Sul sito del Comune di Campi Bisenzio si legge un comunicato di oggi, nel quale l’Amministrazione invita i cittadini a collaborazione per fronteggiare un’eventuale emergenza. Il Servizio Idrologico regionale ha diramato un avviso si criticità moderata per possibili nevicate e formazioni di ghiaccio dalle ore 15 di domani 31 gennaio alle ore 18 di mercoledì 1° febbraio. ll Comune di Campi Bisenzio ha adottato i provvedimenti previsti dal Piano Comunale Emergenza Neve e costituito il Centro Operativo Comunale.
Considerate le avverse condizioni meteorologiche previste per domani, è stata disposta con ordinanza del sindaco n. 21 del 31 gennaio 2012, la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, dei nidi d’infanzia pubblici e privati per mercoledì 1° febbraio 2012. Provvedimento attuato anche nei comuni limitrofi di Prato e Signa (Sesto Fiorentino e Calenzano, alle ore 18.00 ancora non hanno deciso). Ne approfitto per dare alcuni consigli su come comportarsi in caso di neve e ghiaccio (fonte comune di Prato):
Consigli utili in caso di neve o ghiaccio
Cosa fare
Tutti dobbiamo avere a disposizione del sale per tenere pulito l’accesso alla casa e al garage. Chi deve percorrere una rampa è bene che la tenga sgombra da neve e cosparsa di sale. Funziona perfettamente il comune sale grosso da cucina; possiamo tenerne tutti una piccola scorta ed è facile da spargere: va buttato come se si stesse seminando, senza esagerare con le quantità.
In caso di neve e/o ghiaccio è obbligatorio, per conduttori e frontisti di stabili, rendere agibile in condizioni di sicurezza ottimali i tratti di marciapiede, i passaggi pedonali e i passi carrabili davanti ai singoli edifici e negozi (come vorrebbe il regolamento comunale).
Chi vive o lavora in zone particolarmente soggette a neve e ghiaccio (es. zone collinari) deve viaggiare con le gomme da neve o le catene. È importante saperle montare sulla propria auto. Niente vieta di fare una prova!
Chi ha la possibilità di usare un mezzo pubblico lasci a casa la propria auto.
Chi può rimandare appuntamenti e impegni non importanti rimanga a casa!
Cosa NON fare
NON utilizzare, in nessun caso, mezzi a due ruote (biciclette, motorini, scooter).
NON ammassare neve sulla pubblica via o in prossimità dei passaggi pedonali (è vietato e pericoloso).
NON uscire di casa con scarpe non adeguate; è preferibile indossare scarpe con suole in gomma a carroarmato per evitare spiacevoli cadute e incidenti
Posts contrassegnato dai tag ‘cosa’
Allerta Neve – Domani 1°Febbraio chiuse tutte le Scuole di Campi Bisenzio
31 gennaio 2012Privatizzazione dell’acqua: tutto quello che c’è da sapere prima del Referendum ..
9 giugno 2011Domenica 12 e lunedì 13 giugno 2011 saremo chiamati ad esprimere il nostro consenso per 4 referendum abrogativi, ossia ci viene richiesto di sopprimere delle leggi approvate dal Parlamento, quindi è bene chiarire che è necessario votare Sì se vuoi abrogare le leggi approvate dal Parlamento oppure votare No se vuoi che tali leggi rimangano in vigore. Ovviamente il voto è valido se viene raggiunto il cosiddetto “Quorum“, ossia se al voto abbiano partecipato la metà + 1 degli aventi diritto. La storia dei referendum in Italia è travagliata, specie negli ultimi anni, infatti gli ultimi 24 referendum in Italia sono stati invalidati per mancato raggiungimento del Quorum, è quindi necessario usufruire del nostro diritto di voto ed evitare che questo strumento venga invalidato dal mancato raggiungimento del quorum (e non si siano spesi inutilmente, quindi, parecchi milioni di denaro pubblico).
Che cosa si vota nel prossimo referendum? affronterò nei prossimi giorni gli argomenti dei quattro quesiti, distintamente con un proprio post, in particolare si parlerà di privatizzazione dei servizi idrici (due quesiti), uno per il ricorso all’energia nucleare, e l’ultimo riguarda la legge sul legittimo impedimento.
Ecco i primi due .. la privatizzazione dell’acqua !
Scheda di colore ROSSO
REFERENDUM POPOLARE NUM. 1
Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.
