Scuola Matteucci: di bene in peggio .. e quanto peggio !

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MenteLocale riporta all’ordine delle cronache la vicenda Matteucci, “Ormai è come sparare sulla Croce Rossa.” come dice MenteLocale, “Ogni volta che ci occupiamo della scuola Matteucci, di Campi Bisenzio saltano fuori azioni amministrative le più abborracciate possibili; atti e provvedimenti scritti alla bell’e meglio e con una sana dose di sprezzo del ridicolo, decisioni confuse che fanno capire che la macchina amministrativa non gira (o, per meglio dire, fa girare…) e che le decisioni sono accentrate in una volontà politica che non vuole o che non può confrontarsi con la realtà delle cose, ma solo dominare per forza. Con i risultati che descriviamo di seguito.” Ecco una nuova cronostoria su tutta la vicenda:
Io dò un incarico a te…
In data 21 maggio 2010, con determinazione n. 71, il dirigente del settore Lavori Pubblici e Servizi tecnici, Andrea Bichler, affida all’Università di Firenze l’incarico di valutare il rischio sismico degli edifici pubblici siti a Campi Bisenzio e di redigere le linee guida per la progettazione esecutiva degli interventi necessari alla messa in sicurezza della scuola Matteucci. Allegata alla determina, una convenzione tra il Comune e l’Università di Firenze (Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale). La convenzione è in bianco, non riempita né firmata; se questa è la maniera di pubblicare una determina… Speriamo che si siano almeno ricordati di perfezionare l’atto.
Nella convenzione salta però subito una cosa all’occhio: non c’è un articolo che preveda il recesso. Quindi l’incarico si dà, ma non si può revocare, perché la convenzione non lo prevede. Giuriamo che è la prima volta che ci capita di vedere una cosa simile. Potrà sembrare un particolare insignificante, ma si rivelerà un dettaglio di un certo peso nel prosieguo di questa storia.
L’università ottempera, nel senso che produce un progetto di intervento (contenuto nell’elaborato “Valutazione della sicurezza del plesso scolastico F. Matteucci”) che prevede, oltre che una spesa di euro 1.217.000,00 per risolvere le problematiche relative al controsoffitto (di cui abbiamo già parlato nel precedente post All’avanguardia sulla scuola), anche un costo di ulteriori 2.250.199,00 euro per l’adeguamento sismico dell’edificio. A questo punto insorgono i genitori, i cui figli sono stati spostati armi e bagagli nei fondi di via Verdi e a cui era stato promesso un pronto ritorno nella scuola. Anche perché, dal punto di vista sismico, la scuola non sembra così malmessa (anzi è di gran lunga messa meglio di molti altri edifici scolastici e non sul territorio comunale). Gli agguerriti genitori sono in grado di procurarsi un preventivo, antitetico a quello presentato dall’Università, che prevede un intervento di sistemazione al controsoffitto che con un quarto della spesa prevista permetterà in breve tempo ai ragazzi di tornare nella loro scuola, salvo il dolore per il distacco dagli animaletti che infestavano via Verdi, ma a cui i ragazzi si erano a modo loro affezionati. Lo scontro tra la volontà dell’Amministrazione di procedere comunque a un intervento massivo e quella dei genitori che rivogliono la loro scuola senza dover passare per forza (ma poi: per forza di chi?) per un’operazione che appare agli occhi dei cittadini ingiustificata, sfocia in un clima di mutismo istituzionale; la campagna di ascolto verso i cittadini finisce ben presto (verrà ripresa solo durante l’attuale campagna elettorale).
Ma tu poi dai un incarico… a un altro
Nel 2011 la Giunta matura la decisione di effettuare lo stesso l’intervento massivo, anche al costo dell’ostilità dei cittadini-utenti, e di affidare un nuovo incarico a un professionista, Enrico Baroni, cui nel frattempo ha già chiesto un nuovo preventivo, che Baroni produce con una relazione datata 21 luglio 2011 in cui quantifica il costo dell’adeguamento sismico dell’edificio in euro 360.000,00 e quello dei restanti lavori (ivi compreso la realizzazione di un piano rialzato) in euro 550.000,00. All’Amministrazione questo preventivo piace, e vorrebbe dare un nuovo incarico; ma a questo punto, a quanto pare, si mette di mezzo il Dirigente del settore Lavori Pubblici, il quale aveva già affidato l’incarico di progettazione all’Università di Firenze e ora evidentemente non vuole dare un nuovo incarico, anche perché il precedente – come ricorderete – non è revocabile. Quindi non firma la relativa determina.
