Mentre stilavo la cronostoria di Latina, che può sembrare comica quanto tragica ma purtroppo reale, mi sono venute in mente alcune riflessioni che non possono passare inosservate ed è per questo che ho scritto un altro post, al quale ho voluto dare questo titolo eloquente.
“L’acqua pubblica è una conquista”
L’acqua è un bene primario ed indispensabile, è importante tenerlo ben presente, perché siamo troppo abituati a considerarla quasi cosa scontata e dovuta, ma non è così. L’acqua costa, la si paga qua come in una qualsiasi “oasi del Sahara”.
Si, l’acqua costa; e questo è un fatto che fino ad ora la cosiddetta opulenza della nostra società ha quasi del tutto trascurato, ma non dobbiamo scordarci che l’acqua pubblica è soprattutto una conquista.
E adesso che spirano venti, anzi .. veri e propri “tornado di crisi”, quella stessa imprenditoria rapace, che non ha saputo prevedere il proprio declino e che purtroppo lo ha spesso accelerato, fuggendo nei paesi “più facili”, ora non trova altra soluzione di sopravvivenza che avventarsi su quelli che sono i nostri beni “irrinunciabili”.
Ma c’è di più perché questi predatori, si alleano con una classe politica, che nel migliore dei casi dobbiamo definire sprovveduta e colpevole, quando per parte sua abdica ai doveri insiti nel mandato conferito dai cittadini.
Il balletto delle cariche, dei ridicoli ruoli di “controllo”, che questi personaggi si ritagliano ad esclusivo loro tornaconto, fa parte dello scandalo, che non è ancora stato completamente svelato, relativamente a questi ultimi trent’anni di sprechi. Una voragine economica che hanno voluto scavare a danno dei cittadini, a vantaggio un tempo dei potentati ed oggi invece per consentirne il lucro di lobby ben individuate, che hanno scoperto nella formula del “pubblico-privato” o nella magia dei “project-financing” la nuova alchimia per spendere poco, guadagnare molto e girare ai bilanci pubblici (e quindi alle tasche dei cittadini) i propri debiti ed i propri clamorosi errori di gestione.
Questa è la storia e noi non dobbiamo accettare che questa prosegua ancora verso questa strada, quindi l’opporsi alla privatizzazione dell’acqua pubblica è un segnale forte che dobbiamo necessariamente dare.
Mi rallegra la notizia giunta mentre l’altro post era in redazione, che le firme raccolte per il referendum sono già state consegnate alla Cassazione, durante un presidio, nella misura di ben “1 milione e 400mila”, con l’obiettivo di portare 25 milioni di italiani a votare i tre si contro la privatizzazione del servizio.
Lasciatemi dire che sono veramente tante e forse per la Veolia saranno arrivati i “tempi grami .. “
Etichette: Acqua, acqualatina, bisenzio, campi, lazio, privatizzazione, pubblica, referendum, Rifiuti, veolia
29 luglio 2010 alle 14:52
Tutto vero, tutto sacrosantamente vero. Se non fosse per un dettaglio; data la popolarità della battaglia sull’acqua pubblica (si sono raccolte più firme per questo che per il referendum sul divorzio), i maniaci del “privatismo” e delle “liberalizzazioni” si sono spaventati e stanno già correndo ai ripari; a Roma e in Sardegna sono già in corso tentativi di vendere di corsa ai privati le quote pubbliche delle società miste di gestione PRIMA che il referendum renda ciò impossibile. Occorre che i cittadini vigilino sui propri territori per evitare colpi di mano del genere da parte di un corpo politico indegno di questo nome e del tutto incapace di dare rappresentanza alla volontà popolare