Dopo il sequestro per inquinamento dell’inceneritore di Falascaia, gestito, come già sappiamo dalla Ditta francese Veolia, sono tornati alla mente, di molti, i ricordi di un’inchiesta del 2008, nella quale fu sequestrato il software di controllo delle emissioni dell’impianto, con il fondato sospetto che fosse stato manomesso per riportare tali emissioni entro i limiti di legge. Lo stesso ricordo devono averlo avuto anche i vertici di Quadrifoglio, Livio Giannotti e Giorgio Moretti, che sono intervenuti come un sol uomo su Metropoli del 23 luglio scorso, per difendere il diritto di Veolia di partecipare alla gara per la progettazione di case Passerini. In questa intervista è interessante notare come Giannotti fa osservare che l’impianto di Falascaia fu rilevato da parte di Veolia da Termomeccanica, e che quando partì l’inchiesta del 2008, la Veolia si disse parte lesa e chiese i danni a Termomeccanica. Ecco quindi che Veolia è a posto, e può partecipare alla gara ! Tutto ciò ci induce a pensare, perchè è vero che non spetta a noi dire chi può e chi non può partecipare a un appalto pubblico, è un dovere della legge, tuttavia ci sembra strano che siano Giannotti e Moretti a difendere i diritti di Veolia e non la stessa Veolia. Perchè in tutta questa torbida storia i suddetti dovrebbero difendere gli interessi della parte pubblica, ossia…i nostri. Questo ruolo da avvocati a favore di Veolia che ripropongono le argomentazioni difensive della Ditta, non è opportuno, non è rituale, non compete a Quadrifoglio, stona in questo ambito, come mai ?
Oltretutto Giannotti non ci dice tutto, basta sfogliare la stampa per scoprirlo. E’ certamente vero che Veolia ha una grande esperienza in materia, visto che gestisce anche gli inceneritori di Brindisi, di Gioia Tauro, di Vercelli, di Potenza, molti dei quali rilevati da Termomeccanica; ma è altrettanto vero che nel 2009 l’inceneritore di Brindisi fu sequestrato dai Noe di Lecce con il medesimo sospetto di Falascaia ossia che il sistema di monitoraggio delle emissioni fosse stato manipolato, tutti i giornali ne parlarono. Ed è altrettanto vero che l’inceneritore di Gioa Tauro, che brucia senza filtri, ha qualcosa a che vedere con la scomparsa degli ulivi centenari della piana di Gioia Tauro, tutto ampiamente documentato dal periodico Carta.
Inoltre è ormai ampiamente provato che la gestione dell’ambiente (in nome e per conto dei cittadini, ovviamente a spese loro) è un affare a 360 gradi e quindi come sappiamo Veolia si occupa anche di acqua. Possiede il 49% del consorzio misto Acqualatina, che ha scatenato una delle più incredibili guerre dell’acqua con la popolazione che si siano mai viste. Consorzio, che però, viene decapitato nel gennaio 2008 su ordinanza del GIP Tiziana Coccoluto, quando la guardia di finanza arresta i vertici della Ditta, tra cui Luis Marie Pons (ex consigliere di amministrazione di Veolia) e Bernard Cyna (amministratore delegato del Consorzio nominato in quota Veolia). Le accuse ? eccole: associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata; abuso d’ufficio; frode nelle pubbliche forniture; falsità ideologica in appalti pubblici. Converrete che non fa un bell’effetto, oltretutto per Veolia, non si tratta di una novità; già negli anni Novanta c’erano stati arresti (a Milano) per i medesimi motivi. In merito allo scandalo che seguì agli arresti di Latina, il Manifesto, a firma A. Palladino, scrisse: “Il sistema Veolia… sembra essere lo stesso, ovunque in Italia. Il socio pubblico, anche se di maggioranza, non conta nulla. Serve, casomai, a dare le opportune coperture politiche, a tenere buona l’opinione pubblica quando serve e, soprattutto, a garantire che i fondi pubblici confluiscano nelle casse della società di gestione”. Ma non è ancora venuto il peggio per la Veolia nella gestione di beni ambientali. L’11 novembre 2008, con sentenza del tribunale di Latina, Bernard Cyna viene condannato a sei mesi per l’inquinamento a causa dell’inefficacia di un depuratore gestito da Acqualatina del corso d’acqua Fosso Ficoccia, con, citiamo la sentenza “livelli altissimi di inquinamento microbiologico”. Ma quello che spaventa è la motivazione della sentenza: “Le alternative c’erano, ma avevano un costo economico che la società Acqualatina non intendeva sostenere perché attenta solo al perseguimento di una finalità di profitto, anche a costo di determinare un disastro ambientale”.
Ma dopo le affermazioni di Giannotti e Moretti in difesa della società ci sentiamo tutti un pò più sollevati. Ci verrebbe da chiedere a Moretti, se è questo il partner che dà tutte le garanzie tecnico-economiche (mi sa che quelle legali non le dà) e Giannotti, ci dovrebbe spiegare i punti interrogativi che presenta la vicenda Falascaia, ma soprattutto entrambi ci dovrebbero spiegare questa strenua difesa d’ufficio della Veolia, quando gli stessi dovrebbero difendere invece gli interessi degli utenti pubblici. Ed ora un’ultimo quesito, ma stavolta per i cittadini, sapendo tutto ciò, e soprattutto che bastava leggere la stampa per sapere (mentre a Quadrifoglio sembrano ignorarla), che cosa vi trattiene dal chiedere al legislatore lo scioglimento delle società miste pubblico-private che così male servono i nostri interessi e così bene lo fanno per quelli altrui ? Il referendum sull’acqua pubblica va in questo senso, facciamogliela vedere nelle urne.
Ringrazio Paolo Lombardi per il preponderante aiuto nel redigere il post soprattutto per la estenuante ricerca di tutti gli articoli della stampa che hanno reso possibile la precisa cronaca di tutti gli eventi.
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