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ET IN ARCADIA, EGO

16 aprile 2013

Da MenteLocale della Piana: Una faccia rispettabile è una bella cosa da avere. Quando non c’è, è meglio costruirsela, specie se si è in campagna elettorale, e si avvicina la temuta Festa del Grillo. Specie se si è votato tutte le peggiori porcate della Giunta uscente, sul Museo civico, sulla questione della scuola media Matteucci, sui fondi alle associazioni di presunto volontariato. Specie se si deve far finta di essere nuovi quando si è nati funzionari di partito in culla… Che cosa di meglio, allora, che organizzare una bella serata sulla strategia rifiuti zero e invitare il sindaco di Capannori del Ghingaro (che la strategia rifiuti zero la fa, ma sul serio) per dimostrare quanto si è aperti, quanto si è democratici, quanto si difende la trasparenza dei contenuti. La trasparenza di che? Cosicché capita, all’incontro pubblico del 28 marzo al circolo San Martino che il candidato sindaco del nuovo che avanza, al secolo Emiliano Fossi, organizza sì un incontro con la cittadinanza (ma dove? A San Martino? Con le truppe cammellate? Come se Berlusconi organizzasse un incontro con la cittadinanza a Arcore) ma poi, stimolato alquanto sulla questione inceneritore, spiega ai cittadini che secondo lui il coraggio sta anche e soprattutto nel perseguire le azioni e le decisioni già messe in campo, quindi lui non farà niente per impedire la costruzione dell’inceneritore.
Lo dobbiamo ricordare noi al presunto sindaco che nel protocollo del 2005 tra Provincia, Regione, Comune di Firenze e Comune di Sesto, la firma dell’allora sindaco di Campi non c’è (perché l’allora sindaco Alunni non aveva ancora voltato faccia, e ci faceva spedire le cartoline alla Provincia… almeno ci avessero reso i soldi). Lo dobbiamo ricordare noi al presunto sindaco che il Comune di Campi di conseguenza non ha preso alcun accordo istituzionale e che le decisioni sono tutte sulla testa del comune medesimo e dei suoi cittadini? Lo dobbiamo ricordare noi al presunto sindaco che il coraggio di cui si vanta sta tutto nell’obbedienza alle ragioni di partito perché i cittadini di Campi, unico referente dell’istituzione comunale, si sono espressi ampiamente contro l’inceneritore nel referendum del 2007? E allora di che coraggio e di che decisioni già messe in campo stiamo cianciando? Del fatto che la Regione comanda, la Provincia comanda, il partito comanda, i cittadini dicono no, e il coraggioso candidato Fossi con chi si schiera? E questa sarebbe la cosa nuova? Il cambiamento? Il rinnovamento?
Ma ecco un’opera del noto agitatore politico Francesco Barbieri, detto il Guercino. Questo qui ha dipinto una tela che raffigura un paesaggio pastorale, l’Arcadia, appunto, Sembra il Parco agricolo della Piana, come ce lo promettono i coraggiosi della stregua del candidato sindaco (ossia con un inceneritore e un aeroporto drento, sempre che non ci siano altre varianti PIT).
È peccato che nell’angolo destro del dipinto ci sia un teschio. Un teschio umano. Il paradiso dei presunti candidati non è poi così celestiale; qualcuno ci muore sempre. Peccato per chi tocca, ma è il progresso, baby. Vogliamo dire, non possiamo mica essere contro il progresso, ed essere a favore del declino ed essere contro le decisioni prese (da chi?). Questo non sarebbe mica coraggio, bisogna essere d’accordo con le decisioni prese, questo significa essere coraggiosi. e nuovi, e aperti e democratici al dialogo. Non è così?
Ah, la descrizione del quadro non è finita. In basso a destra del teschio c’è un’iscrizione, che dice Et in Arcadia, ego. In Arcadia, ci sono anch’io. Nel parco della Piana, ci sono anch’io.
Per sempre e sempre e sempre, o, almeno, fino a che i cittadini non manderanno a casa i coraggiosi.


PS. La faccia rispettabile è una bella cosa da avere, però bisogna meritarsela. Specie quando ci sono le registrazioni audio. Che noi abbiamo. E che, a richiesta, mettiamo a disposizione.