Ahi ahi, come facciamo? Presto detto, l’8 novembre 2011 la Giunta si riunisce e approva una strabiliante delibera (la n. 227), consistente in un atto di indirizzo. L’indirizzo è questo: poiché c’è già un progetto presentato dall’Università, poiché i genitori contestano quel progetto (“l’entità del costo dei lavori è stato contestato dai genitori del plesso scolastico Matteucci-Garibaldi, ritenendolo incongruo a seguito delle valutazioni di un ingegnere da tale comitato interpellato”, delibera la Giunta; in realtà i genitori contestavano la scelta sull’intervento, non la congruità del preventivo, ma insomma lasciamo perdere), e poiché, in tale “divergenza di valutazioni” la Giunta è disorientata, meglio affidare l’incarico a un professionista terzo, Baroni appunto.
Il problema è che il dirigente del settore di competenza non ne vuole sapere di conferire quest’incarico, perché ritiene valido quello già assegnato all’Università, e deve averlo anche messo per scritto con nota del 19 ottobre 2011. Dunque la Giunta incarica un altro dirigente, il Segretario e Direttore Generale del Comune, di dare lui l’incarico (perdonateci per questo bisticcio… questi atti sono scritti con i piedi) che il dirigente del settore competente non vuole dare. E Baldi, evidentemente più sensibile alla volontà dell’Amministrazione, dà l’incarico, con determina n. 7 del 14 novembre 2011. E nel conferimento di incarico che è allegato alla determina del 14 novembre 2011 si legge che “la Giunta con atto di indirizzo adottato nella seduta dell’8 novembre 2011 ha stabilito di incaricare il Prof. Ing. Paolo Baroni”; e che “Il Direttore Generale, all’uopo incaricato… ha formalmente conferito l’incarico professionale”, come se l’incarico del 14 novembre fosse un mero atto formale. Eppure il Dlgs. 165/2001 sanciva una netta differenziazione tra politica e gestione nella Pubblica Amministrazione; agli eletti tocca l’atto di indirizzo politico, ossia l’indicazione dello sfondo generale; ma l’atto della gestione spicciola (tipo, l’affidare l’incarico al taluno invece che al talaltro e con una certa procedura invece che con la talaltra) spetta al dirigente. Qui invece si assiste ad atti politici che servono… ad indicare chi sia l’affidatario di una procedura di appalto. Sic! Peraltro il Dlgs. 29/1993, all’art 3, recita che “gli organi di governo definiscono gli obiettivi e i programmi da attuare”, mentre a Campi, a quanto pare, gli organi di governo entrano anche nella gestione tecnica che invece spetterebbe all’autonomia dei dirigenti.
Tra l’altro, credevamo che la formula “all’uopo” fosse stata bandita dal lessico della Pubblica Amministrazione all’epoca del Codice del ministro Cassese… Ah, sarà un caso ma nella convenzione allegata stavolta la clausola di recesso c’è.
Determina… determinuccia mia…
Quest’ultimo atto è però parecchio problematico. In primo luogo da un punto di vista formale: se, come prescrive il Dlgs. 29/93 la determina è l’atto unilaterale anzi monocratico del dirigente in quanto detentore nella Pubblica Amministrazione della gestione finanziaria, amministrativa e tecnica dell’organizzazione, che senso ha incaricarlo di fare una determina? È chiaro che le deve fare lui. La ragione è semplice: il dirigente competente non ha inteso avallare quell’atto. Ma non è che con un atto di indirizzo che incarica un altro dirigente non competente si sana la situazione; è un escamotage per aggirare il problema, ma che dal punto di vista del diritto amministrativo non sta in piedi, almeno non nel panorama della separazione tra politica e gestione voluta dal legislatore con i Dlgs. 29/1993 e 165/2001. Con questa disinvoltura, è chiaro che fioccano i rilievi della Corte dei Conti…
Ma non finisce qui: l’incarico dato all’esterno del Comune va motivato, anche perché il Comune ha già nei suoi ruoli paga almeno una risorsa con la necessaria professionalità: ossia un ingegnere. Si tratta del medesimo Bichler, che però non concorda con quest’atto. Perciò nelle motivazioni della nuova determina il ricorso a un professionista esterno è giustificato con il fatto che il dirigente del settore è “oltremodo oberato per l’assolvimento del proprio carico di lavoro” e che “si trova in una situazione di sostanziale incompatibilità”. Che è un arrampicarsi sugli specchi; il carico di lavoro non giustifica nulla perché in un’amministrazione pubblica (e a dire il vero anche in qualunque altra azienda) è il datore di lavoro a stabilire le priorità delle lavorazioni. Se il datore di lavoro ti chiede di fare una cosa che ritiene urgente, non è che si possa rispondere “ma io ho da fare”. Ci abbiamo provato anche noi, ma non c’è stato verso di sgabellarla. Ma a quanto pare in Comune hanno altre idee. Surreale poi la motivazione che il dirigente del settore competente sia in una situazione di incompatibilità; perché sarebbe in tale situazione, solo perché voleva confermare un incarico già dato avendo evidentemente un’opinione diversa da quella della Giunta?
