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Gandola incontra i lavoratori di Mondo Convenienza: le istituzioni prendano immediatamente esame del caso

13 aprile 2014

Dopo aver incontrato nei giorni scorsi i rappresentanti legali di Mondo Convenzienza, il Capogruppo di Forza Italia di Campi Bisenzio Paolo Gandola, stamani si è recato all’esterno del punto vendita di Mondo Convenienza alle Tre Ville in Via dei Confini (Campi B.zio) per incontrare i lavoratori delle cooperative che collaborano con l’azienda di mobili e che da circa un mese sono stati licenziati per via delle loro proteste. Tuttavia, oggi, sul posto non erano presenti soltanto quei lavoratori che da settimane protestano e che prima del licenziamento si occupavano delle consegne a domicilio dei beni ma, proprio di fronte all’ingresso del punto vendita, insieme ad alcuni mezzi delle forze dell’ordine vi erano decine e decine dei lavoratori che con striscioni e volantini difendevano la cooperativa di montaggio e trasporto, di cui sono ancora dipendenti, e conseguentemente anche Mondo Convenienza.
Per tali motivi, e proprio a fronte della modalità del tutto sui generis di protesta, ho deciso, dichiara Gandola, di trattenermi lungamente colloquiando con entrambi i gruppi di lavoratori per comprendere, davvero nel dettaglio, e dalla viva voce degli stessi interessati le loro ragioni.
La protesta dei 25 lavoratori che si prolunga da oramai un mese sta arrecando un grave nocumento all’Azienda, mi hanno riferito i lavoratori che ancora lavorano per le cooperative di trasporto e montaggio. Anche gli stessi clienti, hanno proseguito, sono scoraggiati a recarsi nel negozio essendo bloccati poco prima dell’ingresso dagli scioperanti.
In difesa dell’azienda, erano presenti decine e decine di lavoratori provenienti da tutta Italia che protestavano contro gli scioperanti ritenendo inaccettabile che tutti i 1600 lavoratori che ancora oggi collaborano con Mondo Convenienza, siano tenuti sotto scacco da circa 25 scioperanti e siano coinvolti nella vertenza vedendo messo a rischio anche il loro posto di lavoro.
Diversamente, buste paga alla mano, gli scioperanti mi hanno fatto notare come non siano state loro corrisposti in maniera adeguata i pagamenti per le ore effettivamente svolte e non siano stati loro versati in maniera piena i contributi previdenziali. Dagli stessi scioperanti, ho appreso, come gli stessi stiano predisponendo uno specifico ricorso presso il tribunale del lavoro competente.
“Dopo un ora trascorsa con entrambe le fazioni, conclude Gandola, sono emersi punti ed aspetti oscuri della vertenza e che meritano certamente di essere più ampiamente valutate nelle sedi opportune e con maggiore oculatezza. Pur ribadendo l’assoluta fiducia nella buona fede di entrambi i gruppi, ma convinti che la situazione stia davvero danneggiando in modo particolarmente grave l’immagine dell’azienda di mobili ritengo necessario, a nome del Gruppo consiliare di Forza Italia di Campi Bisenzio – ove il punto vendita ha sede – che tutte le istituzioni potenzialmente interessate si adoperino affinché sia possibile avviare un tavolo di concertazione con i lavoratori e l’azienda rendendo possibile far luce sulla vertenza e sanare una ferita che danneggia i lavoratori, l’azienda e i clienti stessi.
Con l’iniziativa di oggi ed il mio interessamento al caso, Forza Italia ha voluto rompere il silenzio assordante che in queste settimane si è registrato sul caso da più parti, soprattutto dal mondo politico e sindacale.

Crisi FNAC: adesione totale allo sciopero e le serrande del negozio di Campi restano serrate per l’intera giornata

6 ottobre 2012

Ha avuto il massimo eco la protesta dei lavoratori Fnac che nel negozio di Campi hanno aderito quasi totalmente allo sciopero. Ecco il comunicato che mi è pervenuto e che riporto integralmente.