Abrogazione
Il quesito prevede l’abrogazione delle norme che attualmente consentono di affidare la gestione dei servizi pubblici locali ad operatori privati. Il referendum propone l’abrogazione dell’articolo 23-bis del decretolegge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’articolo 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, e dall’articolo 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 325 del 2010, in materia di modalità di
affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.
Scheda di colore GIALLOREFERENDUM POPOLARE NUM. 2
Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito.
Abrogazione parziale di norma
Il quesito propone l’abrogazione della norma che stabilisce la determinazione della tariffa per l’erogazione dell’acqua, il cui importo prevede attualmente anche la remunerazione per il capitale investito dal gestore. Il referendum propone l’abrogazione parziale del comma 1 dell’articolo 154 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in materia di determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito.
Vi riporto alcuni articoli molto eloquenti apparsi su questo blog, che riguardano la privatizzazione dell’acqua e ciò che ne è derivato:
Cosa c’è da sapere sull’acqua pubblica prima del referendum
Ancora sull’acqua; chi decide e chi guadagna che
Il modello Toscano .. fa acqua !
Chiare, fresche, dolci e “nostre” acque !
Il Medioevo delle privatizzazioni: l’acqua pubblica e la Veolia (ultime tristi notizie)
“L’acqua pubblica è una conquista”
Giù le mani dall’acqua pubblica (e già che ci siamo, dai nostri soldi)
Il 27 novembre è la giornata della “Colletta Alimentare” .. Dona a chi è povero e non può fare la spesa come te.
26 novembre 2010
Sabato 27 novembre si svolgerà la “Giornata nazionale della Colletta Alimentare”, un occasione per portare un aiuto concreto ai 7milioni e 810 mila poveri che ci sono in Italia(dati Istat 2009). In oltre 8000 supermercati più di 100.000 volontari inviteranno a donare alimenti non deperibili (preferibilmente olio, omogeneizzati e alimenti per l’infanzia, tonno e carne in scatola, pelati e legumi in scatola) che saranno distribuiti a più di 1 milione e 400 mila indigenti attraverso gli 8.000 enti convenzionati con la Rete Banco Alimentare (mense per i poveri, comunità per minori, banchi di solidarietà, centri d’accoglienza, famiglie, ecc).
Nel 2009, la “Colletta Alimentare” ha visto oltre 5 milioni di italiani donare 8.600 tonnellate di cibo per un valore economico di oltre 27.000.000 di euro. Alla raccolta i volontari di ogni tipologia hanno dato un notevole contributo, presenti in centinaia di supermercati e altri centri della grande distribuzione. Anche io con mia figlia siamo impeganti in questa opera e spesso capita che chi dona ci rivolga molto spesso delle domande sui fini della raccolta e la destinazione dei prodotti. Cercherò di spiegare le finalità di questa opera con dei dati raccolti in rete.
Quanto raccolto nel corso della colletta Alimentare organizzata dalla Fondazione Banco Alimentare, finisce integralmente agli 8.759 enti convenzionati con il Banco che assistono quotidianamente 7..443.584 persone che si trovano in stato di disagio. Più in particolare il 70 per cento di quanto raccolto lo scorso anno (non solo dalla colletta ma dalla quotidiana azione di recupero degli sprechi da industria, distribuzione, ristorazione, etc.) è andato ad associazioni che si occupano di sostegno ai bisognosi, il 7 per cento a comunità per minori e ragazze madri, e via via all’assistenza continuativa di famiglie e anziani (6,2%), centri di accoglienza e mense (6%), comunità di tossicodipendenti e malati di Aids (4%), comunità di anziani (3,5%) e comunità per disabili 3,3%). Nonostante la crisi economica, l’anno scorso c’è stato un aumento del 3% della raccolta, grazie alla generosità degli italiani.

Cosa donare ? Nel tuo sacchetto metti: olio, omogeneizzati, alimenti per l´infanzia, tonno e carne in scatola, legumi in scatola, pelati e sughi. Prima di acquistare un prodotto controlla la data di scadenza.
Cosa manca in casa? Cosa serve a chi ha bisogno?
Stampa la lista. In questo modo potrai appuntarti la tua lista della spesa senza dimenticarti di chi ha bisogno. Portala con te sabato 27 novembre, Giornata Nazionale della Colletta Alimentare. I volontari del Banco Alimentare ti consegneranno un sacchetto per riporre gli alimenti indicati in questa pagina, che verranno donati ai poveri che la Rete Banco Alimentare sostiene quotidianamente attraverso oltre 7.700 strutture caritative convenzionate.
IO E IL CIE .. facciamo chiarezza !
