Detti Campigiani – pagina 2

E’ la mangia di nulla la tu figliola, o icché là i’ digrùmo? (una metafora per dire che la mangia molto, digruma: (raro toscano) voracità prodotta da facile digestione)
O lascialo stare gli’è piccino, ocché ti metti a picca co’ i’ bambino?(è un po’ mettersi a gara , per non dargliela vinta)
Questo vino gli’è bòno Giorgio. Si, ma se tu lo vòi paragonare co’ i mio……..tarabaràlla. ( un modo per dire: è molto simile)
O sta attento, tumm’ungi tutto, o nooo ..unt’ungo mia.(mi sporchi di unto: non ti ungo mica)
Porca miseria, glì’ho messo un piede in fallo, allàttra casco.(perdere l’equilibrio…..(all’altra) quasi cadevo)
Corri ….corri e buttano le figurine aibbrì.( le gettano in aria e chi le raccoglie sono sue)
Ohi, la mi……scappa e bisogna che vada ai lìcitte.( era un vecchio gabinetto, generalmente posto al di fuori della casa, si apriva una botola …….e portava il tutto direttamente nel “bottino”. (contenitore di liquami.)
Icché t’ha fatto, tu se’ zoppo.Sono inciampolào mi son fatto male a un piede.(inciampare in un terreno sconnesso)
Ovvia, e c’è un monte di dolci da mangiare, o piglia qualcosa. Piglierò un biscottino così, tanto per degnàre.(un modo di dire: partecipo anch’io alla tua festa, ma senza.abbuffarmi)
Beppina preparami i letto co’ i trabìccolo e i véggio gli’ ho un sonno mòio.(veggio: (toscano) scaldino, che veniva agganciato al trabiccolo e serviva a scaldare il letto)
Ohi..ohi..che male.Mi son’ fatto una puccesécca di nulla. (un livido, ematoma)
Se ‘un tu metti i’ tèsto a codesta pentola, l’acqua e la ti bolle… stasera. ( coperchio)
O grullo, guarda in do’ tu cammini, lo ‘edi…… tu ma’ sfrànto. (pestato un piede)
Icché ta’ fatto,’un tu rispondi e t’hai i’ broncio…..Caratù carabài . (antica formula magica, retaggio di vecchi rituali taumaturgici usati in passato da alcune donne per scacciare nei bambini i bachi bianchi, modo di dire:c’è qualcosa in te che non va.)
O Gina, è gli’è un po’ che t’hai i’ véggio tra le gambe. Ora e ti ‘errà le vàcche. (le vacche: erano delle chiazze nere di pelle cotta dal troppo calore che si formavano nell’interno cosce)
O Fernando in do’ tu vai con codesti carzoni accincignài, o……untùnti ‘ergogni. (oltremodo sgualciti; deriva da cincinno: (italiano lett) ricciolo)
Gina,tu vedessi che casina bellina gli’ho comprào, ma sai, io e ce l’ho di già…. allora questa…….. gnéne metto in petto a i mi’ figliolo.(metafora: registrarla col nome del figlio)
Mamma mia come tu sei, o chi ti regge, tu se’ proprio una scaratteràa, nini. (una che non te le manda a dire dietro,e te le dice anche in malo modo)
No nini, a me tu mi dici così?…… siee………sconta topà icché facéa. (non mi rimproverare, perché tuo padre ne facéa di peggio.)
