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Gli Uccellaci di Focognano: Lettera d’incoraggiamento al Sindaco Fossi

23 febbraio 2014

Nonostante si cerchi di mascherare la questione dell’inceneritore con il classico silenzio delle istituzioni, c’è sempre un gruppo in continuo aumento di cittadini, informati, che ribadiscono il loro netto NO all’inceneritore. Il Blog di Campi è sempre stato un organo di divulgazione molto premuroso su questo argomento, oggi quindi condivido con piacere questa lettera aperta che gli amici Uccellacci rivolgono al sindaco Fossi..

Sindaco,
faccia un atto di coraggio, faccia il suo dovere, difenda la salute dei cittadini, dei suoi figli, dei nostri figli, difenda il territorio da un danno ambientale certo, da un danno biologico che ricadrà sulle prossime generazioni, si schieri dalla parte dei cittadini che oramai hanno sostituito le istituzioni nella difesa dei beni comuni. Lei sa benissimo che la piana di Firenze è l’area più inquinata della Toscana, Lei sa che l’Incenerimento dei rifiuti non è la soluzione, che l’Inceneritore produce ceneri tossiche, diossine, nano particelle e agenti tumorali certi, Lei sa benissimo che l’ampliamento dell’aeroporto non è necessario, oltre che dannoso per le condizione già compromesse dell’area, lei sa benissimo che esistono alternative più vantaggiose per l’economia, l’ambiente, la salute e il futuro di tutti Noi.
Con i 150 milioni di euro previsti per l’Inceneritore, si potrebbe da subito adottare la strategia “Rifiuti Zero”, costruire un impianto di trattamento a freddo per la parte residua, un centro ricerca per il recupero dei materiali.Tutte soluzioni praticabili da subito che darebbero un impatto positivo sull’economia del riciclo,del riuso e della ricerca, che sono il futuro dell’economia reale, con un sicuro aumento di posti lavoro nel settore, senza andare ad aggravare la situazione ambientale già compromessa della piana.
Con L’Inceneritore il guadagno è per pochi il danno e le malattie per tutti. Lei tutto questo lo sa, faccia la scelta giusta, non quella che gli conviene.
Non abbia paura delle multiutility pronte a speculare sul territorio, si schieri dalla parte giusta, troverà 50.000 cittadini pronti a sostenerla in questa battaglia e pronti a partecipare a costruire un pezzo di futuro.
Coraggio!
S/Gli Uccellacci

MenteLocale: Scarlino chiuse due linee dell’inceneritore, ma riaprirà di (più) sicuro … fino alla prossima

31 maggio 2013

Il 28 maggio 2013 anche l’ARPAT ha confermato quanto già sapevamo, ossia che l’incenertiore di Scarlino ha emesso diossine oltre i limiti di legge dalla linea 2. Ma l’incidente deve essere stato più grave del previsto, dato che il gestore ha chiuso, oltre che la linea numero 2, anche quella numero 3. Di conseguenza, dal 24 maggio, l’impianto è spento, in attesa delle solite verifiche e interventi che sanciranno come l’impianto sia perfettamente sicuro, ovviamente fino al prossimo incidente e alle successive verifiche che come sempre risulteranno positive. E questo, come hanno sancito i soloni di qui, è la chiusura del ciclo dei rifiuti. Buone notizie invece per quanto riguarda i cervelli di costoro; non risultano emissioni di onde cerebrali oltre i limiti di legge. La produzione resta molto ma molto al di sotto del limite rilevabile – con soddisfazione di tutti.

Nel paese dei ciechi (e anche un pò dei sordi)

