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Gandola incontra i lavoratori di Mondo Convenienza: le istituzioni prendano immediatamente esame del caso

13 aprile 2014

Dopo aver incontrato nei giorni scorsi i rappresentanti legali di Mondo Convenzienza, il Capogruppo di Forza Italia di Campi Bisenzio Paolo Gandola, stamani si è recato all’esterno del punto vendita di Mondo Convenienza alle Tre Ville in Via dei Confini (Campi B.zio) per incontrare i lavoratori delle cooperative che collaborano con l’azienda di mobili e che da circa un mese sono stati licenziati per via delle loro proteste. Tuttavia, oggi, sul posto non erano presenti soltanto quei lavoratori che da settimane protestano e che prima del licenziamento si occupavano delle consegne a domicilio dei beni ma, proprio di fronte all’ingresso del punto vendita, insieme ad alcuni mezzi delle forze dell’ordine vi erano decine e decine dei lavoratori che con striscioni e volantini difendevano la cooperativa di montaggio e trasporto, di cui sono ancora dipendenti, e conseguentemente anche Mondo Convenienza.
Per tali motivi, e proprio a fronte della modalità del tutto sui generis di protesta, ho deciso, dichiara Gandola, di trattenermi lungamente colloquiando con entrambi i gruppi di lavoratori per comprendere, davvero nel dettaglio, e dalla viva voce degli stessi interessati le loro ragioni.
La protesta dei 25 lavoratori che si prolunga da oramai un mese sta arrecando un grave nocumento all’Azienda, mi hanno riferito i lavoratori che ancora lavorano per le cooperative di trasporto e montaggio. Anche gli stessi clienti, hanno proseguito, sono scoraggiati a recarsi nel negozio essendo bloccati poco prima dell’ingresso dagli scioperanti.
In difesa dell’azienda, erano presenti decine e decine di lavoratori provenienti da tutta Italia che protestavano contro gli scioperanti ritenendo inaccettabile che tutti i 1600 lavoratori che ancora oggi collaborano con Mondo Convenienza, siano tenuti sotto scacco da circa 25 scioperanti e siano coinvolti nella vertenza vedendo messo a rischio anche il loro posto di lavoro.
Diversamente, buste paga alla mano, gli scioperanti mi hanno fatto notare come non siano state loro corrisposti in maniera adeguata i pagamenti per le ore effettivamente svolte e non siano stati loro versati in maniera piena i contributi previdenziali. Dagli stessi scioperanti, ho appreso, come gli stessi stiano predisponendo uno specifico ricorso presso il tribunale del lavoro competente.
“Dopo un ora trascorsa con entrambe le fazioni, conclude Gandola, sono emersi punti ed aspetti oscuri della vertenza e che meritano certamente di essere più ampiamente valutate nelle sedi opportune e con maggiore oculatezza. Pur ribadendo l’assoluta fiducia nella buona fede di entrambi i gruppi, ma convinti che la situazione stia davvero danneggiando in modo particolarmente grave l’immagine dell’azienda di mobili ritengo necessario, a nome del Gruppo consiliare di Forza Italia di Campi Bisenzio – ove il punto vendita ha sede – che tutte le istituzioni potenzialmente interessate si adoperino affinché sia possibile avviare un tavolo di concertazione con i lavoratori e l’azienda rendendo possibile far luce sulla vertenza e sanare una ferita che danneggia i lavoratori, l’azienda e i clienti stessi.
Con l’iniziativa di oggi ed il mio interessamento al caso, Forza Italia ha voluto rompere il silenzio assordante che in queste settimane si è registrato sul caso da più parti, soprattutto dal mondo politico e sindacale.

Annullamento Concorso Dirigenti Scolastici: i genitori dell’ICS La Pira di Campi scrivono una lettera al Governo

27 marzo 2014

Un grido di allarme per la scuola, come sempre al centro delle più tragiche delle situazioni, ora 112 Presidi Toscani già in servizio in 112 Comprensivi dopo aver superato un “Concorso” sono a RISCHIO di perdere il loro posto interrompendo il lavoro iniziato per la scuola dove sono stati assegnati. Una di queste storie è quella purtroppo anche della scuola campigiana G. La Pira di San Donnino. Ma il personale ed i genitori non ci stanno e scrivono una lettera al Governo. Aiutiamoli diffondendola ….che ne dite!!!!!

LETTERA DEL PERSONALE DELL’ICS “GIORGIO LA PIRA” DI SAN DONNINO IN MERITO ALL’ASSURDA VICENDA LEGATA ALL’ANNULLAMENTO DEL CONCORSO PER DIRIGENTI SCOLASTICI.

Al Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi
Al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Sen. Stefania Giannini
Al Presidente del Senato, Sen. Pietro Grasso
Al Presidente della Camera, On. Laura Boldrini
E per conoscenza Uffi…cio Scolastico Regionale

