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“STAMATTINA E’ STATO INVERNO”, Riflessioni su un passato prossimo e un futuro imminente

2 gennaio 2014

Segnatevi questo evento !
AttoDue-Cit (centro Iniziative Teatrali), il prossimo Venerdi 3 gennaio al Teatro Manzoni di Calenzano, ore 21.15, presenta: “STAMATTINA E’ STATO INVERNO”, Riflessioni su un passato prossimo e un futuro imminente. Di e con Manola Nifosì con la Regia di Manola Nifosì e Sergio Aguirre.
“La mia inclinazione ad andare a spasso nel tempo, avanti e indietro, mi ha permesso di imbattermi in una vecchia storia di famiglia che sembrava si fosse persa per sempre. Una di quelle storie che segnano il destino di chi le vive. Oggi raccontarmela e raccontarvela è per me di conforto e di ispirazione. Vi auguro che lo sia anche per voi.”

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Gandola PDL: il comune agisce contro Firenze, speriamo al più presto di porre la parola fine all’annosa questione del Mulino di S.Donnino

26 settembre 2013

In merito all’annosa questione dell’antico Mulino di San Donnino recentemente in parte danneggiato da un incendio, il Capogruppo PDL Paolo Gandola, rende la seguente dichiarazione:
“Leggo con piacere che il Sindaco del Comune di Campi Bisenzio, con le ordinanze n. 403 e 404 del 2013, finalmente, ha deciso di dare seguito alle nostre indicazioni e a quelle di diversi cittadini che da anni vivono la difficoltà di risiedere di fronte ad una vera e propria bomba ad orologeria pericolosissima per la salute pubblica in quanto la copertura dell’antico mulino di San Donnino risulta essere in Eternit. Il problema è che ormai, come sempre, è troppo tardi e si corre ai ripari quando ormai, come si suol dire, i buoi sono scappati.
L’incendio del Settembre scorso che ha coinvolto la zona è stato devastante e ha compromesso ulteriormente la già difficile situazione di insicurezza sanitaria. Ci voleva l’incendio per portare il Sindaco Fossi a decidere di intervenire perentoriamente contro il Comune di Firenze?
Sono o non sono della stessa parte politica? Dove sta la loro collaborazione, che la medesima continuità politica dovrebbe di per sé facilitare, nell’interesse dei cittadini?
La verità è che di fronte a delle conseguenze molto pericolose per l’ente campigiano e fiorentino il Sindaco Fossi ha deciso di correre ai ripari e tutelarsi da eventuali denunce.
Il gruppo Consiliare de “Il Popolo della Libertà” di Campi Bisenzio ed io personalmente eravamo già intervenuto mesi orsono sulla vicenda ma non si era andati oltre che ad una corrispondenza da perfetti scaricabarili tra ARPAT ed enti locali. Oggi di fronte a questo grave accadimento e la mia ennesima interrogazione sul tema, viene emessa dall’Amministrazione comunale una ordinanza perentoria ma chissà se questa produrrà gli effetti sperati.
Da parte mia – conclude Gandola – così come fatto nello scorso Consiglio Comunale attraverso un’apposita interrogazione manterrò alta l’attenzione sulla questione, sino a che il problema del tetto in eternit non verrà definitivamente risolto con la completa bonifica dell’area. A questo aggiungo che mi muoverò in sinergia con i Consiglieri fiorentini del Popolo della Libertà per permettere che anche il Comune di Firenze non faccia cadere nel dimenticatoio questa questione che riguarda la salute pubblica di decine e decine di cittadini Sandonninesi”.

Lo stato degradato del Mulino di San Donnino

Lo stato degradato del Mulino di San Donnino

MenteLocale: Come fu che la Grecia diventò la Grecia (e Campi Campi)

11 aprile 2013

Da Mente Locale della Piana. Di questo periodo sui giornali impazza la questione del rimborso dei crediti arretrati alle imprese fornitrici da parte dello Stato. Un lettore ingenuo potrebbe pensare: che diavolo c’è da impazzare? Si sa quanti sono i debiti, si concorda con il creditore un piano concordato e si restituisce il debito, sennò si fallisce. Tutto giusto, e vero. Dove sta l’ingenuità? Lo Stato non sa quanto sia il suo debito. La Banca d’Italia stima che il debito ammonti a 90 miliardi di euro, secondo l’Associazione delle Banche (ABI) sono 100 miliardi, per alcune associazioni di categoria sono 140. A questo punto, per ingenuo che sia il lettore dovrebbe cominciare ad avere un dubbio: ma com’è possibile che lo Stato non sappia l’entità del suo debito? E allora a che valgono le stime sul debito pubblico? Il dubbio è legittimo, ed ha anche una risposta; ma non vi piacerà…
Leggi tutto l’editoriale ..

A Campi i giovani disabili sono praticamente “invisibili”, le richieste dei genitori al Sindaco Chini