21 aprile 2013

Alla conferenza stampa del 18 aprile 2013 che accompagnava la richiesta di autorizzazione per la costruzione dell’inceneritore di Case Passerini, Giorgio Moretti presidente di Quadrifoglio e Roberto Barilli direttore generale di Hera (uniti per la lotta nella società Q Thermo, di cui per il 60% è proprietario Quadrifoglio e per la restante parte Hera) hanno raccontato cose mirabolanti. Hanno annunciato tolleranza zero verso i ritardi burocratici della pubblica amministrazione nel rilascio delle autorizzazioni, minacciando i comuni. Ma minacciando davvero. Ecco qui il virgolettato da Repubblica del 19 aprile 2013: “Stiamo investendo molto e se ci fossero eccessivi ritardi burocratici sappiamo che la pubblica amministrazione non è terza e che si può anche chiedere i danni”. La perla è che la pubblica amministrazione non è terza; infatti la pubblica amministrazione è la proprietaria di Quadrifoglio tramite i comuni, con la comica che il dipendente presidente di Quadrifoglio minaccia il datore di lavoro di chiedergli i danni. A proposito di conflitto di interessi. Son cose possibili solo in Italia, e forse nel Congo belga. Ma, a occhio, il siluro era diretto contro il “sospensore” Gianassi, sindaco di Sesto Fiorentino.
Di perle, poi, ce ne sono tante, e la migliore è la chicca finale: l’inceneritore “sarà uno dei più sicuri al mondo: le emissioni saranno di 10 volte sotto i limiti di legge e quelle annuali di polveri sottili saranno pari a quelle prodotte in un anno da una normale macchina diesel”. Verrebbe quasi da chiedersi che razza di auto diesel abbiano i suddetti signori. Magari ha bisogno di una revisioncina. Il fatto che il progettato impianto sia uno dei più sicuri al mondo non rassicura mica tanto, visto che gli altri fanno venire il canchero; visto che l’impianto lo vogliono mettere accanto a un aeroporto (potenziato; non ci facciamo mancare nulla) e a due autostrade, e senza avere la più pallida idea di quali inquinanti già ci siano. E del resto, chi li dovrebbe rassicurare i cittadini? Giorgio Moretti, il cui merito massimo in materia ambientale è stato quello di essere finanziatore della campagna di Matteo Renzi nel 2009? E con quali parole? Con quelle che richiamano in modo sinistro gli annunci che salutarono la costruzione dell’inceneritore di Brescia, gabellato come l’impianto più sicuro d’Europa? Poi si è visto come è andata a finire… Ma se a Brescia è un disastro, aumentiamo l’iperbole; l’impianto di case Passerini sarà il più sicuro al mondo. Vorrà dire che il prossimo inceneritore di Hera sarà il più sicuro dell’universo; e quello dopo ancora il più sicuro tra molti universi. Che è un modo per ragionare sulle miserie dell’amministrazione e della politica nei nostri territori e nel nostro Paese; ma possibile che tutto si riduca a queste fanfaluche a cui ormai non credono più nemmeno i bambini di tre anni? Possibile che si faccia finta di ignorare che tutto sta cambiando in questo Paese, e che i vecchi giochini conditi di pastone da contare ai cittadini sciocchi siano ancora l’arma di lotta di una classe dirigente (ma meglio sarebbe dire digerente) ormai al lumicino?
Nel paese dei ciechi, l’orbo è re, dice un proverbio. Ma a quanto pare un numero crescente di cittadini sta aprendo gli occhi, e si appresta a mandare a casa una classe politica incapace, dannosa e parassitica e i finanziatori da lei protetti. La prima data utile a questo fine scade a maggio, con le elezioni amministrative di Campi; un’occasione da leccarsi i baffi per dare un bel calcio (elettorale) a chi di questo pastone si è ammantato, incistandosi in tutti questi anni e ora tenta di riprodurre la propria esistenza (politica) rivestendosi, a mo’ di panni curiali, di novità che non gli appartengono e che non gli si addicono.
Un’ultima notazione per le forze antinceneritore. Non ci pensate nemmeno a presentarvi divise, ora che c’è la possibilità concreta di mandare a casa tutta la ghenga. Ciò vale soprattutto per le forze più piccole e che hanno meno probabilità di entrare in Consiglio comunale (ricordiamo che si vota con le nuove regole, che i consiglieri sono ridotti a 24 e che il quorum elettorale è molto più alto rispetto all’ultima tornata). Non siate sordi a quest’appello. Fate un favore ai cittadini, mettete da parte le piccole questioni di ego (delle quali ai cittadini non importa nulla) e presentatevi unite. Ve lo chiede la cittadinanza. Oppure pensate ai piccoli interessi di bottega, presentatevi divise e aspettate che i cittadini, che nel frattempo per la vostra insipienza si beccheranno l’inceneritore, vi presentino il conto da pagare. Cosa che inevitabilmente avverrà. Perché anche nel paese dei ciechi, qualche volta, l’orbo è chiamato a rispondere. Ma di brutto.
Fonte MenteLocale della Piana.

SLOW SLOW FOOD (Ah, non ci piace dire ve l’avevamo detto… però, maledizione, ve l’avevamo detto)

25 ottobre 2012

Il Comitato Mente Locale della Piana colpisce ancora:

Il 23 ottobre il ministro Clini durante la presentazione del rapporto sull’ILVA alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti ha dichiarato all’ANSA che sull’aumento di malattie e tumori a Taranto indicato nel rapporto “Sentieri” c’e’ “qualche sospetto che possa essere legato anche alla catena alimentare… Ho qualche sospetto che molto abbia a che fare – ha aggiunto Clini – con l’inquinamento della catena alimentare determinato dall’accumulo in decenni di sostanze tossiche pericolose”.
Appunto, avevamo fatto apposta una diffida ai vari presidenti di Regione, di Provincia, ai vari Sindaci, ecc. per sostenere che la vecchia VIS sull’inceneritore di Case Passerini era insufficiente perché non prendeva in considerazione l’accumulo degli inquinanti nella catena alimentare.
Ora anche il ministro, a quanto pare, si è unito al club di MenteLocale e dei cittadini che hanno firmato la diffida. Renzi, Rossi, Barducci e compagnia cantante invece restano convinti che l’impiantaccio sia un’opera meritoria.
Ma si sa, loro rischiano poco; Renzi, per dirne una, mangia nei migliori ristoranti di Firenze.
Alla faccia nostra.