Unnè per vantaziòne,ma gli’ho un bel “personalino” dì la verità. (non faccio per vantarmi ,ma ho un bel corpo, una bella figura)
Gli’è freschino stamani hè Silvero? Freschino…una sega….l’è,ma una bella sìzza.( vento gelido che ghiaccia la faccia)
Che l’ha visto con questo freddo a lasciare fora i panni stesi la notte….. icché gli’è successo….. e son’ tutti.Incatorchìi . (sono diventati rigidi; incatorciti (come i catorci metallici)
Da retta a me….. quello di pelacane ….gli’è un pidocchio riestìo. ( pidocchio riestìo: modo di dire: nasce povero…… diventa ricco….. ….gli viene la “puzza sotto il naso”…..e si dà un sacco di arie.“Pelacane” veniva chiamata via F. Sestini)
E sono andati a ruba i tu’ biscottini nini, da come gli’erano bòni. (se li sono contesi)
O te icché tu fai, untùn giochi a figurine? No perché e….. m’hanno bélle mandào a i’ Chiulì. (glie l’hanno vinte tutte, è al “verde)
Franco e Gianni in do’ sono…. unnèran qui. No…. ‘un cènno.….. e son’ iti via ora ora.(non ci sono)
Che l’ha vista la Matilde come l’è precisa …pettinata…elegante. E l’ho vista si…….‘un gli pende un pelo, a quella. (nemmeno un capello….fuori posto)
Come tu ti se’ tutta ripicchiàa.….nini……o c’ha da fa’ gola a qualchedùno,stasera ? (“tirata a lucido”,elegantissima,”per far colpo”)
La moglie la telefona a i’ marito a caccia con gli amici: e la gli dice…….icché vaéte morto, stamani. (con queste tre parole, voleva sapere……. le spècie della cacciagione ………e il numero dei capi abbattuti)
O come si fa co’ i’ mi marito…..quande dice una cosa…. e la ‘ole in trafìne fatta. (immediatamente; etimologia sconosciuta)
Gino che l’ha visto gli è ritornào “cirignoccolo” a Campi? O icché…….da quando lo detti a bàlia e l’ho da riédere. ( rende l’idea….. è una vita che non lo vede)
Perché tu glie l’hai raccontào a lei…...la ùnne regge una.………… stasera e lo sa tutto Campi. (non ne regge una (in bocca) incapace di tenere un segreto)
I mi’ babbo glià speso un monte di quattrini per fare pubblicità alla macelleria….ma te lo dico io quelli…… e son dài a babbo morto. (a fondo perduto…inutilmente)
La ‘un ti pesa.?.….. O come tu fai a portartela drèo…….codesta chiòrba? ( una testa enorme)
Che l’ha ‘isto come vo….e sembro ùnto.(velocissimo….. come gli ingranaggi lubrificati di un motore)
Tu gli po’ dire icché tu voi a i’ mi marito…… “cosa”…...’un si tenténna a nulla. ( nulla lo smuove; da un’orecchio gli entrano, dall’altro gli escano)
Mi fa anche fatica a far da mangiare… tanto a i’ mi marito tu gli puo’ fare icché tu voi….. un gli fa spago nulla, nini. (modo di dire ‘un gli garba nulla)
E m’è venùo a noia a giocare a “bocco”…..gnàmo (andiamo) e si hà a giocare a i’ cibbè.…ne’ campo di Verghina. ( il cibbè; era un gioco fatto all’aria aperta con un pezzetto di manico di legno di granata per spazzare, lungo circa cm 15 appuntito da ambo i lati, e con l’altro pezzo di manico di circa cm 50 picchiavamo su di una punta……..e mentre roteava in aria lo ricolpivamo cercando di mandarlo il più lontano possibile…… doveva essere ripreso con le mani dagli altri giocatori prima ricadesse a terra. Altri giochi anche precedenti quegli anni erano: il carrettolo a tre o quattro ruote di cuscinetti a sfera,( mi è stato raccontato esistevano anche con ruote in legno)….. lalione” (l’aquilone) costruita con le canne, la carta incollata al telaio delle canne con la colla fatta da farina e acqua, ce n’erano di varie forme, quella più bella era a stella. Ma vi ricordàe quando s’andàa a “seccare”in Bisenzio….poi s’aspettàa la “battitura” del grano, mi ricordo che nell’aia dei nonni Niccoli alle “corti”, c’era tanta gente intorno alla trebbiatrice e noi tanti nipotini a giro per l’aia eravamo spesso d’impiccio. Una volta per tenerci buoni, lo zio Rindo se ne venne fuori con una battuta folgorante, rimasta poi memorabile: “bambini se vu stàe boni, stasera vi porto tutti dai “Fantino”….a veder mangiare il gelato. Poi s’aspettàa la “vendemmia”, con le bellissime cene nell’aia del contadino, il martedi dopo Pasqua con la festa a “limite”, la “beata” a Signa e la fiera Campigiana con “LE GIOSTRE” l’automobiline incozzànti…..i’ carcioncùlo…i bolidi…i barattoli… a quei tempi questi erano…..veri divertimenti, per molti di noi.
