Posts Tagged ‘chiesa’

Cinquantenario della Chiesa di San Giovanni Battista sabato 5 aprile

1 aprile 2014

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Sabato 5 aprile a partire dalle ore 9.30 presso la Chiesa di San Giovanni Battista a Limite si terranno i festeggiamenti per il cinquantenario della Chiesa stessa. Interverranno: Emiliano Fossi, sindaco di Campi Bisenzio, Don Elio Pierattoni, rettore della chiesa, Ginacarlo Paba, presidente della Fondazione Michelucci. Alle ore 10 il racconto della chiesa introdotto da Corrado Marcetti, direttore della Fondazione Michelucci. A seguire visite guidate. Fonte Comune di Campi Bisenzio.

L’eredità di Michelangelo e l’aba di una nuova stagione con l’AUSER di Campi Bisenzio

11 marzo 2014

L’Auser Volontariato Campi Bisenzio, nel ciclo di incontri de IL TEMPO RITROVATO 2014, propone per domani mercoledì 12 Marzo alle ore 16,30, presso la Sala Nesti a Villa Montalvo una conferenza a cura del Prof. UGO BARLOZZETTI, dal titolo L’EREDITA’ DI MICHELANGELO E L’ALBA DI UNA NUOVA STAGIONE DELLE ARTI con ingresso libero.
E per sabato 15 Marzo, visita guidata a Firenze. Partenza dal piccolo gioiello nascosto del Chiostro dello Scalzo, per poi soffermarsi nella Chiesa di SS. Annunziata : Ugo Barlozzetti accompagna i visitatori in un itinerario dedicato ai capolavori della bella “maniera” fiorentina. Ritrovo alle 10.00 in Piazza San Marco, davanti alla Chiesa. E’ richiesto un contributo di 3 Euro
Pren:otazioni: domani, mercoledì durante la conferenza de Il Tempo Ritrovato, oppure il lunedì e giovedì per telefono dalle ore 15,30 alle 18,00 allo 055/8979943 o per email: auser.campibisenzio@virgilio.it

Visita al cantiere di restauro degli affreschi “Storie di San Jacopo”: sabato 15 marzo

11 marzo 2014

1974235_1414781615441239_1815855873_oSabato 15 marzo, dalle ore 10.30 alle 13.00 presso la chiesa di Santa Maria a Campi Bisenzio, avrete un’opportunità unica: quella di VISITARE IL CANTIERE DI RESTAURO DEGLI AFFRESCHI della Cappella Cennamelli, guidati dalla responsabile dello stesso, Carlotta Salvadore, e visionando le foto precedenti il lavoro di pulitura. L’evento è organizzato dall’Associazione culturale Arte e Antiquariato Campi Bisenzio, con la quale, per l’occasione, potrete tesserarvi (il costo della tessera associativa è di 10 euro annue). La STRAORDINARIA storia di questi affreschi è qui. L’evento è aperto al pubblico.

Un miracolo a Santa Maria a Campi, “adottato” il restauro degli affreschi della cappella Cennamelli