Il negozio dei Gigli

I lavoratori degli 8 negozi di Fnac Italia e degli uffici della sede centrale hanno aderito allo sciopero indetto dai sindacati FILCAMS CGIL – FISASCAT CISL – UILTUCS UIL. Per la prima volta  in 12 anni di storia di Fnac Italia le serrande dei negozi di Genova, Torino, Grugliasco (TO), Verona, Campi Bisenzio (FI), Roma e Napoli sono rimaste abbassate tutto il giorno mentre i lavoratori, riuniti in presidi, chiedevano nuovamente e a gran voce di conoscere il proprio destino e quello dell’azienda. A nove mesi dalla comunicazione della sede centrale di Fnac sull’insostenibilità della gestione italiana, i dipendenti di Fnac Italia chiedono risposte chiare, esaustive e credibili sul loro futuro.
Lo sciopero, proclamato da Filcams-CGIL, Fisascat-CISL e Uiltucs-UIL, è stato indetto dopo una serie di mobilitazioni pacifiche organizzate dai lavoratori nelle scorse settimane, fuori dall’orario di lavoro. Cinque i sit-in di protesta inscenati dai lavoratori nel corso del mese di settembre: Milano (6/9), Roma (13/9), Firenze (18/9), Torino (21/9), Napoli (29/9). Contemporaneamente, le Organizzazioni Sindacali chiedevano ufficialmente a Fnac Italia un incontro urgente per conoscere le prospettive future dei lavoratori. Le sollecitazioni dei lavoratori e delle Organizzazioni Sindacali non hanno ottenuto alcuna risposta dai vertici di Fnac: da qui la proclamazione dello sciopero nazionale.
Alle ore 9 del 5 ottobre la saracinesca del negozio Fnac all’interno de I GIGLI non si è alzata per sciopero, ciò significa che quasi il 100% dei lavoratori dello store toscano ha aderito allo sciopero impedendo dl negozio di aprire. I lavoratori di Fnac il 5 ottobre si sono divisi in due scaglioni, il primo alla volta di Milano unendo le loro voci a quelle dei colleghi milanesi, il secondo presidiando comunque lo spiazzo adiacente il negozio con l’intento di spiegare e far capire la situazione di Fnac Italia in questo momento. Il presidio è stato visitato per tutta la giornata da clienti e soci Fnac sbigottiti e increduli, dalla stampa, e dai dipendenti degli altri negozi del Centro Commerciale che hanno manifestato la loro solidarietà.
Tutto questo avviene il giorno dopo dell’incontro tra l’assessore del Comune di Campi Bisenzio Stefano Salvi e l’AD di Fnac Italia Christophe Deshayes. Deshayes ha ribadito le difficoltà che da anni incontra FNAC in Italia a causa della crisi economica ma sopratutto per la politica dei prezzi effettuata dai competitors, confermando che non è ancora stata trovata una soluzione per i negozi italiani ma ci saranno novità entro la prima settimana di novembre. L’assessore Stefano Salvi ha espresso forte preoccupazione per gli oltre 50 posti di lavoro in pericolo ai Gigli visto il rischio di chiusura del punto vendita.
Il consiglio comunale, nella seduta di mercoledì, ha approvato un ordine del giorno con cui esprime solidarietà ai dipendenti della Fnac e chiede di attivare il tavolo di crisi provinciale per portare all’attenzione della Regione Toscana, della Provincia e del Ministero la grave situazione del marchio che comporterebbe, in caso di chiusura di tutti gli 8 punti vendita italiani, la perdita di oltre 600 posti di lavoro.
L’esito della giornata di sciopero è stato eccezionale: l’adesione dei dipendenti ha sfiorato il 100%, il livello di attenzione mediatica e istituzionale sulla crisi Fnac si è ulteriormente alzato e si fa via via più pressante la domanda dei lavoratori: Monsieur Pinault, cosa pensa di fare dei 600 dipendenti di Fnac Italia?
Fnac è una catena francese di megastore di libri, musica, dvd e prodotti di tecnologia, presente in Italia con 8 negozi e un sito e-commerce, per un totale di circa 600 dipendenti dell’età media di 30-35 anni. Fnac è una società del Gruppo PPR, che detiene tra gli altri i marchi Gucci e Bottega Veneta. Il Gruppo PPR è presieduto dal multimiliardario François-Henri Pinault, che negli ultimi anni ha sempre più decisamente manifestato l’intenzione di spostare gli interessi del Gruppo sui marchi del lusso.
Il 13 gennaio 2012 la sede centrale di Fnac annuncia con un comunicato stampa un’imponente ristrutturazione dell’azienda, delineando le iniziative di risparmio programmate per ciascun Paese in cui Fnac è presente. Al destino di Fnac Italia il comunicato dedica una sola riga: In Italia, dove non sussistono più le condizioni per un’attività in proprio, la Fnac vaglierà tutte le possibili opzioni e prenderà una decisione entro l’anno.
Oggi, a nove mesi da quell’annuncio, i dipendenti di Fnac Italia non hanno ricevuto alcuna informazione sulla loro sorte e sulla sorte dell’azienda. Nel frattempo si avvicina la scadenza del 31 dicembre – data entro la quale sarà presa la decisione sul destino dei 600 lavoratori di Fnac Italia – e la prospettiva della chiusura si fa sempre più reale.
Dal 6 settembre a oggi il tam tam della protesta ha raccolto solidarietà e interesse ovunque: dalla pagina facebook “Salviamo Fnac”, che in poche settimane ha ricevuto oltre 5.000 adesioni, al mondo della politica. Diversi sono anche gli artisti che hanno espresso la propria solidarietà ai lavoratori di Fnac, tra i quali Moni Ovadia, Subsonica, Afterhours, Litfiba.
Per info:  https://www.facebook.com/salviamofnac