 

Fatta la legge (pardon… il referendum) trovato l’inganno

6 febbraio 2013

by mentelocaledellapiana:
Altre buone notizie per il cittadino e il contribuente italiano. Il 23 dicembre scorso, con delibera 585/2012/R/idr., l’apposita autorità (Autorità per l’energia elettrica e il gas) istituita con DL 201/2011 ha emanato a firma del presidente Guido Bortoni, il regolamento per il calcolo del nuovo sistema tariffario (provvisorio) del servizio idrico integrato.
Come molti di voi ricorderanno, a giugno 2012 si sono svolti due referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua, uno dei quali cassava il principio che in tariffa fosse inserita la remunerazione obbligatoria del capitale. Ebbene, non solo alla ripubblicizzazione dell’acqua non si è dato seguito, nonostante si fosse espressa con compiuta espressione la maggioranza del corpo elettorale, ma anche il principio della remunerazione obbligatoria, cassato dai cittadini, rientra dalla finestra, limitandosi a cambiare nome; da adesso si chiamerà “costo della risorsa finanziaria”.
Nella delibera, che si arrampica sugli specchi per far finta di rispettare l’esito referendario, si trova infatti il principio tariffario di tale “costo riconosciuto dall’attuale sistema transitorio (quantificabile in 0,6 punti percentuali)”, andare oltre il quale finirebbe per andare contro l’esito referendario vincolante. Peccato però che il referendum non stabilisse una soglia minima oltre la quale la remunerazione del capitale obbligatoria in tariffa fosse illegittima, ma che fosse illegittima ogni remunerazione del capitale obbligatoriamente inserita in tariffa. In sostanza, padrini della politica, amministratori della malora, consorzi avidi del nostro denaro, hanno stabilito che chi gestisce la NOSTRA acqua abbia a guadagnarci sopra ope legis… anche se i cittadini italiani costituiti in corpo elettorale sovrano hanno decretato che ciò non deve essere possibile. A che serve allora far svolgere votazioni e referendum, se poi il loro esito può essere disatteso a tavolino? Che razza di Paese è diventato il nostro? Che razza di democrazia?
Oltre il danno, c’è anche la beffa: la delibera stessa fa aperto riferimento alla “incongruità dell’applicazione di un processo di efficientamento già a partire dall’anno 2011, anno in cui non è più possibile mettere in atto i necessari processi organizzativi”. A parte l’italiano da paura con cui sono scritti questi atti – abbiamo controllato sul dizionario Sabatini Coletti, e efficientamento non c’è; sarebbe possibile prima di nominare i presidenti delle varie autorità quanto meno sottoporli a una prova di italiano? – c’è il rischio concreto che, poiché non è stato possibile varare il sistema tariffario transitorio, la tariffa sia pure retroattiva; e infatti i Comitati per l’acqua pubblica hanno già calcolato che gli aumenti tariffari potrebbero andare anche al 35%.
Ciliegina finale sulla torta, non c’è nemmeno da imputare quella che a noi pare con palmare evidenza una truffa ai danni dei cittadini alla responsabilità di una parte politica in particolare, perché su questo punto sono state tutte d’accordo. Si è infatti svolta a Milano il 3 dicembre 2012 la Conferenza Nazionale sulla regolazione dei servizi idrici, a cui sono stati invitati enti pubblici e aziende private, e in cui tutti coloro che ne facevano semplice richiesta potevano far osservazioni critiche. Ebbene, la delibera citata può vantare apertamente il fatto che “le risposte ai documenti di consultazione, così come i commenti ricevuti durante gli incontri svolti, hanno, in generale, evidenziato un’ampia condivisione dei principi di base delineati dall’autorità”. Tutti d’accordo nel non rispettare la volontà degli elettori, dunque.
Il bello è che il principio della remunerazione fu invocato perché era necessario per far confluire i necessari, cospicui investimenti per mettere a norma la rete idrica. Quale norma? A Pisa, Livorno e Montecatini hanno ancora l’acqua all’arsenico. Ancora una volta, la questione si svolge tutta nella caccia al portafoglio dei cittadini allo scopo di trasferire ricchezza pubblica nelle mani private, possibilmente amiche. Che cosa aggiungere a questa vicenda? I Comitati per l’acqua pubblica hanno già avviato una mobilitazione; per parte nostra, auspichiamo un’assunzione di responsabilità da parte dei cittadini elettori alle prossime consultazioni, perché puniscano duramente quelle forse che si sono rese colpevoli di queste nefandezze. È in atto un tentativo da parte di tali forze per mutar pelle e approntare un’operazione di restyling, tramite il richiamo a primarie, liste pulite, rottamazioni e quant’altro. I comportamenti, invece, restano sempre gli stessi. Confidiamo che l’intelligenza dei cittadini saprà vedere dietro alla vacuità di questo restyling; altrimenti non si potrà che concludere che, più che truffa, qui si sarà trattato di vera e propria circonvenzione di incapace.
AGGIORNAMENTO del 2 FEBBRAIO 2012
La situazione è in continuo movimento, e il pezzo precedente esige già un aggiornamento. Giovedì 31 gennaio 2013 il Consiglio di Stato si è espresso su un ricorso presentato dai Comitati per l’Acqua Pubblica circa le tariffe praticate dai vari gestori del servizio a partire dal 21 luglio 2011 e che NON prevedevano la restituzione della remunerazione obbligatoria (7% ma tra IVA e oneri vari si arriva anche oltre il 10%) abolita dalla vittoria referendaria. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso. Immediata la reazione dell’Autorità (che, come scritto sopra) ha emesso un comunicato che chiarisce come essa intenda applicare la sentenza. la restituzione del 7%, resa esecutoria dal Consiglio di Stato, avverrà al netto della trattenuta degli oneri finanziari (il nuovo nome della remunerazione obbligatoria, calcolata nella nuova tariffa al 6,4%). Quindi c’è il forte rischio che gli utenti si vedano restituito solo lo 0,6%, in barba all’espressione del popolo sovrano nel referendum. Nè ciò è bastato; son saltati su i managers dei vari gestori, primo fra tutti Erasmo d’Angelis di Publiacqua, a sostenere che la restituzione è impossibile; che la remunerazione obbligatoria del capitale ci deve essere per forza, in quanto “è il meccanismo finanziario che consente molto banalmente di poter accedere a un prestito bancario e restituirlo man mano con il pagamento delle bollette, pagando i relativi interessi come qualsiasi mortale che si avventura in banca per accendere un mutuo”. Nell’ottica di questi grandi managers, l’acqua è come un prestito: si va in banca a chiederlo (per comprare un bene, diciamo una casa), e poi si pagano gli interessi. Con due differenze, che i garruli managers tacciono: che l’acqua è già nostra e non loro (il referendum infatti ha affermato questo), e che quindi non si deve pagare nulla di remunerazione obbligatoria a nessuno. Chi ci dà l’acqua ci dà una cosa nostra; l’amministra ma non ne è il proprietario, come invece la banca che ci presta soldi altrui. E che a differenza del mutuo, qui secondo i garruli managers gli interessi si pagano a vita; il mutuo non finisce mai. Il che la dice lunga sul concetto che questi garruli managers hanno dell’acqua e dei beni comuni, che considerano alla stregua di un prestito bancario che loro fanno a noi, per cui bisogna pagare caro e pagare tutto. L’idea che la comunità, che rimane la proprietaria ultima di quei beni, possa decidere diversamente, non li sfiora; la remunerazione del capitale ha ragioni che la democrazia non conosce a quanto pare. Di qui l’intemerata finale: la causa dell’acqua bene comune è un’illusione, e chi la sostiene “non rende un buon servizio alla causa di una sinistra che vuole assumersi responsabilità di governo”. SIC! Forse la sinistra vuole assumersi responsabilità di governo, ma visto quello che fa, ecco un buon motivo per toglierle questo incomodo e rimandare a casa un po’ di garruli managers lautamente stipendiati da noi. Alle convinzioni di d’Angelis, oltre 27 milioni hanno detto no. Com’era il motto di Occupy Wall Street, “Noi il 99% voi l’1%”? Ecco, appunto.