7 marzo 2014

Apprendo con estremo piacere da Fb che oggi è avvenuto un piccolo miracolo e ce lo racconta ArteAntiquariato di Campi Bisenzio.
Riguarda gli affreschi della cappella Cennamelli all’interno della chiesa di Santa Maria a Campi Bisenzio, raffiguranti le Storie di San Giacomo Maggiore (la chiesa di Santa Maria si trova sulla via di pellegrinaggio che da Firenze porta a a Pistoia, dove si celebra il culto di Sant’Jacopo). Il ciclo pittorico risalirebbe al XIV-XV secolo, e sebbene sia stato attribuito per lungo tempo a Mariotto di Cristofano, oggi viene da Miklós Boskovits e Isabella Tronconi ricondotto a un pittore agnolesco, operante nel contado fiorentino e pratese a cavallo fra Tre e Quattrocento. Gli affreschi si presentavano sporchi e poco leggibili, con importanti cadute di colore ed efflorescenze saline.
I sopralluoghi compiuti dai funzionari della Soprintendenza dal 2003 avevano rilevato l’urgenza di un intervento di restauro sugli affreschi per scongiurare loro danni peggiori. Nel 2011 era arrivato il “nulla osta” per i restauri al ciclo, e contestualmente era stata individuata la ditta, accreditata presso la Soprintendenza, ritenuta più idonea per portare avanti questi lavori. Si trattava della ditta individuale di Carlotta Salvadore, restauratrice dell’Opificio delle Pietre Dure con alle spalle una comprovata esperienza di restauro di importantissimi testi pittorici ad affresco. All’epoca (il 2011) il “fund raising” si era attivato immediatamente: la cifra necessaria per il restauro e per la sostituzione dell’impianto d’illuminazione (solo nella cappella) superava i quarantamila euro.
In un articolo sulla Nazione del 5 Febbraio 2012 si richiedeva aiuto economico a gran voce, ma nessun mecenate, all’epoca, si fece avanti. Finché un giorno, finalmente, un’idea semplice quanto geniale, una generosa proposta.
La restauratrice Carlotta Salvadore, free lance senza dipendenti, si era offerta di ricevere il suo compenso “spalmato” nell’arco di quattro anni. A quel punto fu possibile pensare di organizzare un gruppo di parrocchiani, cittadini, enti, associazioni, che attraverso il versamento di una quota annuale per quattro anni potessero “adottare” il restauro degli affreschi. Servivano settanta adesioni, da parte di chiunque potesse sostenere il pagamento di una quota annua di centocinquanta euro da corrispondere in due rate da settantacinque euro ciascuna (ad esempio a Maggio e Dicembre), per quattro anni.
Queste adesioni, EBBENE, CI SONO STATE. I cittadini hanno risposto positivamente ed entusiasticamente agli appelli pervenuti loro in vario modo, nel corso di riunioni o a mezzo stampa, e una quarantina fra parrocchiani, cittadini di Campi Bisenzio e cittadini di Firenze si sono presi l’onere e l’onore di contribuire fattivamente al verificarsi di questo miracolo. L’Associazione La Rocca 2001 di Campi Bisenzio ha addirittura contribuito con PIU’ DELLA META’ DELLE SETTANTA QUOTE QUADRIENNALI RICHIESTE. Grazie a questo sublime sforzo corale, potremo vedere ultimati questi lavori entro pochi anni. Si ringrazia Anna Maria Romoli per le splendide riproduzioni. Altre foto si possono vedere sul profilo di ArteAntiquariato.

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Le rime di Mugnaioni per riscoprire origini e tradizioni campigiane

17 aprile 2013

Inaugurata nel weekend, nella chiesa del Sacro Cuore di Campi Bisenzio, la mostra “Rime sulla Campi di un tempo” del poeta Giuliano Mugnaioni. L’esposizione si compone di una serie di rime dell’autore di alcuni anni. L’intento della mostra è ricordare per i più anziani gli anni della propria gioventù e far riscoprire le tradizioni e le origini per i più giovani. La mostra sarà aperta fino al 21 aprile nell’atrio della chiesa.

Una strada per Don Bruno Verdiani – Viti: “non mi arrendo..”

