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Curiosità elettorali ..

8 aprile 2013

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Ebay si sà, è una inesauribile fonte dalla quale carpire numerose informazioni, e come i lettori del blog sanno, spesso mi piace “rubare” le immagini di vecchie foto o documenti riguardanti la nostra cittadina. Negli ultimi tempi non ci sono state molte occasioni, ma ieri si e non mi sono fatto sfuggire questo documento che in qualche modo ci riporta nel lontano 1873 e proprio come ora alle elezioni.
Un Regio Decreto, con cui (si legge) il Comune di Signa è costituito in Sezione del Collegio elettorale di Campi Bisenzio.
La data è quella del lontano 19 gennaio 1873 e la firma è quella di Vittorio Emanuele II (per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re d’Italia). Ecco il testo completo:
Veduti gli articoli 63, 64, 65 e 66 della Legge per le elezioni politche 17 dicembre 1860, n.4545, e la Tabella annessavi della circoscrizione territoriale dei Collegi elettorali;
Vedute le istanze del Comune di Signa ond’essere costituito Sezione del Collegio elettorale di Campi Bisenzio n. 172, separatamente da quella del Collegio stesso, detta di Campi, cui fu sino ad ora unito;
Considerato che la distanza e le comunicazioni, non sempre facili fra Signa e Campi Bisenzio, difficoltano agli abitatori del primo degli anzidetti Comuni l’esercizio del diritto elettorale politico;
Noverandosi nel Comune stesso più di 40 elettori iscritti;
Udito il Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, Nostro Ministro Segretario di Stato per gli Affari per l’Interno;
Abbiamo decretato e decretiamo;
Articolo unico.
Il Comune di Signa è costituito in sezione del Collegio elettorale di Campi Bisenzio, n. 172.
Ordiniamo che il presente Decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserito nella raccolta ufficiale delle Leggi e dei Decreti del Regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e farlo osservare.
Dato a Roma addì 19 gennaio 1873.
Vittorio Emanuele
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UNA TASSA CHIAMATA TARES .. Mente Locale vi spiega alcune cose ..

