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“Il valore della democrazia”, continua oggi e domani il percorso con le scuole di Campi

30 maggio 2012

Continua il percorso alla Limonaia di Villa Montalvo ed al Teatro Dante con il Valore della Democrazia. Un momento conclusivo di percorsi e laboratori scolastici per la formazione all’impegno civile e alla memoria, occasione d’incontro fra scuole, operatori e associazioni.
Il Valore della Democrazia è anche una mostra che prosegue oggi e domani. Dopo la giornata di ieri che ha visto la Limonaia di Villa Montalvo, riempirsi delle classi della scuola primaria che hanno partecipato al progetto Qualcosa in Comune, successivamente l’incontro con operatori e insegnanti che hanno partecipato al Progetto GiocoLiberaTutti ed alla sera presso il Teatro Dante, I colori della Memoria In viaggio nella Shoah, uno spettacolo Teatrale a cura dell’Associazione Dyoniso, Compagnia Attori per Caso, ecco il programma di oggi e di domani:
Mercoledì 30 Maggio
dalle 9.30 alle 12.30 Limonaia di Villa Montalvo, mattinata rivolta alle classi delle scuole secondarie di primo e secondo grado che hanno partecipato ai progetti educativi: Un pregiudizio tira l’altro; Qualcosa in Comune e al Viaggio della Memoria
ore 21 Teatro Dante – Serata conclusiva della rassegna Un Mercoledì da Scrittori, incontro con Sandrone Dazieri
Giovedì 31 Maggio
ore 10 Teatro Dante giornata rivolta ai partecipanti dei viaggi in Bosnia e al Viaggio della Legalità. Testimonianza dei partecipanti ai viaggi. Lettura Teatrale tratta dal libro di Elvira Mujcic E se Fuad avesse avuto la dinamite?
Un progetto de L’Assessorato alle Politiche educative e culturali, con Il Circolo Didattico Campi Bisenzio, Istituto Comprensivo La Pira, Scuola Garibaldi Matteucci ed il Liceo Scientifico Agnoletti, in collaborazione con: Macramè Cooperativa Sociale Onlus, Auser Volontariato Campi Bisenzio, Sezione Soci Coop, Associazione Libera, CIT Centro Iniziative Teatrali, Spazio Arte, Teatri d’Imbarco, Associazione Dyoniso – Compagnia Attori per Caso.
Tutte le info presso: Ufficio Politiche educative del Comune di Campi Bisenzio, tel 055 8959311 o Cooperativa Sociale Macramè Onlus tel. 055 89.79.391, info@coopmacrame.it

A.N.P.I. in Festa, domenica 20 novembre 2011 a Campi Bisenzio

19 novembre 2011

Una strana democrazia.. esiste ancora il popolo sovrano ?

7 settembre 2011

Riprendo per oggi alcuni argomenti affrontati nella newsletter del Comitato MenteLocale, dopo il recente Musei che capitano, che tanti consensi ha riscosso e che immagino scuoterà gli ambienti campigiani per altro tempo. Si parla spesso di democrazia e popolo sovrano, citando i requisiti essenziali della nostra costituzione, ma quale verità si nasconde oggi dietro queste tre parole ? Vediamolo con alcuni esempi e .. con i vostri commenti.