Brescia: l’inceneritore più sicuro d’Europa !?

15 ottobre 2012
Riprendo il tema inceneritore per segnalare il grave fatto avvenuto lo scorso 8 agosto e lo faccio con un “gracidio” (come un tweet della nostra Piana), del Comitato Mente Locale, che da sempre riesce a coniugare chiarezza e schiettezza di informazione (ricordo anche la diffida che il Comitato ha lanciato alcuni mesi fa, in continuo ampliamento per la raccolta firme). Lascio a voi tutte le considerazioni sull’accaduto e sul fatto che questo inceneritore è sempre stato considerato un modello da seguire anche a Campi ..

L’inceneritore di Brescia, il più “celebrato” d’Europa

L’8 agosto l’inceneritore di Brescia, gioiellino tanto vantato di tecnologia e presunto fiore all’occhiello di A2A (la multiutility che lo gestisce) ha fatto PUFF!
Che è successo?
A causa di un blackout, i sistemi di rilevazione si sono spenti e l’impiantaccio ha emesso un nuvolone nero.

Sono subito piovute le rassicurazioni delle autorità sull’inesistenza di pericolo per la popolazione; sennonché, il 14 ottobre, ecco l’analisi dell’ARPA Lombardia sull’incidente, nel quale i livelli di emissione di diossine sono schizzati a 400 volte tanto quelli normalmente denunciati dall’impianto. Com’è possibile tutto ciò? In fondo, c’è stato un blackout, mica un incidente all’impianto. La spiegazione l’ha data l’Arpa: i sistemi di sicurezza di  rilevazione per le linee 1 e 3 dell’impiantaccio si sono spenti in automatico e quindi non hanno rilevato l’emissione abnorme, mentre quelli della linea 2 si sono spenti in ritardo, di una frazione di secondo, ma sufficiente a registrare l’aumento mostruoso della diossina.
Che forse tanto mostruoso non è; se infatti i sistemi di rilevazione si spengono in automatico quando c’è un incidente (ed è allora che la diossina  esce alla graaaaaande) per forza poi i livelli di emissione risultano sempre normali.
Quindi il problema non riguarda tanto il monitoraggio degli incidenti, ma quello dell’attività quotidiana la cui normalità forse è artificiale, come ha subito subodorato l’ARPA aprendo una pratica ai danni dell’A2A cui sono state contestate parecchie violazioni delle norme.
Da notare che i sistemi di monitoraggio di Brescia (di cui abbiamo parlato anche noi nel nostro Dossier Inceneritore) sono stati a suo tempo  gabellati come Best Available Technologies, le migliori tecnologie disponibili, e questo dovrebbe rinfrescare la memoria a qualcuno da queste parti…
Forse le tecnologie saranno le migliori, ma amministratori, tecnici e soci privati di certo no…
Candidaaaati a sindaaaaaco… Foooooossi.. Pilloooooozzi… nulla da dire in merito?
O credete davvero di poter garrulamente cianciare di meritocrazia e di Campi Smart (sì, la macchina) senza che nessuno vi ricordi questa faccenda qui?
Ps. Ah, la diossina emessa qualcuno se l’è già respirata e ora, mentre state leggendo, se la mangia. Alla faccia della migliore tecnologia disponibile.

“5 Maggio 2012 – La Grande Mobilitazione Contro gli Inceneritori”, per una Toscana a Rifiuti Zero a difesa del territorio e della salute dei cittadini

3 maggio 2012

Il Coordinamento dei Comitati “No Inceneritori” Ato Centro Firenze-Prato-Pistoia chiamano a raccolta per sabato 5 maggio 2012, il popolo anti-inceneritore, perchè la Toscana dei beni comuni si unisca in una grande manifestazione che si articolerà da Piazza Bambini di Beslam (Ingresso Fortezza da Basso a Firenze) dalle ore 15.00 fino a Piazza della Repubblica, per una Toscana a Rifiuti Zero a difesa del territorio e della salute dei propri cittadini, che hanno più volte espresso la loro volontà contraria agli inceneritori, contro la volontà di voler perseguire una strada che va contro la salute ed i beni comuni. Non mancate ed estendete l’iniziativa per far sentire la nostra voce. Riporto l’appello alla mobilitazione lanciato dal Coordinamento ed i recapiti a cui richiedere informazioni ed inviare le proprie adesioni:

Viandante sono le tue impronte il cammino e niente più.
Viandante non hai nessuna strada,
la strada la si fa con l’ andare
( Antonio Machado “Caminante non hay camino” )
Noi donne e uomini, abitanti dei territori della Toscana centrale, attiviste/i dei comitati e delle associazioni, ci battiamo da anni contro il consumo indiscriminato di territori e beni comuni, nocività e tossicità sanitarie e sociali, peraltro assolutamente evitabili, collegate al sistema impiantistico e gestionale integrato basato sull’incenerimento dei rifiuti–biomasse e sulle discariche collegate.
Come coordinamenti e comitati abbiamo proposto ALTERPIANO per l’ Ato Toscana Centro e altre proposte alternative che si basano su una partecipazione concreta ed effettiva degli abitanti e che promuovono una reale inversione di rotta basata sul riciclaggio/riutilizzo della materia, sull’abbandono del dogma della combustione, sulla riduzione della produzione dei rifiuti e delle nocività indotte dal loro trattamento attraverso l’ incenerimento e le discariche collegate.
L’incenerimento fa crescere l’inquinamento: uno dei principali indici dell’ alterato rapporto tra uomo-società-ambiente è rappresentato dall’aumento di incidenza dei tumori specie di quelli infantili e della riduzione della vita media in salute.
L’incenerimento fa crescere il debito pubblico, spreca l’acqua, privilegia “ macchine magiche” invece del lavoro umano legato al risparmio di materia-energia, al riciclaggio e alla manutenzione che aprono nuove concrete possibilità di lavoro stabile : con Alterpiano PREVEDIAMO IIMMEDIATAMENTE 2000 posti di lavoro in più ! . .
Proponiamo una inversione di rotta che si oppone alle privatizzazioni e si basa su un uso e una gestione comune dei servizi e dei beni fondamentali come la salute, il cibo sano, i materiali, l’acqua, le fonti energetiche, il territorio.
Alterpiano rende operative le disposizioni della Direttiva Comunitaria 2008/98 che all’ art. 4, comma 2 introduce la possibilità concreta di avviare cicli chiusi, di ridurre la quantità dei residui, di abbandonare gli impianti che distruggono materiali come sono gli inceneritori.
Il Piano Interprovinciale di gestione dei rifiuti dell’ ATO Toscana Centro, vecchio di dieci anni invece guarda al passato, non avvia una virtuosa economia della riduzione e del riciclaggio ad alta occupazione e disattende colpevolmente le norme comunitarie e nazionali, mettendo al centro il binomio inceneritori / discariche .
Alcune delle nostre proposte:
– Avvio della gestione a ciclo chiuso dei residui, delle filiere del riutilizzo e del riciclaggio. In questo quadro lanciamo la proposta di costituire l’ ATO TOSCANA CENTRO come Distretto della Riprogettazione e del Riciclaggio. Un Distretto che rende operante e operativa quella società europea del riciclaggio che è l’ obiettivo della Direttiva Comunitaria 2008/98.
– Utilizzo degli incentivi per le attività riferibili al Distretto del Riutilizzo-Riciclaggio invece che per l’ incenerimento.
– Passaggio dal Sistema Integrato alla Strategia Rifiuti Zero basata sull’ economia del riciclo, sul riciclaggio complessivo
– Chiusura immediata degli inceneritori di Montale e di Selvapiana per manifesto danno sanitario e territoriale e il blocco dei progetti per gli impianti di incenerimento di Case Passerini, Testi. In questo modo si evitano i costi sanitari, economici e dovuti al conferimento fuori ATO dei rifiuti pericolosi che residuano dall’ incenerimento.
– Istituzione di un MARCHIO “DIOXIN FREE” PER GLI ALIMENTI, in analogia a quanto proposto dalla “Campagna Nazionale per la difesa del latte materno dai contaminanti ambientali”, promossa da società scientifiche, associazioni di genitori e da associazioni che si occupano di promozione e tutela dell’allattamento.
Questo appello è rivolto alla multiforme società della Toscana centrale – comitati popolari; associazioni ambientaliste, culturali, dei consumatori; realtà di base, lavoratori, sindacati, gruppi di acquisto solidali, contadini, rurali, attiviste e attivisti; abitanti dei territori collinari, montani e di pianura; movimento dell’ acqua, movimento TAV, difensori dei paesaggi, studenti, Università, partiti , amministrazioni lungimiranti che hanno intrapreso la strada virtuosa del risparmio e del riciclo.
Per rilanciare le tante proposte alternative che tutti coloro che si battono e si sono battuti per la difesa del territorio e dei beni comuni sono stati e sono in grado di elaborare e concretizzare, per porre fine alle nocività, alle precarietà, alle disuguaglianze, alla privatizzazione e finanziarizzazione dei beni comuni fondamentali.
Per riprendere in mano il nostro presente e il nostro futuro, per dar vita a modi di usare il territorio basati sui bisogni degli abitanti e non su quelli delle Lobbies Finanziarie, delle multiutility, impiantistiche ed economiche.
Mandate le vostre adesioni a info@noinceneritori.org o Valeria.nardi@libero.it

Inceneritore di Montale: due condanne ai gestori dell’impianto per superamento dei limiti, intervento tardivo e getto di cose inquinanti in aria