Con la presente intendiamo comunicare tutto il disappunto e lo sconcerto in cui ci ha gettati la notizia che il Concorso per i Dirigenti Scolastici in Toscana è stato annullato dalla recente sentenza del Consiglio di Stato, e vogliamo esprimere tutto il nostro timore per le conseguenze che deriverebbero per tutte le scuole coinvolte e in particolare per il nostro Istituto Comprensivo “G. La Pira” di Campi Bisenzio (Firenze).
Nella nostra scuola, infatti, dal settembre 2012 si è insediato un nuovo Dirigente Scolastico, Osvaldo Di Cuffa; la notizia della sua nomina ci aveva fatto tirare un grosso sospiro di sollievo, poiché da noi, scuola cosiddetta “difficile” per tipologia di utenza e collocazione territoriale (alto tasso di immigrazione, abbandoni scolastici, problemi sociali, etc.), si erano avvicendati negli ultimi 7 anni ben tre diversi Dirigenti, di cui uno addirittura Reggente e uno con incarico di reggenza in altra scuola. Pertanto il lavoro già di per sé complesso di un istituto con 7 plessi e circa 1500 alunni era diventato difficilissimo: i rapporti con il territorio, i progetti, le iniziative, tutto veniva portato avanti con fatica e ad ogni nuovo insediamento occorreva ripartire da capo. Perciò l’arrivo del prof. Di Cuffa, neo dirigente giovane e intenzionato a gettare le basi di un lavoro pluriennale, ha ridato energia e vigore a tutti noi e ci ha fatto sperare di poter finalmente portare avanti progetti a lungo termine.
Ora la notizia dell’annullamento del concorso getta la scuola nel caos, per due motivi: intanto il rischio immediato di non poter concludere proficuamente neanche questo anno scolastico, trovandosi di nuovo con una reggenza; poi, se anche ciò non accadesse e venisse tutto “rimandato a settembre”, dovremmo comunque ripartire da capo per l’ennesima volta.
Perciò, ricordando che tutto quello che sta avvenendo rischia di avere una pesante ricaduta sugli alunni, facciamo appello al loro diritto ad una istruzione seria, serena, adeguata e chiediamo al Governo e al Parlamento di intervenire, affinché il lavoro iniziato nella nostra scuola dal Prof. Di Cuffa possa andare avanti.

Scuola Matteucci: di bene in peggio .. e quanto peggio !