26 marzo 2013
da DiSegno Comune del 2008

da DiSegno Comune del 2008

Viti: “non mi arrendo !”, sembra il titolo di un film, ma non è così.
A distanza di quasi cinque anni l’amministrazione non è ancora riuscita a risolvere il caso della strada da intitolare al compianto Don Bruno Verdiani, l’indimenticato parroco del Sacro Cuore e Roberto Viti della lista Civica No Inceneritore torna alla carica.
Non per sè, non per calvalcare un argomento per scagliarsi contro l’attuale amministrazione, ma per onorare il volere di tanti cittadini delusi dall’indifferenza verso un uomo che ha dato tanto a Campi ed ai campigiani.
In effetti la cosa rasenta il ridicolo perchè da quel lontano luglio 2008, quando fu approvata una delibera, si poteva fare qualcosa, specialmente dopo l’affermazione “..nel più breve tempo possibile intitoleremo una via a Don Bruno Verdiani”, data di fronte ad una sala gremita di parrocchiani del Sacro Cuore, che tenevano proprio ad una rapida attuazione di questa pratica. “Ora che sta per finire la legislatura, questa richiesta a cui i parrocchiani tengono così tanto e per la quale mi hanno di recente ricontattato,” afferma Viti, “potrebbe cadere nell’oblio. Non so come andrà nel consiglio di oggi pomeriggio, ma il mese scorso al Vigna hanno intestato subito, alla prima, i giardini della scuola Matteucci e per Don Bruno Verdiani ancora niente.”
La richiesta iniziale era infatti quella di avere una strada o una piazza intitolata al loro parroco nel territorio della parrocchia ed il più vicino possibile alla parrocchia stessa, oggi dice Viti “tra le ipotesi più gradite c’è quella che era già stata indicata, ossia intitolare la parte di via Prunaia che dall’intersezione di via Palagetta verrà collegata, in un prossimo futuro a completamento della viaria prevista, al ponte di Maccione e proprio così adiacente al complesso parrocchiale”.
Vediamo se dal consiglio comunale di oggi nei prossimi mesi ci sarà la volontà reale, di intitolare questa parte della via Prunaia fino al ponte di Maccione alla memoria del parroco Don Bruno Verdiani, anche se i lavori di ampliamento della carreggiata e ad essa connessi sono ancora da iniziare ma in virtù dell’importanza che rivestirà questa strada essa appare ben degna per tale memoria.
Non sappiamo come andrà a finire ma sicuramente Viti darà battaglia fino all’ultimo e l’amministrazione comunale potrebbe avere una nuova forte critica mossa da tanti campigiani delusi e amareggiati.
Campi Bisenzio Blog continuerà a seguire l’evolversi di questa vicenda, dando voce anche ai cittadini, come ha già fatto cinque anni fà.

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I presepi più belli sono a Campi Bisenzio, come e dove vederli

29 dicembre 2011

Come già sappiamo Campi è terra di iniziative e creatività. Certamente non posso non considerare anche questi eventi che completano in modo simpatico ed interessante il panorama di opportunità durante il periodo natalizio. Opportunità naturalmente legate alla possibilità di visitare con i nostri figli due presepi fra i più belli della nostra regione.

Il Presepe Santa Maria presso il Circolo di Santa Maria in via Lavagnini 26/8 a Campi Bisenzio, aperto fino al 15 gennaio, presso i locali del Circolo MCL di Santa Maria. Un bellissimo presepe che anno dopo anno ha aumentato di impegno, volume, scenografie e suggestioni. Il presepe di Santa Maria nasce da un’idea dei soci del Circolo che iniziarono la loro prima impresa nel 1998. Diedero vita ad un primo presepe di 20 mq nella sala parocchiale. Oggi ha un estenzione di circa 300 mq ed è realizzato in modo da essere visitale. Paesi, paesaggi che ogni anno si rinnovano in un percorso che porta a Nazareth, dove il visitatore incontra l’alba, il giorno e la notte accompagnato dalla stella cometa. I materiali tutti costruiti a mano sono a dimensione umana e il presepe può essere considerato come uno dei più grandi e splendidi della nostra regione. Orari: Festivi dalle 15.00 alle 19.00, feriali dalle 16.00 alle 19.00 – Prenotazioni: per le scuole 3292464833

Il Presepe della Chiesa di San Giovanni Battista. Un presepe artistico artistico di Guido Giancola visitabile ogni giorno negli orari di apertura della Chiesa di San Giovanni Battista a Limite di Campi Bisenzio. Allestito sull’altare è un gioiello dentro un prezioso scrigno che ogni anno, nel periodo natalizio, ospita meravigliose opere artistiche. La chiesa di San Giovanni Battista (detta anche la Chiesa dell’autostrada) venne costruita per ricordare i numerosi caduti sul lavoro causati della costruzione dell’Autostrada del Sole. Il luogo venne scelto simbolicamente in quanto posto esattamente a metà strada tra Milano e Roma, le due città collegate dall’imponente infrastruttura che ricorda una tenda, segno del nomadismo del popolo di dio.