C’è di che riflettere sugli eventi. In che misura siamo ancora i padroni del nostro destino? In che misura possiamo ancora determinare democraticamente quale sarà il nostro livello di vita, quello dei nostri figli, il livello di cure mediche che ci spetteranno e quelle che dovremo pagarci di tasca nostra, l’ambiente in cui vivremo? In che misura siamo ancora cittadini sovrani, come recita la nostra costituzione, e quanto invece siamo vittime delle scelte altrui che non possiamo più condizionare? Ecco due esempi per chiarire la questione:
Esempio 1 (internazionale): parlo dei nostri vicini greci, la cui tragedia ormai è nota a tutti, e il cui governo ha tagliato i salari, le pensioni, l’assistenza medica e sociale, aumentato le tasse, mentre ha svenduto i gioielli di famiglia: il Porto del Pireo, le telecomunicazioni. Queste cose non sono più di proprietà del popolo greco. Si potrebbe dire: si tratta di un piano votato dai rappresentanti eletti dal popolo. Ma non è vero: si tratta di misure prese sotto il ricatto degli organismi internazionali e, peggio ancora, delle agenzie di rating, dei fondi pensione, delle banche di investimento, tutta gente che non viene eletta anzi non si sa nemmeno chi è. Anzi, questi qui hanno un impatto sulla vita delle persone peggio di Bin Laden. Bin Laden, a un greco non faceva nulla, ma che dire degli hedge fund? Dunque chi era per un greco il nemico numero uno? Bin Laden? Sì, proprio. Grazie a questi signori della finanza, un greco non ha più il diritto di contribuire a decidere del suo futuro. E’ stato espropriato del suo futuro; anonimi investitori hanno decretato che egli debba lavorare di più, più a lungo, con meno salario e pagando più tasse; e per i suoi figli, niente. Si potrebbe dire, come in effetti il ministro Pangalos, “abbiamo vissuto tutti sopra le nostre possibilità”. Ma prendiamo il caso di un impiegato greco, che abbia avuto uno stipendio, una casa, un mezzo di trasporto privato, e che non abbia partecipato al grande festival dell’evasione: una vita normale insomma, il minimo degli standard europei. Costui ha vissuto oltre le proprie possibilità? E che avrebbe dovuto fare? Qualcuno gli ha detto che viveva oltre le proprie possibilità, che il sistema in cui viveva era marcio e malato, ma che la festa avveniva ai piani più alti, mica al suo? Perché costui, e i suoi figli, dovrebbero ora ripagare per tutta la vita (se basterà) debiti di cui lui non ha goduto per soddisfare le banche tedesche o olandesi? Non sarebbe meglio fallire, e ripartire con le pezze al culo, magari, ma senza debiti (come in effetti fece l’Argentina nel 2001), e le banche si fottano anche loro? E’ in questo clima di macelleria e disperazione sociale che si spiegano le rivolte contro i parlamentari, presi a barattoli di jogurt e insulti, finché saranno barattoli di jogurt e insulti, perché la crisi non è mica finita e ogni votazione parlamentare (obbligata però, sennò non arrivano i prestiti –ossia i nuovi debiti che si assommano a quelli precedenti) peggiora le cose. E quando il parlamento è disprezzato e sentito come un nemico dalla popolazione mentre dovrebbe essere il tempio della sovranità popolare, le cose non vanno molto bene. E noi? Non è che le cose siano molto diverse. Con una famosa lettera, i vertici della Banca Centrale Europea hanno dettato al governo una serie di politiche, in cambio dell’intervento a favore dei titoli di Stato italiano. Tante grazie, ma noi non eleggiamo i vertici della BCE. A che serve eleggere il parlamento, se poi le politiche le decide la BCE? Tra l’altro, la lettera doveva restare riservata. Gli elettori italiani, insomma, non dovevano sapere nulla –ma per fortuna qualcuno ha parlato e il 9 agosto la cosa era su tutti i giornali.
Esempio 2 (locale): Chi decide delle nostre vite? Chi decide che un’infrastruttura è strategica? Perché è strategica? Si potrebbe dire: la esercita il decisore politico. Il decisore politico, nell’ordinamento italiano, non c’è: c’è il rappresentante eletto, c’è l’amministratore, che esercitano l’autorità in nome e per conto del popolo sovrano. Non sono managers, che rispondono agli azionisti in quanto assicurano loro (o non assicurano) lauti dividendi; costoro maneggiano beni non loro, spesso insostituibili come l’ambiente, l’acqua, la salute, di cui devono rendere conto con la trasparenza delle scelte e la continua partecipazione democratica. Come nel caso della Grecia, questa partecipazione non c’è. Chi ha deciso che l’aeroporto di Firenze, che non c’era nemmeno nel programma elettorale con cui fu chiesto il voto ai cittadini, era una scelta strategica? O la Tav Torino-Lione? O l’autostrada Stagno-Prato? O l’inceneritore di case Passerini, se è per questo? Perché? Eppure sono scelte che segnano irreversibilmente un territorio; una volta realizzate, non si torna più indietro. E allora prendiamo un cittadino della Piana, o della Val di Susa. Perché costui non dovrebbe sentirsi ostaggio di scelte prese ad altri livelli, su cui non riesce a incidere, che gli peggiorano la vita e che pure non prendono nemmeno in considerazione la sua opinione, esattamente come il suo omologo greco. C’è da meravigliarsi che si ribelli, crei comitati e si opponga con i mezzi che ha, di solito poveri e deboli di fronte alla potenza -anche militare- degli interessi cui si contrappone? Anche perché tutte queste opere, di solito inutili, vanno a aumentare il grande debito pubblico e il festival dell’evasione, e così il caso locale e quello internazionale si saldano. Non ci credete? Eppure il costo (previsto, perché poi sale) della Tav è uguale a quello delle Olimpiadi di Atene del 2004, che tanto hanno contribuito a dissestare le casse greche. Anche allora si disse che le Olimpiadi erano una scelta strategica, che erano un volano per lo sviluppo, insomma quelle corbellerie lì. Poi si è visto com’è andata a finire. In altri termini, preparatevi le pezze.
Davvero, siamo in una strana democrazia, e siamo di fronte a un periodo di turbolenze; le contraddizioni di cui abbiamo parlato sono in aumento e non in diminuzione, e aumenteranno. Fa ridere chi dice che in Italia per ogni decisione politica ci sono comitati che si creano e si oppongono. Visto che nessun cittadino si diverte a perdere tempo (e soldi), tanto per fare qualcosa, a opporsi alle decisioni prese, forse il problema non sono i comitati che si creano, ma la maniera in cui sono assunte le decisioni. Anche perché oltre tutto c’è un costo sociale occulto ma salato: la sfiducia che si crea tra cittadini e istituzioni che prendono decisioni a bischero, un vuoto pneumatico che si produce e che prima o poi qualcuno verrà a riempire, perché la politica, come la natura secondo Cartesio e Hobbes, non tollera il vuoto.
Come si esce da questo sfascio? Io credo che si esca se si passa da una strana democrazia a una democrazia piena. Se il popolo sovrano si riprende ciò che è suo: il diritto di partecipare e di influenzare le scelte che riguardano la sua vita, e soprattutto estromettendo definitivamente dai posti in cui è incistata una classe politica parassitaria che si è convinta che l’elezione sia una delega in bianco a decidere di decidere, un incarico formale vuoto che poi l’eletto riempirà di contenuti a proprio piacimento; una cultura managerial-burocratica della cosa pubblica che ha fatto scelte costosissime e contrarie a ogni buon senso e che ha prodotto solo i guasti che dicevamo sopra e che non deve avere più diritto di cittadinanza in una comunità democratica. Al suo posto, una nuova classe politica, scelta con l’arma consapevole del voto libero finché è ancora possibile (in Grecia non è più possibile), che creda in un’altra cultura: partecipazione democratica. Scelte condivise. Trasparenza in quelle scelte. Così si cementa una comunità. In tutti gli altri modi, la si divide. Da dove partire? C’è già un programma minimo, e si può partire da casa nostra. Signori amministratori di Campi, c’è un atto formale del consiglio comunale che impegna l’amministrazione a varare il bilancio partecipato assieme ai cittadini. La cosa fu anche annunciata su Disegno Comune. Volete decidervi a realizzare quanto siete obbligati a fare e a restituirci quel diritto che è nostro, oppure no? Io intanto preparo lo jogurt e gli insulti. Non si sa mai.
Paolo Lombardi