Aosta boccia l’inceneritore, come a Campi Bisenzio i cittadini non accettano le scelte dell’amministrazione

8 gennaio 2013

Conosco la Val d’Aosta, è come la mia seconda regione di appartenenza, visto che da pochi mesi di età ho vissuto le mie ferie estive. Conosco bene la gente, il territorio, la bellezza di quei luoghi fin troppo sfruttati a volte da impianti turistici e industriali. Fortunatamente negli ultimi dieci anni ha assistito ad un ritorno verso il rispetto della natura con l’energia solare, ampiamente adottata e l’eolico; ma soprattutto con l’impiego di gas per autotrazione che negli ultimi anni ha registrato una forte impennata e quello per il riscaldamento. Quando qualche anno fa, era in programma il progetto per la costruzione dell’inceneritore nell’immediata periferia della città, rimasi esterrefatto e commentai con tutto il mio disappunto, ai numerosi amici, la necessità di dire no a questa pratica, anche in virtù delle bellezze naturali che fanno da cornice a quella valle. Oggi leggo con piacere che la Val d’Aosta mette al bando l’incenerimento. I cittadini creano quasi all’unanimità un precedente in Italia e in Europa verso altre strategie per la gestione dei rifiuti e ne sono contento. Vi riporto quindi la notizia che Repubblica ha pubblicato nel mese di dicembre. Anche noi a Campi lo avevamo fatto nel 2007, ma il risultato è stato ampiamente ignorato, a conferma del fatto di come vengono considerati i cittadini quando dicono la loro ..
da Repubblica
La Val d’Aosta boccia il via all’inceneritore
Con oltre il 94 per cento di contrari è stato bocciato, con un referendum, il progetto per costruire l’impianto di trattamento a caldo dei rifiuti. E ora scoppia la polemica.
In Val d’Aosta “bocciato” il progetto di costruire un impianto di trattamento a caldo dei rifiuti: un investimento da 220 milioni.
Nel referendum – consultivo – sulla legge regionale che dava il via all’operazione hanno vinto i contrari:  il 94 per cento (47 mila elettori) hanno detto no all’inceneritore. I favorevoli sono stati poco più del 5 per cento (3mila persone). L’esito era apparso scontato non appena, domenica sera, era stato diffuso il dato sull’affluenza: era stato raggiunto infatti il 48,92 per cento, quasi la metà degli aventi diritto, dopo una campagna elettorale da molti giocata sull’invito all’astensione (in Val d’ Aosta il referendum consultivo è valido se viene superata la soglia del 45 per cento di partecipazione. I cittadini che si sono recati alle urne sono stati 50.909 su 104.063 aventi diritto). Ed ora sull’esito della consultazione è già bagarre politica. “Nonostante i discutibili inviti a non votare arrivati da diverse parti nelle ultime settimane – sottolinea  Fabio Dovana di Legambiente – i cittadini valdostani hanno deciso di far valere il loro diritto democratico La decisione di costruire un impianto impattante come il pirogassificatore  non è andata giù ai valdostani che in questi mesi si sono documentati e hanno criticato la scelta dell’amministrazione regionale”.
Per Alberto Bertin (Alpe) “una maggioranza regionale divisa e litigiosa, incapace di capire l’urgenza del cambiamento, ha ricevuto con questo voto la sfiducia dei valdostani. Il governo Rollandin deve assumersene la responsabilità e trarne le conseguenze”.