Il presidio dei lavoratori fiorentini a Milano

Crisi Fnac, anche a Campi Bisenzio l’adesione del negozio allo sciopero nazionale indetto per domani 5 ottobre

4 ottobre 2012

Domani 5 ottobre sarà il giorno della protesta dei lavoratori di Fnac Italia – a rischio chiusura – e si svolgerà in contemporanea negli otto store della catena: Milano, Genova, Torino, Grugliasco (TO), Verona, Firenze, Roma, Napoli. A nove mesi dalla comunicazione della sede centrale di Fnac sull’insostenibilità della gestione italiana, i dipendenti di Fnac Italia chiedono risposte chiare, esaustive e credibili sul loro futuro. Lo slogan della protesta: SALVIAMO FNAC. IL LAVORO PER NOI È UN LUSSO. Un gioco di parole che mette in relazione i 600 dipendenti di Fnac Italia a rischio disoccupazione con il mercato del Lusso, che costituisce il centro degli interessi del Gruppo PPR, proprietario di Fnac. Lo sciopero, proclamato da Filcams-CGIL, Fisascat-CISL e Uiltucs-UIL, arriva dopo una serie di mobilitazioni pacifiche organizzate dai lavoratori nelle scorse settimane, fuori dall’orario di lavoro. Cinque i sit-in di protesta inscenati dai lavoratori nel corso del mese di settembre: Milano (6/9), Roma (13/9), Firenze (18/9), Torino (21/9), Napoli (29/9). Contemporaneamente, le Organizzazioni Sindacali chiedevano ufficialmente a Fnac Italia un incontro urgente per conoscere le prospettive future dei lavoratori. Le sollecitazioni dei lavoratori e delle Organizzazioni Sindacali non hanno ottenuto alcuna risposta dai vertici di Fnac: da qui la proclamazione dello sciopero nazionale. Anche i dipendenti della Fnac dei Gigli di Campi Bisenzio si uniranno al presidio dei lavoratori Fnac nel centro di Milano, sotto la sede di Fnac Italia.
Fnac è una catena francese di megastore di libri, musica, dvd e prodotti di tecnologia, presente in Italia con 8 negozi e un sito e-commerce, per un totale di circa 600 dipendenti dell’età media di 30-35 anni. Fnac è una società del Gruppo PPR, che detiene tra gli altri i marchi Gucci e Bottega Veneta. Il Gruppo PPR è presieduto dal multimiliardario François-Henri Pinault, che negli ultimi anni ha sempre più decisamente manifestato l’intenzione di spostare gli interessi del Gruppo sui marchi del lusso. Il 13 gennaio 2012 la sede centrale di Fnac annuncia con un comunicato stampa un’imponente ristrutturazione dell’azienda, delineando le iniziative di risparmio programmate per ciascun Paese in cui Fnac è presente. Al destino di Fnac Italia il comunicato dedica una sola riga: In Italia, dove non sussistono più le condizioni per un’attività in proprio, la Fnac vaglierà tutte le possibili opzioni e prenderà una decisione entro l’anno.
Oggi, a nove mesi da quell’annuncio, i dipendenti di Fnac Italia non hanno ricevuto alcuna informazione sulla loro sorte e sulla sorte dell’azienda. Nel frattempo si avvicina la scadenza del 31 dicembre – data entro la quale sarà presa la decisione sul destino dei 600 lavoratori di Fnac Italia – e la prospettiva della chiusura si fa sempre più reale. Dal 6 settembre a oggi il tam tam della protesta ha raccolto solidarietà e interesse ovunque: dalla pagina facebook “Salviamo Fnac”, che in poche settimane ha ricevuto oltre 4.000 adesioni, al mondo della politica. Diversi sono anche gli artisti che hanno espresso la propria solidarietà ai lavoratori di Fnac, tra i quali Moni Ovadia, Subsonica, Afterhours, Litfiba.
