“Salvate il soldato Richard Ginori”, vogliamo difendere i nostri valori locali e l’occupazione italiana ?

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Richard Ginori, GKN, Ataf, Maggio Musicale Fiorentino, ISI .. quante sono le realtà locali e fiorentine che stanno mettendo in crisi migliaia di famiglie per non parlare poi addirittura di quelle toscane. E’ quasi impossibile fare una mappa di tutte le aziende che corrono il rischio di essere spazzate via nel 2013. «Solo nel settore delle costruzioni, si viaggia al ritmo di 100 posti di lavoro persi al giorno», racconta Daniele Quiriconi della Cgil Toscana.Questo è il futuro del lavoro e della tradizione manifatturiera, industriale e artistica della nostra amata regione, che rischia seriamente di scomparire. Riporto a tal proposito, un editoriale a cura del Comitato Mente Locale della Piana a proposito della Richard Ginori, ma dobbiamo pensare anche a tutte le altre identità minori e poco conosciute che rischiano o sono già scomparse, nel più assoluto silenzio e nell’indifferenza delle amministrazioni locali, regionali e nazionali.

Venerdì 18 gennaio, alle ore 17.00 a Sesto Fiorentino ci sarà una manifestazione convocata dai sindacati di categoria ma aperta a tutta la cittadinanza in sostegno del salvataggio della Richard Ginori.
Nel 1735 iniziava la lunga storia della Manifattura di Doccia, oggi Richard Ginori, quando Carlo Ginori, che dopo lunghi studi e investimenti aveva trovato finalmente un modo per ottenere una porcellana perfetta nonostante il fatto che il materiale a disposizione non fosse in partenza adatto, iniziava la sua lunga vita. La storia di come si arrivò in Europa alla fabbricazione di una porcellana perfetta è una delle grandi avventure della civiltà. Fino a quell’epoca, la porcellana era importata dalla Cina, in regime di quasi monopolio, dato che la terracotta cinese, ricca di caolino, permetteva la fabbricazione di oggetti perfetti. Non che non fosse possibile fabbricare porcellana anche in Europa, ma il risultato erano oggetti pieni di difetti (come la celebre, ma ahimè imparagonabile ai manufatti cinesi, porcellana medicea). Non a caso, ancora oggi in Inghilterra il servizio da tè in ceramica si chiama China.
Ci volle tempo, scienza, applicazione, per ottenere un prodotto perfetto come le porcellane che iniziarono a uscire dalla fabbrica di Doccia. A questo sapere dei materiali, a questo sapere manifatturiero, si unì il gusto per il design e l’amore per l’arte; gli artisti chiamati a disegnare e a decorare gli oggetti di  ceramica fecero dei prodotti di Doccia l’esempio di un buon gusto e di una bellezza che durava ancora tre secoli dopo, quando a realizzare il design delle porcellane Ginori venivano chiamati artisti del calibro di Giò Ponti. Perché quelle porcellane non erano semplici oggetti industriali; erano anche esempi di bellezza, dimostrazioni che il lavoro, con i suoi saperi (la cura dei materiali, la loro trasformazione, la loro decorazione) non è solo fatica, ma è anche l’attività con cui gli esseri umani trasformano il mondo e, a partire da una terra che sembra fango, realizzano cose belle. I greci antichi avevano un nome per chi realizza e trasforma le cose; lo chiamavano poietès, il facitore, ma anche: il poeta. Ora questo sapere, questa poesia della porcellana è a rischio; il recente fallimento della Richard Ginori pone a rischio sparizione questo sapere secolare, questo saper fare cose belle, questo aumentare il tasso di bellezza del mondo. Possibile che ci dobbiamo rassegnare a un mondo che produce solo cose brutte, cose dozzinali fatte in fabbriche infernali all’altro capo del mondo, dove gli operai vivono vite talmente miserabili che si suicidano? Davvero dobbiamo rassegnarci alla sparizione di ogni bellezza e di ogni buon gusto, sacrificate all’incombere della produzione di massa?
Se però è vero che la sparizione di un’azienda come la Richard Ginori non significa solo la sparizione di qualche centinaio di posti di lavoro, ma significa anche un impoverimento di tutti, perché un mondo più brutto rende tutti infinitamente più poveri, allora è giusto che la comunità difenda ciò che è suo; ed è giusto in primo grado rivolgersi ai governanti ad ogni livello di governo, nazionale e locale, e domandare loro:
“Voi, che si siete adoprati attivamente e con grande sforzo per difendere infrastrutture orribili come l’Ilva di Taranto, come gli inceneritori, come gli aeroporti, che cosa avete fatto per difendere questo nostro patrimonio? Voi, che avete permesso scempi ambientali ed estetici in nome della salvezza dei posti di lavoro che creavano malattie e morte, che cosa fate per difendere questi posti di lavoro che creano bellezza? Salvate la Richard Ginori, perché lo merita. Perché noi lo meritiamo. Se avete trovato i soldi per la discarica di Malagrotta e per gli F16, non è possibile che non li troviate per questa causa infinitamente più degna. Dimostrate per una volta di essere veri amministratori, se ne siete in grado. Oppure continuate a mandare in malora tutto, con la scusa che ce lo impone qualcun altro, non si sa chi, non si sa perché. In questo caso, potrebbe tornarvi utile questa citazione: ‘Ti toglierò la carica, ti rovescerò dal tuo posto. In quel giorno chiamerò il mio servo…., lo rivestirò della tua tunica, lo cingerò della tua sciarpa e metterò il tuo potere nelle sue mani’ (Isaia, 22,19-21). Perché i crimini contro la bellezza non saranno mai perdonati.”
Il 18 gennaio, tutti a Sesto Fiorentino.

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Una Risposta to ““Salvate il soldato Richard Ginori”, vogliamo difendere i nostri valori locali e l’occupazione italiana ?”

  1. Viviana Says:

    Si chiude la stalla quando i buoi sono scappati.

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