Per puro caso, qualche giorno fa, dopo aver ampiamente parlato di uova e maiali alla diossina, ritrovo sul blog del Comitato PerSanDonnino, un articolo di Mariella Crociella, apparso sull’Espresso il 5 Agosto 1979. Ve lo ripropongo perchè in queste righe è racchiusa una delle storie più drammatiche della nostra Campi, che ha pagato duramente per una scelta azzardata ed irrazionale. I tempi sono sicuramente cambiati, sono trascorsi trenta lunghi anni, ma non è passata la paura ed il timore nelle facili promesse di una finta modernità tecnologica; a rileggere queste righe sembra odierno quel passato. Sarà solo un caso ?
E Dalle sue ceneri nacque la Diossina.
“A San Donnino, un modernissimo Inceneritore genera la Diossina. Gli esperti minimizzano, la gente Insorge.“
Firenze: “Diossina, solo poche tracce” dichiarano i tecnici che indagano, sulla tossicità dell’Inceneritore in funzione nel quartiere di San Donnino, a 10 Km dalla città, in una piana fittamente popolata. “nessun pericolo immediato”, affermano gli amministrazioni pubblici per bocca del Sindaco di Firenze Elio Gabbuggiani. Risultato: tutt’altro che rassicurata. La Popolazione del luogo sta pensando a una robusta azione dimostrativa: il blocco dell’Inceneritore. La zona, del resto, non è nuova a iniziative di lotta per la tutela della salute. E proprio in seguito a una di esse sei anni or sono le pubbliche autorità s’erano decise a installare l’Inceneritore oggi contestato. San Donnino, infatti, era infestato da mosche e ratti provenienti da una enorme discarica vicino all’abitato.
L’Inceneritore sembrò dunque soluzione atta a depurare l’ambiente, anche se subito “inquinata” da faccende di concussione finite con l’incriminazione e la condanna di sei personaggi pubblici tracci l’ex Segretario della DC Toscana, il Fanfaniano Ivo Butini.
Oggi però, è la volta della Diossina, la terribile sostanza della tragedia di Severo. A denunciare la presenza nei fumi e nelle ceneri dell’Inceneritore Fiorentino sono, per primi, due ricercatori Olandesi. La Popolazione chiede subito all’Amministrazione Comunale assicurazioni. Passa più di un anno e arrivano l’analisi. Sono pagine oscure, tecniche, specialistiche, zeppe di affermazioni del tipo: “certamente non superiori, di gran lunga inferiori a”. Ma la parola Diossina compare, anche se in coda a “octoclorodibenzo” e la gente decide di rivolgersi ad un tecnico di solida esperienza come Alberto Frigerio dell’Istituto Mario NEGRI di Milano. Invitato a San Donnino Frigerio esaminata tutta la documentazione, conclude che il pericolo esiste. “Un forno inceneritore è un reattore chimico con cui si gioca al Buio” afferma. Non si sa con precisione che cosa vi entri, quali reazioni vi abbiano luogo e che cosa ne esca. Gli da ragione anche il Direttore del Laboratorio inquinamenti Atmosferici del Cnr, Arnaldo Liberti Può darsi che vi sia poca roba, dice, “Io Comunque vicino ad un forno non ci abiterei neanche morto.”
Dichiarazioni e testimonianze che la popolazione di San Donnino, costituito un Comitato di lotta, si contrappone ai “nanogrammi”, al “picogrammi” e ai “dibenzofurani”. Ulteriori analisi dimostrano che a distanza di 6 mesi i valori delle sostanze tossiche sono duplicata, diossina compresa, – l’aria analizzata sull’abitato non è inquinata – affermano i Tecnici Comunali.
Solo in questi giorni è finalmente partita una ricerca epidemiologica per accertare se l’aumento dei tumori polmonari,delle bronchiti croniche,degli aborti spontanei e delle malformazioni che si registrano nella zona è reale.
Una valutazione lunga e difficile per quanto riguarda gli effetti “non immediati”, caratteristici della diossina che esplodano a distanza di 8, 10 anni.
Nel frattempo dei 140 Inceneritori installati in Italia, solo una quarantina funzionano e ci sono già state delle amministrazioni che di fronte alle proteste della popolazione e alla documentazione dei rischi che comportano, hanno fermato gli impianti, a lavori magari ultimati, come ad Ancona, o già in corso come a Corsico, o semplicemente progettati, come nella media valle del Serchio. Ricercatori Francesi, Olandesi, Svizzeri e Svedesi sono arrivati all’unanime conclusione che gli Inceneritori, anche se dotati di una serie di apparecchiature per l’eliminazione delle sostanze microinquinanti, producano comunque diossina.
L’Amministrazione Comunale di Firenze, al contrario continua a cons iderare le preoccupazioni degli abitanti di San Donnino banalmente “Allarmistiche”.
Mariella Crociella

L'inceneritore di San Donnino
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30 gennaio 2011 alle 11:19
POLITICI!! Un articolo di Repubblica del Giugno 2005 dice che a Campi tra il 1986 e il 1992 sono aumentati i tumori maligni.C’è una relazione con l’inceneritore di San Donnino acceso dal 1973 al 1986??? Sembra incredibile che, dopo 30 anni, i cittadini devono difendersi dalla pericolosità delle scelte dei politici.Ognuno di noi(cittadini ovviamente)deve fare la sua parte per tutelare il diritto alla salute.
Saluti e buona Domenica
Pietro Mugione
30 gennaio 2011 alle 20:27
vi informo che il coordinamento dei comitati della piana contro gli inceneritori è nato proprio lì a san donnino per combattere allora in quel periodo con la popolazione tutta questa velenosissima infrastruttura.
Poi dopo faticosissime lotte la vittoria, l’impianto fu chiuso,con la promessa di bonificare il sito (ovviamente mai avvenuta) il capogruppo del PCI in comune nonostante l’evidenza ci raccontava che era solo vapore acqueo!
il nostro comitato campigiano ora anche Lista Civica in comune è nato per combattere, strenuamente senza se senza ma, l’inceneritore progettato per Case Passerini ed è ovviamente confluito nel coordinamento sopra citato.
per saperne di più connettersi sul sito wwwnoinceneritori.org
un abbraccio Roberto Viti.