10 dicembre 2012

MenteLocale riporta all’ordine delle cronache la vicenda Matteucci, “Ormai è come sparare sulla Croce Rossa.” come dice MenteLocale, “Ogni volta che ci occupiamo della scuola Matteucci, di Campi Bisenzio saltano fuori azioni amministrative le più abborracciate possibili; atti e provvedimenti scritti alla bell’e meglio e con una sana dose di sprezzo del ridicolo, decisioni confuse che fanno capire che la macchina amministrativa non gira (o, per meglio dire, fa girare…) e che le decisioni sono accentrate in una volontà politica che non vuole o che non può confrontarsi con la realtà delle cose, ma solo dominare per forza. Con i risultati che descriviamo di seguito.” Ecco una nuova cronostoria su tutta la vicenda:
Io dò un incarico a te…
In data 21 maggio 2010, con determinazione n. 71, il dirigente del settore Lavori Pubblici e Servizi tecnici, Andrea Bichler, affida all’Università di Firenze l’incarico di valutare il rischio sismico degli edifici pubblici siti a Campi Bisenzio e di redigere le linee guida per la progettazione esecutiva degli interventi necessari alla messa in sicurezza della scuola Matteucci. Allegata alla determina, una convenzione tra il Comune e l’Università di Firenze (Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale). La convenzione è in bianco, non riempita né firmata; se questa è la maniera di pubblicare una determina… Speriamo che si siano almeno ricordati di perfezionare l’atto.
Nella convenzione salta però subito una cosa all’occhio: non c’è un articolo che preveda il recesso. Quindi l’incarico si dà, ma non si può revocare, perché la convenzione non lo prevede. Giuriamo che è la prima volta che ci capita di vedere una cosa simile. Potrà sembrare un particolare insignificante, ma si rivelerà un dettaglio di un certo peso nel prosieguo di questa storia.
L’università ottempera, nel senso che produce un progetto di intervento (contenuto nell’elaborato “Valutazione della sicurezza del plesso scolastico F. Matteucci”) che prevede, oltre che una spesa di euro 1.217.000,00 per risolvere le problematiche relative al controsoffitto (di cui abbiamo già parlato nel precedente post All’avanguardia sulla scuola), anche un costo di ulteriori 2.250.199,00 euro per l’adeguamento sismico dell’edificio. A questo punto insorgono i genitori, i cui figli sono stati spostati armi e bagagli nei fondi di via Verdi e a cui era stato promesso un pronto ritorno nella scuola. Anche perché, dal punto di vista sismico, la scuola non sembra così malmessa (anzi è di gran lunga messa meglio di molti altri edifici scolastici e non sul territorio comunale). Gli agguerriti genitori sono in grado di procurarsi un preventivo, antitetico a quello presentato dall’Università, che prevede un intervento di sistemazione al controsoffitto che con un quarto della spesa prevista permetterà in breve tempo ai ragazzi di tornare nella loro scuola, salvo il dolore per il distacco dagli animaletti che infestavano via Verdi, ma a cui i ragazzi si erano a modo loro affezionati. Lo scontro tra la volontà dell’Amministrazione di procedere comunque a un intervento massivo e quella dei genitori che rivogliono la loro scuola senza dover passare per forza (ma poi: per forza di chi?) per un’operazione che appare agli occhi dei cittadini ingiustificata, sfocia in un clima di mutismo istituzionale; la campagna di ascolto verso i cittadini finisce ben presto (verrà ripresa solo durante l’attuale campagna elettorale).
Ma tu poi dai un incarico… a un altro
Nel 2011 la Giunta matura la decisione di effettuare lo stesso l’intervento massivo, anche al costo dell’ostilità dei cittadini-utenti, e di affidare un nuovo incarico a un professionista, Enrico Baroni, cui nel frattempo ha già chiesto un nuovo preventivo, che Baroni produce con una relazione datata 21 luglio 2011 in cui quantifica il costo dell’adeguamento sismico dell’edificio in euro 360.000,00 e quello dei restanti lavori (ivi compreso la realizzazione di un piano rialzato) in euro 550.000,00. All’Amministrazione questo preventivo piace, e vorrebbe dare un nuovo incarico; ma a questo punto, a quanto pare, si mette di mezzo il Dirigente del settore Lavori Pubblici, il quale aveva già affidato l’incarico di progettazione all’Università di Firenze e ora evidentemente non vuole dare un nuovo incarico, anche perché il precedente – come ricorderete – non è revocabile. Quindi non firma la relativa determina.
Ahi ahi, come facciamo? Presto detto, l’8 novembre 2011 la Giunta si riunisce e approva una strabiliante delibera (la n. 227), consistente in un atto di indirizzo. L’indirizzo è questo: poiché c’è già un progetto presentato dall’Università, poiché i genitori contestano quel progetto (“l’entità del costo dei lavori è stato contestato dai genitori del plesso scolastico Matteucci-Garibaldi, ritenendolo incongruo a seguito delle valutazioni di un ingegnere da tale comitato interpellato”, delibera la Giunta; in realtà i genitori contestavano la scelta sull’intervento, non la congruità del preventivo, ma insomma lasciamo perdere), e poiché, in tale “divergenza di valutazioni” la Giunta è disorientata, meglio affidare l’incarico a un professionista terzo, Baroni appunto.
Il problema è che il dirigente del settore di competenza non ne vuole sapere di conferire quest’incarico, perché ritiene valido quello già assegnato all’Università, e deve averlo anche messo per scritto con nota del 19 ottobre 2011. Dunque la Giunta incarica un altro dirigente, il Segretario e Direttore Generale del Comune, di dare lui l’incarico (perdonateci per questo bisticcio… questi atti sono scritti con i piedi) che il dirigente del settore competente non vuole dare. E Baldi, evidentemente più sensibile alla volontà dell’Amministrazione, dà l’incarico, con determina n. 7 del 14 novembre 2011. E nel conferimento di incarico che è allegato alla determina del 14 novembre 2011 si legge che “la Giunta con atto di indirizzo adottato nella seduta dell’8 novembre 2011 ha stabilito di incaricare il Prof. Ing. Paolo Baroni”; e che “Il Direttore Generale, all’uopo incaricato… ha formalmente conferito l’incarico professionale”, come se l’incarico del 14 novembre fosse un mero atto formale. Eppure il Dlgs. 165/2001 sanciva una netta differenziazione tra politica e gestione nella Pubblica Amministrazione; agli eletti tocca l’atto di indirizzo politico, ossia l’indicazione dello sfondo generale; ma l’atto della gestione spicciola (tipo, l’affidare l’incarico al taluno invece che al talaltro e con una certa procedura invece che con la talaltra) spetta al dirigente. Qui invece si assiste ad atti politici che servono… ad indicare chi sia l’affidatario di una procedura di appalto. Sic! Peraltro il Dlgs. 29/1993, all’art 3, recita che “gli organi di governo definiscono gli obiettivi e i programmi da attuare”, mentre a Campi, a quanto pare, gli organi di governo entrano anche nella gestione tecnica che invece spetterebbe all’autonomia dei dirigenti.
Tra l’altro, credevamo che la formula “all’uopo” fosse stata bandita dal lessico della Pubblica Amministrazione all’epoca del Codice del ministro Cassese… Ah, sarà un caso ma nella convenzione allegata stavolta la clausola di recesso c’è.
Determina… determinuccia mia…
Quest’ultimo atto è però parecchio problematico. In primo luogo da un punto di vista formale: se, come prescrive il Dlgs. 29/93 la determina è l’atto unilaterale anzi monocratico del dirigente in quanto detentore nella Pubblica Amministrazione della gestione finanziaria, amministrativa e tecnica dell’organizzazione, che senso ha incaricarlo di fare una determina? È chiaro che le deve fare lui. La ragione è semplice: il dirigente competente non ha inteso avallare quell’atto. Ma non è che con un atto di indirizzo che incarica un altro dirigente non competente si sana la situazione; è un escamotage per aggirare il problema, ma che dal punto di vista del diritto amministrativo non sta in piedi, almeno non nel panorama della separazione tra politica e gestione voluta dal legislatore con i Dlgs. 29/1993 e 165/2001. Con questa disinvoltura, è chiaro che fioccano i rilievi della Corte dei Conti…
Ma non finisce qui: l’incarico dato all’esterno del Comune va motivato, anche perché il Comune ha già nei suoi ruoli paga almeno una risorsa con la necessaria professionalità: ossia un ingegnere. Si tratta del medesimo Bichler, che però non concorda con quest’atto. Perciò nelle motivazioni della nuova determina il ricorso a un professionista esterno è giustificato con il fatto che il dirigente del settore è “oltremodo oberato per l’assolvimento del proprio carico di lavoro” e che “si trova in una situazione di sostanziale incompatibilità”. Che è un arrampicarsi sugli specchi; il carico di lavoro non giustifica nulla perché in un’amministrazione pubblica (e a dire il vero anche in qualunque altra azienda) è il datore di lavoro a stabilire le priorità delle lavorazioni. Se il datore di lavoro ti chiede di fare una cosa che ritiene urgente, non è che si possa rispondere “ma io ho da fare”. Ci abbiamo provato anche noi, ma non c’è stato verso di sgabellarla. Ma a quanto pare in Comune hanno altre idee. Surreale poi la motivazione che il dirigente del settore competente sia in una situazione di incompatibilità; perché sarebbe in tale situazione, solo perché voleva confermare un incarico già dato avendo evidentemente un’opinione diversa da quella della Giunta?
Ma forse non è neanche il peggio: secondo la nuova determina, l’incarico all’Ing. Baroni, che rientra tra quelli citati al punto n. 12 dell’allegato IIA al Dlgs. 163/2006, il cosiddetto Codice degli Appalti , viene affidato direttamente, senza espletamento di gara, rifacendosi all’art. 125 del medesimo Dlgs. 163/2006. Siamo sicuri? Perché al numero 12 dell’allegato sono citati i servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria, anche integrata; e a questi ultimi si applica non l’art. 125, ma l’art. 91 del detto decreto legislativo, il quale recita al comma 2: “Gli incarichi di progettazione di importo inferiore alla soglia [di 100.000,00 euro] possono essere affidati dalle stazioni appaltanti, a cura del responsabile del procedimento … nel rispetto dei principi di non discriminazione, parità di trattamento, proporzionalità e trasparenza, e secondo la proceduta prevista dall’articolo 57, comma 6, l’invito è rivolto ad almeno cinque soggetti, se sussistono in tale numero aspiranti idonei”. Cosa che ovviamente nel nostro caso non è stata nemmeno presa in considerazione. Dove sono infatti i cinque preventivi?
Nel più ci sta il meno
Potrebbero sembrare questioni di lana caprina e da azzeccagarbugli, ma come sempre il diavolo sta nei dettagli: emerge infatti con chiarezza il quadro di uno stile amministrativo, nel quale chi amministra, quando decide una cosa, la vuole per forza, persino quando si tratta di una decisione controversa e che, come tale, genera dissenso; in tal caso l’amministratore si impunta e forza le procedure pur di ottenere la cosa voluta, anche in presenza di un diniego da parte della struttura amministrativa. Un diniego da parte di un dirigente della pubblica amministrazione non è uno scherzo; non si tratta di capricci, ma, in quanto si tratta di atti che hanno precise responsabilità anche patrimoniali, il diniego del dirigente ha anche il senso di salvaguardare il datore di lavoro da una decisione potenzialmente dannosa. Inutile accampare ragione: quando chi ha deciso di decidere, tutti devono chinare la testa, e se non la chinano, vengono bypassati da procedure amministrative create ad hoc. Che è uno stile di governo quanto meno singolare, in piena rotta di collisione con le istanze espresse dalla cittadinanza e, vorremmo aggiungere, in potenziale conflitto anche con le ragioni della macchina amministrativa che tende sempre a salvaguardare il più possibile la correttezza dei procedimenti (a ovvia garanzia di se stessa).
E questo stile di governo è stato avallato da tutti i membri della Giunta e in particolare da quello che ora, in qualità di candidato sindaco, proclama a gran voce l’ascolto dei cittadini, la partecipazione, la reimpostazione del rapporto con la cittadinanza e tante altre belle cosine; ma in qualità di assessore ha avallato tutte queste scelte. Gli atti prima citati, a cominciare dalla delibera 227/2011 (l’atto di indirizzo sopra citato) sono stati da lui approvati; a quella riunione era presente, e non risulta che si sia opposto al provvedimento. Costui sapeva di star votando un atto contrario a quelli che i genitori degli alunni della scuola avevano più volte chiesto; sapeva di firmare un atto che era il preludio a un rialzamento di un piano della scuola; e l’ha approvato. Qualunque cosa possa venire detta in seguito, questo resta un fatto incontrovertibile.
Un’ultima notazione: atti che a noi sembrano così confusionari potevano essere approvati e redatti solo da un’amministrazione che sapeva di non pagare dazio; ossia, che sapeva che nessuno avrebbe letto le carte e avrebbe chiesto conto. E questo solleva la questione del ruolo dell’opposizione, che avrebbe il diritto-dovere di controllare gli atti della maggioranza; perché questa è la ripartizione dei ruoli nella democrazia. Eppure questo controllo è stato labile. Se uno stile amministrativo, diciamo così, peculiare, ha potuto affermarsi senza colpo ferire, è perché si è sviluppato nel vuoto e senza contrasto, a riprova del fatto che la responsabilità della conduzione, nel bene e nel male, di una comunità non è mai un fatto meramente individuale; ci riferiamo qui in particolare alla maggiore forza di opposizione, ammesso che qui il termine “opposizione” si possa usare, che proprio perché tale porta le maggiori responsabilità di questo stato di cose. Insomma per arrivare a un risultato del genere bisogna essere in parecchi; nel più ci sta il meno, come dicono.

