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L’Europa contro l’incenertiore di Baciacavallo

8 maggio 2013

L’ 8 maggio il commissario europeo Potocnik, in risposta a un’interrogazione posta dall’eurodeputato pratese Claudio Morganti, ha annunciato che l’Europa ha richiesto all’Italia dati circa l’inquinamento da diossine dovuto all’inceneritore di Baciacavallo e le misure da adottare per ridurlo. L’interrogazione di Morganti prendeva le mosse dal fatto che, in base all’analisi compiuta della diossina presente negli animali da cortile (e dunque nella catena alimentare) che è risultata da 4 a 12 volte sopra i livelli di legge. A quanto pare l’inquinamento da diossina degli inceneritori preoccupa anche l’Europa; solo Fossi e la sua allegra banda non ne sono preoccupati, perché, come è stato dichiarato, non è che si possano mettere in discussione le decisioni prese; anche se minano la salute dei cittadini, a quanto pare. (fonte MenteLocale)

Cosa cambia nel PIT

20 marzo 2013

Da Mentelocale della Piana: Come sapete, la Giunta regionale nello scorso febbraio ha fatto propria la variante al PIT che contiene il famoso (più famigerato che famoso) progetto di pista parallela dell’aeroporto di Peretola. In attesa del voto del Consiglio regionale, si è compattato (senza dubbio sapete anche questo) un ampio fronte politico, che vede la confluenza di comuni amministrati dalla destra e comuni e amministrazioni guidate dal PD, in un modo che forse ha sorpreso lo stesso presidente della Regione Rossi, che si è affrettato a recitare il ruolo del pompiere: l’operazione sull’aeroporto servirà a diminuire le emissioni di CO2; la medesima operazione servirà a diminuire il numero dei cittadini su cui impatterà l’inquinamento acustico rispetto all’attuale assetto dell’infrastruttura; la Regione ha lavorato bene tanto che il nuovo aeroporto non solo sarà perfettamente compatibile con l’ambiente, ma anzi migliorerà le cose: con il nuovo aeroporto, a detta di Rossi, vinceranno tutti e non perderà nessuno. Non solo le rassicurazioni di Rossi non hanno rassicurato nessuno, ma sono ampiamente smentite dalle carte stesse della variante al PIT oggetto della valutazione della Giunta regionale. Insomma, il PD nostrano, di fronte a una scelta non solo ampiamente controversa ma difficilmente giustificabile, ricade nei vecchi comportamenti, con conforti ai cittadini che assomigliano più a maldestri tentativi di prendere tempo. I cittadini, però, non sono più disposti a essere trattati come bambini e a pazientare, e alle scorse elezioni politiche si è visto a iosa. Val dunque meglio dare un’occhiata più ravvicinata alle carte per vedere che cosa diavolo ha in testa la Regione e per meglio valutare le affermazioni del suo presidente…
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Il Futuro della Piana con Hera: A Ravenna, diossina nel latte materno e la Asl, risponde “Normale in questa zona”

4 marzo 2012

Riporto questo articolo apparso sul Fatto Quotidiano in data 25 febbraio 2012, per dimostrare fino a che punto si può arrivare a negare l’evidenza pur di perseguire negli scellerati programmi di gestione dei rifiuti, che ovviamente prevedono solo ed esclusivamente l’incenerimento. Faccio notare anche un fatto essenziale ed importante: Hera dovrebbe costruire l’inceneritore anche qui a Case Passerini .. un bel programma per il futuro della nostra piana. Leggete e prendetene atto.

