Giuliano Ciampolini, membro dell’assemblea provinciale e regionale di SEL.
P.S. – Le mie opinioni possono essere anche sbagliate e proprio per questo spero di ricevere risposte argomentate per cercare di capire se e dove sbaglio.
Una nuova inchiesta per il Comitato MenteLocale della Piana. Dopo tanto silenzio si torna a parlare di inceneritore in un lungo dossier molto illuminante .. che ripercorre questi anni per capire parafrasando “a che punto è la notte, e perchè prima o poi, dopo la notte, viene sempre il mattino.”
La storia dell’inceneritore della Piana data ormai da tredici anni; se ne cominciò infatti a parlare nel 2000. Sembra ieri. È una storia che è stata raccontata più volte e persino analizzata in pubblicazioni di livello accademico, per cui sembra difficile che possa riservare qualche sorpresa. Ci permettiamo però di non essere d’accordo, perché questa storia è stata narrata più volte, ma quasi sempre dal punto di vista delle istituzioni. A riguardare l’enorme massa di pubblicazioni (articoli, interviste, libri) che ne trattarono e ne trattano, quasi sempre sono gli uomini (e donne) delle istituzioni che parlano, e quando non ne parlano loro, ne parlano uomini da loro stipendiati. Quindi, per come vanno le cose nella Piana, ne parlano quasi sempre i partiti, o meglio ancora, ne parlano quasi sempre uomini di partito. Perciò c’è forse spazio per un’altra narrazione, che certo non abbiamo l’ambizione di esaurire noi; ma, vale la pena di provare ad aprire un’altra strada. Ripercorrendo il sentiero di questa storia, che cosa ha imparato un cittadino (quindi non un uomo di partito) da tutta questa vicenda? Che cosa gli dice questa storia? Non abbiamo la presunzione di incarnare quel cittadino attivo e consapevole che secondo noi è la prima ricchezza e la prima risorsa di una comunità (una specie protetta dal punto di vista costituzionale, oseremmo dire); quindi i nostri lettori sono come sempre liberi, liberissimi, di farsi l’opinione che credono in base ai materiali pubblicati. Una cosa però ci sentiamo di dirla; in tutta questa vicenda ci sono amministratori che prima si mettono a capo delle legittime aspettative delle loro comunità, poi, redarguiti dal partito, cambiano idea e dicono che non c’è alternativa; ci sono amministratori che prendono accordi tra loro e poi nei consigli comunali raccontano un’altra cosa; ci sono amministratori che si inventano battaglie di facciata quando ormai, sottobanco, stanno trattando. E ci sono cittadini. Cittadini che si auto-organizzano, che diventano esperti nella gestione dei rifiuti, rivelando una creatività e una competenza che francamente sbalordisce. Cittadini che si mettono di traverso alle decisioni già prese, spesso pagando di tasca propria e sulla propria pelle; ma che forse non sanno veramente stabilire alleanze larghe e farsi classe dirigente.
È una storia di grandi occasioni mancate, la storia di una generazione di amministratori più bravi a contrattare nella retrobottega del partito che a produrre consenso; di una generazione di cittadini che a fronte di un grande e generoso impegno non riesce a cambiare nulla. È quindi la storia di come istituzioni e cittadini NON si incontrano; diremmo quasi un caso da manuale di quella cattiva amministrazione e di quella cattiva politica che, chiusa nel centro del proprio ombelico, produce per forza di cose quella che oggi si chiama antipolitica. Di come trasparenza e partecipazione democratica siano rimaste parole vuote, che durano lo spazio di una breve campagna elettorale, subito sostituite da altre parole: amministrazione, decisione, decisione tecnica. Da questo punto di vista, la riduzione della politica a tecnica dell’amministrare e il conseguente scempio del patrimonio morale e politico della comunità è del tutto speculare allo scempio dell’ambiente comune che l’inceneritore rappresenta. Tuttavia non è il caso di deprimersi; se quella generazione di cittadini che maturò la forza delle proprie convinzioni e la fiducia nelle proprie competenze e nelle proprie azioni non ce l’ha fatta a diventare classe dirigente, per cui hanno continuato a vincere i vecchi amministratori (magari nella versione giovanile e modernizzata dei rottamatori) è ben possibile che mentre leggete queste righe una nuova generazione sia già pronta a prendere il loro posto, allegra e terribile, e a rimettere a posto le cose, evitando quegli errori che i loro sciagurati predecessori commisero. Se ne vedono già i segni. A tutti costoro, se ce ne sono tra i nostri lettori, auguriamo buona fortuna perché ne avranno bisogno; per tutti gli altri, una storia che, anche per chi la conosce, varrà la pena di essere ripercorsa, nella certezza che, come sapeva la biblica sentinella di Isaia cui venne chiesto a che punto era la notte, prima o poi, dopo la notte, viene sempre il mattino.