26 luglio 2010Non si sono fatte attendere le repliche e quella di Paolo Lombardi la trovo molto esplicativa per capire realmente cosa sono i CIE, a cosa servono e per chi. Quattro domande che tutti ci siamo posti ed alle quali nessuno ha mai dato una risposta completa e precisa. Queste sono le realtà dei CIE alle quali non ci possiamo sottrarre ma che possiamo impedire almeno qui a Campi Bisenzio.
Nell’ottica di un cittadino comune, nella vicenda del CIE, c’è un po’ di confusione; chi è a favore sembra che sia contro, e così via. Proverò a fare, tanto per dare (se ci riesco) un po’ di chiarezza, con quattro punti che rappresentano le principali domande sui CIE:
1 . Che cosa è un CIE?
Sono strutture sorte in base all’art. 12 della Legge 40/1998, primi firmatari i compagni Turco e Napolitano (lo so già che questo farà arrabbiare qualcuno) poi modificata dalla Legge 189/2002 (c.d. Bossi-Fini) e dalla Legge 11125/2008 che ha dato loro la denominazione attuale (prima si chiamavano Centri di Permanenza Temporanea). Queste strutture servono per rinchiudere le persone sottoposte a provvedimenti di espulsione, oppure di respingimento con accompagnamento coattivo alla frontiera” nel caso in cui il provvedimento di espulsione non sia immediatamente eseguibile. Ma attenzione: queste strutture hanno anche lo scopo di permettere l’identificazione di persone potenzialmente passibili di provvedimenti di espulsione. Questo significa che possono essere rinchiuse in un CIE persone che non hanno commesso alcun reato, ma che mancano, semplicemente, di un foglio: il permesso di soggiorno. Da qui, prima chiarificazione: i CIE non servono per combattere la delinquenza – per questo ci sono le carceri. In questi Centri, ci finisce non per qualcosa che si è commesso, ma per qualcosa che si è: ossia un clandestino. Anche qui, però, piano con le parole: clandestino, secondo il dizionario Sabatini-Colletti significa “che ha carattere di segretezza in quanto difforme dalla legge o dalle norme sociali; nascosto, segreto”. Dunque clandestino è qualcuno che ha violato una norma e che perciò è costretto a nascondersi; non qualcosa che è costretto a nascondersi…prima ancora di aver violato una norma giuridica. Nella perversione linguistica che attribuisce la qualifica di clandestino ai reclusi del CIE sta una perversione del diritto; e infatti queste brutte leggi hanno introdotto in Italia qualcosa che non c’era, e che neanche avrebbe mai dovuto esserci: la possibilità di privare della libertà personale chi non aveva commesso alcun reato penale. Si potrebbe obiettare: ma i CIE ci sono in tutta Europa. Peggio: questo dimostra solo che il male è tanto grande che va oltre i confini nazionali. Da qui, seconda chiarificazione: il c.d. reato di clandestinità è un campanello di allarme che non suona per i soli “clandestini”. Oggi si decide che essere clandestini è un reato, a prescindere dalla propria effettiva condotta; che cosa impedisce che domani diventi un reato essere cocchieri, mendicanti, alpinisti, ebrei? Qui c’è poco da ridere; è già successo. Quindi la campana suona per noi.
2 . Chi ci finisce nei CIE?
Ho provato a chiederlo ad alcune persone incontrate per caso alla stazione. Nel più gran novero dei casi, a parte qualcuno che ha azzeccato la risposta: i clandestini, i più hanno risposto: gli extracomunitari. Falso: anche un cittadino statunitense (o canadese, se preferite) è un extra-comunitario. Nessuno però si aspetta di vederlo finire in un CIE – perché se succede, ecco l’ambasciata che interviene e lo fare liberare. Ci finisce dunque nei CIE chi non ha un’ambasciata che interviene, perché a nessuno gliene frega niente. Chi sono costoro? I poveri. Dunque nei CIE ci finiscono i poveri (non i delinquenti poveri, che invece vanno in galera – a meno che non siano deputati o sottosegretari; ma in tal caso non sono poveri). Ma nemmeno questa è la risposta giusta.