Mangiala nini questa minestrina e me l’ha detto anche i’ dottore la ti fa bòno. (la ti fa bene )
O nini…… l’è bellina la tu figliola, ma la fa i fichi….. occome l’è ficòsacosa.(fare i fichi; modo di dire toscano che indica un atteggiamento particolarmente esoso)
Tracchéggia.…..tracchéggia…..Maria, lo sai quanto gli hanno da stare a aspettare….. un paio d’ore prima s’arrìi noi. ( gingillarsi….perdere tempo inutilmente.)
Abbàssala codesta radio a tutta vàrvora…,………e s’impazza in questa casa. ( a tutta valvola (del volume) a tutto volume)
Icché t’ha fatto nini…t’ha un occhio viola. E s’è fatto alle “sassaiole” co’ “santamariési” ma loro gl’avéano tutti la spiòmbola…..noi e s’è perso…e io gl’ho anche preso una sassàa nell’occhio…la m’è ita bene. ( era una fionda fatta con un ramo biforcutoa forma di ( Y ) e per elastico, strisce di camera d’aria di bicicletta (prese da “Carlino” in piazza Scarlino; così veniva chiamata piazza A. Gramsci) dall’altra parte un pezzetto di cuoio nel quale alloggiava il sasso.
Ma chetati, tu se’ più bugiardo che càcco. (etimologia sconosciuta, forse il campigiano più bugiardo?)
E so che tu sei andào a mangiare da Bruno…come l’è andàa la cena ? Bene….gli’ho mangiào un fottìo. (tanto…quanto gli ha voluto, in grande quantità.)
La m’ha chiamào pe’ una cannella che bùtta…gli’ho detto…cambiala quest’àttra òrta….perché tu m’ha fatto…spòrmonare. Sa’ icché l’ha ma detto ? Ché la finìo i’ laòro…c’ha ‘u d’aère. (un rubinetto che perde…una metafora per dire un lavoro rognoso che non finiva mai…quanto hai da avere, quanto spendo?.)
Ehi…… se ‘un ci sono, tu mi pòi raccontare icché tuvvòi…e io ‘un posso di’ nulla…..ma che ‘un venga a saper la verità perché ….e t’ingòllonini, la disse la moglie a i’ su marito. (la lo mangia vivo, senza masticarlo!!!)
Caro Gino i’ tempo cambia sai ? Davvero….e va a dòrco.(modo di dire, va sul nuvoloso e si addolcisce un po’ la temperatura)
Che te l’ho a dire Amanda…e ‘un mi garba punto che la figliola la vada fòra tutta truccàa e in minigonna… c’ha capìo?.(Siee…benino, le vanno tutte.. .codesta l’è la mentalità dell’ùmpa. ( UNPA era la sigla che identificava le squadre dell’Unione Nazionale Protezione Antiaerea durante la seconda guerra mondiale. Si trattava dell’ultimo gradino della difesa, formato in pratica da comuni cittadini organizzati in squadre con il compito di controllare che fossero rispettate in città le norme relative all’oscuramento e alla protezione antiaerea, allertando la popolazione e aiutandola per esempio ad affluire nei rifugi quando suonavano le sirene durante le incursioni aeree, e soprattutto verificando che gli esercizi pubblici chiudessero e si spegnessero le luci. Per tanto il termine è metafora di una mentalità restrittiva, in questo senso simile al termine coprifuoco]
O. ..che l’ha sentìo icche t’ha detto….tu sa’ poco ballare. O lascia dire, tanto….. ‘un me ne pìglio mica. (non dare importanza, non prendersela)
Gli è un po’ che ti cerco….e t’ho telefonào tre vòrte….e te l’ho mandào a dire pe’ tutti …….ma icché tu fai i’ nèsci ? (metafora per dire che: fai di tutto per scansarmi, fare i nesci (locuzione toscana) fingere di ignorare; derivato da nescio (italiano lett.) ignaro, ignorante)