Firma per i Referendum sul lavoro .. ecco come e dove

1 dicembre 2012

Sabato 1 dicembre, al mercato di Campi Bisenzio, sarà presente tutto il pomeriggio (di fronte alla Coop) un banchetto per permettere ai cittadini di firmare per lo svolgimento dei Referendum sul lavoro. Chi non avesse avuto l’opportunità di farlo, potrà finalmente saziare la sua fame di referendum. Non mancate quest’occasione, un giorno potreste doverlo raccontare ai nipoti e ammettere di non esserci stati. Ricordate però che per firmare occorrono due cose: un documento di riconoscimento valido e avere la residenza nel Comune di Campi (i residenti altrove non possono firmare).

Diritto al lavoro, diritto alla pensione: firma per i referendum, a Campi sabato 17

14 novembre 2012

Da sito di Rifondazione Comunista di Campi Bisenzio, promotori, insieme ad altre forze politiche e sociali, dei referendum su pensioni e lavoro arriva un appello per partecipare alla raccolta delle firme. A Campi sarà possibile firmare prossimamente sabato 17 al mercato a partire dalle 16.00
Si tratta in tutto di quattro quesiti che puntano ad abrogare le misure in materia di lavoro e pensioni del Governo Berlusconi e del Governo Monti. Ecco le tre misure che si chiede di abrogare:
- articolo 8 della Finanziaria del Governo Berlusconi. Con questo articolo si permette di derogare con accordi aziendali al contratto nazionale e anche alla legislazione in termini di lavoro come ad esempio lo Statuto dei Lavoratori. Attraverso un ricatto sui lavoratori di una singola azienda, o un sindacato compiacente, un’azienda può ritagliarsi contratti e leggi su misura attraverso le deroghe. Non è un caso che l’articolo 8 sia stato definito come l’introduzione di una sorta di “feudalismo aziendale” dove ogni signorotto si fa le proprie leggi. E’ sostanzilamente il modello Marchionne esteso a tutte le aziende.
- la controriforma Fornero sull’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. La Fornero ha di fatto minato alla radice l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che impediva il licenziamento di un lavoratore senza giusta causa. Al posto di questa garanzia universale, la Fornero introduce una serie di distinzioni bizantine dove il lavoratore perde la certezza del reintegro sul posto di lavoro a favore di un sistema complicato di casi in cui al massimo può ricevere un’indennità monetaria.
- la controriforma pensionistica del Governo Monti che porta l’età pensionabile a 70 anni, la più alta d’Europa, e diminuisce ulteriormente il valore delle pensioni. Effetti “collaterali” di questa controriforma? Decine di migliaia di esodati: lavoratori che avevano lasciato il lavoro convinti di andare in pensione e che ora non sono nè lavoratori nè pensionati, ma disoccupati non riassorbibili dal mondo del lavoro. E oltre a questo, naturalmente, si dà un ulteriore colpo alla disoccupazione giovanile. Più tardi si va in pensione, meno posti di lavoro si liberano per i giovani disoccupati.
Il referendum non è sicuramente l’unico strumento a nostra disposizione. E certamente non è quello più risolutivo. Questi temi devono vivere nelle lotte, a partire dai prossimi scioperi. Ciò nonostante, l’iniziativa referendaria permette a questi temi di essere dibattuti e conosciuti tra larghi strati della popolazione e di offrire a diversi settori sociali – pensionati, lavoratori, disoccupati – un terreno unificante.
Firma e fai firmare!
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Vademecum su raccolta firme, clicca qui