Taira Bartoloni ai Gigli per portare la solidarietà ai commessi

1 novembre 2012

C’era anche Taira Bartoloni, la più giovane candidata alle primarie di Campi Bisenzio, questo pomeriggio al Centro Commerciale “I Gigli”, dove lavoratori e lavoratrici hanno protestato con un flashmob contro l’apertura domenicale dei negozi. “L’apertura no stop degli esercizi commerciali – ha detto Taira – stabilita dal governo Monti, si è rilevata una vera iattura per le lavoratrici e i lavoratori. Non ha portato, né ad un incremento del fatturato dei negozi, né tantomeno a nuove assunzioni. Il risultato è stato che i dipendenti sono costretti a lavorare tutte le domeniche e a molti di essi non viene nemmeno pagato lo straordinario”.
La candidata vendoliana, che, peraltro, alcuni anni fa ha anche lavorato come cassiera proprio ai Gigli per pagarsi le rette universitarie, si è quindi unita alla protesta, assumendosi un impegno preciso: “E’ chiaro – ha detto – che il Comune può far ben poco per questa situazione. Fino allo scorso anno, era il Comune a decidere le aperture domenicali in base ad una legge di indirizzo della Regione. Con Monti, invece, le Regioni e i Comuni vengono espropriati di tale potere. Se sarò eletta lotterò con tutte le mie forze, affinché il Governo riveda questa posizione e riporti tale potere ai comuni. E’ certo che, se le primarie nazionali fossero vinte da Nichi Vendola e quelle di Campi da Taira, questo scempio sparirebbe”.

Taira Bartoloni (la prima a destra) con due commesse dei Gigli

Crisi FNAC: adesione totale allo sciopero e le serrande del negozio di Campi restano serrate per l’intera giornata

6 ottobre 2012

Ha avuto il massimo eco la protesta dei lavoratori Fnac che nel negozio di Campi hanno aderito quasi totalmente allo sciopero. Ecco il comunicato che mi è pervenuto e che riporto integralmente.