29 giugno 2012

Dal noto sito MenteLocale: Alcune settimane fa un gruppo di genitori di ragazzi disabili di Campi Bisenzio avevano mandato al sindaco una lettera, sulla falsariga di un’altra simile, inviata da altri genitori di altri comuni d’Italia ai propri sindaci, dove si chiedeva il riconoscimento di 50 euro di “sconto” sull’IMU prima casa per quelle famiglie dove ci sia un figlio portatore di handicap a prescindere dall’età.
Ebbene, forse sarete curiosi di sapere cos’ha risposto il sindaco Chini.
Ha detto che ha preso visione della lettera, che comprende benissimo le ragioni che stanno alla base della richiesta, tuttavia, a norma di legge, né il nostro comune, né gli altri comuni possono introdurre tale detrazione perché i comuni non hanno alcuna autonomia in tal senso e che le detrazioni sono stabilite dalla Legge dello Stato.
I genitori ringraziano il sindaco della sua risposta ma gli ricordano anche che lo Stato ha di fatto demandato ai comuni la determinazione finali delle aliquote IMU, infatti, come sappiamo sono i comuni che determineranno quanto dovremo pagare, visto, per esempio che l’aliquota base per la prima casa sarebbe 0,40%, allora come mai il comune di Campi, ad esempio, l’ha portata allo 0,48% nella seconda rata ?
Nello stesso modo lo Stato ha lasciato la libertà ai comuni di deliberare in merito ad eventuali altre detrazioni e, alcuni comuni lo stanno facendo.
Prendiamo ad esempio il comune di Bagno a Ripoli che ha deliberato quanto segue in materia di IMU prima casa: “Abitazione principale del soggetto passivo nel cui nucleo familiare (per nucleo familiare si intendono tutte le persone risultanti dalle certificazioni anagrafiche) è compresa una persona riconosciuta portatrice di handicap ai sensi degli artt. 3 e 4 legge 104/92, oppure persona con grado di invalidità al 100%, oppure priva di vista ai sensi della L. 382/70, oppure sordomuta ai sensi della L. 381/70, che risulti proprietario di una sola abitazione, su tutto il territorio nazionale e che vi risieda,0,40% “ Anche se poco, mi pare almeno un passo avanti del comune di Bagno a Ripoli, ma ce ne sono altri, come ad esempio il comune di Rignano sull’Arno ecc… che hanno deliberato in questo senso.
Alle famiglie con disabili talvolta basta davvero poco, basta un gesto di solidarietà, la volontà di essere loro vicine in qualche modo, la sensibilità è apprezzata in qualsiasi modo essa si manifesti, anche organizzando una cena per stare tutti insieme!
Ma la nostra amministrazione si sa, non è mai stata sensibile in materia di disabilità, a Campi i giovani disabili sono praticamente “invisibili” e, l’unica proposta che l’amministrazione ha saputo fare alle loro famiglie è quella di entrare a far parte della Fondazione Polis che ha, tra i suoi scopi principali, quello di gestire lasciti testamentari, donazioni e contratti di mantenimento, beni immobili e capitali e costituire in via accessoria e strumentale attività anche commerciali finalizzate al perseguimento degli scopi statuari e nel cui cda siedono, per ora, tutti ex politici o dirigenti pubblici che, com’è riportato sottolineato sullo statuto, hanno accettato l’incarico a titolo gratuito! Lo slogan della Fondazione Polis è “Polis, patto di cittadinanza per una vita in autonomia” oppure “nuova frontiera dell’integrazione tra pubblico e privato”. I soci fondatori promotori sono i comuni di Calenzano, Signa, Campi Bisenzio, Fiesole, Lastra a Signa, Scandicci, Sesto Fiorentino, Vaglia e la Società della Salute. Contestualmente alla redazione dell’atto costitutivo i Soci Fondatori hanno trasferito alla Fondazione un fondo di dotazione dell’importo di Euro 52.500,00 e un fondo di gestione di Euro 219.500,00 per un totale di Euro 272.000,00!!
L’obiettivo, ambizioso, della Fondazione è quello di dare risposte concrete ai bisogni delle persone svantaggiate per quanto riguarda i servizi residenziali e sostitutivi della famiglia, soprattutto quando questa non potrà più essere punto di riferimento per la persona disabile. Insomma, bisogna aspettare di andare all’altro mondo perché qualcuno si occupi dei nostri figli, naturalmente grazie alla nostra eventuale eredità ?
Non si è capito granché di questa Fondazione, ma si sa, forse siamo mentalmente limitati! Non si sa per esempio che bisogno ci fosse di costituirla visto che la Società della Salute, quando nacque, veniva vantata dai “sapienti” e “illuminati” come il mezzo di soluzione di tante problematiche legate all’handicap, fiumi d’inchiostro sono stati scritti sui progetti che la SdS avrebbe realizzato per venire incontro alle problematiche dell’handicap!!
Il sindaco in uno delle sue assemble ci ha riferito che il nostro comune ha dato nel 2011 ben 1.750.000 euro alla Società della Salute, potremmo sapere per cosa, visto che i servizi sociosanitari sul nostro territorio lasciano molto a desiderare?
Ormai non si contano più le promesse disattese, come quella di realizzare il centro di riabilitazione e socializzazione in via Orly, ma si sa, in campagna elettorale è tutto ammesso, anche prendere in giro i disabili !
Eppure basterebbe guardarsi intorno per capire che si potrebbe fare molto anche senza bisogno di “lasciti”. Basterebbe guardare l’esempio dell’Associazione Assieme di Calenzano dove la solidarietà non è solo una parola per riempirsi la bocca.
Oppure nuovamente a Bagno a Ripoli, dove alcuni mesi fa è stata inaugurata un “appartamento laboratorio” per dare risposte alle persone con handicap psichico e sensoriale.
E’ costato solo 110 mila euro ed è stato finanziato da Società della Salute, Comune di Bagno a Ripoli e regione Toscana.
http://toscana-notizie.it/blog/2012/03/31/disabilita-inaugurata-struttura-per-sviluppare-percorsi-di-autonomia/
Come mai a Campi non è possibile fare nulla di simile ? Come mai c’è bisogno di “raccattare” cosi ingenti capitali senza neppure sapere come verranno impiegati, visto che, per il momento, mandare in vacanza quindici giorni i figli disabili con la suddetta Fondazione costa intorno ai 1300 euro, non poco per le famiglie che in questo periodo si vedono costrette a tante rinunce a causa della crisi che, certamente, “morde” di più quelle famiglie dove ci sono figli con disabilità.
Viviana ventisette

Morti di Stato, storie di padri deceduti per i divorzi predatori e violenti.

