creare la suggestione di una sovrapposizione al computer. Solo girando il cd sul retro o guardando il booklet interno ci si rende conto del tridimensionale “paradiso terreste” in una stanza.