Il negozio dei Gigli

I lavoratori degli 8 negozi di Fnac Italia e degli uffici della sede centrale hanno aderito allo sciopero indetto dai sindacati FILCAMS CGIL – FISASCAT CISL – UILTUCS UIL. Per la prima volta  in 12 anni di storia di Fnac Italia le serrande dei negozi di Genova, Torino, Grugliasco (TO), Verona, Campi Bisenzio (FI), Roma e Napoli sono rimaste abbassate tutto il giorno mentre i lavoratori, riuniti in presidi, chiedevano nuovamente e a gran voce di conoscere il proprio destino e quello dell’azienda. A nove mesi dalla comunicazione della sede centrale di Fnac sull’insostenibilità della gestione italiana, i dipendenti di Fnac Italia chiedono risposte chiare, esaustive e credibili sul loro futuro.
Lo sciopero, proclamato da Filcams-CGIL, Fisascat-CISL e Uiltucs-UIL, è stato indetto dopo una serie di mobilitazioni pacifiche organizzate dai lavoratori nelle scorse settimane, fuori dall’orario di lavoro. Cinque i sit-in di protesta inscenati dai lavoratori nel corso del mese di settembre: Milano (6/9), Roma (13/9), Firenze (18/9), Torino (21/9), Napoli (29/9). Contemporaneamente, le Organizzazioni Sindacali chiedevano ufficialmente a Fnac Italia un incontro urgente per conoscere le prospettive future dei lavoratori. Le sollecitazioni dei lavoratori e delle Organizzazioni Sindacali non hanno ottenuto alcuna risposta dai vertici di Fnac: da qui la proclamazione dello sciopero nazionale.
Alle ore 9 del 5 ottobre la saracinesca del negozio Fnac all’interno de I GIGLI non si è alzata per sciopero, ciò significa che quasi il 100% dei lavoratori dello store toscano ha aderito allo sciopero impedendo dl negozio di aprire. I lavoratori di Fnac il 5 ottobre si sono divisi in due scaglioni, il primo alla volta di Milano unendo le loro voci a quelle dei colleghi milanesi, il secondo presidiando comunque lo spiazzo adiacente il negozio con l’intento di spiegare e far capire la situazione di Fnac Italia in questo momento. Il presidio è stato visitato per tutta la giornata da clienti e soci Fnac sbigottiti e increduli, dalla stampa, e dai dipendenti degli altri negozi del Centro Commerciale che hanno manifestato la loro solidarietà.
Tutto questo avviene il giorno dopo dell’incontro tra l’assessore del Comune di Campi Bisenzio Stefano Salvi e l’AD di Fnac Italia Christophe Deshayes. Deshayes ha ribadito le difficoltà che da anni incontra FNAC in Italia a causa della crisi economica ma sopratutto per la politica dei prezzi effettuata dai competitors, confermando che non è ancora stata trovata una soluzione per i negozi italiani ma ci saranno novità entro la prima settimana di novembre. L’assessore Stefano Salvi ha espresso forte preoccupazione per gli oltre 50 posti di lavoro in pericolo ai Gigli visto il rischio di chiusura del punto vendita.
Il consiglio comunale, nella seduta di mercoledì, ha approvato un ordine del giorno con cui esprime solidarietà ai dipendenti della Fnac e chiede di attivare il tavolo di crisi provinciale per portare all’attenzione della Regione Toscana, della Provincia e del Ministero la grave situazione del marchio che comporterebbe, in caso di chiusura di tutti gli 8 punti vendita italiani, la perdita di oltre 600 posti di lavoro.
L’esito della giornata di sciopero è stato eccezionale: l’adesione dei dipendenti ha sfiorato il 100%, il livello di attenzione mediatica e istituzionale sulla crisi Fnac si è ulteriormente alzato e si fa via via più pressante la domanda dei lavoratori: Monsieur Pinault, cosa pensa di fare dei 600 dipendenti di Fnac Italia?
Fnac è una catena francese di megastore di libri, musica, dvd e prodotti di tecnologia, presente in Italia con 8 negozi e un sito e-commerce, per un totale di circa 600 dipendenti dell’età media di 30-35 anni. Fnac è una società del Gruppo PPR, che detiene tra gli altri i marchi Gucci e Bottega Veneta. Il Gruppo PPR è presieduto dal multimiliardario François-Henri Pinault, che negli ultimi anni ha sempre più decisamente manifestato l’intenzione di spostare gli interessi del Gruppo sui marchi del lusso.
Il 13 gennaio 2012 la sede centrale di Fnac annuncia con un comunicato stampa un’imponente ristrutturazione dell’azienda, delineando le iniziative di risparmio programmate per ciascun Paese in cui Fnac è presente. Al destino di Fnac Italia il comunicato dedica una sola riga: In Italia, dove non sussistono più le condizioni per un’attività in proprio, la Fnac vaglierà tutte le possibili opzioni e prenderà una decisione entro l’anno.
Oggi, a nove mesi da quell’annuncio, i dipendenti di Fnac Italia non hanno ricevuto alcuna informazione sulla loro sorte e sulla sorte dell’azienda. Nel frattempo si avvicina la scadenza del 31 dicembre – data entro la quale sarà presa la decisione sul destino dei 600 lavoratori di Fnac Italia – e la prospettiva della chiusura si fa sempre più reale.
Dal 6 settembre a oggi il tam tam della protesta ha raccolto solidarietà e interesse ovunque: dalla pagina facebook “Salviamo Fnac”, che in poche settimane ha ricevuto oltre 5.000 adesioni, al mondo della politica. Diversi sono anche gli artisti che hanno espresso la propria solidarietà ai lavoratori di Fnac, tra i quali Moni Ovadia, Subsonica, Afterhours, Litfiba.
Per info:  https://www.facebook.com/salviamofnac

Il presidio dei lavoratori fiorentini a Milano

Crisi Fnac, anche a Campi Bisenzio l’adesione del negozio allo sciopero nazionale indetto per domani 5 ottobre