Indice del Dossier
1. Un po’ di storia
2. Che ti dice la VIS?
3. Io e l’inceneritore
4. La sindrome TINA
5. Ma quanto mi costi?
Ripartiamo dall’inceneritore di Case Passerini e dall’ampliamento dell’aeroporto di Peretola per interrogarci sulle politiche devastatorie del territorio messe in atto dalla classe dirigente (politica e finanziaria) della Piana fiorentina. Cosa possiamo ancora fare per impedire la costruzione dell’inceneritore e bloccare l’ampliamento della pista aeroportuale che avrebbero conseguenze nefaste sulla vita dei cittadini della Piana ? Cercheremo di rispondere a questa domanda nell’incontro, organizzato dal Cantiere Sociale Camillio Cienfuegos, che si terrà il prossimo giovedì 21 giugno in piazza Dante a Campi Bisenzio (nell’atrio sottostante la Sala Consiliare).
La serata si aprirà con un’apericena alle ore 19.00 e proseguirà dalle 21.15 con la proiezione del documentario Zero waste / Rifiuti zero e con un dibattito che sarà aperto dalle comunicazioni di:
Fabrizio Bertini (Coordinamento Comitato ATO Toscana Centro)
Gianluca Garetti (Medicina Democratica)
Paolo Lombardi (MenteLocale della Piana)
Alessandro Nannini (RSU ATAF).

Dopo la precedente Commissione Ambiente del 18 marzo 2012 ore 18.00, nella quale si è parlato del Piano Interprovinciale dei Rifiuti recentemente approvato; con due interlocutori come l’assessore Provinciale all’ambiente Renzo Crescioli e l’assessore all’ambiente del Comune di Campi Bisenzio Serena Pillozzi, dove la scelta di costruire l’inceneritore di Case Passerini è stata ufficialmente motivata dall’assessore Provinciale Renzo Crescioli.
Domani alle ore 17.30, presso la Sala Ex-Giunta nel Palazzo Comunale è stato concesso di ospitare, per par condicio, il Coordinamento dei Comitati della Piana che illustrerà il piano alternativo all’incenerimento denominato come sapete “Alterpiano”
Tutti possono partecipare all’incontro come spettatori, vi ricordo che come previsto dal regolamento, il pubblico può essere presente ma non può intervenire.
La Provincia di Firenze ha adottato con i soli voti del PD che è rimasto isolato e privo dei suoi alleati il piano provinciale dei rifiuti che prevede la realizzazione dell’inceneritore di Case Passerini (non demoralizziamoci, la votazione finale avverrà in autunno e saremo ancora lì se non ci ripensano). Ciò, nonostante che abbiamo presentato l’Alterpiano, un piano alernativo che si basa sulla diminuzione dei rifiuti a monte, sull’estrema differenziata, sul recupero e riciclo, e sull’incremento della filiera di assorbimento dei materiali recuperati, tutto sempre senza combustione alcuna ! Un uso coerente ed efficace conforme alle normative comunitarie e che, a differenza delle sopramenzionate scelte, non ci carica di ulteriore inquinamento, non distrugge materia, aumenta l’occupazione e avrà minori costi di gestione.
L’incenerimento è la modalità di trattamento dei rifiuti più scellerato dal punto di vista sanitario, che distrugge materia rendendola non più utilizzabile (bruciando una tonnellata di rifiuti è come bruciare settanta tonnellate di materie prime che sono servite per fabbricarli: petrolio, alberi, ecc) . I costi dell’incenerimento sono molto alti ma più alto è il costo in salute per le popolazioni interessate oltre al danno alla biosfera. Gli inceneritori emettono un immenso numero di sostanze tossiche e cancerogene; producono il 30% di ceneri e scorie che, come i rifiuti speciali, devono essere smaltite in costosissime discariche. Un inceneritore preleva complessivamente 1.800.000 Mc/anno di acqua pari a 4.000 litri per tonnellata di rifiuti: uno spreco pazzesco, assolutamente inaccettabile. Senza i certificati verdi che in Italia vengono donati in modo truffaldino alle lobby dell’incenerimento, gli inceneritori chiuderebbero.
