Tandem di Pace: ad Auschwitz tante persone ma un solo grande silenzio .. il racconto della fine di un viaggio

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Dopo 430,95 km, in 4 giorni e mezzo di pedalate, di cui 138 km intorno ai laghi Masuri, 134.02 Km da Varsavia a Radom, tappa più lunga nella storia dell’associazione, 16 km di “ciottoli” attraverso il Parco Nazionale di Santa Croce (Świętokrzyski).
Dopo la visita alla tana del lupo, nei pressi di Gierłoż, quartier generale di Adolf Hitler sul fronte orientale durante la seconda guerra mondiale, dal 24 giugno 1941, due giorni dopo l’aggressione all’Unione Sovietica, fino al 20 novembre 1944 (in foto), la visita pedalata di Varsavia e al centro di Cracovia.
I nostri amici del Tandem di Pace sono giunti a destinazione e così descrivono le loro impressioni in questo luogo molto particolare:
Il 27 gennaio 1945: l’Armata Rossa approda a Oświęcim e rinviene la triste realtà dei campi di concentramento. È una data importante, il 27.
Viene manomesso il comando di Auschwitz, vengono salvati i pochi superstiti.
Simbolicamente, è la ritirata dei tedeschi e l’epilogo del massacro.
Il Parlamento ha istituito, in tale data, il Giorno della Memoria; per ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. Non basta soltanto una presa di coscienza a parole. Serve qualcosa di più. Bisogna toccare con mano, percepire in modo diretto quelle che sono state le vere manifestazioni di un così tragico evento, per poter essere portatori di un’esperienza sempre viva e nitida in cuor proprio, trasmetterla agli altri.
Il Tandem di Pace ha visitato il Campo di Auschwitz e di Auschwitz II-Birkenau per trovare un contatto immediato con i numerosi ricordi che si levano da ogni muro di quei luoghi.
La cosa sorprendente, all’ingresso di Birkenau, è la totale assenza di rumori esterni. Tutto sembra rinchiuso in una bolla insonorizzata, che impedisce a qualsiasi suono di entrare al suo interno.
Non un rumore.
Non una vibrazione in lontananza. Anche il vento non soffia, si sente solamente la triste eco di morte.
Abbiamo deposto un mazzo di fiori ed una nostra divisa, a testimonianza del nostro passaggio. A testimonianza della realtà della nostra Associazione ”Tandem di Pace” e della Misericordia del Ponte di Mezzo (FI). Ognuno di noi, a modo suo, si è fermato a riflettere e ha pregato, in silenzio, di fronte al muro del pianto.
Il ricordo delle migliaia di persone che hanno varcato il cancello, che hanno letto “arbeit macht frei”, che hanno sperato di poter condurre in quei luoghi la loro vita con semplicità e che poi sono stati fucilati, proprio lì, davanti a quel muro dove noi stavamo riuniti a meditare, o che sono morti di inedia nelle celle senza alcuna pietà.
È credibile l’avvertimento che ti fanno coloro che ci sono già stati: quando entri e vedi coi tuoi occhi quello che fino ad allora avevi solo visto e sentito dai film o dai professori di scuola,  capisci quanto tremenda possa essere la realtà. Così reale che nelle capanne di legno di Birkenau, nelle quali soffrivano centinaia di persone, accatastate come fasci di rami da ardere, come animali, senza il minimo segno di umanità, sembra di sentire  l’odore della carneficina, le urla di dolore, le lacrime e la disperazione.
Senti dentro di te l’ingiustizia e la stupidità della guerra, il legno marcio, la cenere, il passato stantio, la tristezza, il dolore incancrenito in quelle pietre, il pianto. Non hai parole per descrivere quello che provi, ma il silenzio collettivo che ti circonda è la testimonianza tangibile della condivisione di un’esperienza impossibile da narrare.
I binari.
Linee parallele di ferro che conducevano alla morte; una banchina, dove si faceva la selezione per destinare i non abili al lavoro alle “docce”. Ignari, i prescelti sarebbero poi morti, soffocati sotto l’effetto del Zyclon B. Ognuno di noi ha tentato di immedesimarsi nell’esistenza di quella povera gente, fatta di ingiustizie e maltrattamenti quotidiani, di pensieri e di storie raccontate per aggrapparsi alla vita, fatta di speranze e di delusioni, fatta di numeri marchiati sull’avambraccio, di capelli rasati, di acqua gelata la mattina, di piedi scalzi.

son morto ch’ero bambino
son morto con altri cento
passato per un camino
e adesso sono nel vento.

Ad Auschwitz c’era la neve
il fumo saliva lento
nel freddo giorno d’inverno
e adesso sono nel vento.

Ad Auschwitz tante persone
ma un solo grande silenzio
che strano non riesco ancora
a sorridere qui nel vento.

Io chiedo come può l’uomo
uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni
in polvere qui nel vento.

E ancora tuona il cannone
e ancora non è contenta
di sangue la bestia umana
e ancora ci porta il vento.

Io chiedo quando sarà
che l’uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare
e il vento si poserà.

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