4 ottobre 2012

Domani 5 ottobre sarà il giorno della protesta dei lavoratori di Fnac Italia – a rischio chiusura – e si svolgerà in contemporanea negli otto store della catena: Milano, Genova, Torino, Grugliasco (TO), Verona, Firenze, Roma, Napoli. A nove mesi dalla comunicazione della sede centrale di Fnac sull’insostenibilità della gestione italiana, i dipendenti di Fnac Italia chiedono risposte chiare, esaustive e credibili sul loro futuro. Lo slogan della protesta: SALVIAMO FNAC. IL LAVORO PER NOI È UN LUSSO. Un gioco di parole che mette in relazione i 600 dipendenti di Fnac Italia a rischio disoccupazione con il mercato del Lusso, che costituisce il centro degli interessi del Gruppo PPR, proprietario di Fnac. Lo sciopero, proclamato da Filcams-CGIL, Fisascat-CISL e Uiltucs-UIL, arriva dopo una serie di mobilitazioni pacifiche organizzate dai lavoratori nelle scorse settimane, fuori dall’orario di lavoro. Cinque i sit-in di protesta inscenati dai lavoratori nel corso del mese di settembre: Milano (6/9), Roma (13/9), Firenze (18/9), Torino (21/9), Napoli (29/9). Contemporaneamente, le Organizzazioni Sindacali chiedevano ufficialmente a Fnac Italia un incontro urgente per conoscere le prospettive future dei lavoratori. Le sollecitazioni dei lavoratori e delle Organizzazioni Sindacali non hanno ottenuto alcuna risposta dai vertici di Fnac: da qui la proclamazione dello sciopero nazionale. Anche i dipendenti della Fnac dei Gigli di Campi Bisenzio si uniranno al presidio dei lavoratori Fnac nel centro di Milano, sotto la sede di Fnac Italia.
Fnac è una catena francese di megastore di libri, musica, dvd e prodotti di tecnologia, presente in Italia con 8 negozi e un sito e-commerce, per un totale di circa 600 dipendenti dell’età media di 30-35 anni. Fnac è una società del Gruppo PPR, che detiene tra gli altri i marchi Gucci e Bottega Veneta. Il Gruppo PPR è presieduto dal multimiliardario François-Henri Pinault, che negli ultimi anni ha sempre più decisamente manifestato l’intenzione di spostare gli interessi del Gruppo sui marchi del lusso. Il 13 gennaio 2012 la sede centrale di Fnac annuncia con un comunicato stampa un’imponente ristrutturazione dell’azienda, delineando le iniziative di risparmio programmate per ciascun Paese in cui Fnac è presente. Al destino di Fnac Italia il comunicato dedica una sola riga: In Italia, dove non sussistono più le condizioni per un’attività in proprio, la Fnac vaglierà tutte le possibili opzioni e prenderà una decisione entro l’anno.
Oggi, a nove mesi da quell’annuncio, i dipendenti di Fnac Italia non hanno ricevuto alcuna informazione sulla loro sorte e sulla sorte dell’azienda. Nel frattempo si avvicina la scadenza del 31 dicembre – data entro la quale sarà presa la decisione sul destino dei 600 lavoratori di Fnac Italia – e la prospettiva della chiusura si fa sempre più reale. Dal 6 settembre a oggi il tam tam della protesta ha raccolto solidarietà e interesse ovunque: dalla pagina facebook “Salviamo Fnac”, che in poche settimane ha ricevuto oltre 4.000 adesioni, al mondo della politica. Diversi sono anche gli artisti che hanno espresso la propria solidarietà ai lavoratori di Fnac, tra i quali Moni Ovadia, Subsonica, Afterhours, Litfiba.
Alcune reazioni politiche alla mobilitazione dei dipendenti Fnac:
“PPR, società che gestisce Fnac, deve rendere noto all’opinione pubblica europea se vuole essere corresponsabile di un generaziocidio oppure no. Dico questo perché l’età media dei 600 lavoratori in Italia (tra cui una ottantina a Napoli) è compresa tra i 30 e i 35 anni. PPR non soffre di crisi aziendale, in un momento di recessione dell’economia globale ha fatturato nel 2011 12.2 bilioni di euro, dati questi che ho appreso leggendo la home del loro sito. Inoltre le librerie e gli store Fnac sono divenuti in questi anni luoghi di aggregazione e di confronto culturale. La loro scomparsa, soprattutto senza l’attenuante della crisi aziendale, sarebbe doppiamente delittuosa, oltre che l’incremento della crisi occupazionale anche per la soppressione di un presidio vivace e culturale nel cuore del Vomero come nel centro di altre importanti città italiane.”  Luigi de Magistris (Sindaco di Napoli)
“Fnac a Milano, è diventato nel tempo un presidio di cultura e scambio. Un luogo dove, insieme e oltre all’acquisto, ci si informa, si discute, si incontrano amici, grazie alla presenza di un gruppo di dipendenti e commessi attentissimi e motivati. Da qualche tempo, la proprietà (il gruppo PPR, francese) minaccia di chiudere questo spazio vitale per Milano. Perdere Fnac sarebbe perdere uno snodo della nostra vita culturale. Come Assessore alla Cultura, il mio impegno sarà di far presente alla proprietà la nostra attenzione per l’utilità sociale e il valore di Fnac in via Torino.”  Stefano Boeri (Assessore alla Cultura del Comune di Milano)
“È un pessimo modo di fare impresa, quello di Fnac, che non comunica e non condivide con i propri collaboratori le effettive difficoltà e le decisioni che stanno prendendo. Lasciare all’oscuro chi lavora è immorale. Noi siamo pronti a fare la nostra parte per trovare soluzioni e definire percorsi nuovi, con l’ unico obiettivo di non lasciare soli i lavoratori e le loro famiglie”. Michele Coppola (Assessore alla Cultura della Regione Piemonte)
“Il Partito Democratico metropolitano di Firenze esprime forte preoccupazione per il poco chiaro processo di ristrutturazione della Fnac: gli oltre 60 dipendenti del punto vendita dei Gigli hanno diritto a delle risposte chiare. Sarebbe impensabile che i lavoratori e le lavoratrici del punto vendita Fnac, che appartiene alla grande multinazionale di marchi della moda e del lusso, possano rischiare il loro posto solo per strategie di marketing industriale e senza la condivisione di alcun percorso che li metta al riparo dallo spettro del licenziamento”. Stefano Righeschi (PD Firenze Coordinamento metropolitano)

Sit-in di protesta dei dipendenti Fnac a Firenze

“Nessuno ha accolto il corteo operaio della GKN”, Rifondazione accusa il PD Campigiano di aver ignorato la protesta dei lavoratori contro l’articolo 18