Tutto nasce dal Movimento 5 Stelle che aveva promosso test su donne e animali, registrando valori ampiamente oltre la norma. Principale imputato l’inceneritore Hera sulla Romea. Ma per la direzione dell’Azienda sanitaria in un’area industrializzata le sostanza tossiche nel sangue le hanno tutti.
A Ravenna è allarme diossina. I valori del cancerogeno agente tossico nel sangue di due donne incinta e di alcuni polli ruspanti viaggiano ampiamente oltre la norma. Impossibile non stupirsi di fronte ai dati che il Movimento 5 Stelle, Legambiente, Associazione Naturista, Articolo 32 e Ravenna Viva hanno portato alla luce già nel dicembre 2011. Ma è ancor più difficile non rimanere sorpresi di fronte alle parole del direttore dell’Asl di Ravenna, alla richiesta di una commissione regionale di monitoraggio dell’aria: “La presenza di diossine negli organismi umani è una conseguenza inevitabile per chiunque vive in aree industrializzate”.
La vicenda nasce circa un anno fa, ancora prima delle elezioni amministrative, quando il futuro consigliere M5S, Pietro Vandini, rende pubblici alcuni test svolti su due volontarie a Savarna e Porto Corsini. Due donne che hanno alcuni requisiti specifici come risiedere in quelle zone da almeno cinque anni, mangiare cibo proveniente da filiera corta e non fumatrici. I risultati sono critici e non vengono usati in modo “strumentale” perché vanno approfonditi, proprio come spiega al fattoquotidiano.it Vandini: “I livelli di diossina erano fino a quattro volte oltre il limite consentito per il latte vaccino. Poi io una volta eletto e divenuto presidente di una commissione consiliare ad hoc ho fatto richiesta ad Arpa Emilia Romagna ed Asl di Ravenna per iniziare entro i primi di marzo 2012 una campagna di indagine seria, completa e articolata sul tema come avviene negli altri stati dell’Unione Europea”.
Passaggio non obbligato che però ha perfino spinto il sindaco Matteucci a richiedere formalmente di inserire Ravenna in un progetto regionale sulla qualità dell’aria e nel monitoraggio dei contaminanti. Ma al danno si aggiunge la beffa perché il direttore dell’Asl ravennate, Paolo Ghinassi, dichiara ai giornali: “Nelle aree industrializzate è così. Non servono accertamenti”, e aggiunge, “Però se ci sarà la disponibilità di Hera e Arpa anche l’Ausl sarà disponibile per sedersi a un tavolo che partendo dalle conoscenze a disposizione elabori un monitoraggio alla ricerca di nuovi inquinanti, prodotti dalla produzione industriale, che potrebbero avere conseguenze sulla salute dell’uomo.
“Questa affermazione ci fa ribrezzo”, dice il consigliere regionale M5S Giovanni Favia, “E ricorda tanto quella in cui si diceva che con la Mafia dobbiamo convivere. Nel latte materno sono stati rilevati 19,6 picogrammi per grammo di grasso, quando la soglia oltre la quale un prodotto viene ritirato è 5”.
Come se non bastasse pochi giorni fa sono giunti i risultati su un pollo ruspante allevato a Savarna e con un limite di 1,2 picogrammi per grammo di grasso, il volatile ha registrato un pesante 1,9: “Le nostri analisi, pagate privatamente con i soldi dei cittadini e delle associazioni hanno dato il 100% della contaminazione (3 casi su 3). Mentre i 25 campioni dell’Asl non registrano nemmeno un contaminato”, continua Vandini, “Crediamo che non compiano le analisi corrette, analizzando i mangimi  naturali  non del luogo”.
Al centro dell’emissione di sostanze cancerogene l’area tra Sant’Alberto, Savarna, Mezzana e Porto Corsini: un cerchio urbanizzato attorno al famigerato inceneritore Hera, situato sulla statale Romea che produrrebbe diossine provenienti dalla combustione in presenza di cloro. Anche se Arpa non ha mai rilevato particolari criticità e la multiutility ha bollato le analisi dei grillini come “prive di scientificità”.
La richiesta del M5S e delle associazioni ambientaliste e sanitarie sorte attorno all’esperimento che si sta facendo via via più concreto è quella dell’attuazione di un biomonitoraggio del latte materno per mappare le zone più inquinate nonché la ratifica della convenzione di Stoccolma sottoscritta nel 2001 ed entrata in vigore nel 2004 che prevedeva il divieto di produzione e d’immissione nell’ambiente di inquinanti tossici e persistenti come le diossine. Anche se attualmente sono 151 gli Stati che l’hanno sottoscritta e ratificata, ma l’Italia è l’unico tra i paesi europei ad averla sottoscritta nel 2001 ma a non averla ancora ratificata, ovvero tradotta in legge.
“Sono pessimista rispetto all’evoluzione in senso pratico del problema perché conosco chi amministra da 40 anni Ravenna. E non dimentichiamoci che è altamente probabile che ci saranno problemi respiratori, tumori e patologie cancerogene per le generazioni future”, chiosa Vandini, “visto che abbiamo registrato valori vicinissimi a quelli dell’Ilva di Taranto”.

