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Percorsi d’arte .. i tesori della nostra città: La chiesa di San Quirico e Giulitta a Capalle e il suo legame con i Vescovi fiorentini

21 dicembre 2010

Con questo post inizia la rassegna artistica dei tesori presenti nella nostra città, a cura di Francesca Bertini, responsabile dell’Ufficio Patrimonio Storico Artistico del Comune di Campi Bisenzio. Il documento è tratto da DiSegno Comune di Novembre. Ho deciso di pubblicare mensilmente tali documenti, accogliendo l’intenzione di dare risalto e promuovere la conoscenza dei numerosi luoghi di interesse culturale presenti sul territorio con l’intento di risvegliare la curiosità del lettore e portarlo a scoprire o a guardare con occhi diversi gioielli d’arte spesso dimenticati eppure vicinissimi a noi. Il primo appuntamento inizia con la chiesa di San Quirico e Giulitta a Capalle e il suo legame con i Vescovi fiorentini, egregiamente descritta da Francesca Bertini. Questo documento ed i futuri saranno raccolti in una pagina sul blog, sempre disponibili grazie anche ad un logo presente sulla barra laterale (attualmente in preparazione). Per contatti la Signora Bertini è disponibile tramite email . Buona lettura.

La storia della chiesa di San Quirico e Giulitta a Capalle, la cui costruzione risale al XIII secolo, è strettamente legata all’espansione del patrimonio territoriale della Chiesa, proprietaria fin dall’anno Mille di numerosi possedimenti. A navata unica, di origine romanica, presenta una facciata che ha parzialmente conservato i caratteri romanici e alterna l’alberese e il serpentino verde di Prato, mentre l’interno ha un copertura a capriate lignee. Il Vescovo di Firenze gestiva direttamente il borgo di Cavalle e le terre circostanti come suo feudo, in antagonismo ai laici Mazzinghi di Campi, e attendeva alla manutenzione del complesso, dei suoi arredi e di tutto ciò che serviva alla gestione della parrocchia. La posizione unica di Capalle nei confronti delle chiese circostanti, convinse il Vescovo ad innalzarla al rango di Chiesa Battesimale, facendo pertanto costruire il fonte con il quale venivano battezzati non solo gli abitanti ma anche quelli delle parrocchie più vicine.
Purtroppo il castello di Capalle fu centro delle vicende legate alla guerra tra guelfi e ghibellini e nel 1266 il legato imperiale Guido Novello dei Conti Guidi, ghibellino al comando dei fiorentini, assediò il castello, che subì le prime razzie e predazioni. Il Trecento vede continuare incursioni e devastazioni del borgo per mano di Castruccio Castracane condottiero alleato dei Visconti contro Firenze, che mise a ferro e fuoco anche Capalle saccheggiandola. Il castello venne smantellato, le torri abbattute, la chiesa rovinata tanto che mostra attualmente evidenti i segni della deturpazione, essendo rimasta intatta solo fino a metà altezza. Nel 1374 anche le truppe mercenarie di Giovanni Acuto, il condottiero la cui raffigurazione ad affresco troneggia nella navata del Duomo fiorentino, devastarono il contado intorno a Capalle. Nel 1419 ha inizio l’episcopato di Amerigo Corsini, primo ad avere il titolo di Arcivescovo. Di nobile famiglia, cresciuto nella corte papale, si interessò a Capalle e rinnovò anche il sistema amministrativo del contado. Contemporaneamente si ampliarono i possedimenti delle famiglie Strozzi, Corsini e di altri casati fiorentini. Dal 1446 parroco di Capalle fu l’arcivescovo e futuro santo, Antonino, che soggiornava nel palazzo Vescovile, il Palagio, attuale Villa Becagli che fronteggia la chiesa, al cui interno è conservata la camera dove il santo dormiva e si raccoglieva in contemplazione, cui si accede attraversando l’aulica sala ornata dai segni zodiacali e dall’emblema del toson d’oro. Nel 1518 la chiesa divenne ufficialmente Prioria, mentre il popolo dipendeva da Campi ed era rappresentato da un rettore. Una prima ricognizione dei beni presenti nella chiesa venne fatto nel 1518 con un inventario inviato al nuovo arcivescovo Giulio de’ Medici; spicca il numero degli altari e la devozione a molti Santi tra cui Sant’Antonio Abate, perché essendo il paese essenzialmente agricolo, si raccomandava a lui la protezione del bestiame e del foraggio; a Sant’Anna, protettrice delle partorienti; a San Sebastiano, cui ci si affidava per le azioni caritatevoli. Lo sviluppo della chiesa nel ‘500, nel ‘600 e nel ‘700 fu operato dai vescovi Alessandro de’ Medici, Piero Piccolini e Francesco Gaetano Incontri. L’arcivescovo Alessandro de’ Medici, il futuro papa Leone XI, fervido sostenitore della controriforma e dei precetti del Concilio di Trento, ampliò e ristrutturò profondamente la chiesa nel 1576 su progetto di Giovanni Antonio Dosio; nel 1580 eresse l’Oratorio della Compagnia, edificio che si affaccia sulla piazza, staccato dalla chiesa, dal Palagione e dalla canonica, rialzato da gradini.