O come…. ‘un ti garba i’ “pinarolo” fritto ? Ma che scherzi davvero…….e cenefùssi ? (un buon fungo che nasce sotto i pini…..ce ne fossero molti altri)
Che te l’hanno raccontào icché gli a detto di te, i’ tu amico…? E n’ha dette di cotte e di crude. Me l’hanno detto si……e m’ha infangào.….se lo tròo pe’ la strada….e si ride. (ha detto brutte cose ….mettendo in dubbio l’onestà e la moralità della sua persona…..metafora per dire che gliela fara pagare)
Un mi ricordo, mi dicéa Gigi…..se sèramo (eravamo) a ‘i “caiozzìno“…… o a ‘i “giròne” …….questi posti erano le nostre “piscine estive” dove alcuni dei più grandi (non sempre) insegnavano a nuotare alla “marinàra” ai più piccoli….e mentre noi ci buttavamo in acqua a “seggiolino” ……. “baghèo” i “cita” e altri si buttavano a caposòtto……noi piccini ancora ‘un si sapéa farlo e si rimaneva …così …a guardarli mentre riemergevano. Mi ricordo, che Romolo e Remo si buttavano in Bisenzio…dal ponte di Campi… ragazzi gl’era uno spettacolo, a vederli e c’era i’ mondo!(I’ “caiozzìno” è dal ponte di Campi in direzione S. Martino a circa (200-300 mt….i’ “giròne” è a 100-200 mt in direzione di via delle Corti. La “marinàra” era uno stile di nuoto un po’ simile al crawl, dove però noi campigiani tenevamo la testa fuori dall’acqua…quello che chiamavamo i’ “caposòtto“era ed è tuttora un vero tuffo… perché l’entrata perpendicolare all’acqua del corpo veniva effettuata con la testa fra le braccia allungate in avanti.
Unnò mìa detto in codesto modo….te come sempre…t’appèlli... ‘gnicosa. (ingigantire…esagerare )
Bada lì…. tu fumi le “mentolo” in do’ tu l’ha troàte ? E l’ho compràe dalla “bella mora”. Gnàcche ci ‘ada anchìo a comprànne due o tre.( …bisogna che…..chi non si ricorda del negozietto della bella mora ci si comprava di tutto dalle figurine, alle sigarette sciolte ne potevi comprare anche una sola. )
Occome se lo conosco ? Gli sta in via sudicia anche lui e siamo a uscio e bottega (abitavano vicinissimi: via sudicia è via Castronella a santa Maria; l’origine di questo soprannome non è certa, s’ipotizza che fosse chiamata così perché una volta vi erano molti venditori di carbone)
Gl’ho una sete mòio….gnàmo si a da Cignòne a pigliare un…. gràttamariàno. E lui……di che colore vùllo volèe, verde , rosso giallo ?( e noi gli si dicèa faccelo ritornare bianco né bicchiere ‘un ce lo toccà con le mani…il grattamariano era il nome della granita grattata dal blocco di ghiaccio da Cignòne)
A dillo a te caro mio…se comandassero quelli lì…..è si starebbe lustri. (metafora toscana per dire che si starebbe male)
T’ha fissào per un quarto alle quattro con gli amici…unnè un po’ presto ? Sie…tanto fra ùzzoli e minùzzoli fino alle quattro ‘un si parte. (uzzolo (toscano) desiderio intenso e capriccioso, mentre i minuzzoli sono i minuscoli pezzi di pane, briciole, qui nell’uso metaforico di piccole cose, quisquiglie; un modo per dire simile a fra una cosa e l’altra…si fa l’ora giusta.