Detto questo ci viene da chiedere: ma l’avranno visto i nostri cari amministratori il programma “Presa Diretta” del 22 gennaio u.s. presentato da Riccardo Iacona che presentava la situazione rifiuti in quel di San Francisco ? Per chi in malafede racconta che le alternative a freddo possono esser applicate solo a piccole realtà sappia che: San Francisco è una città con circa 7 milioni di abitanti (con densità abitativa seconda solo a New York). Ha raggiunto in pochissimo tempo una raccolta differenziata del 78% ma la prospettiva è quella di arrivare a rifiuti zero nel 2020. I suoi amministratori hanno deciso di non utilizzare inceneritori in quanto questo metodo è molto costoso estremamente nocivo e deve avere un flusso da bruciare continuo e garantito, alla faccia della buona pratica del differenziare e del riciclo !
La Ricology (come la nostra Quadrifoglio.. si fa per dire..) è la ditta privata che si occupa della raccolta differenziata ed ha stabilimenti per il trattamento meccanico biologico grandi un intero isolato. La raccolta viene fatta in tre contenitori: umido, carta, vetro e plastica oltre l’indifferenziato.
L’indifferenziato residuo che è il 22% viene nuovamente vagliato per recuperare tutto ciò che è ancora possibile con una tecnologia semplice ma efficace e oltre che meccanica anche manuale. Ai broker internazionali vendono tutto il riciclato: tre tipi di carta, quattro tipi di plastica, l’alluminio, il vetro ed altri materiali. Ogni giorno recuperano 17 t. di carta. Per ogni tonnellata di carta recuperata si salvano una ventina di alberi dall’abbattimento. Hanno realizzato un enorme spazio a compostiera per nove ettari.
I contenitori per la raccolta differenziata vengono scambiati, i pieni con i vuoti, fuori dagli edifici, ogni mattino anche sotto i grattacieli e vengono recuperati da piccoli camion che possono entrare da per tutto. Ogni giorno vengono raccolte 700 t di carta che viene regolarmente acquistata dalle industrie della filiera del riciclo insieme a 400 t di alluminio, 650 t di organico ( erba + legno + cibo) che viene triturato e nel giro di appena 45 giorni tramite attivatori catalizzanti diviene ottimo concime che viene venduto alle aziende agricole a 35 dollari a t. Tutto viene riciclato. Gli oggetti con più componenti vengono tutti smontati. L’assessorato all’ambiente spiega che importante è non produrre quello che non è possibile riciclare ad esempio hanno bandito con decreto obbligatorio da tutti i negozi i contenitori in polistirolo utilizzando solo stampi di fibra cartacea che sono riciclabili e possono essere conferiti nell’umido oltre a tutte le buste di plastica sostituite con quelle di resina di mais. L’amministrazione comunale spiega anche che con la raccolta differenziata, col porta a porta estremo hanno potuto assumere 500 lavoratori. La tariffa d’igiene ambientale è anche scesa e si paga solo per quello che non si riesce a differenziare. La cosa più stupefacente è sapere che nel 1964 Roma aveva quattro impianti di recupero e riciclaggio (una mini S.Francisco) che trattavano 1200 t al giorno di rifiuti, quasi tutto veniva riciclato e non c’era bisogno di discariche. Questo è durato fino al 1980 quando la politica ha fatto chiudere gli impianti per cui c’è stato bisogno di trovare una discarica (Malagrotta) che è iniziata a funzionare dal 1984 ad oggi.
Oltre ai faraonici stipendi che paghiamo ai nostri politici/amministratori, regaliamo loro anche un biglietto aereo per S.Francisco oppure castighiamoli nella prossima cabina elettorale !
Roberto Viti lista civica “comitato civico campigiano NO INCENERITORE”
Riporto questo articolo apparso sul Fatto Quotidiano in data 25 febbraio 2012, per dimostrare fino a che punto si può arrivare a negare l’evidenza pur di perseguire negli scellerati programmi di gestione dei rifiuti, che ovviamente prevedono solo ed esclusivamente l’incenerimento. Faccio notare anche un fatto essenziale ed importante: Hera dovrebbe costruire l’inceneritore anche qui a Case Passerini .. un bel programma per il futuro della nostra piana. Leggete e prendetene atto.
