DI UOMINI E ACQUE .. cosa c’è da sapere sull’acqua pubblica prima del referendum

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Il 12 e 13 giugno sarà possibile votare i referendum sull’acqua (o referenda? Chissà come diavolo si dice.. Se fosse latino, sarebbe “referenda”). Sono stati referendum tenacemente voluti dai cittadini, che hanno raccolto in massa “Un milione e quattrocentomila firme”; nemmeno il referendum sul divorzio aveva avuto un sostegno simile. Sostegno dei cittadini e dei vari comitati; perché i partiti mica li volevano questi referendum. Qualcuno addirittura ha raccolto le firme per un rereferendum proprio (tipo..l’IDV), poi ammazzato in culla dalla corte costituzionale. Insomma, ci si sono messi in tanti per soffocarli in culla, questi referenda (o referendum), che facevano paura, perché volevano che l’intero ciclo di gestione dell’acqua, bene comune e primario, fosse nostro, ossia di noi cittadini, e non appaltato a qualche multinazionale. Ma i sostenitori dell’appalto a qualche multinazionale, o per il ciclo dell’acqua, o per quello dei rifiuti, non mancano mai. Solo che, grazie alla tenacia dei cittadini e dei movimenti, il referendum c’è. Allora, forse spinti dai risultati delle elezioni amministrative, ecco che avvizziti i partiti oramai più dediti all’inciucio nei consigli di amministrazione che al confronto coi cittadini, sentono l’incipiente estate, e magnificano l’appoggoio al referendum che, dicono, è l’esaltazione del modello toscano di gesione dell’acqua. Un esempio lo è Enrico Rossi, che molti magnificano come governatore della Toscana e che invece è solo presidente, perché il governatore non c’è più dai tempi del granducato. Qui occorre fare una precisazione iniziale perchè, ciò che i comitati che raccolsero le firme volevano, non era appunto il modello toscano di Publiacqua (chissà perché non lo chiamano Privatacqua) della società di gestione mista pubblico-privato. Questo per un motivo molto semplice: l’acqua è nostra ma il gestore misto pubblico-privato (secondo il modello toscano) o tutto privato (secondo la legge Ronchi sottoposta a referendum) ci guadagna rivendendocela. Come fa a guadagnarci? Facile; il monopolio del sistema toscano o ronchiano poco importa gli concede il monopolio della tariffa. Un esempio: quando nacque Publiacqua, e si scoprì che gli utenti dell’ATO erano risparmiosi, cioè consumavano meno acqua, la tariffa fu aumentata del 30% per assicurare comunque la remunerazione al gestore. Non ci credete? Allora ecco un esempio tratto dalle bollette del sottoscritto, che essendo un tipino tignoso, se le conserva tutte. Nella bolletta del 25 febbraio 2005, metri cubi consumati 13 in SEI MESI (sempre stato un utente attento a evitare gli sprechi) pagavo 19,62 Euro di bolletta (IVA compresa). Nella bolletta, sempre di Privatacqua, del 4 ottobre 2010, per un consumo di 6 metri cubi in QUATTRO MESI, pago 19,92 euro. Ma il consumo è la metà. Perchè pago la stessa cifra? Ecco la fregatura: a quota fissa annuale è passato da Euro 15,50 (2005) a Euro 24,89 (2010). Più IVA. Quindi è inutile risparmiare acqua, come faccio, perché tanto me la fanno pagare di più. Poi è raddoppiato anche il valore dell’acqua al metro cubo: da 0,69 a 1,21 euro. L’acqua sarà mia, ma quanto costa me lo detta Privatacqua; quindi è mia per modo di dire. Tutti questi soldi finiscono nelle tasche dei soci di Privatacqua, ossia dei comuni (e quindi è una tassa occulta) nonché del socio privato. Ma si dice, devono essere remunerati gli investimenti. Che però sono remunerati anche quando non ci sono e sono semplicemente progettati. Forse nell’acquedtotto nell’Anconella Privatacqua avrà anche investito; ma in chi non é allacciato all’Anconella? A Signa? A Lastra a Signa? Dove l’acqua non è per nulla migliorata? Le logiche degli investimenti sono tutte politiche e seguono l’interesse politico preminente sul momento. E comunque: non sarebbe meglio che gli investimenti li decidesse il comune, la cui maggioranza posso cambiare tramite elezioni, anziché il socio privato, che invece ha il monopolio per 25 anni e non lo schiodi più? Insomma, c’è più di un motivo molto serio per rivolere che l’acqua sia sotto il controllo dei cittadini invece che di un mucchio di amministratori (si fa per dire) e dei loro compagni di merende e di affari. Il 12 e 13 giugno, al referendum e referenda, abbiamo un buon motivo per andare a votare e riprenderci ciò che è nostro e che ci hanno tolto solo per ingrassare sedicenti investitori paladini del bene pubblico (e invece più modesti fantaccini dell’interesse privato). Chi risparmia acqua va premiato. Chi privatizza l’acqua va invitato, gentilmente ma con fermezza, a andare a balayer le mer (che in Toscana ce n’è tanto) tramite l’arma democratica del voto. E tanti saluti al modello toscano.

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3 Risposte to “DI UOMINI E ACQUE .. cosa c’è da sapere sull’acqua pubblica prima del referendum”

  1. ACQUA: Tutto quello che c’è da sapere prima del Referendum .. « Campi Bisenzio Notizie Blog Says:

    [...] Cosa c’è da sapere sull’acqua pubblica prima del referendum [...]

  2. Se la Toscana .. fa Acqua ! la storia dell’acqua in una regione con i costi più alti d’Italia « Campi Bisenzio Notizie Blog Says:

    [...] anche il Ministero dell’Ambiente ha certificato ciò che su questo blog avevamo scritto più volte: che il modello toscano di gestione mista pubblico-privata dell’acqua fa proprio acqua… ma di [...]

  3. Se la Toscana .. fa Acqua ! l’acqua in una regione con i costi più alti d’Italia « Campi Bisenzio Notizie Blog Says:

    [...] anche il Ministero dell’Ambiente ha certificato ciò che su questo blog avevamo scritto più volte: che il modello toscano di gestione mista pubblico-privata dell’acqua fa proprio acqua… ma di [...]

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