O fàlla un po’ di “pecora in umido” e me ne strùggo di mangiàlla.(…con l’acquolìna in bocca…ha struggimento, desiderio intenso, non vede l’ora di)
Che l’ha bélle smarimésso i’ presciùtto….o dammane una fetta,nini. (iniziato, cominciato a tagliare; derivato da marimettere allografia di manimettere (italiano pop.) cominciare ad usare (vivande e cibi); con l’aggiunta iniziale della s intensiva)
‘Unni sta ma’ fermo qui’ figliolo….ma che demònfero gli’è.(demònfero; etimologia incerta ma probabile derivazione dalla parola demonio con l’aggiunta del suffisso –foro: che porta; una vera peste…probabilmente questo termine è stato introdotto per addolcire bonariamente la parola demonio)
Tu rispondi sempre male oggi….ma icché t’hai, le chée. (…gli girano; etimologia sconosciuta)
O Gina untùn la visto…ma come si fa a mangiare questo “lesso” gli’è tutto rassegào. (rassegato; raffreddandosi il grasso del lesso (bollito) diventa come il sego)
No nini…se tu vai a i’ negozio che c’è alle “Frille” e la fa più vìlia codesta roba. ( le Frille località sulla vecchia strada fra Campi e San Piero a ponti. (vìlia: da vilio (toscano) che costa e vale poco; in questo caso dunque significa che è a buon mercato]
Se untùnti cheti…….lo ‘edi questo bacchiòlo e te lo rifinisco ne’ capo. (un robusto pezzo di legno; derivato da bacchio (italiano) pertica per bacchiare, cioè per percuotere alberi ad alto fusto per farne cascare i frutti…molto usato per abbacchiàre le noci.)
Vu volée ritornare un’antra ‘orta lì…? O ragazzi….vu pigliàe le fìttonàe…lasciaevélo dire. (metafora per dire che appena trovato un posto nuovo…ci ritornano continuamente, e così via per ogni nuovo posto.)
Memà e mepà ‘un ci sono……. e sono iti a troàre ‘i mé zio e la mé nonna.(mamma e babbo)
Icché e vorrebbe venire con noi quello lì? Macché la ‘isto bene…lo ‘edi e sembra un manfruìto…va ‘ia…lascialo ire da solo, fammi i’ piacere. (etimologia incerta; dicasi di un tipo un po’ tonto, lento nei movimenti e nei riflessi e di poche parole)
Una volta quando arrivava una persona o una famiglia nuova in paese, una delle prime cose che chiedevano: che sei del contàdo o pigionàole. (se era contadino o mezzadro, o insomma se faceva parte della fattoria, oppure se viveva in una casa in affitto pagando la pigione )
E te l’ho detto cento ‘orte….untùn déi andare a giocare ai càrcio…. guarda come tu ti sei ridotto tu sembri ècce ‘omo. (di solito era la mamma che diceva questo, vedendo i’ figliolo rientrare in casa…sudato fradicio…tutto sporco di mota, maglia strappata e ginocchi sbucciài)
O…rizzati tu se’ tutto a strascicòni per le terre, e tutto imporverào…tu mi sembri uno zìngano costì. (sdraiato in terra; zingano termine popolare e arcaico per zingaro)
Te nini…tu ne raccontàssi una giusta…mai…te tu se più fàrso de’ gaburrìni . (gaburrìni; erano delle false monete usate al posto del fiorino)
Come si sta? Senti i’ me marito e gl’ha l’influenza…i’ me figliolo gli’è cascào e s’è rotto un braccio…la me sòcera l’ha perso i’ capo…e io gl’ho perso la voce…insomma e siamo tutti arrocchettài. (metafora per dire che non stanno in buona salute; arrocchettati deriva dalla parola rocchetto sul quale il filo viene rigirato; il termine era usato nel senso più proprio per coloro che cadevano dalle scale o da un pendio, ruzzolando (girando) appunto come un rocchetto di filo)
Gli’è i’ terzo gioco che si fa ……e t’ha sempre i’ “settebello” …acculào come te ‘un c’è nessuno. (che ha…culo, fortunato)
Gli’è tre volte che ti spiego come fare, ancora untùn n’hai capìo nulla…tu se’ proprio un ceppicòne. ( duro di…comprendònio)
Questo vento freddo e m’entra addosso……e son’ tutto aggranchiào. (metafora per dire che sono rattrappito…con i muscoli contratti)
Quarda che ‘un ce la fa…..e ‘un gli riesce d’imparare…vai…piglialo a pètto te. (modo di dire, seguilo e dagli gli insegnamenti giusti.)
