Il diritto di voto ai migranti alle elezioni amministrative, parliamone in un’incontro

Con la Deliberazione del Consiglio Comunale N. 107 del 30/09/2008, il Consiglio Comunale di Campi Bisenzio ha impegnato il sindaco, la giunta e la Presidenza del Consiglio a promuovere delle iniziative affinché si rifletta sulla partecipazione, l’accoglienza, sulla piena partecipazione alla vita politica a livello locale dei cittadini migranti residenti in Italia. Ciò include il diritto di voto per le elezioni Amministrative e le azioni necessarie verso il parlamento italiano, a divulgare il presente ordine del giorno e la sua discussione tramite gli organi di comunicazione del Comune di Campi Bisenzio, sito internet e Disegno Comune e ad inviarne copia ai Presidenti di Camera e Senato, ad AICREE (Associazione per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa) – Federazione Toscana.
Quello che segue è uno stralcio dell’ordine del giorno del consiglio comunale che reputo importante per la comprensione di quanto deliberato.
Nel 2003 il Consiglio Comunale di Campi Bisenzio ha discusso e deliberato (170 del 27.11.2003) l’ordine del giorno “Da immigrati a cittadini” che nel rilevare la presenza di 3.029 cittadini stranieri con regolare permesso di soggiorno nella nostra città invitava:
-a riflettere che la presenza di lavoratori immigrati contribuiva alla nostra economia e alla nostra rete di protezione sociale;
-la Politica e le Istituzioni a tener di conto del cambiamento in atto sia costruendo politiche per la convivenza e la conoscenza reciproca sia promuovendo la partecipazione politica conferendo loro il diritto di voto “che è un diritto ma anche un dovere, una responsabilità che impegna le persone immigrate allo scrupoloso rispetto delle regole del nostro Paese”.
Nel 2004 la Caritas afferma (Dossier sull’Immigrazione), che i diritti di cittadinanza, dovrebbero essere fondati sulla residenza stabile in un paese, piuttosto che, sul possesso di un determinato passaporto. …. “integrazione, cittadinanza e diritti politici sono indissolubili” e che “il voto è il più importante strumento di partecipazione in uno stato democratico moderno” (Gli stati generali dell’immigrazione, Vicenza, dicembre 2001) Nel dossier del 2005-2006 si afferma “né la repressione e neppure la diffidenza aiutano a favorire il coinvolgimento societario dei genitori immigrati e tanto meno dei loro figli: molti dei quali sono nati da noi e considerano l’Italia la loro terra. La legislazione sulla cittadinanza è un pezzo di antiquariato e, a prescindere dagli schieramenti politici, è il tempo di andare oltre la presentazione di disegni di legge e pervenire ad una riforma effettiva”. Nel 2007 Franco Pittau, Coordinatore del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes nella sua relazione introduttiva dichiara “È indubbio che gli immigrati pongono anche diversi problemi, ma l’immigrazione non è complessivamente un peso bensì una ricchezza. I nuovi venuti, oltre a ridurre gli effetti negativi dell’andamento demografico, mostrano una fortissima volontà di riuscita (la stessa che avevano gli italiani quando si spostavano nel Nord Italia o all’estero), sono più disponibili alla mobilità territoriale e occupano i posti rimasti liberi e, così facendo, esplicano un effetto tonificante sul mercato, nonostante le lungaggini burocratiche legate alla loro permanenza, i desueti meccanismi di inserimento lavorativo e le carenze a livello retributivo e previdenziale. Sarà possibile trovare un minimo comune denominatore tra i vari schieramenti politici per avviare una politica condivisa dell’immigrazione? Caritas e Migrantes da tempo hanno indicato una serie di misure funzionali ad un più soddisfacente inserimento degli immigrati: permessi di soggiorno più stabili, snellimento delle procedure, facilitazione dell’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro (con la reintroduzione della “sponsorizzazione” da rafforzare con il permesso per la ricerca del posto di lavoro), miglioramento della normativa sulla cittadinanza, potenziamento delle risorse necessarie per sostenere l’integrazione e seria presa in considerazione anche della concessione del voto amministrativo”.
L’Italia, negli ultimi tre decenni, ha visto crescere il suo ruolo di paese di immigrazione passando da una presenza di poco meno di 300 mila immigrati a 3.690.000 (Dati Dossier Statistico Immigrazione Caritas-Migrantes 2007). Oggi a Campi Bisenzio sono 5.658 i cittadini migranti (4.802 extracomunitari e 856 comunitari) che vivono, studiano e lavorano nei nostri territori. Impegno della politica campigiana deve essere la costruzione di una comunità inclusiva, ove ogni soggetto riconosciuto e titolare di diritti e di doveri, senta e si faccia partecipe del benessere della propria comunità. La promozione alla partecipazione politica, le politiche di accoglienza e di solidarietà, sono da anni le uniche che danno risposte concrete di integrazione e base dell’interazione. Il voto è un diritto per i cittadini, è l’esercizio del proprio pensiero, l’espressione delle proprie idealità e la piena accettazione delle regole. Ma anche la consapevolezza di vivere in una società ove ognuno ha pari diritti e pari doveri, la condivisione dei principi democratici e attraverso la partecipazione: l’accettazione di una volontà di coesione sociale. In Europa, alcuni Paesi, hanno già introdotto il diritto di voto agli immigrati alle elezioni amministrative, sostituendo come criterio per il riconoscimento dei diritti politici la residenza alla cittadinanza, mentre nel nostro Paese si dibatte trasversalmente, da anni, su una non più rinviabile soluzione legislativa.