Altri articoli sempre dal Fatto Quotidiano:
Inceneritori a Forlì: “Allarme diossina, pericolo alimenti contaminati”
L’Ilva e la città dei veleni dove la diossina arriva direttamente sulle tavole dei cittadini

Mancano i carboni attivi all’inceneritore di Montale .. difficile abbattere le diossine

24 febbraio 2012

Ecco il risultato della gestione di questi moderni mostri che dovrebbero risolvere il problema dei rifiuti. La notizia è apparsa su due giornali della provincia di Pistoia e naturalmente a Firenze non è trapelato assolutamente niente (mi pare ovvio !). Come si legge dai quotidiani (La Nazione Pistoia e Il Tirreno), la denuncia è scaturita dai Comitati che da anni si battono per la chiusura dell‘inceneritore di Montale. Il fatto è accaduto, fra l’altro, lo scorso novembre e neppure il sindaco di Montale ne era stato informato. Una banale mancanza di carboni attivi che dovrebbero (diciamo così per semplicità) abbattere le diossine, ha fatto sì che dai 6 Kg previsti ne fossero impiegati solo 1 Kg. Naturalmente il Sindaco di Montale ha chiesto subito spiegazioni a Cis, Asl, Arpat e provincia di Pistoia, oltre che ai sindaci dei comuni limitrofi per un confronto che si terrà lunedì mattina. Come al solito le informazioni di queste “carenze” viaggiano ben più lente delle roboanti comunicazioni di efficienza degli inceneritori “di ultima generazione”, con una grave carenza dell’operato di chi avrebbe dovuto controllare ed informare. Il Comitato parla infatti di ritardi da parte della Provincia nella pubblicazione dei risultati degli autocontrolli. Quelli di settembre sono stati messi sul web solo il 13 gennaio, “è ovvio che c’èra qualcosa da nascondere” affermano i referenti del Comitato e ricordano che l’inefficienza di carboni attivi è la causa individuata dal Cis per lo sforamento di diossine avvenuto già nel 2007. E nonostante tutto l’impianto è stato mantenuto in funzione.
Cari campigiani e cittadini della Piana, questi sono gli impianti di cui ci dovremo fidare .. la stessa fiducia che dovremo riporre in quelli che ce li impongono … ! meditate gente, meditate ..

“Ultimi gracidii dal padule” (4).. inceneritore di Montale, la sicurezza dentro e fuori