1 marzo 2012

Ricevo la notizia che si è chiusa con due condanne, la vicenda dello sforamento dei limiti di diossina (era il 2007) dell’inceneritore di Montale. In quell’occasione l’impianto non solo sforò i limiti consentiti per le diossine, ma il sindaco Razzoli intervenne con ben 4 giorni di ritardo, e non già entro i limiti delle 4 ore previste per legge, nell’adottare i provvedimenti dovuti di chiusura e di fermo.
Dopo varie vicissitudini legislative ieri la dottoressa Patrizia Martucci ha inflitto, sia a Giorgio Tibo, allora presidente del consiglio di amministrazione del Cis, gestore dell’impianto, che a Maurizio Cappucci responsabile del suo funzionamento, 18 mesi di carcere (pena sospesa) e 30mila euro di multa, oltre alla refusione delle spese processuali anche nei confronti delle parti civili, indennizzate ciascuna con una somma di € 1.000 per il danno morale causato loro.
In pratica il giudice non ha accolto la tesi del Pm Raganella che aveva chiesto di non procedere contro Giorgio Tibo, presidente del Cis, perché ‘non sapeva’ ed ha accolto e sanzionato tutte e tre i capi d’imputazione: superamento dei limiti, intervento tardivo e getto di cose inquinanti in aria.
La sentenza di condanna di Tibo e Cappocci dimostra finalmente la loro responsabilità nella gestione dello sversamento di diossina del 2007 ed apre un precedente molto importante sulla convivenza degli inceneritori nel tessuto abitativo cittadino.
Come si legge in una nota del Comitato Cittadino: “tutti sapevano, e hanno taciuto, nel solito e consolidato stile “bulgaro” delle amministrazioni inceneritoriste“. E prosegue: “la sentenza pone finalmente un punto dirimente nella polemica sostenuta surrettiziamente dalle amministrazioni inceneritoriste che minimizzano da sempre il danno provocato alla salute dei cittadini, secondo una logica della “mancanza di una dimostrazione formale del danno”, proponendo così una faziosa rassicurazione a oltranza, contro le opposte denunce di pericolosità dei Medici e della stessa Asl 3”.
Chissà se questo argomento verrà affrontato oggi pomeriggio all’incontro della Commissione Ambiente riunita a Campi Bisenzio.

E dalle sue ceneri nacque la Diossina: storia di un inceneritore e dei suoi drammatici effetti a San Donnino

30 gennaio 2011

Per puro caso, qualche giorno fa, dopo aver ampiamente parlato di uova e maiali alla diossina, ritrovo sul blog del Comitato PerSanDonnino, un articolo di Mariella Crociella, apparso sull’Espresso il 5 Agosto 1979. Ve lo ripropongo perchè in queste righe è racchiusa una delle storie più drammatiche della nostra Campi, che ha pagato duramente per una scelta azzardata ed irrazionale. I tempi sono sicuramente cambiati, sono trascorsi trenta lunghi anni, ma non è passata la paura ed il timore nelle facili promesse di una finta modernità tecnologica; a rileggere queste righe sembra odierno quel passato. Sarà solo un caso ?

E Dalle sue ceneri nacque la Diossina.
“A San Donnino, un modernissimo Inceneritore genera la Diossina. Gli esperti minimizzano, la gente Insorge.
Firenze: “Diossina, solo poche tracce” dichiarano i tecnici che indagano, sulla tossicità dell’Inceneritore in funzione nel quartiere di San Donnino, a 10 Km dalla città, in una piana fittamente popolata. “nessun pericolo immediato”, affermano gli amministrazioni pubblici per bocca del Sindaco di Firenze Elio Gabbuggiani. Risultato: tutt’altro che rassicurata. La Popolazione del luogo sta pensando a una robusta azione dimostrativa: il blocco dell’Inceneritore. La zona, del resto, non è nuova a iniziative di lotta per la tutela della salute. E proprio in seguito a una di esse sei anni or sono le pubbliche autorità s’erano decise a installare l’Inceneritore oggi contestato. San Donnino, infatti, era infestato da mosche e ratti provenienti da una enorme discarica vicino all’abitato.
L’Inceneritore sembrò dunque soluzione atta a depurare l’ambiente, anche se subito “inquinata” da faccende di concussione finite con l’incriminazione e la condanna di sei personaggi pubblici tracci l’ex Segretario della DC Toscana, il Fanfaniano Ivo Butini.
Oggi però, è la volta della Diossina, la terribile sostanza della tragedia di Severo. A denunciare la presenza nei fumi e nelle ceneri dell’Inceneritore Fiorentino sono, per primi, due ricercatori Olandesi. La Popolazione chiede subito all’Amministrazione Comunale assicurazioni. Passa più di un anno e arrivano l’analisi. Sono pagine oscure, tecniche, specialistiche, zeppe di affermazioni del tipo:  “certamente non superiori, di gran lunga inferiori a”. Ma la parola Diossina compare, anche se in coda a “octoclorodibenzo” e la gente decide di rivolgersi ad un tecnico di solida esperienza come Alberto Frigerio dell’Istituto Mario NEGRI di Milano. Invitato a San Donnino Frigerio esaminata tutta la documentazione, conclude che il pericolo esiste. “Un forno inceneritore è un reattore chimico con cui si gioca al Buio” afferma. Non si sa con precisione che cosa vi entri, quali reazioni vi abbiano luogo e che cosa ne esca. Gli da ragione anche il Direttore del Laboratorio inquinamenti Atmosferici del Cnr, Arnaldo Liberti Può darsi che vi sia poca roba, dice, “Io Comunque vicino ad un forno non ci abiterei neanche morto.”
Dichiarazioni e testimonianze che la popolazione di San Donnino, costituito un Comitato di lotta, si contrappone ai “nanogrammi”, al “picogrammi” e ai “dibenzofurani”. Ulteriori analisi dimostrano che a distanza di 6 mesi i valori delle sostanze tossiche sono duplicata, diossina compresa, – l’aria analizzata sull’abitato non è inquinata – affermano i Tecnici Comunali.
Solo in questi giorni è finalmente partita una ricerca epidemiologica per accertare se l’aumento dei tumori polmonari,delle bronchiti croniche,degli aborti spontanei e delle malformazioni che si registrano nella zona è reale.
Una valutazione lunga e difficile per quanto riguarda gli effetti “non immediati”, caratteristici della diossina che esplodano a distanza di 8, 10 anni.
Nel frattempo dei 140 Inceneritori installati in Italia, solo una quarantina funzionano e ci sono già state delle amministrazioni che di fronte alle proteste della popolazione e alla documentazione dei rischi che comportano, hanno fermato gli impianti, a lavori magari ultimati, come ad Ancona, o già in corso come a Corsico, o semplicemente progettati, come nella media valle del Serchio. Ricercatori Francesi, Olandesi, Svizzeri e Svedesi sono arrivati all’unanime conclusione che gli Inceneritori, anche se dotati di una serie di apparecchiature per l’eliminazione delle sostanze microinquinanti, producano comunque diossina.
L’Amministrazione Comunale di Firenze, al contrario continua a cons iderare le preoccupazioni degli abitanti di San Donnino banalmente “Allarmistiche”.
Mariella Crociella