O ragazzi ma quello o quante ragazze cambia….tutte le domeniche e ce n’ha una nòva…..quello e se lo fa aùzzo. ( se lo…rifinisce…se lo consuma; uzzo (toscano pop.) è la pancia della botte, la quale confrontata al profilo maschile è stondata, senza alcune protuberanze)
Ocché razza di laòro tu gli’ha dào alla mé donna……tu l’ha fatta sgropponàre. (un lavoro duro…come un peso sul groppone)
O…icché tu corri…meno male tu m’ha’ preso di sgrìfio, se tu mi pigli in pieno tu mi rompi…i’ fi’ delle réne. (viene detto anche tu m’ha pelào, quando uno ti tocca appena, ti sfiora…mi rompi la schiena, nella zona bassa sotto i reni.)
O come t’ha fatto…tu potéi fare un go’ una bellezza. E’ tu l’ha scaciàa di nulla. (ciccare, scaciare; togliere la buccia al cacio; mutuato nel gergo calcistico, calcio che colpisce la palla in maniera sporca, quasi a toglierle la “buccia”)
Gnàmo nini gnàmo…la ‘isto come gli garba ai figliolo…quando lo piglio e lo metto a briellùcci. (quando si prende il bambino e lo si mette a sedere sulle nostre spalle.)
Sta bonìno còso……a me le rìffe untùn me le fai, capito? (metafora per dire non accetto, prepotenza, sorpruso.(da riffa, (toscano) sorpruso)
Porca miseria…. e gli’ho da andare in “mulattiera” ‘un màttento. (timore d’andarci, la mulattiera iniziava appena fuori san Martino e finiva in via Pistoiese vicino l’indicatore, ed era una stradina come si deduce dal nome, buia, sconnessa, piena di sassi (ciòttoli) e buche )
O nìni…ma icché t’hai….che ce l’ha con me…..sputa l’aglio ? ( dimmi quello che tu mi devi dire…e finiscila)
Mi sòn segnào a una cooperativa pe’ pigliare la casa nòva a un prezzo…invece ‘un fanno altro che chiedè quattrini…è l’ho ùtagli’ho fatto i’ pane a scegliere quella cooperativa. (… l’ho avuta (una bòtta…tra i’ capo e i’ collo…modo di dire…sono stato fregato) gli’ho fatto i’ pane; modo di dire ho scelto male e ho preso una fregatura)
Lo senti icché ti dice….o rispondigli…icché t’hai, la bocca impeciàa. (impeciàa: derivato da piaccichiccio fanghiglia, metafora per dire…non stare zitto)
O dimmi te còsa….che vita gli’ha fatto anche lui, sempre solo come un brùcio. (brùcio; deriva da bruco, espressione riservata di solito ad un giovanotto invecchiato solo…senza una donna accanto…solo…come un verme)
Campi, passi e non bàci….E’ un detto, fra i più celebri. (si riferiva alle parole che il parroco della chiesa diceva alle numerosissime persone in fila, accorse da ogni parte che aspettavano di passare davanti alla statua della “Beata” per baciarne i piedi. Sul basamento intorno ai piedi della statua vi erano le monete che i fedeli lasciavano come elemosine. Tutti naturalmente potevano baciare i piedi alla Madonna, ma non i campigiani, che con la scusa di baciare i piedi…prendevano le monete con la bocca)
Come mai untùn n’ha salutào i’ tu amico? Perché m’ha fatto una sguerguènza….(oppure partàccia) (veniva anche detto spòstatura) e lo lascio bollire ne’ su’ brodo…nini. (sguerguènza (toscano pop.) atto, comportamento maleducato, spostatùra; (raro) sgarbo, subire un torto)
Gli’ho tirào una sassàa pe’ farlo impaurire, ma ‘un gli volèo far’ male……invece e l’ho ùto in pieno. ( l’ho preso in pieno…centrato)
Te in un condominio, untùn po’ fare icché tu voi…..la notte l’è fatta pe’ dormire non pe’ far baldoria tutte le notti a ballare e a sentire canzonette a tutta canna …se untùn l’abbòzzi e vo da chi se ne aspètta. (dalle autorità preposte)
Icché t’ha fatto, tu va’ zoppo? E mi sono stracollào un piede. (una distorsione)
O icché gli’a fatto i’ tu amico? Un si riconosce…è gli’è trasfigurìo di nulla. (trasfigurare (italiano) apparire diverso (in volto) in particolare per un’emozione, dunque, quasi irriconoscibile)