PS. Non si fa a tempo a prendere una posizione che la realtà, che ora va a cento all’ora, è già più avanti. Su Il Sole24 Ore del 19 agosto, Riccardo Sorrentino ha scritto: “Non c’è nulla che possa spaventare di più gli investitori che vedere le proprie sorti affidate a politici maldestri!. I politici maldestri, però, sono quelli che sono stati eletti da tutti… In altri termini: c’è qualche che realmente pensa, e che teorizza, l’esistenza di un conflitto di fondo tra mercato e democrazia, e ritiene che se le cose vanno male la colpa sia della democrazia che pensa troppo in termini elettorali invece di fare quello che gli investitori chiedono… Ciò mostra con palmare evidenza il fatto che la crisi che stiamo vivendo NON è una crisi economica da cui basta far ripartire l’economia per uscire (ma ciò, per motivi che discuteremo in un altro momento, non avverrà perché non può avvenire) ma una crisi sistemica: ossia investe ogni forma e ogni organizzazione del vivere. C’è già chi si organizza per modificare queste forme e queste organizzazioni nel senso più favorevole a sé e ai suoi. Sarebbe molto meglio che i cittadini cominciassero anch’essi a concepire le proprie soluzioni, dal basso, per non trovarsi esposti alle soluzioni degli investitori. Che non ci piacerebbero.