Ma forse non è neanche il peggio: secondo la nuova determina, l’incarico all’Ing. Baroni, che rientra tra quelli citati al punto n. 12 dell’allegato IIA al Dlgs. 163/2006, il cosiddetto Codice degli Appalti , viene affidato direttamente, senza espletamento di gara, rifacendosi all’art. 125 del medesimo Dlgs. 163/2006. Siamo sicuri? Perché al numero 12 dell’allegato sono citati i servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria, anche integrata; e a questi ultimi si applica non l’art. 125, ma l’art. 91 del detto decreto legislativo, il quale recita al comma 2: “Gli incarichi di progettazione di importo inferiore alla soglia [di 100.000,00 euro] possono essere affidati dalle stazioni appaltanti, a cura del responsabile del procedimento … nel rispetto dei principi di non discriminazione, parità di trattamento, proporzionalità e trasparenza, e secondo la proceduta prevista dall’articolo 57, comma 6, l’invito è rivolto ad almeno cinque soggetti, se sussistono in tale numero aspiranti idonei”. Cosa che ovviamente nel nostro caso non è stata nemmeno presa in considerazione. Dove sono infatti i cinque preventivi?
Nel più ci sta il meno
Potrebbero sembrare questioni di lana caprina e da azzeccagarbugli, ma come sempre il diavolo sta nei dettagli: emerge infatti con chiarezza il quadro di uno stile amministrativo, nel quale chi amministra, quando decide una cosa, la vuole per forza, persino quando si tratta di una decisione controversa e che, come tale, genera dissenso; in tal caso l’amministratore si impunta e forza le procedure pur di ottenere la cosa voluta, anche in presenza di un diniego da parte della struttura amministrativa. Un diniego da parte di un dirigente della pubblica amministrazione non è uno scherzo; non si tratta di capricci, ma, in quanto si tratta di atti che hanno precise responsabilità anche patrimoniali, il diniego del dirigente ha anche il senso di salvaguardare il datore di lavoro da una decisione potenzialmente dannosa. Inutile accampare ragione: quando chi ha deciso di decidere, tutti devono chinare la testa, e se non la chinano, vengono bypassati da procedure amministrative create ad hoc. Che è uno stile di governo quanto meno singolare, in piena rotta di collisione con le istanze espresse dalla cittadinanza e, vorremmo aggiungere, in potenziale conflitto anche con le ragioni della macchina amministrativa che tende sempre a salvaguardare il più possibile la correttezza dei procedimenti (a ovvia garanzia di se stessa).
E questo stile di governo è stato avallato da tutti i membri della Giunta e in particolare da quello che ora, in qualità di candidato sindaco, proclama a gran voce l’ascolto dei cittadini, la partecipazione, la reimpostazione del rapporto con la cittadinanza e tante altre belle cosine; ma in qualità di assessore ha avallato tutte queste scelte. Gli atti prima citati, a cominciare dalla delibera 227/2011 (l’atto di indirizzo sopra citato) sono stati da lui approvati; a quella riunione era presente, e non risulta che si sia opposto al provvedimento. Costui sapeva di star votando un atto contrario a quelli che i genitori degli alunni della scuola avevano più volte chiesto; sapeva di firmare un atto che era il preludio a un rialzamento di un piano della scuola; e l’ha approvato. Qualunque cosa possa venire detta in seguito, questo resta un fatto incontrovertibile.
Un’ultima notazione: atti che a noi sembrano così confusionari potevano essere approvati e redatti solo da un’amministrazione che sapeva di non pagare dazio; ossia, che sapeva che nessuno avrebbe letto le carte e avrebbe chiesto conto. E questo solleva la questione del ruolo dell’opposizione, che avrebbe il diritto-dovere di controllare gli atti della maggioranza; perché questa è la ripartizione dei ruoli nella democrazia. Eppure questo controllo è stato labile. Se uno stile amministrativo, diciamo così, peculiare, ha potuto affermarsi senza colpo ferire, è perché si è sviluppato nel vuoto e senza contrasto, a riprova del fatto che la responsabilità della conduzione, nel bene e nel male, di una comunità non è mai un fatto meramente individuale; ci riferiamo qui in particolare alla maggiore forza di opposizione, ammesso che qui il termine “opposizione” si possa usare, che proprio perché tale porta le maggiori responsabilità di questo stato di cose. Insomma per arrivare a un risultato del genere bisogna essere in parecchi; nel più ci sta il meno, come dicono.