6 novembre 2011

L’amico Fabio Barzagli, da anni impegnato in prima linea per la tutela e la difesa dei diritti dei padri separati, mi segnala questo blog, Morti di Stato che vuole sensibilizzare sulla condizione dei padri separati e rendere omaggio a tutti i papà che sono deceduti a causa di un divorzio  predatorio e violento. Per introdurre in modo più preciso gli intenti del nuovo sito, pubblico uno stralcio di un’articolo apparso sul Mattino o scorso 26 ottobre.

C’è una realtà troppo lugubre e scomoda per essere considerata da una società ipocrita e classista. E’ la realtà dei padri separati e dei loro figli. La realtà del divorzio. Una realtà già in estremo degenero, ma che, se non presa in carico, potrebbe degenerare ulteriormente.
E’ una realtà che ogni anno uccide cento padri (dato FENBI) e che talvolta fa uccidere loro anche i propri figli. Come iniziano a dire alcuni sociologi ed osservatori non si tratta di suicidi o di omicidi di persone già psicolabili o pregiudicate, ma di veri e propri omicidi di Stato, di un sistema di discriminazione, sopraffazione e violenza, che oramai è diventato il divorzio.
Come può un uomo sopravvivere alla deprivazione della sua intera libertà, del suo lavoro, della sua casa, dei suoi figli e degli affetti.. come può? Alcuni ce la fanno, pochi, la maggior parte deperisce, degrada la sua vita a livelli minimi, larvali, o finisce in cura psichica, o in un dormitorio (50.000 solo a Milano, dato CARITAS), e alcuni, come abbiamo detto, si uccidono e uccidono.
Ma la loro mano non è stata armata da loro stessi, sostengono questi sociologi ed osservatori, ma bensì dalle sentenze dei tribunali, dalle ripetute e continuative violenze delle ex. mogli, dal sistema che li ha annichiliti a tal punto per cui la vita non ha più valore: e sono proprio queste le persone più a rischio di togliersi o togliere la vita (dice l’OMS) quelle che non hanno più niente, più niente da perdere, più niente da vivere, da amare.. solo odio ed emarginazione nei loro confronti.. insegnanti, carabinieri, imprenditori, imbianchini, tutti espulsi dalla società.. oggi ci sei, sei figlio, padre, uomo, cittadino.. domani per la parola di una donna (e il timbro di un giudice) non ci sei più.
E allora la domanda che ti fai è questa.
Cosa ci sto a fare io in una società dove non ci sono più?
Scarica articolo originale:
http://paternita.info/downloads/giornali/111026-omicidi-di-stato-ilmattino.pdf
Vedi anche comunicato
Divorzio e Crimini contro l’umanità

Una strana democrazia.. esiste ancora il popolo sovrano ?

7 settembre 2011

Riprendo per oggi alcuni argomenti affrontati nella newsletter del Comitato MenteLocale, dopo il recente Musei che capitano, che tanti consensi ha riscosso e che immagino scuoterà gli ambienti campigiani per altro tempo. Si parla spesso di democrazia e popolo sovrano, citando i requisiti essenziali della nostra costituzione, ma quale verità si nasconde oggi dietro queste tre parole ? Vediamolo con alcuni esempi e .. con i vostri commenti.