Alcune reazioni politiche alla mobilitazione dei dipendenti Fnac:
“PPR, società che gestisce Fnac, deve rendere noto all’opinione pubblica europea se vuole essere corresponsabile di un generaziocidio oppure no. Dico questo perché l’età media dei 600 lavoratori in Italia (tra cui una ottantina a Napoli) è compresa tra i 30 e i 35 anni. PPR non soffre di crisi aziendale, in un momento di recessione dell’economia globale ha fatturato nel 2011 12.2 bilioni di euro, dati questi che ho appreso leggendo la home del loro sito. Inoltre le librerie e gli store Fnac sono divenuti in questi anni luoghi di aggregazione e di confronto culturale. La loro scomparsa, soprattutto senza l’attenuante della crisi aziendale, sarebbe doppiamente delittuosa, oltre che l’incremento della crisi occupazionale anche per la soppressione di un presidio vivace e culturale nel cuore del Vomero come nel centro di altre importanti città italiane.”  Luigi de Magistris (Sindaco di Napoli)
“Fnac a Milano, è diventato nel tempo un presidio di cultura e scambio. Un luogo dove, insieme e oltre all’acquisto, ci si informa, si discute, si incontrano amici, grazie alla presenza di un gruppo di dipendenti e commessi attentissimi e motivati. Da qualche tempo, la proprietà (il gruppo PPR, francese) minaccia di chiudere questo spazio vitale per Milano. Perdere Fnac sarebbe perdere uno snodo della nostra vita culturale. Come Assessore alla Cultura, il mio impegno sarà di far presente alla proprietà la nostra attenzione per l’utilità sociale e il valore di Fnac in via Torino.”  Stefano Boeri (Assessore alla Cultura del Comune di Milano)
“È un pessimo modo di fare impresa, quello di Fnac, che non comunica e non condivide con i propri collaboratori le effettive difficoltà e le decisioni che stanno prendendo. Lasciare all’oscuro chi lavora è immorale. Noi siamo pronti a fare la nostra parte per trovare soluzioni e definire percorsi nuovi, con l’ unico obiettivo di non lasciare soli i lavoratori e le loro famiglie”. Michele Coppola (Assessore alla Cultura della Regione Piemonte)
“Il Partito Democratico metropolitano di Firenze esprime forte preoccupazione per il poco chiaro processo di ristrutturazione della Fnac: gli oltre 60 dipendenti del punto vendita dei Gigli hanno diritto a delle risposte chiare. Sarebbe impensabile che i lavoratori e le lavoratrici del punto vendita Fnac, che appartiene alla grande multinazionale di marchi della moda e del lusso, possano rischiare il loro posto solo per strategie di marketing industriale e senza la condivisione di alcun percorso che li metta al riparo dallo spettro del licenziamento”. Stefano Righeschi (PD Firenze Coordinamento metropolitano)