23 marzo 2012

Ricevo e pubblico da parte di Rifondazione Comunista di Campi Bisenzio, in relazione alla protesta contro la riforma del mercato del lavoro.
Come in molte altre parti del nostro paese, l’altro ieri i lavoratori Gkn sono scesi ieri in sciopero contro la controriforma dell’articolo 18 (vedi in fondo articolo Nuovo Corriere). Sono arrivati in corteo fin sotto il Comune dove naturalmente nessun esponente del Pd li ha accolti. Già, perché i Democratici ora sono tutti presi con i loro mal di pancia. Hanno fatto i loro bei giri di valzer, sono entrati al Governo “responsabilmente”, caricandosi sulle spalle tutto il peso di applicare in Italia quanto chiesto dalla Banca Centrale Europea (forse non avevano letto che la Bce chiedeva tra l’altro la modifica dell’articolo 18 ?).
Si sa, i dirigenti del Pd non sono estremisti come noi. Non sono irresponsabili come noi. Loro sono gente seria, accolta benevolmente nei salotti bene delle persone che contano nel paese….E allora, caro Pd, perché tutto questo mal di pancia? Ah, capiamo… l’articolo 18 cancellato… la Cgil… una storia di lotte… e voi che dovete votare tutto….Votate la controriforma delle pensioni, i salvataggi delle banche, i licenziamenti facili…. Su, su, allegri. Su con la vita! Se siete così abbacchiati voi, che siete al Governo e come sempre ce la state infilando in quel posto, cosa dovrebbero dire quegli operai che da domani rischieranno il licenziamento per aver osato alzare il capo in fabbrica? Imparate da loro. Dovrebbero essere gli unici giù in questo paese, gli unici con il mal di pancia.
E invece ieri hanno sfilato per il nostro comune. A testa alta. Con l’allegria e la dignità di chi nella vita non ha altra alternativa che lottare. E lo stesso si dica per tutte quelle persone che lungo il percorso ci hanno salutato. Chi diceva: “bravi”, chi ci salutava con il pugno, chi sventolava un fazzoletto rosso. Ve le vogliamo raccontare queste scene, cari dirigenti del Pd, perchè a voi non è dato vederle.
Perché in questo paese ormai c’è una barricata. Di qua ci stanno gli operai, i diritti sociali, il salario, la resistenza di tutti i giorni. Di là ci stanno le banche, il potere finanziario, i grandi gruppi industriali.
Noi stiamo da questa parte della barricata. Voi al Governo. Punto e a capo.
Rifondazione Comunista Campi Bisenzio

Piano interprovinciale sui rifiuti: a Firenze passa con i soli voti del PD – I Comitati protestano in aula “Non avete la dignità di rappresentarci!”

13 febbraio 2012

L’adozione è stata approvata con i voti del Pd mentre Sel e Idv non hanno partecipato al voto. Il Presidente Barducci convocherà una riunione della maggioranza.
Dopo l’illustrazione da parte dell’assessore all’Ambiente Renzo Crescioli, il Consiglio provinciale ha affrontato la discussione sul Piano interprovinciale dei rifiuti. Sel e Idv, che fanno parte della maggioranza insieme al Pd, non hanno partecipato al voto non disconoscendo, per parte loro, l’adesione alla maggioranza ma credendo a miglioramenti che potranno essere apportati nelle osservazioni successive all’adozione del Piano. Tuttavia ora si apre la prospettiva di una verifica di maggioranza, come ha fatto capire il Presidente della Provincia Andrea Barducci che convocherà una riunione delle forze politiche che sostengono la Giunta.
Una seduta comunque molto contestata dai Comitati quella di oggi a Firenze, contrari alla realizzazione degli inceneritori nella Piana di Firenze, Prato e Pistoia, che hanno interrotto la seduta in cui si discuteva del piano interprovinciale dell’Ato Centro. “Vergogna!”, “Servi!”, “Non avete la dignità di rappresentarci!” queste le espressioni di dissenso rimbombate all’interno della sala. Il programma che coinvolge l’area metropolitana fiorentina, pratese e pistoiese prevede oltre all’introduzione di due nuovi termovalorizzatori e l’ampliamento di altri, anche la costruzione di nuove discariche e l’eliminazione di vecchie. Di fronte alle proteste il presidente del Consiglio provinciale David Ermini ha invitato i contestatori a non interrompere i lavori. Già poco prima gli esponenti dei comitati avevano esposto, sempre durante i lavori del Consiglio, alcuni striscioni contro la realizzazione di impianti di incenerimento: “No inceneritori!”, “Non bruciateci il futuro”, “Rossi il carnevale è finito, stop agli inceneritori”. Proprio come iniziativa di protesta contro il nuovo piano, i comitati avevano convocato per oggi un sit-in di fronte alla sede della Provincia, che è stato in seguito trasformato in una conferenza stampa allestita all’interno di Palazzo Medici Riccardi. “Noi abbiamo un contropiano rispetto a quello delle istituzioni che vogliono più inceneritori – ha detto Valeria Nardi, rappresentante dei comitati – La nostra proposta è quella di incentivare il riciclo, il riuso dei materiali e la raccolta porta a porta”. Altri esponenti delle sigle hanno anche lanciato un appello a cittadini ed imprese “ad opporsi ai diktat scellerati delle istituzioni”. Sul caso si è espressa anche la consigliera comunale Ornella De Zordo. Fonte (met.provincia.fi.it)

“No al Piano Interprovinciale per la gestone dei rifiuti”. I Comitati organizzano un presidio di fronte alla Provincia di Firenze a partire dal 13 febbraio 2012