C’è di che riflettere sugli eventi. In che misura siamo ancora i padroni del nostro destino? In che misura possiamo ancora determinare democraticamente quale sarà il nostro livello di vita, quello dei nostri figli, il livello di cure mediche che ci spetteranno e quelle che dovremo pagarci di tasca nostra, l’ambiente in cui vivremo? In che misura siamo ancora cittadini sovrani, come recita la nostra costituzione, e quanto invece siamo vittime delle scelte altrui che non possiamo più condizionare? Ecco due esempi per chiarire la questione:
Esempio 1 (internazionale): parlo dei nostri vicini greci, la cui tragedia ormai è nota a tutti, e il cui governo ha tagliato i salari, le pensioni, l’assistenza medica e sociale, aumentato le tasse, mentre ha svenduto i gioielli di famiglia: il Porto del Pireo, le telecomunicazioni. Queste cose non sono più di proprietà del popolo greco. Si potrebbe dire: si tratta di un piano votato dai rappresentanti eletti dal popolo. Ma non è vero: si tratta di misure prese sotto il ricatto degli organismi internazionali e, peggio ancora, delle agenzie di rating, dei fondi pensione, delle banche di investimento, tutta gente che non viene eletta anzi non si sa nemmeno chi è. Anzi, questi qui hanno un impatto sulla vita delle persone peggio di Bin Laden. Bin Laden, a un greco non faceva nulla, ma che dire degli hedge fund? Dunque chi era per un greco il nemico numero uno? Bin Laden? Sì, proprio. Grazie a questi signori della finanza, un greco non ha più il diritto di contribuire a decidere del suo futuro. E’ stato espropriato del suo futuro; anonimi investitori hanno decretato che egli debba lavorare di più, più a lungo, con meno salario e pagando più tasse; e per i suoi figli, niente. Si potrebbe dire, come in effetti il ministro Pangalos, “abbiamo vissuto tutti sopra le nostre possibilità”. Ma prendiamo il caso di un impiegato greco, che abbia avuto uno stipendio, una casa, un mezzo di trasporto privato, e che non abbia partecipato al grande festival dell’evasione: una vita normale insomma, il minimo degli standard europei. Costui ha vissuto oltre le proprie possibilità? E che avrebbe dovuto fare? Qualcuno gli ha detto che viveva oltre le proprie possibilità, che il sistema in cui viveva era marcio e malato, ma che la festa avveniva ai piani più alti, mica al suo? Perché costui, e i suoi figli, dovrebbero ora ripagare per tutta la vita (se basterà) debiti di cui lui non ha goduto per soddisfare le banche tedesche o olandesi? Non sarebbe meglio fallire, e ripartire con le pezze al culo, magari, ma senza debiti (come in effetti fece l’Argentina nel 2001), e le banche si fottano anche loro? E’ in questo clima di macelleria e disperazione sociale che si spiegano le rivolte contro i parlamentari, presi a barattoli di jogurt e insulti, finché saranno barattoli di jogurt e insulti, perché la crisi non è mica finita e ogni votazione parlamentare (obbligata però, sennò non arrivano i prestiti –ossia i nuovi debiti che si assommano a quelli precedenti) peggiora le cose. E quando il parlamento è disprezzato e sentito come un nemico dalla popolazione mentre dovrebbe essere il tempio della sovranità popolare, le cose non vanno molto bene. E noi? Non è che le cose siano molto diverse. Con una famosa lettera, i vertici della Banca Centrale Europea hanno dettato al governo una serie di politiche, in cambio dell’intervento a favore dei titoli di Stato italiano. Tante grazie, ma noi non eleggiamo i vertici della BCE. A che serve eleggere il parlamento, se poi le politiche le decide la BCE? Tra l’altro, la lettera doveva restare riservata. Gli elettori italiani, insomma, non dovevano sapere nulla –ma per fortuna qualcuno ha parlato e il 9 agosto la cosa era su tutti i giornali.
Esempio 2 (locale): Chi decide delle nostre vite? Chi decide che un’infrastruttura è strategica? Perché è strategica? Si potrebbe dire: la esercita il decisore politico. Il decisore politico, nell’ordinamento italiano, non c’è: c’è il rappresentante eletto, c’è l’amministratore, che esercitano l’autorità in nome e per conto del popolo sovrano. Non sono managers, che rispondono agli azionisti in quanto assicurano loro (o non assicurano) lauti dividendi; costoro maneggiano beni non loro, spesso insostituibili come l’ambiente, l’acqua, la salute, di cui devono rendere conto con la trasparenza delle scelte e la continua partecipazione democratica. Come nel caso della Grecia, questa partecipazione non c’è. Chi ha deciso che l’aeroporto di Firenze, che non c’era nemmeno nel programma elettorale con cui fu chiesto il voto ai cittadini, era una scelta strategica? O la Tav Torino-Lione? O l’autostrada Stagno-Prato? O l’inceneritore di case Passerini, se è per questo? Perché? Eppure sono scelte che segnano irreversibilmente un territorio; una volta realizzate, non si torna più indietro. E allora prendiamo un cittadino della Piana, o della Val di Susa. Perché costui non dovrebbe sentirsi ostaggio di scelte prese ad altri livelli, su cui non riesce a incidere, che gli peggiorano la vita e che pure non prendono nemmeno in considerazione la sua opinione, esattamente come il suo omologo greco. C’è da meravigliarsi che si ribelli, crei comitati e si opponga con i mezzi che ha, di solito poveri e deboli di fronte alla potenza -anche militare- degli interessi cui si contrappone? Anche perché tutte queste opere, di solito inutili, vanno a aumentare il grande debito pubblico e il festival dell’evasione, e così il caso locale e quello internazionale si saldano. Non ci credete? Eppure il costo (previsto, perché poi sale) della Tav è uguale a quello delle Olimpiadi di Atene del 2004, che tanto hanno contribuito a dissestare le casse greche. Anche allora si disse che le Olimpiadi erano una scelta strategica, che erano un volano per lo sviluppo, insomma quelle corbellerie lì. Poi si è visto com’è andata a finire. In altri termini, preparatevi le pezze.
Davvero, siamo in una strana democrazia, e siamo di fronte a un periodo di turbolenze; le contraddizioni di cui abbiamo parlato sono in aumento e non in diminuzione, e aumenteranno. Fa ridere chi dice che in Italia per ogni decisione politica ci sono comitati che si creano e si oppongono. Visto che nessun cittadino si diverte a perdere tempo (e soldi), tanto per fare qualcosa, a opporsi alle decisioni prese, forse il problema non sono i comitati che si creano, ma la maniera in cui sono assunte le decisioni. Anche perché oltre tutto c’è un costo sociale occulto ma salato: la sfiducia che si crea tra cittadini e istituzioni che prendono decisioni a bischero, un vuoto pneumatico che si produce e che prima o poi qualcuno verrà a riempire, perché la politica, come la natura secondo Cartesio e Hobbes, non tollera il vuoto.
Come si esce da questo sfascio? Io credo che si esca se si passa da una strana democrazia a una democrazia piena. Se il popolo sovrano si riprende ciò che è suo: il diritto di partecipare e di influenzare le scelte che riguardano la sua vita, e soprattutto estromettendo definitivamente dai posti in cui è incistata una classe politica parassitaria che si è convinta che l’elezione sia una delega in bianco a decidere di decidere, un incarico formale vuoto che poi l’eletto riempirà di contenuti a proprio piacimento; una cultura managerial-burocratica della cosa pubblica che ha fatto scelte costosissime e contrarie a ogni buon senso e che ha prodotto solo i guasti che dicevamo sopra e che non deve avere più diritto di cittadinanza in una comunità democratica. Al suo posto, una nuova classe politica, scelta con l’arma consapevole del voto libero finché è ancora possibile (in Grecia non è più possibile), che creda in un’altra cultura: partecipazione democratica. Scelte condivise. Trasparenza in quelle scelte. Così si cementa una comunità. In tutti gli altri modi, la si divide. Da dove partire? C’è già un programma minimo, e si può partire da casa nostra. Signori amministratori di Campi, c’è un atto formale del consiglio comunale che impegna l’amministrazione a varare il bilancio partecipato assieme ai cittadini. La cosa fu anche annunciata su Disegno Comune. Volete decidervi a realizzare quanto siete obbligati a fare e a restituirci quel diritto che è nostro, oppure no? Io intanto preparo lo jogurt e gli insulti. Non si sa mai.
Paolo Lombardi