La risposta giusta è che nei CIE ci vanno le persone – uomini e donne con storie personali, a volte dolorosissime, che per qualche motivo, di solito non bello, hanno lasciato il proprio paese. Quando parliamo di “extracomunitari”, di “clandestini”, noi parliamo in modo troppo astratto. Parliamo di etichette. Ciò che veramente condannato come reato, sono queste povere storie. A titolo di esempio, eccone una: Faith, nigeriana ventitrenne, fuggita dal suo paese nel 2006 dopo aver subito un tentativo di strupo; difendendosi, aveva trovato un oggetto contundente e aveva rotto la testa del suo violentatore (il padrone, o, come si dice ora, il manager ). La Nigeria è un paese corrotto; è perfino più corrotta dell’Italia. Per la famiglia del manager, ricca e potente, è uno scherzo ottenere una condanna a morte. Così la ragazza scappa, e rifugia (si fa per dire) a Bologna. Scusate se non c’è stato tempo per ottenere un regolare visto di soggiorno. Però qui, nel 2010, una nuova tragedia: un secondo tentativo di stupro. Ancora una volta Faith si ribella, e le urla richiamano la polizia. Nei guai, però, ci finisce Faith; lo stupratore va in carcere (e NON viene espulso), lei al CIE di via Mattei a Bologna, non avendo documenti e nonostante avesse già avviato la sanatoria per le badanti. Viene espulsa martedì 20 luglio (e lo stato italiano le frega pure i 500 euro della sanatoria) per la Nigeria, dove, con ogni probabilità, l’aspetta l’impiccagione. Ecco chi sono i clandestini.
3 . A che cosa servono i CIE?
Almeno qui, la risposta sembra scontata: a combattere l’immigrazione clandestina nell’ambito di una politica migratoria comune tra gli stati UE. Anche qui, ciccia; niente di più falso. Secondo il XV rapporto Caritas sull’immigrazione, a fronte di 105.662 provvedimenti di espulsione nel 2004, solo 7.895 persone presente nei CIE sono state rimpatriate, a fronte di un costo di 500 milioni di Euro. E’ facile dedurne che il sistema dei CIE non funziona, non raggiunge nemmeno gli obiettivi per cui è nato, e ha un costo esorbitante. Già questo dovrebbe chiudere la partita: perché tenere in piedi un sistema che è in palese contraddizione con la Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo e con la Costituzione Italiana; che è assolutamente inefficace; che ha costi enormi, esorbitanti? Io non dubito del diritto del governo, se ritiene che l’emigrazione sia un problema sociale, di darsi degli strumenti per affrontare tale problema. Si può però dire che il sistema dei CIE è contrario al diritto, contrario alla ragione, contrario all’efficienza e contrario al buon senso? Che i 4 nuovi CIE richiesti dal governo (che aggiungerebbero si e no altri mille numeri a queste cifre) non servirebbero a nulla? O c’è il politichino di turno che si incavola e protesta che lui si informa, mica fa tre chiacchiere al bar??
4 . Chi è contrario al CIE a Campi?
E qui incominciano le dolenti note a farmisi sentire. Qualche posizione netta c’è, a dire al vero tutte contrarie, e tutte leggibili su questo Blog. Ma per il resto, profondo rosso – anzi profondo rozzo. Chi ha incarichi istituzionali, infatti, avrebbe anche il dovere di maggior chiarezza. Ma se l’assessore Nadia Conti, dopo la notizia della richiesta governativa di aprire un CIE a Campi, non seppe fare di meglio, in un intervista radiofonica del 14 luglio 2010, che protestare varie forze politiche (e in particolari sindaci dei comuni adiacenti) si siano espressi a favore di tale localizzazione del Comune di Campi Bisenzio, decidendo per conto e in nome di altro territorio, il sul Manifesto del 22 luglio 2010 (pagina 15) il sindaco Chini dichiarò “Non sono contrario a priori ma sono sicuramente contrario ai CIE così come sono, ovvero indegni di un paese civile”. Ossia la difficoltà sollevata da Chini riguardava non i CIE in sé, come luoghi di incarcerazione di innocenti, ma le condizioni di vita in essi. Come devono dunque essere i CIE degni di un paese civile? Lo stesso Chini l’ha spiegato in un lungo intervento pubblicato sul sito del Comune:
- che sia di piccole dimensioni
- che veda coinvolte, per tutte le varie esigenze di gestione, le associazioni di volontariato che operano in campo sanitario e sociale sin dalla fase iniziale
- che siano garantite al massimo condizioni di vita degne di qualunque essere umano sul piano dei diritti che delle libertà, per esempio con appositi spazi per i diversi culti religiosi
- che sia dotato di un efficiente servizio sanitario che preveda servizi ed attività di tipo culturale, come biblioteche .