Fiesole commemora l’architetto Michelucci, il padre della Chiesa di San Giovanni

6 ottobre 2011

Non potevo esimermi dal dare questa notizia, perchè la mostra che Fiesole ha organizzato per commemorare l’architetto Giovanni Michelucci, riguarda anche il comune di Campi Bisenzio. Il perchè forse lo avete già intuito dal titolo e quella chiesa che con la sua forma ha destato tante polemiche anche nella rete internet, rappresenta un’opera d’arte moderna ed un simbolo inconfondibile per il nostro territorio. Dedicata a San Giovanni Battista e consciuta da tutti come la “Chiesa dell’Autostrada“, espressamente voluta dalla Società Autostrade in ricordo degli operai caduti sul lavoro nella realizzazione dell’Autostrada del Sole, fu costruita, fra il 1960 e il 1964, su progetto di Giovanni Michelucci ed è considerata uno dei più grandi capolavori dell’arte moderna. La sua forma inusuale per una chiesa che ai più può apparire incomprensibile, evoca volutamente l’immagine di una tenda, che richiama alla mobilità del Popolo di Dio. Con il suo sviluppo su una superficie coperta di 3500 metri quadri e l’altezza massima di 26 metri, riunisce materiali come la pietra detta tradizionalmente “fior d’oro” per i muri perimetrali; il cemento bianco di Sardegna per le strutture a vista; il rame per la copertura del tetto, verde all’esterno, color biondo all’interno; i marmi, il vetro e il bronzo per la decorazione interna. La pianta dell’edificio risulta asimmetrica e svincolata dall’andamento della copertura, all’interno varie opere adornano tutta la chiesa.

Varie cartoline raffiguranti la Chesa di San Giovanni Battista

La mostra che commemora l’Arch. Michelucci, con l’esposizione di suoi disegni, è a Fiesole presso il Palazzo comunale, nella  Sala del Basolato in Piazza Mino dal 1 al 30 ottobre 2011, nell’ambito delle iniziative “Le Città di Michelucci”, per i vent’anni dalla scomparsa dell’architetto. Maggiori info sui contenuti della mostra

La Chiesa di San Cresci Festeggia il Centenario

17 settembre 2011

La chiesa di San Cresci

Un compleanno veramente degno di rilievo, quello della Chisa di San Cresci a Campi Bisenzio che compie esattamente 100 anni. E questa occasione non poteva che essere motivo di festeggiamenti organizzati dalla Parrocchia  assieme alle altre associazioni che dureranno fino al prossimo 24 ottobre.
Si inzia domani domenica 18 settembre alle ore 11.00 con una messa presieduta dall’Arcivescovo Giuseppe Betori, a seguire alle ore 13.00 “San Cresci a tavola” con un lauto pranzo.
Domenica 25 settembre ancora festeggiamenti con la messa, sempre alle ore 11.00 con il Cardinale Silvano Piovanelli ed a seguire la benedizione della tomba di don Renzo Paoli.
Il 2 ottobre celebrerà la messa, sempre ore 11.00, monsignor Giancarlo Corti ed il 9 ottobre ritorna nella sua parrocchia monsignor Sergio Guidotti.
Ma non saranno solo queste le opportunità per festeggiare il compleanno centenario, sarà infatti aperta una mostra fotografica dal titolo “Un secolo di vita della comunità parrocchiale di San Cresci” il giorno 9 ottobre ed alle ore 13.00 dello stesso giorno, sarà possibile pranzare e contribuire alla solidarietà per Agata Smeralda.
Domenica 16 ottobre celebrerà la messa monsignor Maniago e nel pomeriggio sarà consegnato il Premio “San Cresci 2011” a favore di personalità che si sono distinte in opere sociali verso gli emarginati ed i bisognosi.
Presso Casa Temperani sarà inoltre premiato Mauro Barsi, presidente di Agata Smeralda.

Percorsi d’arte .. i tesori della nostra città: La chiesa di San Quirico e Giulitta a Capalle e il suo legame con i Vescovi fiorentini

21 dicembre 2010

Con questo post inizia la rassegna artistica dei tesori presenti nella nostra città, a cura di Francesca Bertini, responsabile dell’Ufficio Patrimonio Storico Artistico del Comune di Campi Bisenzio. Il documento è tratto da DiSegno Comune di Novembre. Ho deciso di pubblicare mensilmente tali documenti, accogliendo l’intenzione di dare risalto e promuovere la conoscenza dei numerosi luoghi di interesse culturale presenti sul territorio con l’intento di risvegliare la curiosità del lettore e portarlo a scoprire o a guardare con occhi diversi gioielli d’arte spesso dimenticati eppure vicinissimi a noi. Il primo appuntamento inizia con la chiesa di San Quirico e Giulitta a Capalle e il suo legame con i Vescovi fiorentini, egregiamente descritta da Francesca Bertini. Questo documento ed i futuri saranno raccolti in una pagina sul blog, sempre disponibili grazie anche ad un logo presente sulla barra laterale (attualmente in preparazione). Per contatti la Signora Bertini è disponibile tramite email . Buona lettura.