L'inceneritore di San Donnino

Due uova alla diossina e .. il resto

14 gennaio 2011

Sembra risolto anche il mistero della diossina nei mangimi tedeschi, la storia è stata ricostruita e la fonte è la Suddeutsche Zeitung (uno dei più importanti quotidiani tedeschi che viene stampato a Monaco di Baviera dal 1945 ed è vicino alle posizioni dei liberali ma con grande attenzione ai temi sociali. Vende circa 440 000 copie al giorno).
Come al solito, pur essendo drammaticamente grave, voglio cercare di raccontarla in modo scherzoso, come il nostro carattere toscano che ci contraddistingue, se non altro per sdrammatizzare il tutto e pacare giustamente un allarmismo che in certi casi segue vicende come questa. Ecco come sono andate le cose:
La Harles und Jentsch che dovrebbe produrre olii industriali e mangimi per allevamento, in realtà non li produce affatto: li compra. Dove ? dalla Ditta Olivet, che è olandese, ma la cosa buffa è che nemmeno la Olivet produce olii industriali; anche lei si limita a comprarli ed a rivenderli. La vera produttrice risulta essere la Petrotec di Emden, che fra l’altro produce biodiesel e per far ciò compra olii di scarto dagli stabilimenti industriali come le fonderie (.. ed io che pensavo che il biodiesel provenisse dall’olio di colza!).
Faccio una parentesi per portarvi a conoscenza del fatto che gli olii industriali, riscaldati ad altissima temperatura, producono diossina; ce lo hanno insegnato tecnici come Rossano Ercolini e quindi, malignamente, ci viene da pensare anche che nel biodiesel della Petrotec ci sia la diossina ! .. ma non corriamo troppo con le considerazioni ! è solo una supposizione, immagino che non troverete nessuno in grado di affermarlo con precisione (anche perchè così vanno queste cose), quindi possiamo fare solo una considerazione del tipo: “proprio un bel diesel ecologico!”, ma questa è un’altra storia.
Torniamo a noi: vi sarete chiesti “che se ne fa la Harles degli olii industriali di scarto della Petrotec?”, la risposta è fin troppo semplice, una tonnellata di olio industriale esausto, se rivenduta come tale vale 550 euro; ma se viene venduta come MANGIME ANIMALE ne vale 1.000, niente male vero ? Ecco cosa si intende quando si dice che i rifiuti sono una risorsa e una ricchezza, ovviamente bisogna vedere per chi … e come !
Perciò la Harles infila i suoi olii nei mangimi, tanto si tratta sempre di grassi “polinsaturi”, per cui l’animale, rimpinzato di questa “roba”, in breve tempo ingrassa da far paura con sommo gaudio degli allevatori. Da ciò capirete il perchè il sistema è andato avanti per mesi (ma più probabilmente per anni) .. ovviamente tutti i soggetti “economici” erano contenti, e vorrei vedere !!? Ma alla fine la verità vien fuori ed il sistema, che sembrava perfetto e (è proprio il caso di dirlo) liscio come l’olio, mostra tutto il marcio che c’era sotto.
La vicenda che lascia ammutoliti ci impone di fare qualche considerazione che vale la pena sottolineare in tutta questa faccenda.
E’ fin troppo chiaro che le filiere estremamente lunghe sono sinonimo di criminalità. Se una ditta compra da un’altra, che poi rivende a una terza, che gira alla quarta, che infine cede alla quinta, non è più certa la cosa che si era comprata all’inizio. A parte il prezzo che aumenta (e che viene scaricato sul consumatore) in tutti questi opachi passaggi c’è spazio continuo per la truffa e per l’intervento della criminalità. Ciò è particolarmente vero nel campo dei rifiuti, come ben sappiamo. In sostanza, una rete economica troppo complessa come quella in cui viviamo equivale a costituire purtroppo troppo spesso un’economia criminale.