PS. Non si fa a tempo a prendere una posizione che la realtà, che ora va a cento all’ora, è già più avanti. Su Il Sole24 Ore del 19 agosto, Riccardo Sorrentino ha scritto: “Non c’è nulla che possa spaventare di più gli investitori che vedere le proprie sorti affidate a politici maldestri!. I politici maldestri, però, sono quelli che sono stati eletti da tutti… In altri termini: c’è qualche che realmente pensa, e che teorizza, l’esistenza di un conflitto di fondo tra mercato e democrazia, e ritiene che se le cose vanno male la colpa sia della democrazia che pensa troppo in termini elettorali invece di fare quello che gli investitori chiedono… Ciò mostra con palmare evidenza il fatto che la crisi che stiamo vivendo NON è una crisi economica da cui basta far ripartire l’economia per uscire (ma ciò, per motivi che discuteremo in un altro momento, non avverrà perché non può avvenire) ma una crisi sistemica: ossia investe ogni forma e ogni organizzazione del vivere. C’è già chi si organizza per modificare queste forme e queste organizzazioni nel senso più favorevole a sé e ai suoi. Sarebbe molto meglio che i cittadini cominciassero anch’essi a concepire le proprie soluzioni, dal basso, per non trovarsi esposti alle soluzioni degli investitori. Che non ci piacerebbero.

Per ricevere la newsletter del Comitato inviate una email di richiesta a mentelocale.dellapiana@gmail.com

No-tav: Maroni, “Lo stato non deve arrendersi a pochi facinorosi” .. senti chi parla !!

27 giugno 2011

Al giorno d’oggi chi difende il proprio territorio e spesso la propria salute, viene etichettato con l’aggettivo di “facinoroso”, lo abbiamo visto proprio oggi su quanto accaduto in Val di Susa, dove i “facinorosi No-Tav” hanno dimostrato e resistito per un pò di tempo alle ruspe ed alla Polizia accorsa per far aprire il cantiere. La risposta delle istituzioni non si è fatta attendere ed ha risuonato la frase: “LO STATO NON DEVE ARRENDERSI A POCHI FACINOROSI …”
E’ curioso che proprio Maroni dica ciò, quando proprio lui, assieme a Calderoli, Bossi ed altri (facinorosi) attaccarono la Polizia accorsa per una perquisizione presso la sede della Lega in via Belletrio, dopo l’ordinanza del giudice Papalia .. solo che per questi facinorosi, lo Stato si è arreso .. eccome !!
Ecco storia e documenti fotografici direttamente dal Corriere della Sera.

Di seguito, estratto della sentenza di condanna di Maroni per resistenza a pubblico ufficiale:
Cass. pen. Sez. VI, (ud. 09-02-2004) 09-03-2004, n. 10773, che rigetta i ricorsi di Maroni Roberto e di Martinelli Piergiorgio, nei cui confronti sostituisce la pena detentiva con quella di euro 5.320 di multa ciascuno, ai sensi degli artt. 4 e 5, comma 3, della l. n. 134/2003, stralci della sentenza:
2. – I fatti erano ricostruiti dalla Corte d’appello come segue, tenuto anche conto delle necessarie integrazioni contenute nella sentenza di primo grado.
2.1. La perquisizione avveniva in modo frazionato nel senso che gli operanti, giunti presso la sede di Via Bellerio 41 la mattina, incontrata la opposizione dei presenti, decidevano di rivolgersi per istruzioni al Procuratore della Repubblica di Verona. Tornavano, quindi, [sul] posto nel pomeriggio con il provvedimento integrativo di perquisizione e l’ordine di procedere, trasmesso via telefax, dalla competente Procura di Verona [… ]. Le forze dell’ordine salirono le scale inseguiti e ostacolati dagli astanti […] Durante tutto questo tragitto la Polizia dovette affrontare l’assembramento di persone che si era formato, accompagnata da un coro di insulti che vedeva promotore il Borghezio. Quindi, durante tutto il tragitto – che, pur non rappresentando il più diretto accesso alla stanza del Marchini fu presumibilmente indicato proprio dallo stesso – si verificavano numerosi atti di aggressione fisica e verbale nei confronti dei pubblici ufficiali riconducibili alle persone di Maroni, Bossi e Calderoli, episodi tutti documentati dai filmati televisivi (che erano stati visionati dal Pretore nel corso della istruttoria dibattimentale).
2.2. Il primo vero e proprio episodio di violenza fu quello posto in essere dall’on. Maroni che, come documentato dai filmati, tentò di impedire la salita della rampa di scale che dava accesso al corridoio di cui si è detto, bloccando per le gambe gli ispettori Mastrostefano e Amadu (pagg. 13 e 14 della sentenza di primo grado).
2.3. [Sul] pianerottolo si verificarono (sempre secondo la documentazione filmata Rai) i residui episodi specifici contestati agli imputati: 1) Calderoli spingeva alle spalle un poliziotto e Caparini lo affrontava di fronte; 2) Caparini con una mano appoggiata alla ringhiera e con l’altra [al] muro si rivolgeva all’ispettore Amadu dicendogli: “Tu non vai da nessuna parte”; 3) Il Dott. Pallauro veniva preso alle spalle e per il collo da Maroni; 4) Martinelli prendeva l’ispettore Amadu per il collo e alle spalle e lo tirava…”