Sit-in di protesta dei dipendenti Fnac a Firenze

La dignità non si licenzia. Sciopero ad oltranza alla Gkn (reintegrato l’operaio licenziato)

5 settembre 2012

Ricevo e pubblico dal PRC di Campi Bisenzio, in segno di solidarietà con i lavoratori della GKN.
Tempo fa gli intellettuali del capitale vaneggiavano di un futuro “scontro di civilità” nel mondo tra religioni, continenti, nazioni. Ci pare di  poter dire – se il termine civilità ha un qualche significato – che tale scontro è semmai in atto tra ricchi e poveri, tra lavoratori e capitale, tra chi vive del suo sudore e chi vive sul nostro sudore. Dalle lotte dei lavoratori, siano essi in fabbrica o nel settore pubblico o ancora nei grandi centri commerciali, dalle lotte di studenti e disoccupati, emerge l’unica civilità degna di essere chiamata umana.
Questo è in fondo quello che sta accadendo alla Gkn di Campi. Un lavoratore per gravi problemi personali incappa nel giro di due mesi in una serie di provvedimenti disciplinari. Tale è la rassegnazione di questo operaio che non si rivolge nemmeno al sindacato, il quale viene a sapere dei provvedimenti solo in seguito. Eppure la Rsu (Rappresentanza Sindacale Unitaria) interna si muove immediatamente, parla con il lavoratore, concorda di rimediare e ottiene dall’azienda rassicurazioni e l’impegno a un incontro dove si faccia il punto della situazione. La richiesta dei delegati sindacali è semplice e chiara: non si può licenziare chi è già umanamente in difficoltà.
L’azienda sembra accettare lì per lì, fino a che, ieri mattina, in azienda i colleghi non vedono questo lavoratore in lacrime, scortato fuori come un animale dal capetto di turno, che lo accompagna a riprendere le sue cose: è arrivata la lettera di licenziamento. La risposta a mesi di discussioni sulla controriforma Fornero, su cosa sia un licenziamento con giusta causa, senza giusta causa, economico, disciplinare, non disciplinare si produce in qualche secondo ed è tutta qui : gli operai abbandonano il lavoro ed escono sui cancelli.
Alle 18 il secondo turno vota lo sciopero ad oltranza. Il turno di notte alle 22 lo conferma. Ora per i lavoratori Gkn è iniziato un braccio di ferro in cui si gioca non solo il futuro di un collega, ma il futuro dello stesso stabilimento e in un certo senso anche il nostro futuro.
L’arroganza con cui l’azienda ha agito infatti non è casuale: i volumi produttivi del settore auto sono in caduta libera. A luglio e agosto il calo delle immatricolazioni ha marciato su cifre del 20%. Gkn stava dichiarando cassa integrazione e il futuro di questa multinazionale in Italia è probabilmente legato al futuro altrettanto incerto degli stabilimenti Fiat. Quindi? Quindi, la direzione aziendale è troppo stupida o troppo furba. Troppo stupida , forse, perchè ha fatto una provocazione gratuita tale da scatenare la rabbia operaia. Troppo furba, forse, perché su questo sciopero ad oltranza si testa la capacità dei lavoratori di resistere al futuro impatto della cassa integrazione e forse di qualche ristrutturazione.
Ieri al presidio sono passati i Cobas della Ginori, i compagni del Camilo Cienfuegos, Clash City Workers e naturalmente noi di Rifondazione Comunista, del Coordinamento 20 Maggio. E’ una rete di solidarietà che per ora ha portato un gazebo, bombolette per gli striscioni, stoffa, aiutato a fotocopiare i volantini, un po’ di cibo proveniente dalla Festa di Rifondazione provinciale e così via. Ma è una rete che andrà estesa tanto più quanto questa lotta andrà avanti. Non si confrontano solo dei lavoratori e una direzione aziendale. Sono due mondi completamente diversi quelli che sono in scontro dentro lo stabilimento metalmeccanico di Campi. E noi stiamo dalla parte della dignità.