24 gennaio 2013

Da Mente Locale della Piana: Dal 1 gennaio di quest’anno un’altra tegola cade sulla testa dei contribuenti, voluta dal “non candidato” alle elezioni, ma candidato alla Presidenza del Consiglio, che si vanta di aver salvato l’Italia e non avere aumentato le tasse, e da tutti i partiti che lo osteggiano alle future elezioni (ma che questa roba l’hanno votata tutti assieme): la TARES, Tariffa comunale sui rifiuti e servizi (ma secondo noi invece significa: Ti Abbiamo Reso Estremamente Spennabile). Il punto il partenza è il DL 201/2011, che a partire dal primo gennaio 2013 abolisce totalmente le vecchie tariffe per la gestione dei rifiuti (TIA e TARSU, per intenderci) e li sostituisce con la nuova TARES. Ed ecco come.
Ciò che dice il Decreto Legge
Scopo della TARES è coprire i costi del servizio di gestione dei rifiuti, ivi compreso lo smaltimento e il recupero, nonché i costi dei servizi indivisibili dei comuni, come i servizi di polizia urbana, l’illuminazione pubblica, la gestione delle strade. Per fare questo, il Decreto stabilisce che la TARES sarà comprensiva di una tariffa per la gestione dei rifiuti, nella quale saranno presenti: una quota per investimenti, opere e ammortamenti; una quota rapportata al servizio di gestione e una quota per lo smaltimento dei rifiuti.
E fin qui, la novità non è grande; la tariffa c’era già (la TIA, appunto). Ma la novità eccola qui: a questa tariffa si aggiunge una sovrattassa di 0,30 centesimi al metro quadro, che però può essere portata fino a 0,40 centesimi per deliberazione comunale. Già qui si capisce che la nuova imposta è un ibrido: si tratta di una tassa per la parte relativa alla copertura dei costi della gestione dei rifiuti, e di un’imposta per quanto riguarda la maggiorazione.
Come verrà calcolata la tariffa? Lo dice il comma 9 del Decreto: verrà commisurata alla quantità e alla qualità media ordinaria. Insomma, verrà calcolata su medie. Non verrà calcolata sulla base degli effettivi rifiuti prodotti, anche se il comma 17 recita che in tariffa (ma non nella maggiorazione) “sono assicurate riduzioni per la raccolta differenziata” ; e, secondo il comma 15, il comune può (non deve) determinare una riduzione fino al massimo del 30% della tariffa per le abitazioni occupate da una sola persona. Già questo chiarisce che si prescinde dalla misurazione della quantità di rifiuti prodotta (chi vieta che un solo miliardario produca più rifiuti di un’intera famiglia di spiantati?).
Oltre a ciò, le riduzioni tariffarie per la raccolta differenziata sono estremamente aleatorie. Prendiamo il caso di quei comuni che non effettuano la raccolta differenziata in tutto il proprio territorio; chi vive in una zona dove la differenziata il comune non la fa che cosa si becca, l’intero importo? Quindi queste norme sono destinate a non essere applicate, perché creerebbero contenzioso e basta.
Chi la paga questa TARES? Chi possiede un immobile in un comune. E qui già c’è un altro dubbio; se la TARES e una tassa/imposta comunale, come la vecchia ICI, non ci dovrebbero più essere né ATO né Consorzi: il comune sussume sotto di sé il servizio per cui i cittadini pagano. Ma vedrete che andrà a finire che i comuni delegheranno la gestione ai vari consorzi, che quindi resteranno tutti. E tutte le spese amministrative di Quadrifoglio (in aumento di un milione di euro l’anno) continueranno a far lievitare la tariffa, perché la parte di tassa prevede la copertura di tutti gli oneri della gestione dei rifiuti.
Le mani nelle tasche
Niente male per un non candidato alle elezioni, ma candidato a presidente del Consiglio (un giorno o l’altro qualcuno ci spiegherà come questo sia possibile) che si vantava di non aver aumentato le tasse… e partiti concorrenti che questa roba l’hanno votata. Quindi fatti i conti, un appartamento di 90 mq. viene a pagare 27 euro in più l’anno (salvo sovrattassa posta dal comune, altrimenti sono 28) rispetto alla tariffa, che peraltro è già destinata anch’essa ad aumentare (e difatti la TIA aumentava di anno in anno). Purtroppo il Decreto non chiarisce una cosa importante: essendo una tassa/imposta ibrida, la TARES sarà soggetta a IVA? Sospettiamo che i consorzi sosterranno subito di sì; nel qual caso i 27/28 euro diventeranno subito 32, 5 al minimo (salvo ulteriori aumenti IVA, sempre voluti da chi si vantava di non aver aumentato le tasse). In teoria trattandosi di un’imposta comunale, si potrebbe ritenere di no… su ICI e IMU mica si pagava/paga l’IVA. Ma scommettiamo che nelle prossime bollette l’IVA ci sarà?