Che aggiungere? mentre contro i cittadini colpevoli di difendere il loro territorio (casa loro, insomma) si mandano 2.000 poliziotti, di questi facinorosi qui si invoca il rispetto della privacy, poverini .. perché possano fare le loro porcate con Bisignani. Almeno risparmiateci l’ipocrisia….

Il tizio al centro della fotografia è Calderoli, durante l'irruzione della polizia nella sede della Lega in via Belletrio dopo l'ordinanza del giudice Papalia

Il tipo sulla destra è Borghezio, quello davanti lui che abbranca i poliziotti è Maroni, il sedicente ministro dell'interno

Maroni dopo la rissa con la polizia, accanto Bossi e Calderoli

“Quando lo stato uccide” presentazione del libro di Tommaso della Longa e Alessia Lai alla Fnac

9 giugno 2011

Oggi, giovedì 9 giugno alle ore 19.00 presso la Fnac dei Gigli si terrà la presentazione del libro “Quando lo stato uccide” di Tommaso Della Longa e Alessia Lai edito da Castelvecchi editore con la moderazione di Nicola Giannattasio.
Dalla condanna dei tutori della legge dopo la «macelleria messicana» della scuola Diaz di Genova alla morte di Federico Aldovrandi, Gabriele Sandri e Stefano Cucchi: un’indagine senza pregiudizi sul pericoloso problema della violenza delle forze di Polizia.
Il libro è un’inchiesta sulle violenze e sugli abusi commessi, negli ultimi dieci anni nel nostro Paese, da parte dei tutori dell’ordine pubblico. Gli autori analizzano il problema partendo dal quadro giuridico italiano ed europeo in cui operano le Forze di Polizia, una normativa a maglie larghe che assegna un potere discrezionale molto forte e apre la strada, in alcuni casi, a eccessi pericolosi, così come denunciato da Amnesty International. La “macelleria messicana” alla scuola Diaz durante il G8 di Genova, le morti di Carlo Giuliani, Federico Aldovrandi, Gabrile Sandri, Stefano Cucchi e le altre 15 drammatiche storie raccontate da Della Longa e Lai sono legate da un filo rosso: quando a uccidere è la divisa il pregiudizio dell’innocenza per il responsabile tende a diventare sempre e comunque una verità assoluta. Errore, pura fatalità o legittima difesa e il caso viene archiviato, dimenticando che dietro queste morti ci sono famiglie che piangono i propri cari e combattono contro i muri dell’omertà e dell’indifferenza.Ma i due giornalisti conducono un’indagine “senza pregiudizi”, volta ad approfondire i fatti di cronaca più noti e quelli non conosciuti all’opinione pubblica dando voce ai famigliari e ai legali delle vittime ma anche ai sindacati di polizia e alle associazioni di tutela dei poliziotti e dei carabinieri. Intervengono: Tommaso Della Longa e Alessia Lai.

Links:
http://quandolostatouccide.blogspot.com/
http://www.facebook.com/pages/Quando-lo-stato-uccide/166278370084675