Il diritto di voto agli immigrati nei paesi europei
Una scheda comparativa paese per paese e la posizione dell’Unione europea da http://europa.tiscali.it
Alcuni paesi europei hanno già introdotto il diritto di voto agli immigrati alle elezioni amministrative,  sostituendo come criterio per il riconoscimento dei diritti politici la residenza alla cittadinanza.
Danimarca. Dal 1981, in gli immigrati hanno il diritto di voto a livello comunale e provinciale
Gran Bretagna. Riconosce il diritto di voto per le elezioni politiche a tutti i cittadini del Commonwealth, agli irlandesi e ai pachistani
Islanda. Il diritto è riconosciuto ai soli cittadini dell’area scandinava.
Olanda e Irlanda. Il diritto è esteso alle sole elezioni amministrative.
Italia. Fino al 1992, la cittadinanza, e quindi il diritto di voto, potevano essere ottenuti dopo cinque anni di residenza continuativa nel territorio dello Stato. Questo periodo con la legge n. 91 del 16 agosto 1992, si è innalzato a 10 anni. Gli immigrati regolarmente residenti sono ammessi ai referendum consultivi locali nelle seguenti città italiane: Torino, Bologna e Roma. Anche le regioni Toscana e Friuli Venezia-Giulia hanno intenzione di inserire nei loro statuti norme che prevedono il diritto di voto agli immigrati.
Norvegia. Dal 1993 consentito il voto alle elezioni amministrative
Olanda. Dal 1985 il diritto è esteso alle sole elezioni
Portogallo. Possono votare i peruviani, i brasiliani, gli argentini, gli uruguaiani, i norvegesi e gli israeliani
Spagna. Votano alle elezioni amministrative tutti i cittadini immigrati regolari
Svezia. Dal 1975, dopo tre anni di continuata permanenza, gli stranieri possono votare per le elezioni comunali, regionali e per i referendum
Svizzera. Il diritto al voto alle amministrative viene riconosciuto a tutti gli stranieri nei due cantoni svizzeri di Jura e Neuchâtel
Francia. Possono votare per le europee e le municipali i cittadini di paesi membri dell’Unione Europea. Questi cittadini possono anche candidarsi nelle liste francesi per il Parlamento di Strasburgo. Nel novembre 2002 l’assemblea nazionale ha respinto con 221 voti contro 124 e senza nemmeno esaminarne gli articoli, una proposta di legge costituzionale del deputato socialista Bernard Roman per la concessione del diritto di voto agli extracomunitari, nelle elezioni locali. La proposta di accordare il diritto di voto e l’eleggibilità ai cittadini non comunitari era stata formulata precedentemente da un deputato di centro destra Yves Lego, suscitando un vespaio di polemiche.
Germania. Gli immigrati che non hanno la cittadinanza tedesca ma che sono cittadini dei paesi dell’Unione Europea possono votare alle elezioni amministrative, in sostanza solo alle comunali. Ciò vuol dire che agli immigrati che non hanno la cittadinanza di un paese dell’Ue non è consentito votare in alcuna occasione.
Il diritto di voto agli immigrati secondo l’Unione europea
L’elettorato, attivo e passivo, per gli stranieri provenienti dai paesi dell’Unione Europea è previsto dall’articolo 8b del Trattato di Maastricht e dall’articolo 19 del trattato di Amsterdam. La Convenzione di Strasburgo sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale nel febbraio 1992, al capitolo C (ancora non ratificato dal Parlamento italiano) prevede il diritto di voto – elettorato attivo e passivo – per le elezioni amministrative. Già in vigore dal 1996 è il riconoscimento del diritto di voto amministrativo per gli stranieri residenti provenienti da paesi membri dell’Unione Europea. L’Unione europea nel 1997 con una risoluzione invita gli stati membri a riconoscere il diritto di voto agli immigrati regolari e residenti da almeno cinque anni. Lo scorso 15 gennaio 2003 a Strasburgo nell’ambito della Relazione annuale sui diritti umani nell’Unione, il Parlamento europeo raccomanda agli Stati membri “di estendere il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali e del Parlamento europeo a tutti i cittadini di paesi terzi che soggiornino legalmente nell’Unione europea da almeno tre anni”.

Su questo tema venerdì 31 ottobre alle ore 21.15 al Teatro Dante si terrà un incontro pubblico a cui interverranno Adriano Chini, sindaco del comune di Campi Bisenzio, Maurizio Bianconi, parlamentare del Popolo delle Libertà, Michele Ventura, parlamentare del Partito Democretico, Giuseppe Carovani, coordinatore Consulta immigrazione Anci Toscana e sindaco di Calenzano Volantino diritto di voto ai migranti (941.21 KB), mentre venerdì 7 novembre alle ore 21 con partenza

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