E qui viene il bello: poiché la TARES è entrata in vigore il 1 gennaio, in teoria era immediatamente esigibile; e infatti non mancava la volontà di far cassa da parte degli enti locali inviando subito la richiesta di acconto 2013. Ma poiché era appena stata pagata l’ultima rata dell’IMU, con il salasso che sapete; poiché erano state appena sciolte le Camere e ci si preparava alle elezioni; e poiché si temeva una forte reazione popolare, il pagamento della prima rata è stato fatto slittare dapprima ad aprile, poi a luglio, in maniera che il nuovo governo uscito dalle elezioni del prossimo 24 febbraio sia già insediato e possa sostenere che la TARES è stata votata dal precedente governo… anche se presumibilmente molte delle forze che la TARES l’hanno votata nella precedente legislatura nel nuovo governo ci saranno eccome. Questo per le forze parlamentari. Ma anche gli enti locali, mica si sono stracciate le vesti. Avete sentito qualche sindaco, o anche candidato sindaco, che abbia detto una sola parola contro la TARES, o, se è per questo, anche una sola parola dell’esistenza della TARES? Eppure a stabilire la nuova tariffa saranno proprio i comuni. Anzi, molti cittadini non sanno neppure dell’esistenza di questo nuovo balzello; lo scopriranno a luglio, quando arriverà la richiesta (salata) di acconto e, a elezioni già svolte, sarà tardi per incazzarsi. Altri comuni, invece, hanno colto la palla al balzo; Lucca, per esempio, ha già deliberato l’aumento della maggiorazione allo 0,40.
Tassa… bella tassa
Già qui è chiaro il senso dell’operazione; le risorse drenate dai trasferimenti statali agli enti locali verranno ripianate dai cittadini. Val poco dire che in fondo si tratta di un aumento minimo; stante la TIA che si paga da queste parti, si tratta di un aumento dell’ 8-10%… ma stipendi e salari di chi lavora non sono aumentati dell’8-10%. Ma neppure questo è l’aspetto peggiore di questo balzello, che invece risiede nella volontà politica che l’istituzione della TARES sottende. Ecco infatti un motivo per essere preoccupati: la TARES prescinde da un meccanismo introdotto per legge di diminuzione in base alla riduzione della produzione dei rifiuti. Eppure la riduzione di tale produzione dovrebbe essere un obiettivo perseguito per legge. L’Europa ci chiede anche questo… oltre che al taglio di salari e pensioni; ma in questo caso il legislatore italiano diventa improvvisamente sordo. L’unica riduzione possibile per la raccolta differenziata è lasciata alla volontà dell’ente locale che è quello che decide la tariffa e ne raccoglie i proventi. E di grazia perché l’ente locale dovrebbe decidere di essere virtuoso e in questo modo diminuire le proprie entrate? Quindi non c’è nella legge nessun automatismo a favore della limitazione nella produzione dei rifiuti; al contrario, è una legge fatta apposta per favorire l’aumento di tale produzione e la conseguente necessità di aumentare gli impianti di incenerimento (i cui costi, a loro volta, verranno scaricati in tariffa). Quindi è una legge che va incontro ai desiderata del Fondo F2i, di cui abbiamo parlato, e che sta comprando o interi inceneritori o loro quote rilevanti, come a Torino e a Brescia; ma non nella direzione della volontà dei cittadini.
C’è poi un’ulteriore questione; se i comuni non sono in grado di gestire i rifiuti e in maniera economica e compatibile con l’ambiente, perchè dovremmo essere chiamati a versare loro una sovrattassa? Perché dovremmo versare loro anche un solo centesimo in più se non sono nemmeno in grado di organizzare una raccolta differenziata decente, come impone loro la legge, visto che gli obiettivi percentuali di differenziazione vengono regolarmente disattesi? Perché le incapacità e le inettitudini di questi signori dovrebbero essere spalmate sui cittadini? Perché sono stati questi ultimi a eleggere questi incapaci? Ecco un ottimo argomento di riflessione per la prossima campagna elettorale.