“Sarebbe stato facile”, si cercano attori per il film di Graziano Salvadori

25 marzo 2011

Cercasi attori per il prossimo film di Graziano Salvadori “Sarebbe stato facile”. Il casting del film con molti attori e comici toscani, si terrà il 2 e 3 aprile in Corte Tonda al centro commerciale I Gigli. Gli interessati a partecipare al casting potranno partecipare presentandosi nelle due giornate a partire dalle ore 15.
“L’idea del film – dice il regista attore e sceneggiatore Graziano Salvadori – è nata mentre stavo parlando con un amico omosessuale che mi ha fatto notare la fortuna di chi come me può tranquillamente farsi una famiglia. Da quel momento ho iniziato a pensare. Ho parlato con avvocati, ho cercato di capire come funzionano le adozioni nazionali. Ho cominciato a scrivere con Mario D’Imparzano (vignettista de Il Vernacoliere) la storia di due coppie gay (due uomini e due donne) che desiderano adottare un figlio al punto di decidere di celebrare due matrimoni incrociati per poter chiedere l’adozione. E’ importante sottolineare il fatto che non c’è nessuna intenzione di prendere in giro il mondo omosessuale, al contrario sarà una commedia anche amara su persone che non possono facilmente venire allo scoperto. Non c’è caricatura degli omosessuali, anzi se ne mettono in risalto i più alti valor morali, tra cui la voglia di dare amore.”
SINOSSI “SAREBBE STATO FACILE”
Una commedia dai toni sopra le righe, protagoniste due coppie. Una ragazza determinata alla Lilli Salander, un giovane deciso con l’aria da macho, un’ imprenditrice raffinata, cattolica e di buona famiglia, un giovane dolce, sensibile, intelligente, anche lui di buona famiglia e soprattutto carico di dubbi esistenziali. Quattro persone normalissime che condividono un segreto: agli occhi di tutti sono due belle coppie eterosessuali, ma nella realtà sono tutti e quattro omosessuali e innamorati tra loro. Di fare outing non se ne parla assolutamente e nel tempo, grazie ad una profonda amicizia reciproca, si crea un’alleanza per “sopravvivere” al giudizio altrui. L’esistenza quasi fosse un banalissimo mazzo di carte da gioco finisce per essere “mescolata” : ne escono così due finte coppie etero. Necessità che si fa più forte allorché il desiderio di avere una famiglia con figli adottivi non è più arginabile.
Ci sono adesso due matrimoni “finti” da organizzare e bisogna imparare a muoversi in una fitta rete sotterranea in grado di aiutare le due coppie gay : medici, avvocati, addirittura un alto prelato che diventa il vero Deus ex machina ed una delle figure centrali ed emblematiche del film. Saranno queste le persone che aiuteranno i quattro a realizzare il proprio sogno. Matrimonio civile prima, poi il matrimonio religioso di coscienza (i parenti ci tengono e anche due di loro sono credenti), due case comunicanti, le pratiche per l’adozione, arrivano finalmente i figli. Quello che appare come un inganno e un monumento all’ipocrisia diventa in realtà un’impresa pionieristica e rivoluzionaria: la costruzione di un nuovo modello di famiglia.
Il film si apre e si conclude con il pranzo di Natale in un futuro indeterminato,con i figli ormai grandi e sposati. In un contesto apparentemente normale e borghese si affacciano sulla scena uno per volta i personaggi il cui ruolo inizialmente per lo spettatore rimane vago. Due mariti e due mogli, normali battibecchi, la comparsa di un foglio di giornale che suscita emozione e turbamento in una delle donne…Un flashback che ripercorre tutte le tappe della vicenda fino a tornare ai giorni nostri.
Il giornale?Il giornale datato 24 Dicembre 2041,dà la notizia della benedizione da parte della Chiesa delle unioni gay e relative adozioni… ma loro ormai sono già oltre con la loro famiglia allargata. Paradossalmente le due figure di rottura e rivoluzionarie per il quieto vivere sono costrette ad accettare il “perbenismo” degli altri due, che alla fine si rivela più dirompente ed innovativo, tale da portare ad un modello di famiglia diverso dai canoni ai quali siamo abituati.
Insomma, una commedia all’italiana vecchio stile, comica ma anche con dei risvolti drammatici, dove il “bene”, quello che adesso è bloccato da restrizioni e ghettizzazioni, in un futuro prossimo forse… riuscirà a vincere.

Buon Anno 2011 .. e attenti ai botti !! alcuni consigli su come usarli ..

31 dicembre 2010

Il Blog di Campi Bisenzio augura a tutti i visitatori ed ai campigiani l’Augurio per un proficuo e felicissimo Anno Nuovo.

Al fine di sensibilizzare all’uso dei botti di fine anno riporto alcune notizie reperite in rete. Come ogni anno, decine di quintali di botti di capodanno illegali e pericolosi, vengono sequestrati da Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. Una corsa contro il tempo perche’ il mercato risulta pericolosamente vivo nonostante i controlli e i continui appelli contro l’uso di materiale pirotecnico fuorilegge che non rispetta nessuna regola di sicurezza, materiale costruito artigianalmente con prodotti scadenti. Secondo le statistiche i ragazzi tra gli 11 e i 14 anni sono i più colpiti dalle esplosioni e gli organi più interessati sono mani e occhi e anche se può sembrare strano, molti incidenti avvengono il “giorno dopo” a causa dei botti inesplosi abbandonati in strada. Massima attenzione perche’ potrebbero esplodere da un momento all’altro non toccateli ma chiamate subito il 113. Ecco quanto consiglia la Polizia di Stato sull’uso corretto dei fuochi di artificio. E buon divertimento !

Divertitevi ma attenzione a quello che acquistate e a come lo utilizzate. I poliziotti esperti, specializzati nella lotta alla diffusione di materiale pirotecnico pericoloso e illegale, consigliano prima di tutto di prestare particolare attenzione ai “botti” e cioè quei fuochi artificiali che hanno l’effetto scoppio. In particolare devono essere assolutamente evitati quelli illeciti o privi di etichetta, perchè particolarmente pericolosi. Questi contengono, infatti, potenti miscele esplodenti che possono produrre gravi danni. Gli incidenti più gravi derivano quasi sempre dalla mancata adozione delle misure di sicurezza. Spesso si crede di essere coraggiosi usando i fuochi in modo spavaldo. Ma non è così. I ragazzi tra gli 11 e i 14 anni sono i più colpiti dalle esplosioni e gli organi più interessati sono mani e occhi. Molti incidenti poi avvengono il “giorno dopo” a causa dei botti inesplosi che si trovano per strada.
Ricordate che..tutti i prodotti pirotecnici, compresi quelli di libera vendita che si possono acquistare anche nei supermercati, nelle cartolerie ed in esercizi non specializzati, NON sono MAI destinati ai bambini. Chi vende prodotti pirotecnici, anche “di libera vendita”, a minori di anni 14 è sempre perseguibile a norma di legge. Chi ha più di 14 anni può acquistare ed utilizzare solo i prodotti pirotecnici “di libera vendita”, ma mai quelli di V e IV categoria, destinati solo ad un consumatore adulto ed autorizzato (quando non, addirittura, limitati al solo uso professionale).

