Al termine di questo pazzo agosto (metereologicamente parlando), si torna a riprendere posto nella nostra routine e riacquistiamo le distanze relativamente ai problemi della nostra comunità campigiana. Uno di questi è, e lo sarà ancora per altro tempo, la questione del CIE all’indicatore. A tal proposito ricevo questo comunicato da parte di Paolo Lombardi per la Lista Civica No-Inceneritore di Campi Bisenzio. Il titolo è eloquente e proviene da un verso da Romeo e Giulietta di Shakespeare: “La rosa, pur con un altro nome, sempre lo stesso profumo avrebbe.” Il senso è chiaro: cambia il nome al CIE, ma resta sempre lo stesso disgusto e rifiuto per questa ulteriore e sciagurata scelta, che ancora una volta ricade nel nostro territorio ed implica scelte chiare che non sempre i nostri amministratori riescono ad esprimere.
Visto che su Metropoli del 30 luglio tutti hanno detto la loro sul CIE, diciamo la nostra. E diciamo subito che la Costituzione Italiana, all’art. 13, afferma che la libertà personale è inviolabile. Non c’è scritto: tranne per i cittadini stranieri, né c’è scritto: tranne che per chi è privo di permesso di soggiorno. C’è scritto così è basta. Il che non significa dire che il governo (a qualsiasi livello), se ritiene che l’immigrazione sia un problema, non abbia il diritto di affrontarlo dotandosi di adeguati strumenti; solo, questi strumenti non possono derogare dal quadro costituzionale. Diciamo ancora che su cose che riguardano i diritti essenziali, la vita, la libertà, il diritto ai beni comuni, non ci possono essere tentennamenti. Non si può essere a favore ma insomma, né contrari però a certe condizioni…. Sarebbe come essere mezzi vivi, o schiavi solo un poco..
Questa nettezza della coscienza nelle parole del sindaco Chini non la ritroviamo. Lui preannuncia un no forte e chiaro al CIE all’Indicatore, però dice: ”Siamo invece disponibili a discutere un’altra ipotesi che, anziché il CIE, preveda a Campi una struttura in cui si portano le persone senza permesso, si verifica chi sono…Il tutto in un ambiente a dimensione umana, dove ciascuno possa esercitare il proprio culto, possa imparare l’italiano e quindi prepararsi all’inserimento”. Sono parole che lasciano di stucco. Significa non sapere e non capire niente dell’immensa disperazione che provano le persone rinchiuse in un CIE, che nulla sanno della loro sorte, e che non basta certo un tappetino per la preghiera e un corso d’italiano a mitigare. Qui stiamo parlando in modo astratto, il solo piano in cui può esistere un CIE “umano”. Se ci si pone invece nell’ottica delle persone che nel CIE ci vanno, ossia ci si confronta non con le parole, ma con le persone vere, con la carne e il sangue, le cose cambiano. La storia di Faith Awoo l’abbiamo già raccontata. Non è mica un caso isolato; eccone un’altra: 10 luglio 2010, a Milano 10 tunisini vengono assolti dall’accusa di terrorismo. Invece di essere liberati, però, vengono avviati ai CIE per l’espulsione in Tunisia, dove saranno immediatamente incarcerati e torturati. Altre volte, come ignorano molti di coloro che pontificano di CIE, questi Centri servono a NON essere espulsi. Ecco un’altra storia: Jbeli Moura, tunisino di 34 anni, viene scarcerato dopo aver scontato una pena di sei mesi. A questo punto potrebbe essere espulso, tanto più che ha famiglia in Belgio. Mai più: finisce nel CIE di Restinco, nonostante non debba essere identificato (visto che è già stato in galera); e lì sta tuttora, nonostante abbia (ovviamente) tentato di fuggire per ricongiungersi ai suoi in Belgio.Ce ne sono un sacco di storie così…
Ora è chiaro perché i CIE non possono essere umani? Davvero credete che un tappetino per la preghiera sia un gran passo avanti per gente che ha questo alle spalle e che a questo rischia di tornare, o che nei CIE di Milano e di Torino ci si ribelli per avere un corso d’italiano? Poi, pure la beffa: sul medesimo Metropoli Alessio Colzi critica il CIE a Campi perché “è una decisione scadente a livello, strutturale, logistico e politico”. E questo sarebbe un no forte e chiaro? Signor Chini, signor Colzi, vi dispiacerebbe guardare negli occhi Faith e dire che siete contrari a ogni CIE, qui a Campi come ovunque; vi dispiacerebbe dire che siete contrari a strutture (TUTTE le strutture, anche quelle “umanizzate”) che privano della propria libertà persone che non hanno commesso reati penali? Questo saremmo disposti a ritenerlo un no forte e chiaro. Il resto, scusateci, sono solo chiacchiere da politici furbacchioni che i CIE li fanno ma intanto vogliono farsi credere illuminati progressisti, mentre si illudono di non pagar dazio per le scelte che fanno. Volevate ridare dignità alla politica? Invece di scrivere improbabili leggi di iniziativa popolare (sì, scritte dal sindaco… ma và…), cominciate voi a dire parole chiare e nette che abbiano un significato solo. Vedrete che la politica ne guadagnerà.
Ah, sul CIE per noi è no. Punto.
Paolo Lombardi
Etichette: altro, bisenzio, campi, centro, chini, cie, civica, colzi, espulsione, giulietta, Immigrati, Inceneritore, lista, lombardi, no-inceneritore, nome, paolo, pur, romeo, sindaco