17 ottobre 2011

Lo scorso 13 settembre incidente mortale all’inceneritore di Montale. Un operaio addetto alla manutenzione è precipitato dall’alto con conseguenze, purtroppo, fatali. Che lavori di manutenzione c’erano in corso? Dietro, c’è una storia… Il 1 agosto 2011 l’Arpat di Pistoia, nella persona di Claudio Coppi, invia alla Provincia di Pistoia una lettera da cui risulta che, nell’ambito dei controlli effettuati a maggio 2011, è stata registrata “la mancanza di passaggio del carbone attivo”. Tale fatto può determinare “una fuoriuscita di inquinanti”. Che cosa vuol dire? Vuol dire che, in mancanza del filtro a carboni attivi, il trattamento di abbattimento di inquinanti quali diossine e PCB non è stato effettuato. E allora, che significa scrivere come fa l’ARPAT “può determinare”? Gli inquinanti sono fuoriusciti o no? Lo deve stabilire la ASL, che infatti si incazza, con e-mail del 3 agosto 2011, e sottolinea che queste comunicazioni, oltre che alla Provincia, devono essere inviate anche alla ASL medesima, tanto più che , come recita l’e-mail, “al momento attuale l’impianto non appare essere sotto adeguato controllo gestionale”. Il gestore in questione è Ladurner impianti srl, che il 2 agosto 2011 si becca una diffida dalla provincia di Pistoia il Dlgs. 133/2005 prescrive infatti che eventuali episodi di malfunzionamento, in impianti del genere, siano strettamente limitati sia come numero che come durata temporale. Invece i malfunzionamenti durano da mesi, e la Provincia lo sa benissimo, come mostra il verbale della riunione del 3 marzo 2011 tra Provincia, ARPAT, ASL e Comune di Montale, con oggetto proprio la Ladurner impianti. Né si tratta della prima diffida della Provincia alla Ladurner; con ordinanza n. 2275 del 29 ottobre 2009 era stata intimata la stessa cosa. Insomma, c’è tutto il motivo per ritenere che la faccenda vada avanti da anni. La faccenda trapela sui giornali e compare su La Nazione (edizione Pistoia) di sabato 6 agosto 2011, p. 13, con presa di posizione dei comitati civici contrari all’impianto che reclamano la revoca all’autorizzazione all’esercizio dell’impianto. A questo punto si incazza l’ARPAT di Pistoia, che controreplica con un comunicato stampa del 9 agosto 2011 ove sostiene che l’evento che ha condotto alla diffida del 2 agosto è corrisposto a “diverse fisiologiche situazioni di funzionamento dell’impianto”. Nessuna emissione fuori della norma, insomma. Ma se tutte queste anomalie non hanno nessuna conseguenza, né provocano emissione di inquinanti, che senso ha la diffida al gestore? Giusto l’adempimento di un dovere burocratico? Con queste premesse, è chiaro che, come le precedenti, anche questa diffida va a finire nel nulla. E difatti il 12 settembre 2011 la Provincia, dopo aver esaminato i documenti inviati dalla Ladurner in seguito alla diffida, giudica quest’ultima idonea a continuare a proseguire nella gestione dell’impianto. Ci sono tutti i requisiti tecnici e di sicurezza. Il giorno dopo muore un disgraziato lavoratore, titolare di un’impresa che svolge manutenzione in nome della CIS, il consorzio che gestisce l’impianto per conto dei comuni di Montale, Agliana e Quarrata. Non c’è che dire: ci sono proprio tutti i requisiti tecnici e di sicurezza, sia fuori che dentro l’impianto.. (tratto dalla newsletter del Comitato MenteLocale della Piana – mentelocale.dellapiana@gmail.com)

Inceneritore: le associazioni ambientaliste chiedono i controlli sul latte materno del Chianti