I controlli alimentari sono quelli rafforzati dopo la faccenda della BSE, però alla prima crisi, hanno dimostrato tutta la loro scandalosa inefficacia ! Questo ci deve aprire gli occhi su come vanno questi processi, che alla lettera trasudano garanzia da tutti i pori (è così che ce li vendono..), perché la stessa cosa vale anche per gli inceneritori, dove purtroppo i cosiddetti controlli certificano sempre l’avvenuto danno (quando si scoprono), ma non servono a nulla dal punto di vista preventivo. L’unica sicurezza è non produrre schifezze e/o rifiuti. Fidare nei controlli è come andare dal medico quanto già hai incubato la malattia !
Tutti strillano per le uova, ed è un contro-senso, perché sono le uniche tracciabili, ma così facendo non si crea allarmismo. Diversa è la prospettiva se si considera che la faccenda vale per tutti gli animali nutriti con quei mangimi e per i loro prodotti (come dimostra la scoperta recente della diossina anche nei maiali), in primo luogo latte e formaggio, che invece non sono tracciabili, perchè la legge non prevede l’etichettatura di provenienza. E sono anche gli alimenti più diffusi !
In nove mesi, i nostri figli quante uova hanno mangiato? e quanto latte hanno bevuto? Abbiamo visto purtroppo con Montale che il pericolo è maggiore per le donne in stato interessante, perché la diossina salta la barriera placentare. Credo che i distributori di alimenti dovrebbero sentirsi moralmente obbligati ad essere più attenti, dal momento che le istituzioni delegate a monitorare, sono spesso distratte da perverse logiche e fin troppo latitanti, lo abbiamo visto troppo spesso e non ci fidiamo più.
Vi invito a riflettere ed a mantenervi informati, come abbiamo fatto assieme a Paolo Lombardi, che mi ha ancora una volta aiutato a redigere questa incredibile commedia, dove ancora una volta noi siamo gli inconsapevoli ed indifesi spettatori … cerchiamo invece di essere i protagonisti del nostro futuro, se non altro per i nostri figli.
Ovviamente sono graditi i vostri commenti …

Inceneritore: RASSEGNARSI NON E’ UN’OPZIONE, chiediamo la chiusura anche di Montale, i comitati chiamano a raccolta sabato 22 maggio 2010 alle ore 15 in piazza Gramsci ad Agliana

20 maggio 2010

Inceneritori.. pericolosi ed inquietanti spettri che aleggiano sul nostro futuro ed anche sul nostro presente. Ho voluto proporre questo titolo, citato da Roberto Viti (Lista Civica No Inceneritore di Campi) nel suo comunicato allegato, per indicare che il nostro spirito combattivo non è morto, ma neppure affievolito dalle numerose affermazioni contrarie, volte solo a creare un’alone di mera autoconvinzione ed una affannosa ricerca di giustificazioni di chi vuole a tutti costi perseguire questa scelta scellerata e naturalmente inspiegabile. Noto invece che in questi anni il popolo anti-inceneritore è aumentato a dismisura, tanti e silenziosi, pensanti con la propria testa, quasi invisibili a tutti, molto informati, profondamente convinti e non più convincibili dalle storielle della politica, ma soprattutto consapevolmente determinati a non abbandonare le loro convinzioni. Mai come oggi, dopo la sicura ed a breve chiusura dell’inceneritore di Selvapiana, dopo la moratoria di cinque anni per non costruire quello di Greve, adesso, per le note vicende di avvelenamento del latte materno, ampiamente conclamato, il nostro obbiettivo è chiedere la chiusura di quello di Montale con la solita persistente tenacità adottata nel rifiutare il megaimpianto di Case Passerini. Lo faremo partecipando alla manifestazione di sabato 22 maggio, che da Agliana si svilupperà per Montale, terminando all’omonimo inceneritore. (Per chi non sapesse come arrivarci, è stato organizzato un punto di ritrovo alle ore 14,30 presso il piazzale della Motorizzazione Civile)… Perchè rassegnarsi non è un’opzione !