Rassegnarsi non è un’opzione, firma per indire due referendum sul lavoro (abolizione art.8 e ripristino art.18)

9 novembre 2012

Da MenteLocale: Torniamo sulla vicenda della raccolta delle firme per l’indizione di due referendum sul lavoro, per richiedere l’abolizione dell’art. 8 della Riforma Sacconi (abolizione dei contratti nazionali di categoria) e del ripristino dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori (reintegro da parte della magistratura dei lavoratori licenziati senza giusta causa o giustificato motivo), per invitare nuovamente i cittadini a non rassegnarsi; a firmare per questi referendum presso segreterie comunali e banchini; a sostenere questa lotta.
I motivi per cui sosteniamo questa campagna aumentano, ahimè, di giorno in giorno. Prendiamo il caso FIAT di Pomigliano, dove la magistratura ha disposto la riassunzione di 195 operai discriminati. Marchionne (quello che piaceva tanto a Renzi, ma anche a Fassino e Chiamparino se è per questo) ha risposto che di conseguenza sarà costretto, per far posto a questi, a licenziare altri 195 operai… dimenticandosi il fatto che si era impegnato a riassumere TUTTI gli operai di Pomigliano.
Il padrone può fare quello che vuole; decide del destino dei suoi lavoratori come più gli piace senza che nessuno ci possa mettere il becco. È vano accampare diritti e resistere tramite la magistratura; se c’è una sentenza la si aggira o la si ignora (certo, occorre la complicità della classe politica, ma a quanto pare per Marchionne non è un problema), oppure, se proprio non se ne può fare a meno, si cancellano o si fanno cancellare, tramite i politici amici, le leggi che danno fastidio in nome della crescita (che non arriva mai; è dal 1992 che fanno tagli e riforme draconiane in nome della crescita che arriverà tra pochi mesi… nel frattempo è arrivato a destinazione persino il treno Siena-Firenze su binario unico, ed è tutto dire)
Che è proprio quello che è successo con questi articoli di legge che i referendum vogliono ripristinare. Quindi si tratta di questioni che vanno oltre il singolo articolo di legge. Si tratta di ridare alla legge un volto umano, di restituirle il suo significato di protezione dei poveri dai ricchi; perché i ricchi, essendo tali, non hanno bisogno di protezione oltre quella del proprio denaro e della propria influenza. Sono i poveri che ne hanno necessità. Perciò tocca loro l’onere della difesa delle leggi che li proteggono, in cambio di vaghe promesse di una crescita che non arriverà mai e che, se arriverà, si può stare certi non riguarderà loro.
Quindi firmi chi non è rassegnato a veder vincere sempre i vari Marchionne, le varie Fornero che rampognano i giovani schizzinosi (e poi hanno la prole piazzata sotto casa, nella propria università), le varie AdF, le varie Ilva, i vari Fiorito. Firmi chi vuole ancora lasciare ai propri figli una condizione migliore della propria. Firmi chi ancora pensa che la Costituzione e la democrazia partecipata sia una bella cosa, troppo bella per lasciarla ai governi tecnici. Firmi chi semplicemente non si vuole rassegnare allo schifo di Paese che ci circonda, in cui al banchetto dell’Italia sono seduti in pochi, troppo pochi e sempre le stesse facce, mentre per gli altri c’è l’aumento dell’IVA e l’abolizione dei diritti come lavoratore.
Oppure si rassegni, si ritiri nel suo guscio e passi l’inverno a piangere.
Rassegnarsi non è un’opzione.

Prove di caccia grossa: firma il Referendum abrogativo parziale sulla legge che determina le indennità spettanti ai membri del Parlamento

20 luglio 2012

Esistono a volte delle iniziative che non vengono opportunamente reclamizzate. Quella segnalata dal Comitato MenteLocale della Piana è una di queste e merita la dovuta attenzione in questi momenti in cui si parla di tagli e spese folli della macchina pubblica, prime fra tutte, gli stipendi d’oro dei nostri parlamentari. Ecco tutti i dettagli assieme all’invito ad aderire.