Tutto nasce dal Movimento 5 Stelle che aveva promosso test su donne e animali, registrando valori ampiamente oltre la norma. Principale imputato l’inceneritore Hera sulla Romea. Ma per la direzione dell’Azienda sanitaria in un’area industrializzata le sostanza tossiche nel sangue le hanno tutti.
A Ravenna è allarme diossina. I valori del cancerogeno agente tossico nel sangue di due donne incinta e di alcuni polli ruspanti viaggiano ampiamente oltre la norma. Impossibile non stupirsi di fronte ai dati che il Movimento 5 Stelle, Legambiente, Associazione Naturista, Articolo 32 e Ravenna Viva hanno portato alla luce già nel dicembre 2011. Ma è ancor più difficile non rimanere sorpresi di fronte alle parole del direttore dell’Asl di Ravenna, alla richiesta di una commissione regionale di monitoraggio dell’aria: “La presenza di diossine negli organismi umani è una conseguenza inevitabile per chiunque vive in aree industrializzate”.
La vicenda nasce circa un anno fa, ancora prima delle elezioni amministrative, quando il futuro consigliere M5S, Pietro Vandini, rende pubblici alcuni test svolti su due volontarie a Savarna e Porto Corsini. Due donne che hanno alcuni requisiti specifici come risiedere in quelle zone da almeno cinque anni, mangiare cibo proveniente da filiera corta e non fumatrici. I risultati sono critici e non vengono usati in modo “strumentale” perché vanno approfonditi, proprio come spiega al fattoquotidiano.it Vandini: “I livelli di diossina erano fino a quattro volte oltre il limite consentito per il latte vaccino. Poi io una volta eletto e divenuto presidente di una commissione consiliare ad hoc ho fatto richiesta ad Arpa Emilia Romagna ed Asl di Ravenna per iniziare entro i primi di marzo 2012 una campagna di indagine seria, completa e articolata sul tema come avviene negli altri stati dell’Unione Europea”.
Passaggio non obbligato che però ha perfino spinto il sindaco Matteucci a richiedere formalmente di inserire Ravenna in un progetto regionale sulla qualità dell’aria e nel monitoraggio dei contaminanti. Ma al danno si aggiunge la beffa perché il direttore dell’Asl ravennate, Paolo Ghinassi, dichiara ai giornali: “Nelle aree industrializzate è così. Non servono accertamenti”, e aggiunge, “Però se ci sarà la disponibilità di Hera e Arpa anche l’Ausl sarà disponibile per sedersi a un tavolo che partendo dalle conoscenze a disposizione elabori un monitoraggio alla ricerca di nuovi inquinanti, prodotti dalla produzione industriale, che potrebbero avere conseguenze sulla salute dell’uomo.
“Questa affermazione ci fa ribrezzo”, dice il consigliere regionale M5S Giovanni Favia, “E ricorda tanto quella in cui si diceva che con la Mafia dobbiamo convivere. Nel latte materno sono stati rilevati 19,6 picogrammi per grammo di grasso, quando la soglia oltre la quale un prodotto viene ritirato è 5”.
Come se non bastasse pochi giorni fa sono giunti i risultati su un pollo ruspante allevato a Savarna e con un limite di 1,2 picogrammi per grammo di grasso, il volatile ha registrato un pesante 1,9: “Le nostri analisi, pagate privatamente con i soldi dei cittadini e delle associazioni hanno dato il 100% della contaminazione (3 casi su 3). Mentre i 25 campioni dell’Asl non registrano nemmeno un contaminato”, continua Vandini, “Crediamo che non compiano le analisi corrette, analizzando i mangimi naturali non del luogo”.
Al centro dell’emissione di sostanze cancerogene l’area tra Sant’Alberto, Savarna, Mezzana e Porto Corsini: un cerchio urbanizzato attorno al famigerato inceneritore Hera, situato sulla statale Romea che produrrebbe diossine provenienti dalla combustione in presenza di cloro. Anche se Arpa non ha mai rilevato particolari criticità e la multiutility ha bollato le analisi dei grillini come “prive di scientificità”.
La richiesta del M5S e delle associazioni ambientaliste e sanitarie sorte attorno all’esperimento che si sta facendo via via più concreto è quella dell’attuazione di un biomonitoraggio del latte materno per mappare le zone più inquinate nonché la ratifica della convenzione di Stoccolma sottoscritta nel 2001 ed entrata in vigore nel 2004 che prevedeva il divieto di produzione e d’immissione nell’ambiente di inquinanti tossici e persistenti come le diossine. Anche se attualmente sono 151 gli Stati che l’hanno sottoscritta e ratificata, ma l’Italia è l’unico tra i paesi europei ad averla sottoscritta nel 2001 ma a non averla ancora ratificata, ovvero tradotta in legge.