12 febbraio 2012

Il Coordinamento ATO Toscana Centro, il Coordinamento dei comitati della Piana di Firenze Prato e Pistoia, la Rete di Coordinamento Valdarno Aretino, Valdarno Fiorentino e Valdisieve, organizzano per lunedì 13 febbraio alle 15.00 una conferenza stampa e a partire dalle ore 16.00 un presidio di protesta presso il palazzo della Provincia in Via Cavour 1 a Firenze.
I comitati, le associazioni e le forze politiche che si oppongono al piano interprovinciale per la gestione dei rifiuti previsto in adozione si ritrovano quindi per protestare apertamente e dichiarare il loro dissenso verso un Piano fuori normativa.
Nella conferenza stampa verrà illustrato  ”Alterpiano” che rappresenta la sintesi delle proposte elaborate da comitati e associazioni, in alternativa a quello interprovinciale, con particolare attenzione alla creazione di posti di lavoro inerenti la gestione dei rifiuti, riduzione dei costi di smaltimento e relativi investimenti.
Gli organizzatori ribadiscono la propria contrarietà ad un progetto al di fuori della normativa vigente italiana ed europea, economicamente svantaggioso, che mette a rischio la salute delle popolazioni, con la previsione dell’ampliamento degli inceneritori esistenti, la costruzione di nuovi e con la conseguente necessità di stoccare materiali pericolosi (scorie e ceneri) in luoghi che già la stessa Provincia ha definito non idonei.
L’invito è come sempre quello di partecipare numerosi e diffondere l’iniziativa per far sentire la nostra voce di liberi cittadini.
Altri link per l’Alterpiano proposto dai comitati No-Inceneritore e gli ultimi post pubblicati dal blog sull’argomento:

– Un “Alterpiano per la gestione dei rifiuti”, i comitati ATO Toscana Centro contrattaccano oggi alle ore 21.00 a Villa Montalvo
– “L’inceneritore di Case Passerini non s’ha da fare” .. la risposta dei comitati all’annuncio della data di inizio dei lavori
– Quanto ti costano i rifiuti e perché ..
– Acqua all’arsenico, Tar condanna i Ministeri: rimborsi per 2.000 cittadini .. e per l’inceneritore ? non aspettiamo quando ormai sarà tardi !

Il 15 ottobre è la giornata dell’indignazione: una protesta contro il sistema globale delle Banche

13 ottobre 2011

Rifondazione Comunista di Campi Bisenzio vi invita a partecipare alla manifestazione di protesta che si terrà a Roma il prossimo 15 ottobre, ecco le motivazioni direttamente dal sito del movimento campigiano:

Il 15 ottobre è stata convocata una manifestazione nazionale a Roma. Ma non si tratterà di una manifestazione nazionale e non si terrà solo a Roma. In tutte le piazze del mondo, il 15 ottobre sarà la giornata dell’indignazione.
La richiesta naturalmente è che il Governo Berlusconi vada a casa. Ma sarà una protesta contro questo o quel Governo. In tutto il mondo si protesterà contro l’intero sistema.
Il motivo è semplice. Siamo di fronte ad una crisi epocale del capitalismo. Una crisi che supera per profondità quella del 1929. Il fallimento del sistema è sotto gli occhi di tutti e, in maniera più o meno consapevole, si diffonde nella società la sensazione che solo un cambiamento radicale possa salvarci dal suo crollo. Dopo le rivoluzioni in Egitto e in Tunisia, c’è stato un movimento di massa in Spagna e poi addirittura in Israele e in questi giorni negli Stati Uniti. Alcuni temi tornano ormai insistentemente nelle diverse mobilitazioni:
1- Noi il debito non lo paghiamo. Il debito pubblico è stato creato dal capitale privato e in particolare negli ultimi due anni dai soldi pubblici bruciati per ripianare i buchi della grande finanza. Solo Europa e Usa hanno speso 5800 miliardi di euro negli ultimi due anni per sovvenzionare Banche e grandi istituti finanziari. Ora la stessa finanza mondiale pretende di incassare lauti interessi sul debito pubblico, distruggendo ogni forma di stato socialie. Non abbiamo creato il debito e non abbiamo intenzione di pagarlo.
2- Spesa sociale invece di spesa militare. Solo in Italia 27 miliardi di euro di spese militari nel 2010. Ritiriamo le truppe da ogni teatro di guerra e usiamo i soldi risparmiati per pensioni, scuola e sanità.
3-No alle privatizzazioni, sì ai beni comuni. Le privatizzazioni hanno fallito ovunque, rendendo i servizi essenziali inefficienti e costosi. Ferrovie, Telecom, Alitalia, sanità, pensioni: tutto quanto è stato privatizzato negli ultimi 20 anni deve essere rinazionalizzato. Contemporaneamente vanno difesi i beni che rimangono pubblici: acqua, trasporti ecc.
4- Salvare l’ambiente dalla distruzione capitalista. In nome del massimo profitto, continua la follia nucleare, l’utilizzo del petrolio, l’aumento dell’inquinamento, della produzione di rifiuti e le grandi opere come la Tav. In nome del nostro futuro, è necessario invece fermare la follia capitalista.
5- Democrazia diretta e reale. In ogni paese capitalista la democrazia si rivela una farsa dove ogni 5 anni sei chiamato a votare chi ti rappresenterà meno peggio. Ovunque si sono consolidati due poli politici che si alternano continuando però a fare gli stessi interessi economici. Per questo il problema non è scegliere il meno peggio, ma costruire un fronte politico che si basi sui ceti popolari e che si ponga l’obiettivo di farne gli interessi.
SCARICA IL TESTO DEL VOLANTINO DEL PRC DI CAMPI IN PDF
Rifondazione Comunista di Campi Bisenzio, in collaborazione con il Coordinamento 20 Maggio, organizza la propria presenza in pullman alla manifestazione di Roma del 15 ottobre. E’ possibile prenotare il pullman al nostro indirizzo mail (reperibile nei contatti del sito) o chiamando al numero 3392566074 o in alternativa 3335454692.
La partenza è prevista alle 7.30, di fronte alla Gkn, zona Gigli, lato Cinema Vis Pathe, in via Fratelli Cervi.
Il costo del viaggio andate e ritorno sarà di 10 euro.