Ancora una volta, siamo sul piano della totale astrattezza (a volte si ha l’impressione che questi politici non sappiano nulla di ciò di cui parlano). Parliamo di persone vere e poniamoci sul caso reale della nigeriana Faith: se avesse avuto uno spazio per il suo culto religioso e una biblioteca, avrebbe cambiato qualcosa della sua immensa disperazione? Chi sta per essere rimandato alla fame, alla guerra, alla miseria, trarrebbe un beneficio da tutto ciò? Una biblioteca o un’infermeria cambierebbero qualcosa nelle scene di disperazione che avvengono in questi giorni nel CIE di Torino o di Milano? Anche un bambino di due anni lo capirebbe. Perciò a nulla serve rivendicare un modello toscano più umano e più civile, se non a intorbidare le acque a favore di politici furbacchioni e a confondere i cittadini in una notte hegeliana in cui tutte le vacche sono grigie. Di fronte a problemi che hanno risvolti umani così pressanti, è giusto chiedere a queste forze di deporre ogni doppiezza e di dire sì, se è sì, no se è no, senza nascondersi dietro l’alibi del più umano. Ciò che è in più viene dal diavolo. A Faith, donna nigeriana che invano aveva cercato tra di noi scampo dallo stupro, dovete almeno questo.
Paolo Lombardi
La Fondazione Caponnetto rivela che in Toscana il fatturato della Mafia è di 12-14 MLD
13 luglio 2010
Si aggira fra i 12-14 miliardi la stima ”plausibile” del fatturato che le mafie realizzano in Toscana. A questo risultato e’ giunta la Fondazione Caponnetto che ieri, ospite della Cgil, ha presentato un dossier, frutto dell’analisi delle operazioni antimafia e delle notizie di fonte giornalistica. Salvatore Calleri, presidente della Fondazione ha spiegato che ”la mafia c’e’ in Toscana e gode di ottima salute anche se, per fortuna, non controlla il territorio”. La penetrazione che maggiormente preoccupa e’ quella di ‘ndrangheta, camorra, e Cosa Nostra, ma sono emergenti e potrebbero diventare preoccupanti nei prossimi anni la mafia russa, molto interessata a investimenti sul territorio, e la criminalita’ organizzata cinese, oltre ad albanesi e organizzazioni africane, in particolare nigeriane. In quale modo contrastare questa espansione? ”Per fortuna, la Toscana e’ una terra attenta..”, spiega Calleri,”..lo sono polizia, carabinieri, guardia di finanza, Dia e Dda. Occorre pero’ non abbassare la guardia. Il difetto della Toscana e dei toscani e’ l’amore per i soldi che, soprattutto in periodi di crisi, puo’ favorire l’ingresso della criminalita’ con ingenti investimenti. I soldi mafiosi sono sporchi, non si puo’ fare finta di nulla”.
Che la Toscana sia terra molto appetibile per il riciclaggio di denaro attraverso imprese apparentemente lecite e’ ben documentato nel dossier. Un esempio, citato da Calleri, e’ l’arresto di un capomafia palermitano, nel giugno scorso, che controllava un consorzio di 23 ditte con sede a Firenze. ”Notizia”, lamenta Calleri, “..passata quasi inosservata”. Secondo la Fondazione, dunque, oltre al contrasto della criminalita’ organizzata da parte delle forze dell’ordine, “..occorre monitorare con attenzione i recenti passaggi di proprieta’ di numerosi alberghi, agriturismi, ristoranti, e piu’ in generale pubblici esercizi che sono avvenuti in Toscana”.
Una cosa cuoriosa, che segnala la Fondazione Caponnetto nel capitolo dedicato al ‘riciclo di denaro sporco’ è che “..a Firenze, hanno aperto ristoranti giapponesi gestiti da cinesi in cui viene servito il sushi e questa è una cosa strana…”. (Fonte ANSA e Fondazione Caponnetto).
Riciclare correttamente i rifiuti: le cose da sapere .. per farlo meglio !
21 febbraio 2010E’ ampiamente dimostrato da come smaltiamo i nostri rifiuti (lo si vede anche personalmente da ciò che troviamo nei cassonetti) che non esiste una accurata cultura delle più basilari informazioni su cosa e come smaltire gli svariati rifiuti domestici che produciamo. Prendo al balzo l’ottimo sito di Simone Larini, (dopo la sua lettera che ho recentemente pubblicato sul blog), proponendo da oggi alcune considerazioni, prodotte dallo stesso Larini e disponibili sul suo sito indipendente www.inforifiuti.com. Una serie di consigli pratici per organizzare comodamente la raccolta differenziata a casa propria, che spero possa servire per trovare “ogni rifiuto sempre più al posto giusto”..