Ordine del giorno Consiglio comunale del 27 novembre 2008

23 novembre 2008

Giovedi’ 27 novembre una nuova seduta del Consiglio comunale che inizia alle ore 15.30, presso La Sala Consiliare “Sandro Pertini”, in Piazza Dante 36, avrà i seguenti punti iscritti all’ordine del giorno:

– Proposta di deliberazione: Ratifica della deliberazione nr.188 del 24.10.2008, adottata dalla Giunta Comunale in via d’urgenza ed avente ad oggetto: “Variazione al Bilancio di Previsione 2008 ed al Bilancio Pluriennale 2008-2010“. (u.o. Presidenza del Consiglio).
– Proposta di deliberazione: Ratifica della deliberazione nr.197 del 07.11.2008, adottata dalla Giunta Comunale in via d’urgenza ed avente ad oggetto: “Variazione al Bilancio di Previsione 2008“. (u.o. Presidenza del Consiglio).
– Proposta di deliberazione: Variazione di Assestamento del Bilancio di Previsione 2008, ai sensi dell’art.175, comma 8, D.Lgs.n.267 del 18/08/2000. (Ufficio Ragioneria).
– Mozione: pavimento sconnesso del viale del Cimitero Nuovo a San Donnino presentata dal consigliere comunale Leo Campagni del gruppo “P.D.L.”.
– Mozione: “In merito alla sentenza della Corte Costituzionale n.335/2008, che modifica le disposizioni tariffarie previste dalla “Legge Galli” in materia di servizi di depurazione” presentata dal consigliere comunale Marco Carraresi del gruppo “U.D.C.”.
– Ordine del Giorno: “60° Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani” presentato dalla Giunta Comunale.
– Ordine del Giorno: “Sulla situazione debitoria e creditoria tra Publiacqua S.p.A. e Amministrazioni locali del Medio Valdarno” presentato dal consigliere comunale Marco Carraresi del gruppo “U.D.C.”.
– Ordine del Giorno: “Scuola, organo vitale di Democrazia: no al decreto Gelmini e alle classi separate” presentato dal gruppo “P.D.”.
– Ordine del Giorno: Tagli alla sanita’, tagli al fondo sociale delle regioni: colpiti i piu’ deboli, presentato dalla Giunta Comunale.
– Ordine del Giorno: Abbattimento barriere architettoniche negli edifici in condominio, presentato dal consigliere comunale Antonio Esposito del gruppo “Comitato Civico Campigiano No Inceneritore”.
– Ordine del Giorno: “In merito alla riduzione del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali (FNPS)” presentato dal consigliere comunale Marco Carraresi del gruppo “U.D.C.”.
– Ordine del Giorno: “In merito alla fase di messa a regime della Societa’ della Salute Firenze nord-ovest” presentato dal consigliere comunale Marco Carraresi del gruppo “U.D.C.”.
– Ordine del Giorno: “Contro i tagli ai contributi previsti per le scuole paritarie facenti parte del sistema scolastico pubblico nazionale” presentato dal consigliere comunale Marco Carraresi del gruppo “U.D.C.”.
– Ordine del Giorno: Intitolazione della sala stampa del comune ad Oriana Fallaci , presentato dal consigliere comunale Roberto Viti del gruppo “Comitato Civico Campigiano No Inceneritore”.
– Ordine del Giorno: Disastro umanitario in Congo, presentato dal gruppo consiliare “P.D.”.
– Interrogazione: “Completamento lavori della strada che unisce Via Palagetta e Via Pistoiese denominata Bretellina” presentata dal consigliere comunale Leo Campagni del gruppo “P.D.L.”.
– Interpellanza: “Relativa al degrado ed all’incuria che danneggiano la sicurezza per i pedoni in Via Gramignano” presentata dal consigliere comunale Brunella Bresci del gruppo “Uniti per Campi”.
– Interpellanza: “Mancata esposizione Crocifisso aule scolastiche” presentata dai consiglieri comunali Leo Campagni del gruppo “P.D.L.” e Brunella Bresci del gruppo “Uniti per Campi”.
– Interpellanza su avvisi di pagamento Equitalia-Cerit errati, presentata dal consigliere comunale Brunella Bresci del gruppo “Uniti per Campi” .
– Interpellanza: Richiesta informazioni e copie documenti sui cosiddetti “Derivati”, anche di quelli chiusi, presentata dal consigliere comunale Brunella Bresci del gruppo “Uniti per Campi”.
– Interpellanza: Occupazione Liceo Scientifico Agnoletti, presentata dal consigliere comunale Brunella Bresci del gruppo “Uniti per Campi”

Seguirà un Consiglio Comunale monotematico aperto convocato nell’ambito della Festa della Toscana 2008 “Costruire lavoro”, che avrà inizio alle ore 21.00, con la partecipazione di: Ambrogio Brenna, Assessore Regionale alle Attivita’ Produttive ed i Rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali e di Categoria.