Come il cinghiale portato allo scoperto, la nostra casta politica è ormai braccata da cittadini armati con qualunque mezzo atto a colpire una preda irosa e sfuggente. Sembra ormai di essere entrati in stagione di caccia grossa e c’è già chi pregusta carni succulente e trofei da appendere alle pareti di casa. Sul web risuonano da tempo le grida dei cacciatori, il ringhio sordo dei cani e i colpi (a vuoto) dei fucili caricati a pallettoni.
In questi giorni una nuova battuta si è aperta e presto si concluderà, forse con un nulla di fatto, silenziata dall’indifferenza della stampa e dei principali media.
Ecco infatti una nuova iniziativa, partita nel silenzio generale il 12 maggio scorso e promossa dalla semisconosciuta Unione Popolare, presso gli uffici elettorali dei comuni d’Italia: l’obiettivo è raccogliere mezzo milione di firme per promuovere un Referendum abrogativo parziale sulla legge che determina le indennità spettanti ai membri del Parlamento (Art. 2 della Legge 31/10/1965, n. 1261).
In questo caso il bersaglio è bello grosso, si tratta proprio quell’articolo che rimpolpa gli stipendi d’oro dei parlamentari, quegli annessi e connessi che potrebbero davvero affamare il cinghiale in fuga. Così recita l’articolo che potrebbe essere oggetto di referendum: “Ai membri del Parlamento è corrisposta inoltre una diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma. Gli Uffici di Presidenza delle due Camere ne determinano l’ammontare sulla base di 15 giorni di presenza per ogni mese ed in misura non superiore all’indennità di missione giornaliera prevista per i magistrati con funzioni di Presidente di Sezione della Corte di Cassazione ed equiparate; possono altresì stabilire le modalità per le ritenute da effettuarsi per ogni assenza dalle sedute e delle Commissioni.”
La raccolta si concluderà il 26 luglio 2012 (termine per la presentazione al Comitato promotore 31/07/2012).
Che dire di più ? Chi vuole partecipare alla battuta non ha che da recarsi presso il proprio comune di residenza e firmare. (A Campi Bisenzio ci si può recare presso la Segreteria Generale, al primo piano del Palazzo Comunale di Piazza Dante, al primo piano. Gli orari di apertura al pubblico sono i seguenti: dal lunedì al venerdì dalle 08.30 alle 13.00 e solo il martedì ed il giovedì anche apertura pomeridiana dalle 15.30 alle 18.15).
Buona caccia!

Firenze con Publiacqua ha l’acqua più cara d’Italia. Referendum traditi da Regione e Comuni

10 maggio 2012

Le bollette più care d’Italia sono per le famiglie di Firenze, Pistoia e Prato, con 474 euro all’anno, seguite da quelle di Arezzo (465 euro), Grosseto e Siena (457). In fondo alla classifica Isernia (110 euro all’anno). Questo è dovuto alla gestione di Publiacqua, società di diritto privato in mano a speculatori privati, nel silenzio assordante degli amministratori locali Enrico Rossi, Annarita Bramerini, Matteo Renzi e compagnia bella.
Il referendum dello scorso anno continua ad essere tradito dagli stessi politici che poi si lamentano dell’antipolitica non rendendosi conto che sono proprio loro i primi nemici della partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica. Altrimenti, come successo a Napoli, avrebbero seguito le indicazioni dei loro elettori e affidato la gestione degli acquedotti toscani a società di diritto pubblico. Inutile dire infine, che il presidente di Publiacqua Erasmo D’Angelis, ha in questi giorni smentito questi dati elaborati dall’organizzazione indipendente dalla politica CittadinanzAttiva e rilanciati dal Sole24Ore. Ecco l’articolo che presenta la ricerca.
dal Sole24Ore – Ad Agrigento l’acquedotto costa in bolletta 11 volte in più rispetto a Milano, anche se in Lombardia la rete perde il 19 per cento dell’acqua che gestisce mentre in Sicilia se ne va in media più del doppio. Tra le tasse e tariffe comunali che continuano a procedere a passo di corsa ci sono anche quelle idriche. L’anno scorso, secondo l’analisi annuale sul servizio idrico integrato che l’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva diffonderà oggi, una famiglia media di tre componenti con un consumo annuo di 192 metri cubi ha speso 290 euro, con un incremento del 5,8% sul 2010 e del 24,5% rispetto al 2007. È una crescita silenziosa, perché la bolletta dell’acqua pesa meno di altre voci e continua ad attestarsi su livelli inferiori rispetto ad altri Paesi europei, ma come mostra la dinamica degli ultimi anni le bollette hanno incrementato il ritmo e doppiano abbondantemente i tassi d’inflazione. Nel caso dell’acqua, oltre alla corsa dei prezzi a colpire è la loro variabilità, che si traduce in una girandola di cifre a seconda delle zone. La bolletta è divisa in tre componenti: la quota fissa (nata come noleggio del contatore, e quasi triplicata in cinque anni), quella relativa all’acquedotto, che rappresenta la componente più importante, e quella destinata a pagare depurazione e fognatura. L’unione delle tre componenti fa primeggiare le città toscane, anche se fra 2010 e 2011 a sentire più drasticamente gli aumenti sono stati gli abitanti di Lecco, che hanno dovuto fare i conti con un incremento dell’80,5% rispetto all’anno prima (a Lodi gli aumenti sono stati del 35%, e a Benevento del 27,4%). Le bollette più care d’Italia, sempre per la famiglia-tipo presa in esame dall’Osservatorio di Cittadinanzattiva, sono state invece recapitate alle famiglie di Firenze, Pistoia e Prato, con 474 euro all’anno, seguite da quelle di Arezzo (465 euro), Grosseto e Siena (457). All’altro capo della classifica si trova Isernia, dove la stessa famiglia paga un conto che da cinque anni rimane ancorato ai 110 euro all’anno. Il conto in bolletta, naturalmente, non basta da solo a indicare la qualità, e soprattutto la sostenibilità, del servizio. Il Molise, con le sue tariffe immobili nel tempo, è infatti di gran lunga la regione più economica d’Italia per gli utenti del servizio idrico, ma è percorsa da una rete che con il suo tasso di dispersione al 65% reclama a gran voce investimenti e manutenzione. Situazioni simili tornano in larga parte del Mezzogiorno: anche la Basilicata perde per strada più di metà (53%) dell’acqua che circola sulla rete regionale, mentre Calabria, Abruzzo e Sardegna ne lasciano andare il 44 per cento. Tassi insostenibili dai quali, oltre alla Lombardia, solo Piemonte, Emilia Romagna, Ligura, Trentino Alto Adige e Marche si tengono lontane riuscendo a condurre a destinazione più del 75% dell’acqua gestita dalla rete. Quello infrastrutturale, del resto, è uno degli snodi critici dell’intero sistema dell’acqua, e nella gestione delle tariffe si lega al tema dei controlli, essenziali vista la varietà del quadro. Giusto in queste settimane l’autorità per l’energia e il gas ha ereditato dal ministero dell’Ambiente i compiti di approvazione e controllo dei piani tariffari elaborati dagli ambiti territoriali (sul punto si veda anche il servizio a pagina 11 del dorso Norme e tributi), e dovrà trovare una soluzione al bisogno di investimenti che caratterizza il settore: secondo il Blue Book realizzato ogni anno dalla Fondazione Utilitatis, il servizio idrico avrebbe bisogno di investimenti da 2 miliardi all’anno per i prossimi 20 anni. In tempi grami per la finanza pubblica, rispondere a questa esigenza senza gravare troppo sulle bollette non sarà un’impresa semplice.
Fonte: altracitta.org

