Sembra risolto anche il mistero della diossina nei mangimi tedeschi, la storia è stata ricostruita e la fonte è la Suddeutsche Zeitung (uno dei più importanti quotidiani tedeschi che viene stampato a Monaco di Baviera dal 1945 ed è vicino alle posizioni dei liberali ma con grande attenzione ai temi sociali. Vende circa 440 000 copie al giorno).
Come al solito, pur essendo drammaticamente grave, voglio cercare di raccontarla in modo scherzoso, come il nostro carattere toscano che ci contraddistingue, se non altro per sdrammatizzare il tutto e pacare giustamente un allarmismo che in certi casi segue vicende come questa. Ecco come sono andate le cose:
La Harles und Jentsch che dovrebbe produrre olii industriali e mangimi per allevamento, in realtà non li produce affatto: li compra. Dove ? dalla Ditta Olivet, che è olandese, ma la cosa buffa è che nemmeno la Olivet produce olii industriali; anche lei si limita a comprarli ed a rivenderli. La vera produttrice risulta essere la Petrotec di Emden, che fra l’altro produce biodiesel e per far ciò compra olii di scarto dagli stabilimenti industriali come le fonderie (.. ed io che pensavo che il biodiesel provenisse dall’olio di colza!).
Faccio una parentesi per portarvi a conoscenza del fatto che gli olii industriali, riscaldati ad altissima temperatura, producono diossina; ce lo hanno insegnato tecnici come Rossano Ercolini e quindi, malignamente, ci viene da pensare anche che nel biodiesel della Petrotec ci sia la diossina ! .. ma non corriamo troppo con le considerazioni ! è solo una supposizione, immagino che non troverete nessuno in grado di affermarlo con precisione (anche perchè così vanno queste cose), quindi possiamo fare solo una considerazione del tipo: “proprio un bel diesel ecologico!”, ma questa è un’altra storia.
Torniamo a noi: vi sarete chiesti “che se ne fa la Harles degli olii industriali di scarto della Petrotec?”, la risposta è fin troppo semplice, una tonnellata di olio industriale esausto, se rivenduta come tale vale 550 euro; ma se viene venduta come MANGIME ANIMALE ne vale 1.000, niente male vero ? Ecco cosa si intende quando si dice che i rifiuti sono una risorsa e una ricchezza, ovviamente bisogna vedere per chi … e come !
Perciò la Harles infila i suoi olii nei mangimi, tanto si tratta sempre di grassi “polinsaturi”, per cui l’animale, rimpinzato di questa “roba”, in breve tempo ingrassa da far paura con sommo gaudio degli allevatori. Da ciò capirete il perchè il sistema è andato avanti per mesi (ma più probabilmente per anni) .. ovviamente tutti i soggetti “economici” erano contenti, e vorrei vedere !!? Ma alla fine la verità vien fuori ed il sistema, che sembrava perfetto e (è proprio il caso di dirlo) liscio come l’olio, mostra tutto il marcio che c’era sotto.
La vicenda che lascia ammutoliti ci impone di fare qualche considerazione che vale la pena sottolineare in tutta questa faccenda.
E’ fin troppo chiaro che le filiere estremamente lunghe sono sinonimo di criminalità. Se una ditta compra da un’altra, che poi rivende a una terza, che gira alla quarta, che infine cede alla quinta, non è più certa la cosa che si era comprata all’inizio. A parte il prezzo che aumenta (e che viene scaricato sul consumatore) in tutti questi opachi passaggi c’è spazio continuo per la truffa e per l’intervento della criminalità. Ciò è particolarmente vero nel campo dei rifiuti, come ben sappiamo. In sostanza, una rete economica troppo complessa come quella in cui viviamo equivale a costituire purtroppo troppo spesso un’economia criminale.
I controlli alimentari sono quelli rafforzati dopo la faccenda della BSE, però alla prima crisi, hanno dimostrato tutta la loro scandalosa inefficacia ! Questo ci deve aprire gli occhi su come vanno questi processi, che alla lettera trasudano garanzia da tutti i pori (è così che ce li vendono..), perché la stessa cosa vale anche per gli inceneritori, dove purtroppo i cosiddetti controlli certificano sempre l’avvenuto danno (quando si scoprono), ma non servono a nulla dal punto di vista preventivo. L’unica sicurezza è non produrre schifezze e/o rifiuti. Fidare nei controlli è come andare dal medico quanto già hai incubato la malattia !
Tutti strillano per le uova, ed è un contro-senso, perché sono le uniche tracciabili, ma così facendo non si crea allarmismo. Diversa è la prospettiva se si considera che la faccenda vale per tutti gli animali nutriti con quei mangimi e per i loro prodotti (come dimostra la scoperta recente della diossina anche nei maiali), in primo luogo latte e formaggio, che invece non sono tracciabili, perchè la legge non prevede l’etichettatura di provenienza. E sono anche gli alimenti più diffusi !
In nove mesi, i nostri figli quante uova hanno mangiato? e quanto latte hanno bevuto? Abbiamo visto purtroppo con Montale che il pericolo è maggiore per le donne in stato interessante, perché la diossina salta la barriera placentare. Credo che i distributori di alimenti dovrebbero sentirsi moralmente obbligati ad essere più attenti, dal momento che le istituzioni delegate a monitorare, sono spesso distratte da perverse logiche e fin troppo latitanti, lo abbiamo visto troppo spesso e non ci fidiamo più.
Vi invito a riflettere ed a mantenervi informati, come abbiamo fatto assieme a Paolo Lombardi, che mi ha ancora una volta aiutato a redigere questa incredibile commedia, dove ancora una volta noi siamo gli inconsapevoli ed indifesi spettatori … cerchiamo invece di essere i protagonisti del nostro futuro, se non altro per i nostri figli.
Ovviamente sono graditi i vostri commenti …





















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