Il Consiglio di Circolo di Campi Bisenzio “risponde” al decreto Gelmini

17 ottobre 2008

In questi periodi bruscamente scossi dagli assurdi decreti che riguardano la scuola, ricevo e pubblico questo documento ad opera del Consiglio di Circolo di Campi Bisenzio ed indirizzato al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al Presidente del Consiglio Dei Ministri Silvio Berlusconi, ai componenti la VII Commissione cultura Valentina Aprea, al Ministro dell’Istruzione dell’Università della Ricerca Maria Stella Gelmini, all’USR della Toscana Dottor Cesare Angotti, al Presidente della Regione Toscana, all’Assessore Istruzione formazione lavoro Gianfranco Simoncini, al Presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi, al Sindaco del Comune di Campi Bisenzio Adriano Chini, all’Assessore alle Politiche educative Emiliano Fossi, ai Consigli di Circolo e Istituto delle scuole della provincia di Firenze ed ai genitori e ai docenti del circolo di Campi Bisenzio.

Il Consiglio di Circolo riunitosi in data 16 ottobre 2008 desidera esprimere la preoccupazione di coniugare le previsioni della proposta di legge attualmente all’attenzione del Parlamento con la realtà della situazione attuale. Per varie ragioni dovute a precedenti disposizioni di legge, nel circolo funzionano tre scuole a moduli e due a tempo pieno. Avendo le famiglie richiesto l’aumento del tempo pieno la scuola ha utilizzato tutte le sue risorse per aumentare l’orario dei moduli a 30 ore settimanali con tre rientri. Ciò ha diminuito la tensione ma non le liste, per accedere al tempo pieno, presenti nella due scuole. Il Consiglio, nella consapevolezza che le leggi vanno rispettate, preso atto di quanto il Parlamento sta approvando, desidera porre alcune domande all’attenzione dei decisori politici: Quale tempo scuola avranno i bambini delle elementari il prossimo anno? 24 ore con insegnante unico? 27 con insegnante unico? 30 con insegnante prevalente ed interventi di altri? Chi? Saranno garantite le cinque sezioni a tempo pieno? Quale organizzazione avranno le attuali classi a tempo pieno? Nei moduli delle nostre scuole la contemporaneità è stata utilizzata per aumentare il tempo scuola a 30 ore, molte classi non hanno alcuna contemporaneità quando è uno dei docenti del team ad insegnare inglese, se da un lato abbiamo soddisfatto la richiesta delle famiglie, dall’altro abbiamo rinunciato ad attività di recupero e potenziamento compensate da un tempo scuola arricchito. Se si tagliano posti docenti per risparmiare, come è possibile che quei posti tagliati facciano aumentare le sezioni di tempo pieno? Questa è la richiesta delle famiglie. La nostra è zona a forte processo migratorio con il 24,7% di alunni stranieri in un comune con una presenza di immigrati pari al 12,5%, abbiamo enormi difficoltà ad alfabetizzare questi alunni oltre che a svolgere attività volte all’integrazione e all’accoglienza. Come affrontare tale situazione senza la possibilità di avere ore di contemporaneità? E’ previsto organico per tale finalità? Dal 1990 i docenti hanno imparato a collaborare dividendosi le discipline secondo le loro inclinazioni per garantire maggiore qualità all’insegnamento. Come è possibile che tornino ad insegnare tutto e ciò possa essere considerato aumento della qualità della scuola? Ai docenti vengono chieste competenze sempre più approfondite sia di tipo disciplinare che relazionale, come si può pensare che la soluzione sia, solo per la scuola primaria, una sola persona? Gli organi di informazione dicono che oltre al maestro unico c’è l’insegnante di informatica e quello di motoria. In quali scuole? A Campi Bisenzio non ci sono mai stati. Si parla di insegnante di inglese, allora perché lo schema di regolamento prevede l’obbligo per i docenti di ruolo di frequentare corsi di 150/200 ore per studiarlo ed insegnarlo a settembre 2009? Come mai tutte le 4000 cattedre sono state già eliminate a partire da