Nini…..’un ce la fò più a stare a sedere su questo sgabello…bisogna mi rizzi sennò e mi ‘ene le marméggiole. (il termine marmeggiole è una deformazione che deriva probabilmente da marmeggiato (italiano raro) significa roso dalla marmegge, insetti parassiti di pelli e altri tessuti organici; in questo caso dunque metafora per dire che, rimanere seduto in modo scomodo per molto tempo, ti mette in un disagio tale (come la marmegge), da non resistere un minuto di più)
Allora….chessà a dire di continuare a fa’ qualcosa…….o tu ti sei buttào sull’imbràca. ( modo di dire…non hai più voglia di far niente)
Tu vai da’ i’ macellaro e tu ti fà dare mezzo chilo di lesso….ma fattelo da’ màghero, capito. (carne, senza grasso…magra)
Ma guarda questo bischero tutte le ‘orte che mi tròa…e m’ha da dare la distùrna, qualche volta e lo cazzotto.(darsi la disturna (locuzione toscana) scambiarsi motti e frizzi, stuzzicare con sfottò di derisione)
O nina…..è tu se’ dìsmagherìa di nulla, o quanti chili t’ha perso.( dimagrita)
O icché vaète fatto….e c’è un fràzio in questa stanza! (frazio (raro dialettale) fetore, in particolare di cibi quasti)
Che l’ha visto come l’è bella quella figliola? E la conosco sì, a quella…gli stàa drèo i’ mi’ fratello. (gli stava dietro, metafora: gli faceva la corte)
Come gli’era i’ gelato? Bòno…..e facéano a pìcca. ( erano in coda, facevano la ressa)
E sono stào a i’ cìne…tu vedessi che laòro nini…e c’era i’ mondo. ( un grande affollamento di persone)
Guarda…che untùn ce la fai con lui, lo ‘edi come gli’è sarcìgno. ( un tipo tosto, rude)
‘Un lo portare con noi i’ tu amico…l’è un diàscolo e ci fa scòmparire con le ragazze. (diascolo (toscano scherz.) diavolo; tipo zoticone; scòmparire: in questo caso far fare brutte figure, mettere in imbarazzo)
Icché tu credi di fàmmi bìzza.…..e ce l’ho anchio a casa codeste figurine. (in questo caso è fare invidia per una cosa che l’altro…si pensa non abbia)
Icché tu gli’a fatto….la t’ha scorbacchiào pe’ tutto Campi. (scorbacchiare (italiano raro) mettere in pubblico le vergogne di qualcuno)
O mamma…come tu ti se messa in ghìngheri…o indò t’ha da andare? ( abbellita, elegantemente vestita)
O chetati…tu me la ridétta cento òrte la stessa cosa…che impiàstro tu sei. (in questo caso l’impiàstro non è quello che si mette sulla piàga, ma vuol dire, rompiscatole)
Ma che la visto come l’è invecchiàa…o mamma…o se l’è tutta piena di grìnze.(con molte rughe)
E t’ha capìo si icché t’ho detto……..non fare lo gnòrri.(far finta di non capire o sapere)
Tu se’ rimasto male…è l’ha ta fatto una partàccia di nulla!!! ( dire a muso duro delle cose sgradevoli)
No ‘un ne voglio più di codesta torta nini…la màggozza.( non si riesce a inghiottirla, la rimane sul gòzzo…)
O icché la fa nini…o guarda come la scòzza. (camminare ancheggiando, mettendosi in mostra, pavoneggiarsi)
Mah arrègola e dèo aé mangiào qualcosa che m’ha fatto male…e m’è venùo i fortòri. (acidità di stomaco)
E l’ho fatta tutta di corsa…meno male…e sono arrivào a bùco.Veniva anche detto: sono arrivào…a rìsio (arrivato appena in tempo)
O cerca di fare le cose per bene……lo édi t’ha lasciào tutto a bugliòne. (buglione (italiano lett.) in modo disordinato, la roba a casaccio, mescolanza, accozzaglia di gente e cose)
‘Un c’è nulla da fare…e va sempre a tutta rànda lui, nini.( velocissimo, la randa è la vela principale nelle barche da diporto)
Che c’èra di molta gente? Che scherzi davvero…gli’erano fitti come i’ lino…’un ci si tiràa un chicco di panìco. ( erano talmente fitti (come un tessuto) di lino, che tra gli uni e gli altri non passava un chicco di panico (pianta i cui chicchi molto piccoli sono utilizzati come mangime per gli uccellini)
Sta attenta a codesto latte su i’ fòco….. gli’ha bélle fatto la stùmmia….la va a finire che ti va di fòra. ( veniva chiamata così la schiuma del latte, ma anche quella della birra e l’inquinamento dei fiumi.)
