Mauro Colzi “il diritto di essere padri”, lettera aperta al Blog

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Esiste un popolo stretto in una morsa terribile, quella della separazione. Persone che abitano accanto a noi, lavorano con noi, che incontriamo per strada o al bar e che purtroppo vivono una condizione di atroce separazione dai loro figli. Sono i padri separati. Non me ne vogliano le madri separate, non scrivo questo per campanilismo verso i colleghi uomini; quello che mi spinge a raccontare e pubblicare le lettere come questa di Mauro è perché come padre mi è venuta una fitta al cuore mentre scorrevo queste righe, al pensiero di questo figlio privato anche del necessario amore paterno. E’ proprio come padre che mi rendo conto di quanto sia importante per un bambino della presenza di entrambi i genitori e quindi faccio appello al cuore di coloro che per una stupida ripicca di avversione, privano i figli di questi momenti di naturale felicità .. pensiamo a loro prima di pensare solo alle nostre stupide preclusioni mentali. A voi la lettura ed i commenti ..

Sono il padre naturale di un bambino di 7 anni, Fabrizio. Sua madre, oggi 40enne, con la quale ho avuto una storia d’amore ed una convivenza durata alcuni anni, finita tragicamente con una malattia terribile, altamente invalidante, cronica e degenerativa, non mi ha mai informato della nascita del piccolo fino a che, svolgendo attività di volontariato a Campi Bisenzio, non mi è sovvenuto di ricontattare la mia ex per sapere se potevo essere di aiuto anche a lei…
In risposta alla mia lettera il giorno successivo ho ricevuto una telefonata: “ciao Mauro, sono F., abbiamo un bambino, si chiama Fabrizio, ti somiglia moltissimo”. Ho così conosciuto mio figlio, un bambino bellissimo e, per fortuna, sano. Fabrizio non era mai stato al mare, né sapeva cos’è un cono gelato, ma ripeteva fra sé e sé che da grande sarebbe andato a cercare il suo babbo per terra e per mare. Viveva e vive segregato in casa (a parte la scuola) con la madre e la sua sedia a rotelle, e i due nonni vecchi e malati; i servizi sociali mandano una donna per portarlo fuori due ore la settimana (ma non sempre vuole uscire), quattro ore la settimana per fare le pulizie in un appartamento di 120mq…
Ma dopo che è stato detto a tutti che io sono il padre del bimbo, sua madre, forse per gelosia, visto l’attaccamento di Fabrizio al suo babbo, forse per altro, quella mamma che non ha mai preso in braccio suo figlio, né preparato da mangiare, fatto il bagno, tagliate le unghie…ha cominciato a dare in escandescenze, arrivando a proibirmi di toccare il bimbo, di andarlo a riprendere a scuola, pretendendo che io lo vedessi solo in casa in sua presenza. Mi sono rivolto allora ad associazioni, assistenti sociali, consulenti legali. Mi è stato detto che non ho nessun diritto sul bambino, di parlare con la madre e chiederle che mi riconosca come padre; ma la risposta di lei è stata un secco rifiuto, arrivando ad urlarmi che il bambino non sarebbe mai stato mio, che l’assistente sociale le avrebbe detto che io non potevo fare assolutamente niente senza il suo consenso, e questo lei non l’avrebbe mai dato. E’ arrivata anche a minacciare di denunciarmi se fossi andato a parlare con le insegnanti del bimbo. L’unica via è fare ricorso al Tribunale dei minori affinché sia riconosciuta la mia paternità. Purtroppo io sono anche disoccupato da molto tempo, e con scarse prospettive data l’età ed i tempi che corrono, e non posso permettermi un avvocato. Si è presentato allora il doppio problema di trovare un legale esperto in diritto dei minori e che allo stesso tempo acconsenta al patrocinio a spese dello Stato, uno Stato in cui i diritti sulla carta esistono, ma per cercare di ottenerli bisogna faticare e guadagnarseli. Non avendo conoscenze vagavo nel buio e nella disperazione più totale finché non ho conosciuto questa associazione di padri separati, ora perlomeno so che siamo un esercito di uomini che soffrono e lottano con le unghie e con i denti per vedersi riconosciuto il diritto di fare il padre dei propri figli. E’ dal 5 luglio scorso che non vedo mio figlio, se non da lontano, quando sale e scende dal pulmino che lo porta a scuola, non passa giorno, ora, che non pensi a lui.

Mauro Colzi
colzi.mauro@tiscali.it

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2 Risposte to “Mauro Colzi “il diritto di essere padri”, lettera aperta al Blog”

  1. Enrico Says:

    Ho letto il tuo post, mi e’ venuto il groppo in gola, ma purtroppo non posso fare nulla di piu’ che darti un appoggio emotivo e farti tanti auguri perché tu possa tornare a godere di tuo figlio.

  2. Desi Says:

    E’ una situazione che fa accapponare la pelle. Spero davvero che nell’associazione a cui ti sei rivolto tu possa trovare il modo per far valere il diritto di tuo figlio ad avere un padre.

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