RASSEGNARSI NON E’ UN’OPZIONE
Rassegnarsi non è un’opzione. Quante volte ci siamo sentiti dire il contrario in questi anni, mentre incombeva l’esecuzione del Piano Industriale di Ambito dell’ATO 6, con la realizzazione di ben tre impianti di incenerimento dei rifiuti. Gli impianti si faranno, ci dicevano gli amministratori. Gli impianti si faranno, ci dicevano i managers delle partecipate. Gli impianti si faranno; ce lo dicevano…persino i sindacati.
Ed ora eccoci qui, anni dopo. Rassegnarsi non era un’opzione. E il primo dei tre impianti, Selvapiana, verrà chiuso dal TAR prima ancora del realizzazione del Piano. Gli impianti si faranno: ma intanto quelli che già ci sono, vengono chiusi a furor di legge e di popolo. Per quello di Greve persino il sindaco ne chiede una moratoria per cinque anni affinché non venga realizzato. Quindi stiamo in campana e al bando i pessimismi. E ora tocca all’impianto di Montale. Un impianto ultima generazione, dicono supersicuro ma pensate, coetaneo di quella sciagura che c’era a San Donnino.
A Montale pertanto ora va la nostra attenzione, un impianto indifendibile. Nel 2007 viene chiuso (ma mica tanto di corsa – mesi dopo) perché superò i limiti di legge nell’emissione di diossine e furani. Viene ovviamente chiuso dopo l’emissione, a diossine già nella catena alimentare; i controlli ci sono, ma solo su emissioni già effettuate! L’impianto resta chiuso per mesi; poi viene riaperto e addirittura se ne vuole aumentare la produzione da 150 a 200 tonnellate incenerite al giorno. Viene richiesta una Autorizzazione di Impatto Ambientale (AIA; se si chiama così, un motivo ci sarà), che la Provincia rilascia con ordinanza n. 2289 del novembre 2008. Eppure nel marzo 2009 l’ASL 3 di Pistoia scopre che in alcuni animali da cortile che vivono nella zona interessata dall’impianto i valori di diossina e di policlorobifenili (PCB), inquinanti assai temibili, sono oltre la soglia di legge. In alcuni casi, molto oltre la soglia. Immediata reazione dei sindaci dei comuni di Montale, Agliana e Quarrata, i quali asseriscono che la presenza dei PCB non può essere riportata all’inceneritore di Montale; e poiché nei campioni i PCB sono più numerosi delle diossine, significa che l’inceneritore inquina, ma poco; c’è qualcos’altro che inquina ancora di più; e per sapere che cosa sia che inquina ancora di più, occorrono studi e analisi attente. Ma sul fatto che la diossina sia entrata nella catena alimentare, nessuno sembra darsi pensiero; anzi, si tira un bel sospiro di sollievo perché l’inquinamento prevalente è da PCB e non da diossine. Ma, a parte il fatto che non é poi così pacifico che l’inceneritore di Montale sia così innocente in fatto di emissioni da PCB (secondo i dati stessi della provincia, nel novembre del 2007 l’impianto ne produceva 31 microgrammi per metro cubo), a nessuno è venuta in mente la cosa più semplice, ossia che anche ammesso che l’inquinamento da PCB non fosse dovuto all’inceneritore, quest’ultimo veniva ad aggiungersi, con le sue diossine, ad altre fonti di inquinamento di cui non si sapeva niente. A che cosa servono, allora, le valutazioni AIA?
La storia non finisce qui. Anche per il comitato di Montale che si batte contro l’inceneritore, rassegnarsi non è un’opzione. Grazie alla collaborazione volontaria di due mamme della zona, i comitati nell’estate 2009 pagano di tasca propria l’analisi del latte materno delle due donne. Risultato: nel latte ci sono diossine e PCB. Quello che si temeva si è verificato: i veleni dell’inceneritore sono entrati nella catena alimentare. E’ il bello che non si può nemmeno sostenere che queste diossine e PCB siano oltre i limiti di legge, perché per la concentrazione nel latte umano non esiste una norma legale, come invece esiste per il latte di mucca. Ma se il limite del latte vaccino valesse anche per gli esseri umani, quel latte dovrebbe essere per legge distrutto.
E allora eccoci qui, a chiedere la chiusura di Montale con una manifestazione che si svolgerà il 22 maggio 2010 alle ore 15 in piazza Gramsci ad Agliana per poi arrivare a Montale e al suo inceneritore; saremo là per chiedere l’abbandono della politica disastrosa e sciagurata di incenerire i rifiuti. Quindi un appello ai cittadini che vogliono riprendersi in mano il proprio futuro. Chiediamo fortemente di partecipare alla manifestazione di sabato prossimo per farsi sentire e per battersi nei modi consentiti dalle leggi contro questi mostri , alla faccia di chi sogna ancora che gli impianti si faranno. Perché rassegnarsi non è un’opzione, Selvapiana e Greve ce lo ricordano!
Roberto Viti lista civica no inceneritore