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Frana l’argine della Marina, le ultime piogge hanno abbattuto un muro ultracentenario

5 marzo 2014

La pioggia e le recenti piene hanno provocato numerosi danni anche al torrente Marina, in questi ultimi giorni è avvenuta una frana per una lunghezza di 25-30 metri, che ha interessato l’argine del fiume vicino a via S.Quirico quasi all’altezza dell’azienda Ariete. La frana è stata provocata dalla pioggia che avendo intriso la terra dell’argine ha provocato una eccessiva pressione sul muro di contenimento che, al calare delle acque dell’ultima piena, ha finito con il cedere, cadendo nel letto del fiume (foto). In verità il muro ha origini ben più antiche; infatti la Polizia Idraulica, che nel frattempo sta iniziando i lavori di ripristino, ha riscontrato una iscrizione recante l’anno 1723 o 1793 su parte del manufatto. L’argine ha poi avuto modifiche a più riprese, ma vista la realizzazione in epoche molto remote, non ha retto ed ha finito con il disgregarsi definitivamente. I lavori inizieranno domani con uno sbancamento della parte in terra e la realizzazione di un muro di contenimento con pietroni. Un analogo lavoro è in via di esecuzione vicino al ponte della ferrovia in prossimità di Calenzano.

L'argine franato in parte delle sua lunghezza (foto by Campi Bisenzio Blog)

L’argine franato in parte delle sua lunghezza (foto by Campi Bisenzio Blog)

Particolare del muro del 1700 franato nel letto del fiume (foto by Campi Bisenzio Blog)

Particolare del muro del 1700 franato nel letto del fiume (foto by Campi Bisenzio Blog)

Rassegnarsi non è un’opzione, firma per indire due referendum sul lavoro (abolizione art.8 e ripristino art.18)

9 novembre 2012

Da MenteLocale: Torniamo sulla vicenda della raccolta delle firme per l’indizione di due referendum sul lavoro, per richiedere l’abolizione dell’art. 8 della Riforma Sacconi (abolizione dei contratti nazionali di categoria) e del ripristino dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori (reintegro da parte della magistratura dei lavoratori licenziati senza giusta causa o giustificato motivo), per invitare nuovamente i cittadini a non rassegnarsi; a firmare per questi referendum presso segreterie comunali e banchini; a sostenere questa lotta.
I motivi per cui sosteniamo questa campagna aumentano, ahimè, di giorno in giorno. Prendiamo il caso FIAT di Pomigliano, dove la magistratura ha disposto la riassunzione di 195 operai discriminati. Marchionne (quello che piaceva tanto a Renzi, ma anche a Fassino e Chiamparino se è per questo) ha risposto che di conseguenza sarà costretto, per far posto a questi, a licenziare altri 195 operai… dimenticandosi il fatto che si era impegnato a riassumere TUTTI gli operai di Pomigliano.
Il padrone può fare quello che vuole; decide del destino dei suoi lavoratori come più gli piace senza che nessuno ci possa mettere il becco. È vano accampare diritti e resistere tramite la magistratura; se c’è una sentenza la si aggira o la si ignora (certo, occorre la complicità della classe politica, ma a quanto pare per Marchionne non è un problema), oppure, se proprio non se ne può fare a meno, si cancellano o si fanno cancellare, tramite i politici amici, le leggi che danno fastidio in nome della crescita (che non arriva mai; è dal 1992 che fanno tagli e riforme draconiane in nome della crescita che arriverà tra pochi mesi… nel frattempo è arrivato a destinazione persino il treno Siena-Firenze su binario unico, ed è tutto dire)
Che è proprio quello che è successo con questi articoli di legge che i referendum vogliono ripristinare. Quindi si tratta di questioni che vanno oltre il singolo articolo di legge. Si tratta di ridare alla legge un volto umano, di restituirle il suo significato di protezione dei poveri dai ricchi; perché i ricchi, essendo tali, non hanno bisogno di protezione oltre quella del proprio denaro e della propria influenza. Sono i poveri che ne hanno necessità. Perciò tocca loro l’onere della difesa delle leggi che li proteggono, in cambio di vaghe promesse di una crescita che non arriverà mai e che, se arriverà, si può stare certi non riguarderà loro.
Quindi firmi chi non è rassegnato a veder vincere sempre i vari Marchionne, le varie Fornero che rampognano i giovani schizzinosi (e poi hanno la prole piazzata sotto casa, nella propria università), le varie AdF, le varie Ilva, i vari Fiorito. Firmi chi vuole ancora lasciare ai propri figli una condizione migliore della propria. Firmi chi ancora pensa che la Costituzione e la democrazia partecipata sia una bella cosa, troppo bella per lasciarla ai governi tecnici. Firmi chi semplicemente non si vuole rassegnare allo schifo di Paese che ci circonda, in cui al banchetto dell’Italia sono seduti in pochi, troppo pochi e sempre le stesse facce, mentre per gli altri c’è l’aumento dell’IVA e l’abolizione dei diritti come lavoratore.
Oppure si rassegni, si ritiri nel suo guscio e passi l’inverno a piangere.
Rassegnarsi non è un’opzione.