Le modalità operative di RD cambiano a seconda del gestore
I sistemi di RD cambiano a seconda del gestore. In pratica, in ogni comune italiano i rifiuti i materiali oggetto di raccolta sono diversi, vengono differenziati con metodi diversi, i colori dei contenitori stradali sono diversi, ecc. Ad esempio gli imballaggi poliaccoppiati (quelli prodotti da Tetra Pak, per intenderci) in alcune zone sono raccolti assieme ai contenitori per liquidi, in altre assieme alla carta. Consulta il sito web di chi gestisce i rifiuti nel tuo comune per vedere la lista dei materiali accettati e sapere le modalità esatte di raccolta. Nella pagina dei link utili trovi gli indirizzi dei siti delle aziende delle principali città italiane, con un link diretto per accedere alla pagina con le istruzioni operative per fare la RD nelle singole città.
Non gettare la ceramica assieme al vetro
Gli oggetti in ceramica – come tazze, tazzine del caffè, piatti e piattini – danneggiano fortemente il riciclaggio del vetro e sono difficili da selezionare ed eliminare dal flusso di rottami di vetro. La ceramica – così come le lampadine e i tubi al neon – non va gettata assieme al vetro nelle campane per la RD. Mai. Per nessun motivo.
Non gettare gli olii nel lavandino
L’olio vegetale residuo delle fritture o dei prodotti sottolio non va mai gettato nel lavandino. Disturba infatti il regolare funzionamento dei depuratori delle acque reflue. E – ove gli impianti fognari sono privi di sistemi di depurazione – raggiunge laghi e fiumi, formando una sottile pellicola impermeabile che impedisce l’ossigenazione e compromette l’esistenza della flora e della fauna. Un solo chilo di olio usato è sufficiente per coprire con questa pellicola una superficie di 1000 metri quadrati. Invece di gettarlo nel lavandino o nel water, conserva l’olio usato, travasalo in una tanichetta più grande e periodicamente vai a svuotarla a una piazzola ecologica attrezzata. Per trovare la più vicina piazzola ecologica, puoi consultare la nostra pagina dei link utili, in cui sono indicate le modalità operative delle RD nelle principali città italiane. Gli oli usati vengono poi rigenerati e riutilizzati in diversi settori industriali, tra cui la cosmetica.
Se hai un’attività commerciale di ristorazione, ricordo che il D.lgs. n. 4 del 16/01/08 impone di far ritirare gli olii vegetali usati da un’azienda appartenente al CONOE (Consorzio obbligatorio nazionale di raccolta e trattamento degli olii e dei grassi vegetali e animali esausti), direttamente o mediante consegna a soggetti incaricati dal Consorzio. Sul sito del CONOE trovi l’elenco delle aziende aderenti, divise per regione.
Sciacqua i contenitori prima di gettarli nella campana
La selezione dei materiali riciclabili provenienti dalla RD prevede sempre delle fasi di selezione e raffinazione manuale, anche ove vengano impiegate macchine automatiche per la selezione. Per rispetto nei confronti delle condizioni di lavoro dei lavoratori delle piattaforme di selezione e per mantenere condizioni più igieniche delle campane stradali, consiglio vivamente di sciacquare le lattine, le bottiglie di plastica e vetro e i contenitori in Tetra Pak prima di avviarli alla raccolta differenziata. Non occorre lavare a fondo, una sciacquata appena dopo consumato il prodotto nella confezione è più che sufficiente.
Schiaccia bottiglie di plastica e imballaggi di cartone prima di gettarli nel contenitore per la RD
Aumentando la densità del materiale, questo accorgimento consente di diminuire i costi della RD in fase di trasporto. Richiudi le bottiglie col tappo e rimarranno schiacciate.
Porta alla più vicina piazzola ecologica i tuoi rifiuti domestici pericolosi
Nell’immondizia domestica sono presenti anche molti rifiuti pericolosi, ad esempio:
- contenitori usati di vernici, insetticidi, soda caustica,
- lampade al neon
- apparecchiature elettriche o elettroniche dismesse (RAEE)
Non gettare nei contenitori stradali per la RD i rifiuti pericolosi, ma portali alla più vicina piazzola ecologica attrezzata.
Per trovare la più vicina piazzola ecologica, puoi consultare la nostra pagina dei link utili, in cui sono indicate le modalità operative delle RD nelle principali città italiane.




















NEWS












