Si aggira fra i 12-14 miliardi la stima ”plausibile” del fatturato che le mafie realizzano in Toscana. A questo risultato e’ giunta la Fondazione Caponnetto che ieri, ospite della Cgil, ha presentato un dossier, frutto dell’analisi delle operazioni antimafia e delle notizie di fonte giornalistica. Salvatore Calleri, presidente della Fondazione ha spiegato che ”la mafia c’e’ in Toscana e gode di ottima salute anche se, per fortuna, non controlla il territorio”. La penetrazione che maggiormente preoccupa e’ quella di ‘ndrangheta, camorra, e Cosa Nostra, ma sono emergenti e potrebbero diventare preoccupanti nei prossimi anni la mafia russa, molto interessata a investimenti sul territorio, e la criminalita’ organizzata cinese, oltre ad albanesi e organizzazioni africane, in particolare nigeriane. In quale modo contrastare questa espansione? ”Per fortuna, la Toscana e’ una terra attenta..”, spiega Calleri,”..lo sono polizia, carabinieri, guardia di finanza, Dia e Dda. Occorre pero’ non abbassare la guardia. Il difetto della Toscana e dei toscani e’ l’amore per i soldi che, soprattutto in periodi di crisi, puo’ favorire l’ingresso della criminalita’ con ingenti investimenti. I soldi mafiosi sono sporchi, non si puo’ fare finta di nulla”.
Che la Toscana sia terra molto appetibile per il riciclaggio di denaro attraverso imprese apparentemente lecite e’ ben documentato nel dossier. Un esempio, citato da Calleri, e’ l’arresto di un capomafia palermitano, nel giugno scorso, che controllava un consorzio di 23 ditte con sede a Firenze. ”Notizia”, lamenta Calleri, “..passata quasi inosservata”. Secondo la Fondazione, dunque, oltre al contrasto della criminalita’ organizzata da parte delle forze dell’ordine, “..occorre monitorare con attenzione i recenti passaggi di proprieta’ di numerosi alberghi, agriturismi, ristoranti, e piu’ in generale pubblici esercizi che sono avvenuti in Toscana”.
Una cosa cuoriosa, che segnala la Fondazione Caponnetto nel capitolo dedicato al ‘riciclo di denaro sporco’ è che “..a Firenze, hanno aperto ristoranti giapponesi gestiti da cinesi in cui viene servito il sushi e questa è una cosa strana…”. (Fonte ANSA e Fondazione Caponnetto).
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