19 marzo 2010

Il Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste del Chianti Fiorentino, dopo che il TAR ha decretato il blocco dell’inceneritore della Rufina, lanciano un nuovo attacco e lo fanno toccando un tasto preciso e delicato. Il riferimento è anche legato al rinvenimento di Diossine nel latte materno di alcune mamme di Montale (PT), con dati estremamente preoccupanti e quindi ci si pone ovviamente la domanda sul che cosa può accadere a Testi.
Le diossine nel latte materno sono preoccupanti perchè si accumulano nell’organismo e passano dalla madre al nascituro attraverso il latte, proprio perchè nell’uomo l’assunzione di queste sostanze avviene per oltre il 90% attraverso gli alimenti  come latte, carni e uova.
Testi brucia ed emette sostanze che lo fanno risultare nel 2006, il terzo impianto in Italia per emissioni eccessive di Mercurio in aria, c’è da andarne fieri !! Montale brucia circa 36.000 tonnellate l’anno di rifiuti urbani, ospedalieri e speciali ed è previsto un aumento fino a 45.000 ton/anno ed ha sempre dato problemi critici nel mantentimento dei valori di sostanze emesse, tanto che nel 2007 fu chiuso per lo sforamento eccessivo di tali valori, e valori pericolosi (anche 10 volte di più), furono riscontrati anche negli animali da cortile che vivevano nelle vicinanze dell’impianto, questo a dispetto delle “promesse” di perfetta gestione.
La stessa gestione perfetta e senza sorta di errore che ci viene propinata per futuro inceneritore di Case Passerini, ma a quanto pare non è così, avvalorando quindi i dubbi ed i timori delle associazioni ambientaliste della Piana Fiorentina, che da anni si oppongono ad un impianto di proporzioni molto superiori a quello di Montale, pari a circa 190.000 ton/anno.
Le richieste sono chiare ed eplicite, i Comuni di San Casciano e Greve in Chianti devono avviare una campagna di analisi seria e ponderata sull’accumulo di metalli pesanti, in primisi il mercurio e di diossine nella catena alimentare. Questo si legge nel documento presentato dai gruppi ambientalisti, che accusano il Cementificio Sacci di Testi di non svolgere le dovute analisi sull’accumulo di sostanze tossiche. E’ facile immaginare che cosa ne verrà fuori ..!

Inceneritore: morire a 12 anni, una triste storia per riflettere

28 luglio 2009

Spesso si sente parlare dei pericoli alla salute, derivanti dalle sostanze emesse dagli inceneritori e spesso qualcuno è incredulo e persino scettico su tanta pubblicità negativa a tali processi di smaltimento dei rifiuti. Ci sono purtroppo delle realtà che confermano questi timori ed anche se crudeli devono essere considerate affinchè queste morti non accadano ancora.
Massimiliano è deceduto a 12 anni per una rara forma tumorale, un rabdomiosarcoma cresciuto fra la vescica e la prostata. La dottoressa Antonietta Gatti aveva analizzato i campioni bioptici del bambino e aveva trovato metalli anche in forma molto sottile dette nanoparticelle. La cosa più sconvolgente è l’aver trovato nanoparticelle di Tungsteno e/o carburo di Tungsteno. E ci si chiede come sia possibile l’ingresso di queste polveri nel corpo di un bambino. Non è un metalmeccanico che lavora in fabbrica. L’unica sua colpa è di aver vissuto in una casa costruita fra due inceneritori: uno di rifiuti urbani ed uno di rifiuti ospedalieri. L’aria, ma pure il cibo dell’orto, non sono dei migliori da quelle parti. Negli studi condotti dalla dottoressa Gatti aveva già indotto nei topi lo stesso tipo di cancro semplicemente impiantando nei loro muscoli le nanoparticelle. Tutti quelli che avevano ricevuto le nanoparticelle metalliche si erano ammalati di rabdomiosarcoma. Quindi la correlazione fra un inquinamento ambientale molto particolare e la stessa patologia pare dimostrata.
Il video che propongo è il racconto della giovane mamma di Massimiliano del 5 maggio trasmessa su LA7, quando ancora esisteva una speranza per lui. Un video che dovete vedere ed ascoltare per riflettere, per capire i pericoli ai quali i nostri figli potrebbero andare incontro. Al di sopra di ogni considerazione, politica e sociale, al di sopra di ogni interesse o preclusione, al di sopra di tanti discorsi. Questa è la realtà !

