Magari se ne saranno accorti in pochi, ma il 28 ottobre 2010 è stata una data importante per gli acquedotti italiani. Se ne sono accorti di certo i movimenti per l’acqua pubblica, che il 17 novembre 2010 hanno recuperato e resa nota una delibera della Commissione Europea, data appunto 28 ottobre, che poneva fine al regime delle deroghe per le acque italiane. Una notizia esplosiva.
Perché?
La questione nasce nel 1998, quando una direttiva europea fissa i limiti di legge per il contenuto di metalli pesanti, in particolare per l’arsenico con limite fissato a 10 microgrtammi al litro nelle acque potabili. L’Italia ci mette tre anni per recepire la direttiva, e quando lo fa è ormai chiaro che metà degli acquedotti italiani è fuorilegge. Il guaio è che, in base alla legge Galli ormai la distribuzione dell’acqua pubblica è affidato a consorzi misti pubblico-privati. I privati, cui è stato affidato il servizio proprio perché dovevano…garantire gli investimenti, levano subito un grido di dolore. Si commosse Carlo Alberto, vuoi che non si commuovesse il governo italiano? E infatti c’è subito una prima deroga fino alla fine del 2003 legata alla presentazione di piani di rientro vincolanti. I
piani vengono subito presentati dai grati gestori, ma non sono mica vincolanti; e infatti alla fine del 2003 viene concessa una nuova proroga ai poveri gestori, che si strappano i capelli per gli onerosi investimenti che sarebbero costretti a sostenere nell’adeguamento alla nuove norme (nel frattempo hanno aumentato le tariffe, ma questo fatto rimane stranamente inosservato). Di deroga in deroga si arriva all’ultima scadenza, 31 dicembre 2009, al cui scadere, come sempre non si è fatto nulla; ma tanto il governo piatirà presso la Commissione Europea un nuovo rinvio promettendo e spergiurando che i consorzi italiani si metteranno in regola. La Commissione Europea si è però un po’ rotta le tasche e il 28 ottobre 2010 boccia la richiesta italiana.
Di conseguenza, dal 28 ottobre 2010 l’acqua in molte zone del paese è fuori legge: a Roma, zona Castelli Romani, ad esempio; a Latina e a Viterbo; nelle province di Sondrio, Varese, Trento, Bolzano, Terni, Mantova. In totale, sono 128 comuni la cui acqua contiene troppo arsenico. Roba da far invidia a Agatha Christie. Ma, si potrebbe dire, nel resto d’Italia forse, ma il modello toscano è un altra cosa, che ce lo invidiano anche a Cuba (come ebbe a dire il Presidente di Publiacqua, e purtroppo non è una battuta). E invece succede anche in Toscana: a Pisa, a Livorno e a Grosseto.
E il bello è che l’Italia è uno dei massimi produttori ed esportatori di impianti di potabilizzazione. Insomma: bastava ammodernare gli impianti e investire in questi macchinari. Ma non sia mai che i famosi soci privati investano due lire. Perciò i cittadini si sono bevuti il loro arsenico (dice facilita la digestione) finché la Commissione Europea ha dichiarato chiuso il giochino. E ora che succederà? In una riunione di emergenza nella zona dei Castelli, Acea, uno dei famosi gestori consorziati, ha minacciato la chiusura dei pozzi. Non è mica difficile prevedere che, sotto la minaccia di questo ricatto, si troverà la solita soluzione all’italiana. Vien proprio voglia di farsi un cicchetto…all’arsenico.
E il bello è che tutto questo è avvenuto con la legge Ronchi non ancora in vigore, ossia quella legge che obbligherebbe a privatizzare per intero la gestione dell’acqua. Non è un buon motivo per votare a favore della ripubblicizzazione dell’acqua nel prossimo referendum?
Un ringraziamento a Paolo Lombardi anche per questo illuminante testo.
9 gennaio 2011 alle 15:11
[...] ricordate la faccenda dell’acqua all’arsenico; ne abbiamo parlato proprio su questo blog. Se ne riparliamo è proprio perché gli sviluppi della vicenda non solo apportano materiale [...]
6 marzo 2011 alle 23:19
Volevo segnalare a tutti coloro che, come me e come tantissime altre persone stanno vivendo l’emergenza arsenico, la possibilità offerta dal Codacons di presentare un’azione collettiva gratuita per richiedere un risarcimento.
L’arsenico è un potente veleno da non sottovalutare ed è ora che l’Italia recepisca le direttive, senza più richiedere continue proroghe.
I TERMINI ORDINARI PERO’ ,SONO SCADUTI A FINE FEBBRAIO: MA E’ ANCORA POSSIBILE AGIRE SOLO PER GLI ABITANTI DI ALCUNI COMUNII CHE HANNO EMESSO ORDINANZE DI NON POTABILITA’ DELL’ACQUA.
Se vuoi agire, consulta pertanto il seguente prospetto, per controllare se il tuo Comune è tra quelli per cui e’ ancora possibile agire, e il TERMINE ULTIMO relativo entro cui dovrai spedire la tua partecipazione:
NON TI ISCRIVERE SE IL TUO COMUNE NON E’ TRA QUESTI INDICATI, O OLTRE IL TERMINE INDICATO.
Termine ultimo per iscriversi del 25 marzo solo per i seguenti Comuni:
APRILIA
CAMPO NELL’ELBA
CAPOLIVERI
CISTERNA DI LATINA
CORI
LATINA
MAZZANO ROMANO
POMARANCE
PORTO AZZURRO
RIO MARINA
RIO NELL’ELBA
SERMONETA
VILLA SAN GIOV. IN TUSCIA
Termine ultimo per iscriversi del 20 aprile solo per i seguenti Comuni:
ALBANO LAZIALE)
ANGUILLARA SABAZIA
ARICCIA
BAGNOREGIO
BRACCIANO
CASTEL GANDOLFO
CASTIGLIONE IN TEVERINA
CIAMPINO
CORCHIANO
FABRICA DI ROMA
LADISPOLI
LARIANO
MARCARIA
MONTEFIASCONE
NEPI
PORTO FERRAIO
RADICONDOLI
RONCIGLIONE
SAN LORENZO NUOVO
VALDIDENTRO
Termine ultimo per iscriversi del 15 maggio solo per i seguenti Comuni:
ANZIO
BASSANO ROMANO
BLERA
BOLSENA
CALCATA
CANEPINA
CANINO
CAPODIMONTE
CAPRANICA
CELLENO
CIVITA CASTELLANA
FARNESE
GROTTE DI CASTRO
MARTA
MONTE ROMANO
MONTEROSI
SORIANO NEL CIMINO
SUTRI
TESSENNANO
TUSCANIA
VALLERANO
VELLETRI
VETRALLA
VIGNANELLO
VITERBO
IL CODACONS CON QUESTA AZIONE COLLETTIVA CHIEDE IL RISARCIMENTO DI 600 EURO, CALCOLATO IN VIA EQUITATIVA, PER CIASCUN ADERENTE.
Possono agire tutti gli abitanti dei Comuni sopra indicati, che siano intestatari di una bolletta dell’acqua per un contratto di utenza in corso. Per ulteriori informazioni vi consiglio comunque di vistare il sito internet http://www.codacons.it
Nel frattempo auguro a tutti voi una buona bevuta … ;)
9 giugno 2011 alle 08:18
[...] Arsenico e vecchi acquedotti [...]