settembre 2009? (vedi schema regolamento MIUR). Si tolgono i docenti che “sanno l’inglese” lo si fa insegnare a chi non lo saprà (se poi si pensa che molti docenti hanno studiato il francese è facile immaginare quali saranno le competenze in lingua inglese). Come è possibile così aumentare la qualità della scuola? Se in Italia, che è molto lunga e varia, vi sono reali situazioni di spreco, docenti non utilizzati, classi con pochi alunni, siamo concordi che occorra intervenire. Vogliamo far rilevare che nelle nostre scuole vi è una media di 22,7 alunni per classe, ci sono dieci scuole che accolgono 1612 alunni, il 24,7% sono stranieri oltre ad una forte presenza di disabili. I collaboratori scolastici sono 31 suddivisi in 10 plessi per complessive 69 classi e sono pochi visto che 7 scuole sono aperte per otto ore al giorno per tutta la settimana, infatti cinque di esse hanno un solo collaboratore scolastico per turno, non vi è la dovuta sorveglianza ai piani come la norma prevede. In Italia vi è 1 insegnante ogni 9,3 alunni (fonte Libro Bianco) mentre nel nostro circolo tale rapporto è di 1 a 11,62! Siamo d’accordo che occorra abolire quelle istituzioni che hanno meno di 300 alunni, ma cosa prevedere per un circolo come il nostro che conta tre volte il numero previsto dalla norma? E’ possibile diminuire il numero dei nostri alunni per dare una qualità migliore? Come mai provvedimenti che riguardano la scuola vengono inseriti in norme dirette alla sanità? La cosa ci preoccupa, dobbiamo leggere tutto quanto il Parlamento approva per essere sicuri di non avere sorprese? Nel nostro territorio la scuola dell’infanzia è un punto di riferimento per le famiglie, in continuità con i nidi ai quali sempre più genitori si rivolgono. Sarebbe impensabile pensare di ridurre il tempo scuola al mattino e ancora più preoccupante pensare di affidare ad una sola docente 25 bambini o, come si paventa 30. Tutti i bambini hanno bisogno di attenzione, ascolto e cura. Mentre stanno aumentando le situazioni di disagio, dovute anche all’aumento delle famiglie mononucleari, ridurre il tempo scuola significa mettere le famiglie in difficoltà in un territorio che ormai vede orari stabilizzati da tempo. Nel passato in famiglia la donna poteva scegliere se lavorare o meno, oggi sarebbe praticamente impossibile farlo, e non può certo scegliere la donna in quanto è quasi sempre a Lei che restano i figli in caso di separazione. Siamo preoccupati anche per gli assistenti amministrativi, quali saranno i nuovi parametri di assegnazione del personale? Alla segreteria sono state delegate competenze non proprie dei vecchi provveditorati come assunzioni, pratiche di immissioni in ruolo, pensionamenti, monitoraggi…. Spesso per rispettare le scadenze si è costretti ad utilizzare lo straordinario, sarebbe impensabile affrontare tutto con una riduzione del personale. Vogliamo stare tranquilli, avere una scuola pubblica seria e con insegnanti preparati, non stressati da continue riforme ogni volta che cambiano i governi. Vogliamo che gli insegnanti educhino i loro alunni a pensare con la loro testa per una società meno ignorante, più aperta, più giusta.
INFINE I DATI CHE RIGUARDANO IL NOSTRO CIRCOLO
Plessi n. 10 ( 5 infanzia e 5 primaria)
1 Dirigente
1 Dsga
8 assistenti amministrativi
148 docenti (43 infanzia e 105 primaria)
31 collaboratori scolastici TOTALE 188 lavoratori
1612 alunni (parametro autonomia fino a 600 alunni)
450 alunni scuola infanzia in 18 sezioni
1162 alunni scuola primaria in 51 classi
24,7% alunni stranieri di 29 nazionalità nella scuola primaria
25% alunni iscritti nelle sezioni scuola infanzia ( media nazionale 22,90- fonte MIUR)
22,7% alunni iscritti nelle classi scuola primaria ( media nazionale 18,72- fonte MIUR)
21 alunni diversamente abili (7 scuola infanzia e 14 scuola primaria)
Il Consiglio di Circolo di Campi Bisenzio-Firenze
Documento approvato con delibera n 7 del 16 ottobre 2008