La storia della chiesa di San Quirico e Giulitta a Capalle, la cui costruzione risale al XIII secolo, è strettamente legata all’espansione del patrimonio territoriale della Chiesa, proprietaria fin dall’anno Mille di numerosi possedimenti. A navata unica, di origine romanica, presenta una facciata che ha parzialmente conservato i caratteri romanici e alterna l’alberese e il serpentino verde di Prato, mentre l’interno ha un copertura a capriate lignee. Il Vescovo di Firenze gestiva direttamente il borgo di Cavalle e le terre circostanti come suo feudo, in antagonismo ai laici Mazzinghi di Campi, e attendeva alla manutenzione del complesso, dei suoi arredi e di tutto ciò che serviva alla gestione della parrocchia. La posizione unica di Capalle nei confronti delle chiese circostanti, convinse il Vescovo ad innalzarla al rango di Chiesa Battesimale, facendo pertanto costruire il fonte con il quale venivano battezzati non solo gli abitanti ma anche quelli delle parrocchie più vicine.
Purtroppo il castello di Capalle fu centro delle vicende legate alla guerra tra guelfi e ghibellini e nel 1266 il legato imperiale Guido Novello dei Conti Guidi, ghibellino al comando dei fiorentini, assediò il castello, che subì le prime razzie e predazioni. Il Trecento vede continuare incursioni e devastazioni del borgo per mano di Castruccio Castracane condottiero alleato dei Visconti contro Firenze, che mise a ferro e fuoco anche Capalle saccheggiandola. Il castello venne smantellato, le torri abbattute, la chiesa rovinata tanto che mostra attualmente evidenti i segni della deturpazione, essendo rimasta intatta solo fino a metà altezza. Nel 1374 anche le truppe mercenarie di Giovanni Acuto, il condottiero la cui raffigurazione ad affresco troneggia nella navata del Duomo fiorentino, devastarono il contado intorno a Capalle. Nel 1419 ha inizio l’episcopato di Amerigo Corsini, primo ad avere il titolo di Arcivescovo. Di nobile famiglia, cresciuto nella corte papale, si interessò a Capalle e rinnovò anche il sistema amministrativo del contado. Contemporaneamente si ampliarono i possedimenti delle famiglie Strozzi, Corsini e di altri casati fiorentini. Dal 1446 parroco di Capalle fu l’arcivescovo e futuro santo, Antonino, che soggiornava nel palazzo Vescovile, il Palagio, attuale Villa Becagli che fronteggia la chiesa, al cui interno è conservata la camera dove il santo dormiva e si raccoglieva in contemplazione, cui si accede attraversando l’aulica sala ornata dai segni zodiacali e dall’emblema del toson d’oro. Nel 1518 la chiesa divenne ufficialmente Prioria, mentre il popolo dipendeva da Campi ed era rappresentato da un rettore. Una prima ricognizione dei beni presenti nella chiesa venne fatto nel 1518 con un inventario inviato al nuovo arcivescovo Giulio de’ Medici; spicca il numero degli altari e la devozione a molti Santi tra cui Sant’Antonio Abate, perché essendo il paese essenzialmente agricolo, si raccomandava a lui la protezione del bestiame e del foraggio; a Sant’Anna, protettrice delle partorienti; a San Sebastiano, cui ci si affidava per le azioni caritatevoli. Lo sviluppo della chiesa nel ‘500, nel ‘600 e nel ‘700 fu operato dai vescovi Alessandro de’ Medici, Piero Piccolini e Francesco Gaetano Incontri. L’arcivescovo Alessandro de’ Medici, il futuro papa Leone XI, fervido sostenitore della controriforma e dei precetti del Concilio di Trento, ampliò e ristrutturò profondamente la chiesa nel 1576 su progetto di Giovanni Antonio Dosio; nel 1580 eresse l’Oratorio della Compagnia, edificio che si affaccia sulla piazza, staccato dalla chiesa, dal Palagione e dalla canonica, rialzato da gradini.
All’esterno, sull’architrave del portone, esiste ancora un’iscrizione voluta dall’ arcivescovo nel XVI secolo con la data e l’affidamento dello stesso al Santissimo Sacramento e all’Immacolata.