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5 Risposte to “Scuola Matteucci: di bene in peggio .. e quanto peggio !”

  1. Elly Says:

    Opposizione?? Ma quale opposizione…..sono tutti amici, anzi ormai hanno trovato anche un unico candidato sindaco che finalmente li rappresenterà tutti, alla luce del sole!

  2. paola Says:

    come mai nessuno commenta????

  3. sancresci Says:

    Gli incompetenti vanno mandati a casa…
    …finché la gente continuerà a votare il simbolo e non le persone ce li troveremo sempre tra i piedi!
    Altro che primarie…

  4. Paola Russo Says:

    Ai redattori dell’articolo dico ma vi siete informati di come al Comune di Campi Bisenzio vengono selezionati i vertici dell’apparato burocratico (Dirigenti a contratto ex art. 110 TUEL e posizioni organizzative)? Ad personam, ossia senza nessun bando di selezione interna.

    Quindi di cosa vi meravigliate? Quello che descrivete nell’articolo e’ una conseguenza di come l’Amministrazione concepisce la macchina amministrativa. E l’opposizione che fa? Sa e tace! Poi pero’ tocca a noi cittadini pagare le incompetenze di scelte inappropriate.

  5. Viviana Says:

    A Campi c’è un “sistema” che ormai da anni blocca il paese, lo blocca a tutti i livelli, istituzionali, culturali, forse perché tutto è gestito sempre dai soliti. Se non fai parte di qualche associazione, se non hai il “lasciapassare” a Campi non puoi fare nulla, in qualche modo ti bloccano. Solo la speculazione edilizia è andata avanti fin’ora ma finalmente (in questo caso bisogna dirlo) si è bloccata anche quella. Campi è un po’ un caso unico nella Piana, altrove le cose non funzionano così, sarà anche colpa di tanti campigiani che in tutti questi anni hanno voluto mantenere lo status quo, non tanto per convinzione ma per salvaguardare i propri interessi?

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