Per ricevere la newsletter del Comitato inviate una email di richiesta a mentelocale.dellapiana@gmail.com

Quando il valore della democrazia si insegna nelle scuole

1 giugno 2011

Il valore della democrazia è un evento che l’Amministrazione comunale di Campi Bisenzio ha inserito come momento conclusivo di alcuni percorsi e laboratori scolastici per la formazione all’impegno civile e alla memoria, con due giornate rivolte alle scuole primarie e secondarie, da ieri 31 maggio fino ad oggi 1 giugno 2011 presso il giardino della Limonaia di Villa Montalvo.
Questa è l’ambizione di un’educazione alla cittadinanza attiva che promuove azioni volte alla presa di coscienza dei propri diritti e doveri da parte di ogni cittadino, alla partecipazione consapevole alla vita della comunità locale. E’ l’occasione per incontrare e far incontrare le scuole, gli operatori, le associazioni, esperienze che fanno dell’educazione ai diritti e alla cittadinanza il motivo trainante di tutte le azioni e le attività che li vedono protagonisti nella città che cambia.
Ma il Valore della Democrazie è anche una mostra. E’ il momento in cui tutto il lavoro, le idee, le esperienze che nelle classi sono state realizzate vengono esposte, fatte vedere, raccontate.
L’evento è stato promosso dall’ Assessorato alle Politiche Educative e Culturali del comune, ed hanno collaborano anche: IC La Pira, Circolo Didattico, Scuola Garibaldi Matteucci, Liceo Agnoletti, Cooperativa Sociale Macramè,Auser Volontariato, Associazione Libera, sez. Soci Coop.

Sesto giorno di resistenza passiva .. Niente Carabinieri !

5 marzo 2009

Dopo 6 settimane di resistenza civile finalmente mi ha contattato il Comandante della Caserma (oramai tutte le caserme della zona conoscono la mia battaglia e la rispettano) abbiamo concordato per la mia scrittura firmata di tali contenuti, inviati alle caserme competenti di zona così che non debbano più essere disturbate per una cosa del genere:
“Nell’ordine di attuare una dignitosa e necessaria resistenza civile, e consapevole di farmi carico di eventuali querele di parte: comunico che, sino all’esito della prossima udienza, ogni mercoledì non riporterò Flora alla casa materna nell’orario stabilito, ma continuerò ad offrirle l’unico pernottamento settimanale, qui a casa sua dal padre, di cui ella dispone e gode, riaccompagnandola a scuola il giorno successivo come sempre da 6 anni. Come la madre stessa asserisce nel ricorso (“per il bene di flora, mantenere l’attuale regime di frequentazione”), è una cosa doverosa che faccio per il bene di Flora, perché continui ad esserci quella costanza di affetto, educazione ed intimità di cui ella ha sempre goduto” (firmato).
Ovviamente questo non mi esime dalle denuncie di parte ma almeno respiro e abbiamo io e flora il nostro giorno tutto per noi fino all’esito della sentenza.E’ un risultato anche questo.
Fabio B.(www.paternita.info)
E’ PREVISTA per l’11 marzo 2009 (ore 9:00 – 13:00) una manifestazione di fronte al tribunale di Firenze (seguirà un post).

Vedi anche, di Fabio B. L’intervista di un padre separato, penalizzato dalla legge sul divorzio, Il mitra per portarla via … la libertà negata di un padre separato.