“Nessuno ha accolto il corteo operaio della GKN”, Rifondazione accusa il PD Campigiano di aver ignorato la protesta dei lavoratori contro l’articolo 18

23 marzo 2012

Ricevo e pubblico da parte di Rifondazione Comunista di Campi Bisenzio, in relazione alla protesta contro la riforma del mercato del lavoro.
Come in molte altre parti del nostro paese, l’altro ieri i lavoratori Gkn sono scesi ieri in sciopero contro la controriforma dell’articolo 18 (vedi in fondo articolo Nuovo Corriere). Sono arrivati in corteo fin sotto il Comune dove naturalmente nessun esponente del Pd li ha accolti. Già, perché i Democratici ora sono tutti presi con i loro mal di pancia. Hanno fatto i loro bei giri di valzer, sono entrati al Governo “responsabilmente”, caricandosi sulle spalle tutto il peso di applicare in Italia quanto chiesto dalla Banca Centrale Europea (forse non avevano letto che la Bce chiedeva tra l’altro la modifica dell’articolo 18 ?).
Si sa, i dirigenti del Pd non sono estremisti come noi. Non sono irresponsabili come noi. Loro sono gente seria, accolta benevolmente nei salotti bene delle persone che contano nel paese….E allora, caro Pd, perché tutto questo mal di pancia? Ah, capiamo… l’articolo 18 cancellato… la Cgil… una storia di lotte… e voi che dovete votare tutto….Votate la controriforma delle pensioni, i salvataggi delle banche, i licenziamenti facili…. Su, su, allegri. Su con la vita! Se siete così abbacchiati voi, che siete al Governo e come sempre ce la state infilando in quel posto, cosa dovrebbero dire quegli operai che da domani rischieranno il licenziamento per aver osato alzare il capo in fabbrica? Imparate da loro. Dovrebbero essere gli unici giù in questo paese, gli unici con il mal di pancia.
E invece ieri hanno sfilato per il nostro comune. A testa alta. Con l’allegria e la dignità di chi nella vita non ha altra alternativa che lottare. E lo stesso si dica per tutte quelle persone che lungo il percorso ci hanno salutato. Chi diceva: “bravi”, chi ci salutava con il pugno, chi sventolava un fazzoletto rosso. Ve le vogliamo raccontare queste scene, cari dirigenti del Pd, perchè a voi non è dato vederle.
Perché in questo paese ormai c’è una barricata. Di qua ci stanno gli operai, i diritti sociali, il salario, la resistenza di tutti i giorni. Di là ci stanno le banche, il potere finanziario, i grandi gruppi industriali.
Noi stiamo da questa parte della barricata. Voi al Governo. Punto e a capo.
Rifondazione Comunista Campi Bisenzio

Primo Marzo 2010 Sciopero degli stranieri, per il ruolo decisivo dei cittadini immigrati nello sviluppo economico, produttivo e lavorativo nel nostro Paese

28 febbraio 2010

Adriano Chini, primo cittadino di Campi Bisenzio ha aderito allo Sciopero degli stranieri promosso il Primo Marzo 2010 per la tutela dei diritti e il dialogo tra culture e popoli diversi, per la dignità della comunità di Campi Bisenzio, che conta 43.224 residenti di cui 6.417 di origine non italiana.
Nessuno deve essere straniero e nel ricordare le parole di Don Lorenzo Milani :- Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati ed oppressi da un lato, privilegiati ed oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri -:, invita a riflettere sul clima di razzismo che in questo momento si respira in Italia e a partecipare al primomarzo2010 alla giornata proclamata in vari paesi europei a sostegno dei cittadini migranti.  Ritiene necessario sostenere iniziative come questa per reagire al clima di paura e di rifiuto dello “straniero” che si sta cercando di imporre nel nostro Paese.

Anche questo Blog aderisce allo sciopero dei blog “No al bavaglio sul web”

14 luglio 2009

este_14114808_49500Anche Campi Bisenzio Blog aderisce allo sciopero contro il decreto Alfano, maggiori dettagli in merito al sito http://dirittoallarete.ning.com/