All’esterno, sull’architrave del portone, esiste ancora un’iscrizione voluta dall’ arcivescovo nel XVI secolo con la data e l’affidamento dello stesso al Santissimo Sacramento e all’Immacolata.
Adesso è destinato a teatro parrocchiale. L’interno della chiesa, di impronta vasariana, viene concepito seguendo i dettami del Concilio di Trento. In quel periodo, vennero commissionate due tavole a Giovan Battista Naldini, pittore tardo manierista: Sant’Antonio Abate in orazione nel deserto percosso dai demoni e San Girolamo orante nel deserto. Gli azzurri e i verdi e l’incarnato delle figure riecheggiano il Pontormo.
Un documento testimonia che il Naldini ebbe per quelle opere un compenso di 1280 lire, ma lavorò a lungo per il Vescovo dipingendo l’arme di Alessandro de Medici ovunque: lo stemma mediceo è arricchito dalla croce di Malta di cui Alessandro era stato priore e i gigli degli Angiò nella palla superiore. Nel 1635 per volontà dell’arcivescovo Piero Niccolini altri lavori interessarono la canonica e la chiesa. Il suo emblema con il Leone rampante appare ovunque, all’ingresso della canonica, sul camino, sul bacile di rame del fonte battesimale, ai piedi degli altari in pietra, quasi in concorrenza con lo stemma mediceo. Il Niccolini aveva una predilezione per Capalle, da piccolo villeggiava a Gonfienti, era parente degli Strozzi e andava a visitarli spesso presso i loro possedimenti. Fece ampliare la canonica, probabilmente su disegno di Gherardo Silvani, famoso architetto manierista toscano che guardava a Buontalenti e all’Ammannati, e che rinnovò dalle fondamenta anche la sacrestia. L’arcivescovo fece intonacare la facciata della chiesa e vi appose il suo emblema; all’interno fece costruire nuovi altari in cui spiccano ancora oggi una tela nel primo altare a destra che raffigura Cristo che cammina sulla acque che salva Simon Pietro, con la barca degli apostoli sullo sfondo tempestoso di una realistica scogliera; un’altra tela invece, nel primo altare a sinistra è attribuita a Francesco Curradi, pittore fiorentino dai caratteri devozionali, allievo del Naldini, che raffigura San Andrea Corsini che distribuisce il pane in tempo di carestia, risalente al 1629, anno della canonizzazione. Ma un gioiello conservato nel secondo altare a destra, detto della Santissima Concezione, con il rilievo della Madonna con Bambino inserito in una tela del primo ‘600 che raffigura San Carlo Borromeo, Santa Lucia, San Francesco, San Sebastiano.
A Capalle c’era infatti una grande devozione per la pratica del rosario, e già nel primo ‘400 si venerava questa Madonna, dal volto assorto e pensoso, modellata alla maniera di Lorenzo Ghiberti. Al tempo del Niccolini la Prioria fu assunta al rango di Pieve. Da Roma giunsero anche le reliquie dei martiri Enea, Onorio e Valerio che si festeggiano l’ultima domenica di Aprile. Nel corso del 600 fu introdotta anche la pratica delle Quarantore. Nel 1750, invece, per volere dell’arcivescovo di Firenze Incontri, la chiesa fu sottoposta ad una serie di lavori interni con l’arricchimento degli arredi. Uomo colto e in aura di santità, fu tra i parroci più assidui di Capalle. Rifece fare l’altar maggiore con colonne, lesene, pietra serena e legno dorato ordinando anche parati, tovaglie in pizzo dorato per l’altare. Con le soppressioni napoleoniche la chiesa di Capalle e lo stesso arcivescovado sono stati spoliati di tutti i possessi. Fu l’arcivescovo Minucci nella prima metà dell’ottocento e edificare il cimitero e porre il suo stemma sulla facciata.
Preme ricordare infine che l’ultima opera commissionata per un locale attiguo alla chiesa, detto Cappella delle Confessioni, è stata eseguita dall’artista Antonio Manzi con la tecnica del graffito su affresco ed è una riflessione sul tema del dolore ai piedi della Croce; ed è proprio un mirabile Crocifisso attribuito alla cerchia del Giambologna che fa da sfondo a un’altra mirabile opera.
La chiesa è aperta per le visite dalle 17 alle 18 e dalle 18.30 alle 19.30, escluso il mercoledì e il sabato. Per visite guidate contattare il Parroco Don Nicodemo al numero 055 8951009.
Francesca Bertini