Se la Toscana .. fa Acqua ! l’acqua in una regione con i costi più alti d’Italia

19 marzo 2012

Finalmente anche il Ministero dell’Ambiente ha certificato ciò che su questo blog avevamo scritto più volte: che il modello toscano di gestione mista pubblico-privata dell’acqua fa proprio acquama di brutto. Secondo il Ministero, la Toscana è la regione dalle tariffe idriche più elevate d’Italia, con i maggiori ricarichi in bolletta.
Quindi la notizia, uscita sulla Nazione del 6 marzo 2012, che annuncia che il Ministero in questione ha sollevato 15 rilievi nei confronti di cotanto modello, in particolare per il fatto che ha prodotto le tariffe più alte d’Italia, non sorprende nessuno. Semmai sorprende la pervicacia di qualche mediocre funzionario di partito che continua a magnificare le virtù di detto modello. Detto modello, tuttavia, per quanto caro ai funzionari di partito, è proprio inviso ai cittadini toscani che, ogni qual volta hanno potuto, hanno manifestato in tutti i modi la propria opposizione.
Chi è più attempato ricorderà senz’altro le proteste e le campagne sorte nell’aretino negli anni novanta contro i vergognosi aumenti delle tariffe, e poi un po’ in tutta la regione, esperienze che portarono alla campagna per la legge regionale di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua che fruttò 50.000 firme e che fece la fine che fece, in Regione almeno, perchè in Italia divenne il modello per la successive iniziativa di proposta di legge nazionale prima e per l’indizione dei referendum poi (e i toscani parteciparono massicciamente sia alla raccolta di firme che al voto referendario).
Il resto è storia di oggi: le vergognose manfrine per evitare il rispetto della volontà popolare, il penoso distinguo tra referendum da applicare e quelli ambigui, sporchi e cattivi (da non applicare) e tutto il vasto e ributtante teatrino di quella che è diventata la politica italiana. Al momento, almeno.
La notizia della Nazione va però integrata con un’ulteriore notizia, rinfrescante come un bel bicchiere d’acqua (pubblica). Mentre a Marsiglia si sta tenendo, proprio in questi giorni, il Forum Alternativo dell’Acqua, il vicesindaco di Parigi, Anne Le Straat, che è al contempo, presidente di Eaux de Paris, la società speciale di gestione dell’acquedotto di parigi (totalmente pubblica) ha annunciato che, grazie alla ripubblicizzazione dell’acqua parigina a partire dal gennaio 2010, le bollette sono calate dell’8%. Con l’acqua pubblica, insomma, si risparmia.
Qualcuno ricorderà che su questo blog era stata data qualche tempo fa la notizia che grazie alla pronta reazione dei comitati per la ripubblicizzazione dell’acqua erano stati stralciati i commi dell’art. 25 del decreto sulle lberalizzazioni partorito dal governo Monti che vietavano la creazione di società speciali totalmente pubbliche per la gestione dei pubblici servizi. In pratica si vietava di percorrere le strada che a Parigi avevano già percorso e che Napoli si apprestava a percorrere anch’essa. Grazie alla vigilanza dei cittadini e CONTRO i pareri dei partiti (che a parole dicono di favorire la partecipazione democratica, ma poi…) quella minaccia fu sventata.
Ora la ciliegina sulla torta; il modello toscano, tanto vantato dai nostri amministratori, rincara, secondo i rilievi ministeriali, dell’8,5% annuo; l’esecrato e ideologico modello pubblico votato dai cittadini fa risparmiare, a Parigi, l’8% annuo sulle bollette. Lo spread è tutto nostro. Ai cittadini materiale per utili meditazioni in vista delle prossime amministrative.