No alle armi: sparare in luogo pubblico con fucili, pistole e, in taluni casi, anche con armi giocattolo, oltre a essere pericolosissimo è un reato punibile con l’arresto. Basti pensare che un colpo di pistola, e ancor più quello di una carabina, può essere lesivo a molte centinaia di metri e che “sparando in aria” NON si ESCLUDE il rischio di arrecare lesioni gravi o addirittura la morte ad altri. Occorre stare alla larga da chi vuole “festeggiare” in questo modo e denunciarlo subito alle Forze di polizia.
Bancarelle a rischio: per acquistare prodotti pirotecnici è necessario rivolgersi sempre a commercianti autorizzati. Da evitare le bancarelle improvvisate, ad esempio prive di licenza di commercio per i prodotti declassificati. Diffidare inoltre di prodotti privi di un’etichetta che indichi, con gli estremi dell’autorizzazione del Ministero dell’Interno, (Nr. protocollo e data), istruzioni chiare sull’utilizzo del prodotto.
Seguire sempre le istruzioni: leggete e seguite attentamente le istruzioni d’uso riportate sull’etichetta o i fogli illustrativi che accompagnano il prodotto. Anche le innocue “stelline”, solitamente utilizzate dai bambini, se maneggiate senza le dovute attenzioni, possono causare lesioni gravi.
Accensione: accendete un fuoco alla volta e state attenti che al momento dell’accensione, non ci siano altri fuochi vicini. Durante l’uso teneteli lontano da prodotti infiammabili (tende, divani, tappeti, alcool o benzina, sterpaglie secche, ecc.).
Abiti: attenzione agli abiti che indossate quando usate un fuoco d’artificio. Mai mettere giacconi o maglioni di pile o fibra sintetica e nemmeno indumenti acetati come tute sportive. Basta una scintilla per trasformare questi abiti in micidiali trappole.
Solo all’aperto: accendeteli solo all’aperto, il più possibile lontani dalle abitazioni. Razzi ed altri artifizi di qualsiasi natura non devono essere mai puntati verso le finestre o i balconi di costruzioni vicine e tanto meno in direzione di persone. Verificate, per le “fontane luminose” o i fuochi aerei, l’altezza che sarà raggiunta dalla fiamma o dagli altri effetti ed evitate, comunque, di collocarli sotto balconi o alberi.
Fissare a un sostegno: se possibile e se previsto dalle istruzioni per l’uso, fissate con cura il fuoco artificiale ad un sostegno prima della sua accensione, controllando che la traiettoria sia libera, e allontanatevi subito dopo l’accensione per godervi a distanza lo spettacolo.
Micce corte: le micce o gli inneschi dei fuochi pirotecnici sono piuttosto corti e/o abbastanza rapidi nella combustione, ma devono sempre lasciare il tempo all’utilizzatore di porsi a distanza di sicurezza dopo l’accensione. Non in ogni caso di apparente mancato funzionamento, però, si deve pensare che la miccia o innesco si siano necessariamente spenti. Può darsi, invece, che a causa di un difetto costruttivo del prodotto, la miccia abbia un funzionamento molto più lungo del normale, inducendo ad avvicinarsi al fuoco proprio nel momento in cui esso si attiva, con intuibili gravi pericoli per l’incolumità dell’utilizzatore. Altrettanto pericoloso è l’uso di fuochi artificiali destinati a professionisti (normalmente di IV Categoria) che presentino una “miccia rapida”. In questo caso l’accensione del prodotto è praticamente immediata e il consumatore rischia seriamente di essere investito dagli effetti del pirotecnico.
Mancato funzionamento: in tutti gli altri casi di malfunzionamento di un prodotto pirotecnico non toccatelo e non vi avvicinate. Potrebbe innescarsi anche a distanza di tempo e provocare gravi danni alla persona.
Pirotecnici inesplosi: se vi trovate in prossimità di un pirotecnico inesploso, in strada oppure a casa, non toccatelo. Avvertite le forze di polizia, anche in forma anonima.
Trasporto e fiamme libere: evitate di trasportare notevoli quantitativi di materiale pirotecnico in una normale autovettura. Non maneggiate mai fuochi in prossimità di fiamme libere (accendini, fiammiferi, sigarette), non collocateli né utilizzateli vicino a liquidi o contenitori di gas infiammabili. Il trasporto professionale dei pirotecnici deve sempre avvenire nel rispetto delle norme del Codice della Strada.
Segnalazioni in forma anonima: segnalate alle Forze di polizia eventuali vendite a minorenni o qualsiasi altra attività che al momento può sembrare illecita o pericolosa.

Ai più piccoli:

Non usate fuochi d’artificio proibiti. Acquistate solo quelli consentiti e lasciate che ad accenderli sia un adulto (mamma o babbo). Se un fuoco d’artificio non si accende subito non ritentate, buttatelo via.
Usate i fuochi d’artificio all’aperto, lontano dalle persone e da materiale infiammabile.
Riparatevi in un posto sicuro quando qualcuno usa i fuochi d’artificio.
Non raccogliete i fuochi non esplosi che trovate per la strada, sono pericolosissimi.
L’uso improprio dei fuochi d’artificio, di qualunque tipo, può puoi ustionarvi e si può perdere l’uso delle dita, delle mani, della vista, o andare incontro anche a lesioni più gravi.
Non manipolateli troppo e non accorpateli perchè rischiano di scoppiare in maniera anomala. Per le Fontane, trottole, fumogeni, petardini, miccette e girelline occorre allontanarsi quando la miccia è stata accesa.
Con bottigliette a strappo, pistole a strappo e snappers non si deve mirare mai contro le persone.
Candeline o stelline si possono usare anche in casa ma vanno tenute lontano dai vestiti, dalle tende, dai divani e da tutti gli oggetti infiammabili. Attenzione infine alle persone accanto: una scintilla potrebbe colpire negli occhi o sulla pelle causando gravi ustioni.