“Sono pessimista rispetto all’evoluzione in senso pratico del problema perché conosco chi amministra da 40 anni Ravenna. E non dimentichiamoci che è altamente probabile che ci saranno problemi respiratori, tumori e patologie cancerogene per le generazioni future”, chiosa Vandini, “visto che abbiamo registrato valori vicinissimi a quelli dell’Ilva di Taranto”.
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Dal sito del Comitato MenteLocale: Il 20 febbraio il Consiglio Provinciale di Firenze ha approvato il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale ossia lo strumento di pianificazione mirato a definire l’assetto del territorio. Detto Piano Territoriale comprende tutte le infrastrutture e i servizi previsti nel territorio, quindi anche gli impianti di incenerimento rifiuti previsti dal Piano Interprovinciale dei Rifiuti votato il 17 febbraio dal solo PD (con astensione di Italia dei Valori, salvo il capogruppo – a questo punto ex – Cantini che votò contro, e Sinistra Ecologia Libertà), il che sollevò le ire funeste del presidente della Giunta Barducci. A quanto pare le ire funeste per la votazione del 17 febbraio sono servite a spaventare IdV e SEL, che infatti il 20 febbraio hanno votato come segue: IDV, con sublime coerenza, il Piano Territoriale, mentre SEL ha pensato bene di non essere presente (così si salva il posto e anche l’anima). Da notare che il 20 febbraio era la vigilia di martedì grasso. Ma questo scherzo di carnevale non ha fatto ridere nessuno.
L’adozione è stata approvata con i voti del Pd mentre Sel e Idv non hanno partecipato al voto. Il Presidente Barducci convocherà una riunione della maggioranza.
Dopo l’illustrazione da parte dell’assessore all’Ambiente Renzo Crescioli, il Consiglio provinciale ha affrontato la discussione sul Piano interprovinciale dei rifiuti. Sel e Idv, che fanno parte della maggioranza insieme al Pd, non hanno partecipato al voto non disconoscendo, per parte loro, l’adesione alla maggioranza ma credendo a miglioramenti che potranno essere apportati nelle osservazioni successive all’adozione del Piano. Tuttavia ora si apre la prospettiva di una verifica di maggioranza, come ha fatto capire il Presidente della Provincia Andrea Barducci che convocherà una riunione delle forze politiche che sostengono la Giunta.
Una seduta comunque molto contestata dai Comitati quella di oggi a Firenze, contrari alla realizzazione degli inceneritori nella Piana di Firenze, Prato e Pistoia, che hanno interrotto la seduta in cui si discuteva del piano interprovinciale dell’Ato Centro. “Vergogna!”, “Servi!”, “Non avete la dignità di rappresentarci!” queste le espressioni di dissenso rimbombate all’interno della sala. Il programma che coinvolge l’area metropolitana fiorentina, pratese e pistoiese prevede oltre all’introduzione di due nuovi termovalorizzatori e l’ampliamento di altri, anche la costruzione di nuove discariche e l’eliminazione di vecchie. Di fronte alle proteste il presidente del Consiglio provinciale David Ermini ha invitato i contestatori a non interrompere i lavori. Già poco prima gli esponenti dei comitati avevano esposto, sempre durante i lavori del Consiglio, alcuni striscioni contro la realizzazione di impianti di incenerimento: “No inceneritori!”, “Non bruciateci il futuro”, “Rossi il carnevale è finito, stop agli inceneritori”. Proprio come iniziativa di protesta contro il nuovo piano, i comitati avevano convocato per oggi un sit-in di fronte alla sede della Provincia, che è stato in seguito trasformato in una conferenza stampa allestita all’interno di Palazzo Medici Riccardi. “Noi abbiamo un contropiano rispetto a quello delle istituzioni che vogliono più inceneritori – ha detto Valeria Nardi, rappresentante dei comitati – La nostra proposta è quella di incentivare il riciclo, il riuso dei materiali e la raccolta porta a porta”. Altri esponenti delle sigle hanno anche lanciato un appello a cittadini ed imprese “ad opporsi ai diktat scellerati delle istituzioni”. Sul caso si è espressa anche la consigliera comunale Ornella De Zordo. Fonte (met.provincia.fi.it)