Notizia Flash Inceneritore: Quadrifoglio ha trovato il partner privato in Hera

28 luglio 2009

Prosegue l’iter per la costruzione dell’inceneritore nella piana fiorentina. E’ notizia di alcuni giorni fa che il consiglio di amministrazione di Hera ha approvato la candidatura della società come partner strategico di Quadrifoglio, per la realizzazione del nuovo impianto di termovalorizzazione a Sesto Fiorentino. Il progetto rientra nel piano industriale che la società Hera ha programmato fino al 2013.
Nessuna notizia riguardo alla proposta del nostro sindaco Chini, a proposito dell’alternativa “Plasma” e delle altre alternative ben più salutari come il TMB.

Arrow-Bio a Superquark .. un modo scadente di fare informazione scientifica

27 luglio 2009

Ho atteso qualche giorno per scrivere questo articolo, perchè la profonda delusione nel programma di Piero Angela mi ha pervaso al punto da sdegnarmi sull’argomento. Mi riferisco ovviamente al programma Superquark che avevo sponsorizzato per il servizio sul sistema Arrow-Bio di Tel Aviv, credendo in una informazione corretta sotto il profilo scientifico e nella civile pubblica informazione sulla salute cittadina. Una trasmissione prodotta, per quanto ho appurato, al solo fine di pubblicizzare ancora la politica dell’incenerimento, sminuendo i contenuti ed i risultati del sistema alternativo (Arrow Bio), classificato come piccolo misero esempio “sperimentale”. Una trasmissione fatta di banalità ed imprecisioni come la raccolta al cassonetto stradale a Lodi al 40%, citando poi il limite massimo straordinario del 50-60%, senza prendere in considerazione la raccolta porta a porta; del lieve accenno alle diossine ed alle polveri sottili guardandosi bene dal citare le nanopolveri e le condensate; per non parlare poi delle sostanze dannose emesse, per le quali si parla solo dei limiti di legge, che come sappiamo bene non rappresentano la sicurezza sanitaria, del timoroso accenno alle diossine; ed infine dalle ceneri residue che addirittura verrebbero impiegate per la stesura degli asfalti, quando è stata ampiamente appurata la loro pericolosità. Oltretutto non è stato fatto un minimo accenno anche a realtà italiane come quella di Vedelago. Insomma una trasmissione che personalmente non accetto, con questa propaganda pubblica pro inceneritore, realizzata a nostre spese .. lascio a voi i commenti. Proprio in virtù di una corretta informazione allego il video del sistema Arrow-Bio (quello vero).

Inceneritore di Montale, la denuncia del dottor Bolognini, ex Ufficio Igiene: «Dati allarmanti»

9 luglio 2009

Riporto questo interessante articolo che ancora una volta pone una luce inquietante sugli inceneritori e sulla loro sciagurata gestione, in questo caso anche da parte della Asl. Lascio a voi le considerazioni ed i commenti ..
LA NAZIONE 28.06.2009 (Cronaca di Pistoia)
La denuncia del dottor Bolognini, ex Ufficio Igiene: «Dati allarmanti» ,«ASL 3 leggera sull’inceneritore». L’accusa del dottor Bolognini: «Allarme diossina: superati i limiti di legge» di GIACOMO BINI