L’ipotesi di Calamandrei 58 anni dopo

15 ottobre 2008

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (Adsn), a Roma l’11 febbraio 1950.

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli, ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.
Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico. Pubblicato nella rivista “Scuola democratica”, 20 marzo 1950

Non ero al corrente di questo discorso che mi è stato segnalato da un lettore del Blog. Discorso che apprezzo e che trova applicazione, purtroppo anche dopo 58 anni, soprattutto dopo i recenti provvedimenti che hanno coinvolto la scuola. Posso solo esprimere il mio profondo sdegno ed invitarvi a commentare e divulgare il documento.

Quale futuro per la scuola italiana ?

11 ottobre 2008

Ritengo importantissimo divulgare l’informazione dell’assemblea pubblica di mercoledì 15 ottobre 2008 alle ore 21 presso la Sala consiliare Sandro Pertini, organizzata dal Comune di Campi Bisenzio. Dopo le recenti variazioni contenute nel Decreto Gelmini, verranno affrontati con Gianfranco Simoncini Assessore all’Istruzione e alla Formazione della Regione Toscana Politiche Educative e Culturali del Comune di Campi Bisenzio e Stefania Fuscagni Consiliere regionale PdL e Vice Presidente V Commissione consiliare della Regione Toscana, i temi che riguardano il futuro della scuola italiana e come si prospetta l’istruzione dei nostri figli. Introduce Emiliano Fossi Assessore alle Politiche Educative e Culturali del Comune di Campi Bisenzio, Coordina Fabrizio Nucci Direttore di Metropoli.

Inutile dire che l’argomento trattato è di notevole importanza per capire il nuovo decreto e capire appunto quale futuro si prospetta per la scuola italana … quindi vi esorto a partecipare numerosi.

Vedi anche “L’ipotesi di Calamandrei 58 anni dopo“.

Carte di Identità, da adesso sono valide 10 anni

11 luglio 2008

Dal 26 giugno 2008 con Decreto Legge 25.06.2008 n. 112 (articolo 31), la validità della carta d’identità è stata prorogata dagli attuali cinque anni a dieci anni.
Tale disciplina si applica anche alle carte d’identità in corso di validità al 26 giugno 2008. Pertanto le carte d’identità valide alla data del 26 giugno 2008 non dovranno essere rinnovate: sarà sufficiente recarsi presso gli sportelli anagrafici e chiedere l’apposizione dello specifico timbro di proroga.

Art. 31.
Durata e rinnovo della carta d’identita’

1. L’articolo 3, secondo comma, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, le parole: «cinque anni» sono sostituite dalle seguenti: «dieci anni».
2. La disposizione di cui all’articolo 3, secondo comma, del citato testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, come modificato dal comma 1 del presente articolo, si applica anche alle carte d’identita’ in corso di validita’ alla data di entrata in vigore della presente legge.
3. Ai fini del rinnovo, i Comuni informano i titolari della carta d’identita’ della data di scadenza del documento stesso tra il centoottantesimo e il novantesimo giorno antecedente la medesima data.