La tu figliola, allora…icché la fa? E nini…sa come fanno ora e giovani…la s’è accoppiàa con uno….ma la ‘un s’è vorsùa sposare. ( convive col suo compagno)
Vai a pigliàmmi una ciocca di ramerìno…..e si fa l’arrosto. (rosmarino)
‘Un si ferma mai, i’ tu figliolo…gli’è proprio un tremòto. ( tremoto (toscano pop.) sbarazzino, impertinente, monello…un vero terremoto) Veniva usato anche gli’è un arsenàle. ( arsenale d’armi, pronto a…scoppiare)
La disse la su moglie, a i’ battesimo de’ mi nipote, anche se ci costa…e bisogna andare, sennò e si passa male…e poi ci pòrtan pe’ bocca pe’ tutto Campi. (altrimenti, una pessima figura, raccontano di noi a tutti, era un detto molto usato: bastava fare una figuraccia di qualsiasi cosa…e scattava subito ora ci pòrtan pe’ bocca )
Che la ‘ista quella coppia li…e si crédano di ballà bene…’un lo sanno mia che fanno ridere i polli. ( metafora, rende bene l’idea, sono ridicoli persino agl’occhi dei polli, che sono notoriamente gli esseri più sgraziati e incapaci, siano essi veri o figurati)
O quel vecchio che venìa sempre a i’ circolo gli’è tanto che ‘un lo vedo più? A codesto gli’è venùo un coccolòne e gli’ha tirào i’ carzìno. (metafora usata per un infarto; l’altro modo di dire invece veniva usato per una persona deceduta; questo modo di dire è riconducibile ad un movimento involontario della caviglia che si verifica nelle morti violente)
I’ tu babbo gli’ha novantatre anni ….e va sempre a ballare, o come fa a mantenéssi così? Lui nini….gli’ha gl’orecchi sfondài…o icché tu vo’ dire. A lui le cose da una parte gl’entrano,da quell’altra le gli sòrtano ‘un se ne piglia di nulla. (metafora per dire…lui vive tranquillamente…senza polemiche e senza farsi troppi problemi)
Ragazzi, la viene a bocca di barili. E lo ‘edo vai…tu se’ molle intìnto. Altro modo di dire: tu se’nzùppo. (sta piovendo a dirotto; bagnato fradicio)
In do’ la metto tutta ‘esta roba? O mettila in quella zàngola lì…avòglia te, di mètte roba drénto. (un grosso contenitore di materiali vari, (drénto; metatesi di dentro)
O Gino…icché t’ha pescào? Sta bòno…e gli’ho la rete troppo fitta…gli’è rimasto tutte spillàncole o caperònzoli. (venivano chiamati così, i pesciolini appena nati, i caperònzoli non erano altro che girini )
O mamma…ocché arance t’ha comprào…o se le son’ tutte risugàe. ( prive di succo)
Chiudi codesta porta…e la fa troppo riscòntro, sennò la va a finire che si piglia qualcosa. (una corrente d’aria…si piglia un malanno, un acciacco)
La ‘un mi garba questa sala da ballo…c’è poche donne e ‘un monte d’òmmini a uccellàre. (naturalmente non s’intende andare a prendere uccelli con la rete, ma uomini che stanno guardando le donne come cercassero…la preda)

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