«Censurabile l’operato dell’Usl 3 di Pistoia perché non ha chiesto il divieto di commercializzazione degli alimenti provenienti dalla zona di ricaduta dell’inceneritore, perché ha assolto con troppa leggerezza l’inceneritore di Montale ed ha sottostimato l’inquinamento da diossina».
L’accusa, durissima, viene dal dottor Michelangiolo Bolognini, già responsabile dell’Ufficio Igiene della stessa Usl 3, che definisce «sconcertante la gestione del caso Montale». Per questo Bolognini ha proposto al Collegio dei Sanitari dell’Asl, di cui è membro, di esprimere parere negativo sulla relazione sanitaria del 2008 presentata dalla direzione dell’azienda nella riunione del collegio tenutasi il 25 giugno scorso.
Secondo l’ex responsabile dell’Ufficio Igiene dell’Asl «i dati delle analisi condotte sulle matrici biologiche, se forniti in modo omogeneo, per singole matrici indagate, mostrano nella loro crudezza una situazione di contaminazione allarmante: su otto campioni di carne di pollo indagati si è riscontrato il superamento dei limiti di legge (anche di 6-10 volte), in cinque casi, con un ulteriore caso quasi al limite; gli unici campioni di carne bovina e carne d’anatra effettuati hanno, anche loro, entrambi, superato i limiti normativi». Tali risultati, secondo Bolognini, possono essere confrontate solo con poche altre situazioni in Italia, «in modo episodico a Brescia e Bergamo, in Campania ad Acerra e più recentemente in Puglia a Taranto e Maglie».
Secondo Bolognini la relazione dell’Asl «riprende con molta “leggerezza” una tesi preventivamente assolutoria, quella di Arpat, nei confronti di un impianto industriale privato e questa tesi pregiudizialmente assolutoria comporterebbe, in caso di bonifiche da effettuare e/o di danni da rifondere, il porre a carico della collettività oneri impropri, in palese contrasto con il principio normativo comunitario del “chi inquina paga”». Bolognini fa notare che il Cis è «una società per azioni anche se con azionisti pubblici, nelle figure dei sindaci, che creano palesi conflitti di interesse tra la salute da tutelare e un’industria insalubre di prima classe da rendere profittevole e con pesanti condizionamenti anche nei confronti degli organi tecnici». Bolognini ricorda di avere già contraddetto, in sede di tavolo tecnico sull’inceneritore, al tesi, espressa da Arpat e avallata dall’Asl, di un «modesto livello» di inquinamento di diossine.
Per Bolognini l’operato dell’Usl 3 è «censurabile» per «la mancanza di proposte di atti ordinativi formali di divieto di commercializzazione e di utilizzo degli alimenti provenienti dalla zona interessata dalla ricaduta, da far effettuare, come prevede la legge, alle autorità sanitarie dei territori interessati. Tali atti – continua Bolognini – non sono stati effettuati nemmeno per gli allevamenti di provenienza degli alimenti risultati contaminati, permettendone, di fatto il loro utilizzo a scopo alimentare. Tale fatto pone una parte del territorio della nostra Regione in una situazione di assoluta anomalia a livello nazionale e comunitario in considerazione del fatto che tali atti, previsti non solo dalla normativa ma anche dal buonsenso risultano essere sempre stati effettuati». Bolognini fa notare che recentemente, nella risposta ad una interrogazione parlamentare, «la sottosegretaria rappresentante del governo ha affermato che la contaminazione non solo comporta l’esclusione di tali matrici biologiche dal consumo umano ma anche l’obbligo di un successivo smaltimento con particolari precauzioni e non tramite ingestione alimentare umana così com’è tranquillamente avvenuto ed avviene nel nostro territorio». L’ex responsabile dell’Ufficio Igiene contesta l’operato dell’Usl 3 perché non ha richiesto il divieto di commercializzazione degli alimenti della zona altamente contaminata alla vendita dei prodotti.
L’impianto è stato ampliato, già nel 2006 il primo «no» all’ampliamento.
Il Dott. Michelangelo Bolognini, quando era rappresentante dell’As13 nella Conferenza Provinciale per la Gestione dei Rifiuti, in una riunione di tale Conferenza dell’8 maggio 2006, aveva espresso parere negativo alla concessione dell’autorizzazione ai progetti dei Cis di ampliamento dell’inceneritore fino a 150 tonnellate al giorno. Tale autorizzazione era stata comunque concessa e attualmente i lavori per tale ampliamento sono conclusi e in fase di collaudo. All’epoca Bolognini ritenne la documentazione prodotta dal Cis «per quanto riguarda gli aspetti igienico-sanitari riferibili alla popolazione, non soddisfacente per quanto attiene al fornire garanzie in ordine al non incremento di inquinanti, rispetto alla situazione impiantistica già prevista al 28/12/2005». II Cis aveva dichiarato sul possibile aumento di inquinanti «un obiettivo raggiungibile pur non potendolo garantire come richiesto».


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