“Voci dal mare” alla Limonaia di Villa Montalvo, quando l’arpa incontra la musica napoletana del Teatro del Legame

26 febbraio 2010

Quattro artisti rievocano l’atmosfera magica delle caratteristiche corti napoletane, attraverso una storia rivissuta da una cantante, un’arpista, un contrabbassista, un’attrice: è l0 spettacolo ‘Voci dal mare’ del Teatro del Legame che il 27 febbraio (ore 21) farà tappa alla Limonaia di Villa Montalvo di Campi Bisenzio. Si tratta di uno spettacolo particolare dove ognuno è un personaggio che partecipa ad una unica storia intessuta con i testi delle canzoni napoletane.
Per la prima volta le celebri canzoni vengono eseguite da quell’antichissimo strumento che è l’arpa, ma reinterpretate con arrangiamenti moderni e con l’apporto creativo del contrabbasso. I brani s’integrano armoniosamente con le invenzioni vocali, trasmettendo un’atmosfera mutevole, che passa sorprendentemente dai toni melodrammatici a quelli spensierati, dal poetico all’ironico, dal pathos alla leggerezza.
L’attrice ci fa scoprire un altro aspetto poco compreso e valorizzato del repertorio partenopeo, che ne rappresenta una delle sue più potenti qualità: la capacità di queste canzoni di evocare una storia.
I testi, prima che cantati, vengono infatti interpretati e vissuti in forma di prosa coinvolgendo tutti e quattro gli artisti in un’unica vicenda, facendoci scoprire la straordinaria abilità di descrivere piccoli e compiuti racconti, che ha reso così feconda e condivisa questa tradizione.
Musica e teatro, quindi, per riascoltare sotto una nuova luce’ Anema e core’, ‘lo te vurrìa vasà’, ‘Tazzulella e cafe’. La voce della cantante Anna Granata, l’arpa di Susanna Bertuccioli, il contrabbassista Filippo Pedol, l’attrice Milena Scioscia: tutti diretti da Daniele Lamuraglia. Il biglietto costa 10 euro. Per info e prenotazioni: www.teatrodellegame.it o 392.9952221.

“Intimi orti” di Gianni Caverni, in mostra allo Studiolo di Campi Bisenzio dal 19 giugno al 19 luglio

18 giugno 2009

Venerdì 19 giugno alle ore 18,30, presso la Galleria Lo Studiolo in via Santo Stefano 53 a Campi Bisenzio, sarà inaugurata la mostra “Intimi orti” con le fotografie di Gianni Caverni. Due pannelli, la posterizzazione dell’immagine digitale scattata, elaborata, infine stampata su forex per rappresentare la crescita, la maturazione degli affetti, il legame stretto con la terra e con la vita.

Gianni Caverni è nato a Firenze dove vive e lavora. Da anni scrive di arte e cultura su “L’Unità” e collabora a “Segno”, rivista specializzata di arti visive contemporanee. Dai quadri “astratti” fatti di sabbie e gesso, materici, disposti e “pettinati” in modo da ricordare sia i solchi che l’uomo incide sulla terra, sia gli sfiniti intonaci segnati dalle pallide tracce di misteriosi alfabeti, alle installazioni di orti, realizzati in galleria con terra e canne, nei quali vengono piantati pani e pesci vivi in piccole vasche (“L’orto dei Miracoli”). Negli ultimi lavori realizza fotografie e video che testimoniano la pervicacia della natura, (“Erba di casa mia”) e della memoria, che smussa gli spigoli della cronaca privata e collettiva facendola somigliare alla storia. Nel 2007 ha pubblicato “When I’m sixtyfour di Lennon McCartney” per “Gli Ori”.

Altre immagini, informazioni e link sull’artista su www.emt.it/studiolo/2009/caverni. La mostra rimane aperta fino al 19 luglio con i seguenti orari e giorni di apertura martedì: 17,00-19,30, mercoledì: 17,00-19,30, giovedì: 17,00-19,30, Altri giorni su appuntamento, per maggiori info potete consultare le pagine web dello Studiolo.

Invito_Intimi_Orti_Caverni


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