L’intervista di un padre separato, penalizzato dalla legge sul divorzio

1 febbraio 2009

Dopo la pubblicazione del post “Il mitra per portarla via … la libertà negata di un padre separato“, Fabio B. (che non è il sottoscritto), torna a parlare di se e della sua vicenda, che purtroppo si equivale a quella di tantissimi padri, vittime spesso di leggi mal applicate o ancor peggio che negano necessità essenziali, quale appunto quella di stare vicino ai propri figli in modo umano e paterno. Non si può non essere genitori o esserlo in parte solo per compiacere una forma di regolamentazione di una separazione, l’affetto per i propri figli è la stessa nostra vita, quindi comprendo chi, come Fabio B., possa sentirsi in situazioni spiacevoli come quella raccontata nel video che vi propongo, tratto dal TGToscana andato in onda in questi giorni.

Fabio mi comunica con una email che nei prossimi giorni verrà indetta una Conferenza Stampa con personalità politiche, giornalisti, professionisti, per la quale si chiede la presenza di padri e figli separati che vogliano raccontare la loro storia, per contatti con Fabio B.  scrivere a paternita@email.it


Il mitra per portarla via … la libertà negata di un padre separato

28 gennaio 2009

Il mio primo giorno di resistenza passiva, contro la sentenza del giudice che ha tolto a me e mia figlia il nostro unico pernottamento settimanale.
76c9178(ore 23.25) – E’ questo il titolo della email appena ricevuta da Fabio, anche lui di Campi Bisenzio, un padre separato, in lotta per avere il diritto di vedere sua figlia e che da anni si sta battendo per i diritti di tutti i padri separati, il racconto di come a volte la legge si accanisce contro un genitore, animato solo dalla volontà di stare vicino ai propri figli … a voi le considerazioni…

Cari Amici, Signori e Signore,
stasera alle 22:00 circa ho aperto la porta, sono entrati due carabinieri, muso duro e aria spavalda: uno ragazzo (avrà avuto qualche anno meno di me) col mitra in mano, l’altro dicendo testualmente: “qui c’è una sentenza, dobbiamo portarla via”.
Con me Sonia, la mia compagna, e Antonio un padre mio amico, mia figlia l’avevo messa già a letto. La Sonia si è spaventata per la loro arroganza. Dopo mezz’ora se ne sono andati, ovviamente sapevo che non avrebbero potuto prendere mia figlia (è un loro classico trucco per far paura).
Mi ha colpito una cosa. Antonio ha chiesto al Carabiniere capo: “quanti casi del genere lei ha avuto in un anno?” il carabinere ha risposto: “tantissimi” e Antonio: “e quante volte ha rilevato una situazione di pericolosità per la bambina?” il carabiniere ha risposto: “mai”, ha detto infine Antonio “allora perché non facevate venire il padre domani a deporre tranquillamente invece di precipitarsi alle 22:00 dentro una casa col mitra se non c’è pericolosità?”, – il carabiniere ha taciuto.
In fondo quei due carabinieri, la loro auto ed il mitra, potevano essere usati per le “vere” emergenze piuttosto che correre a salvare una bambina che sta beatamente dormendo da suo padre.
Ecco, penso che domani chiederò al mio avvocato di denunciare l’arma (ricorso l’ho già fatto e per il giudice sto preparando la denuncia in questi giorni), o chi di dovere, per procurato allarme, inoltre il mitra in casa (mi ha detto Antonio, che è ufficiale pure lui) non può entrare se non per situazioni di pericolo.
Anzi faccio denuncia già ora, UNA DENUNCIA MORALE A TUTTE LE AUTORITA’ CHE MI LEGGERANNO, girando questa lettera anche ai giornali, dicendo a tutti che una chiamata al 112 per stupro, omicidio o rissa, è paragonata per urgenza ad una chiamata dove una madre dice: “la bambina è col padre, ma l’orario non è esatto sono le 21:00 doveva portarmela alle 20:00!”
.. perciò al diavolo se qualcuno da qualche parte sta morendo o è aggredito (e non ci sono mai sufficienti forze dell’ordine per correre in tutti i posti dove c’è bisogno) o ha problemi seri.. perché in questo momento i due carabinieri con macchina e mitra sono impegnati a fronteggiare un pericolosissimo padre che ha appena raccontato a sua figlia la favola della buona notte
Ciao Democrazia. Ciao Libertà. Oh bella Ciao.
Fabio B.
www.paternita.info

Vedi anche il video del TGToscana con l’intervista a Fabio B.