Acqua Pubblica: aderisci anche tu alla campagna di “Obbedienza civile”, applica l’esito del referendum alle tue prossime bollette

11 febbraio 2012

Con la pubblicazione, in data 20 luglio 2011, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 116 è stata sancita ufficialmente la vittoria referendaria e l’abrogazione della norma che consentiva ai gestori di caricare sulle nostre bollette anche la componente della “remunerazione del capitale investito”. Visto che le istituzioni non sono capaci di far rispettare l’esito del referendum, il Forum Ufficiale dell’Acqua Pubblica ha lanciato una proposta molto provocatoria che voglio estendere a tutti i lettori del blog. Se non saranno le istituzioni a far rispettare l’esito del referendum, saranno le cittadine e i cittadini a farlo ! Ecci quindi la campagna di “obbedienza civile”: ovvero il rispetto della volontà popolare eliminando il profitto dalle bollette.

Perchè una campagna di “obbedienza civile”.
La “remunerazione del capitale investito”, che ricordo, è pari al 7% della sommatoria degli investimenti effettuati nel periodo di affidamento al netto degli ammortamenti, nella generalità dei casi, incide sulle nostre bollette per una percentuale che oscilla, a seconda del gestore, fra il 10% e il 20%.
Il referendum era stato proposto per far valere un principio chiaro: nella gestione dell’acqua non si devono fare profitti ! E la risposta dei cittadini (95,8% a favore della cancellazione del profitto) non lascia alcun dubbio sull’opinione, praticamente unanime, del popolo italiano.
Oggi, a distanza di alcuni mesi, risulta che, in tutto il territorio nazionale, nessun gestore abbia applicato la normativa, in vigore dal 21 luglio 2011, diminuendo le tariffe del servizio idrico. In altre parole tutti i gestori del servizio idrico italiano hanno ignorato con pretestuose argomentazioni l’esito referendario.
E questo ovviamente non può essere accettato !
Perciò viene richiesto a tutti i cittadini italiani utenti del servizio idrico di aderire alla campagna di “obbedienza civile” che consiste nel pagare le bollette, relative ai periodi successivi al 21 luglio 2011, applicando una riduzione pari alla componente della “remunerazione del capitale investito”.
E’ stata chiamata di “obbedienza civile” perché non si tratta di “disubbidire” ad una legge ingiusta, ma di “obbedire” alle leggi in vigore, così come modificate dagli esiti referendari.
Lo scopo principale della campagna di “obbedienza civile” è ovviamente quello di ottenere l’applicazione del risultato che è inequivocabilmente scaturito dai referendum. Con la mobilitazione attiva di centinaia di migliaia di cittadini ci proponiamo di attivare una forma diretta di democrazia dal basso, auto-organizzata, consapevole e indisponibile a piegare la testa ai diktat dei poteri forti di turno.
Ci proponiamo anche di dare una risposta all’evidente crisi della democrazia rappresentativa dei partiti, ormai diventata impermeabile non solo alle istanze della società, ma persino ai formali esiti delle consultazioni codificate nella nostra Carta Costituzionale, come appunto i referendum abrogativi.
Fuori l’acqua dal mercato fuori i profitti dall’acqua, aderisci anche tu alla protesta ! per maggiori info e per vedere gli appuntamenti nelle maggiori città italiane visita il sito acquabenecomune.org


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