Adesso è destinato a teatro parrocchiale. L’interno della chiesa, di impronta vasariana, viene concepito seguendo i dettami del Concilio di Trento. In quel periodo, vennero commissionate due tavole a Giovan Battista Naldini, pittore tardo manierista: Sant’Antonio Abate in orazione nel deserto percosso dai demoni e San Girolamo orante nel deserto. Gli azzurri e i verdi e l’incarnato delle figure riecheggiano il Pontormo.
Un documento testimonia che il Naldini ebbe per quelle opere un compenso di 1280 lire, ma lavorò a lungo per il Vescovo dipingendo l’arme di Alessandro de Medici ovunque: lo stemma mediceo è arricchito dalla croce di Malta di cui Alessandro era stato priore e i gigli degli Angiò nella palla superiore. Nel 1635 per volontà dell’arcivescovo Piero Niccolini altri lavori interessarono la canonica e la chiesa. Il suo emblema con il Leone rampante appare ovunque, all’ingresso della canonica, sul camino, sul bacile di rame del fonte battesimale, ai piedi degli altari in pietra, quasi in concorrenza con lo stemma mediceo. Il Niccolini aveva una predilezione per Capalle, da piccolo villeggiava a Gonfienti, era parente degli Strozzi e andava a visitarli spesso presso i loro possedimenti. Fece ampliare la canonica, probabilmente su disegno di Gherardo Silvani, famoso architetto manierista toscano che guardava a Buontalenti e all’Ammannati, e che rinnovò dalle fondamenta anche la sacrestia. L’arcivescovo fece intonacare la facciata della chiesa e vi appose il suo emblema; all’interno fece costruire nuovi altari in cui spiccano ancora oggi una tela nel primo altare a destra che raffigura Cristo che cammina sulla acque che salva Simon Pietro, con la barca degli apostoli sullo sfondo tempestoso di una realistica scogliera; un’altra tela invece, nel primo altare a sinistra è attribuita a Francesco Curradi, pittore fiorentino dai caratteri devozionali, allievo del Naldini, che raffigura San Andrea Corsini che distribuisce il pane in tempo di carestia, risalente al 1629, anno della canonizzazione. Ma un gioiello conservato nel secondo altare a destra, detto della Santissima Concezione, con il rilievo della Madonna con Bambino inserito in una tela del primo ‘600 che raffigura San Carlo Borromeo, Santa Lucia, San Francesco, San Sebastiano.
A Capalle c’era infatti una grande devozione per la pratica del rosario, e già nel primo ‘400 si venerava questa Madonna, dal volto assorto e pensoso, modellata alla maniera di Lorenzo Ghiberti. Al tempo del Niccolini la Prioria fu assunta al rango di Pieve. Da Roma giunsero anche le reliquie dei martiri Enea, Onorio e Valerio che si festeggiano l’ultima domenica di Aprile. Nel corso del 600 fu introdotta anche la pratica delle Quarantore. Nel 1750, invece, per volere dell’arcivescovo di Firenze Incontri, la chiesa fu sottoposta ad una serie di lavori interni con l’arricchimento degli arredi. Uomo colto e in aura di santità, fu tra i parroci più assidui di Capalle. Rifece fare l’altar maggiore con colonne, lesene, pietra serena e legno dorato ordinando anche parati, tovaglie in pizzo dorato per l’altare. Con le soppressioni napoleoniche la chiesa di Capalle e lo stesso arcivescovado sono stati spoliati di tutti i possessi. Fu l’arcivescovo Minucci nella prima metà dell’ottocento e edificare il cimitero e porre il suo stemma sulla facciata.
Preme ricordare infine che l’ultima opera commissionata per un locale attiguo alla chiesa, detto Cappella delle Confessioni, è stata eseguita dall’artista Antonio Manzi con la tecnica del graffito su affresco ed è una riflessione sul tema del dolore ai piedi della Croce; ed è proprio un mirabile Crocifisso attribuito alla cerchia del Giambologna che fa da sfondo a un’altra mirabile opera.
La chiesa è aperta per le visite dalle 17 alle 18 e dalle 18.30 alle 19.30, escluso il mercoledì e il sabato. Per visite guidate contattare il Parroco Don Nicodemo al numero 055 8951009.
Francesca Bertini