Inceneritore di Montale, un’altra brutta storia della nostra piana

By campibisenzio

Ricevo e pubblico questa lettera di Roberto Viti, consigliere della Lista Civica “No Inceneritore”, da anni impegnato contro la costruzione dell’inceneritore nella Piana Fiorentina.Una serie di schiette considerazioni su cosa accade a Montale (poco lontano da noi), per riflettere su ciò che è realmente un’inceneritore e tutto ciò che comporta, ma soprattutto ciò che gli altri non vi raccontano ..

inceneritoremontaleA Montale, in provincia di Pistoia, c’è un inceneritore. Ci sono comitati di cittadini, medici e ricercatori che, da anni, lottano per chiuderlo. Ci sono amministratori e politici che giurano e spergiurano che quell’impianto non fa male. Tutte cose già viste, come per esempio dicevano per l’impianto di San Donnino. Tutte cose risapute. O forse no; perché a seguire la storia dell’impianto di Montale c’è da imparare ancora altro su come vengono amministrati i territori, su come e da chi vengono effettuate le scelte relative al futuro di quei territori e su quali siano i valori e le esigenze che indirizzano queste scelte. Tra queste ultime, raramente c’è la volontà dei cittadini che in quei luoghi vivono e lavorano, cioè in verità, i veri proprietari di quei territori, mentre gli amministratori sono solamente coloro che li hanno in temporanea custodia. Nella storia di Montale c’è molto della storia di questi anni e del rapporto tra cittadini e politica; e c’è, per tanti versi, una storia che è lo specchio del nostro futuro, seguiamola: nel 2007 l’inceneritore di Montale viene chiuso, perché, come certifica la ASL, ha superato i limiti di legge nelle emissioni di diossine e furani. Il guaio è che la chiusura avviene mesi dopo le già avvenute emissioni…Questo testimonia un primo fatto che dovrebbe far riflettere i cittadini: il sistema dei controlli sulla salute, che cerca di rassicurare chi vive all’ombra dell’inceneritore e garantirgli l’innocuità di quest’ultimo, c’è, ma arriva sempre dopo. Le analisi avvengono, ma su emissioni già effettuate; le chiusure degl’impianti accadono, ma sempre dopo l’evento. A danno già avvenuto. Basterebbe questo a suggerire che le cose, per chi vive vicino a un inceneritore, non sono così tranquille come vorrebbero farci credere.
Comunque, dopo svariati mesi, l’impianto di Montale riapre, e poiché, come ricorda sempre l’assessore provinciale Giovanni Romiti, il recupero di energia è in testa alla gerarchia delle politiche di gestione dei rifiuti, si escogita una bella pensata; incrementarne la produzione, portandola da 150 a 200 tonnellate al giorno di spazzatura da incenerire. La questione viene sottoposta alla procedura di Autorizzazione di Impatto Ambientale ( “AIA” se si chiama così, un motivo ci sarà), che la Provincia rilascia con ordinanza n. 2289 del novembre 2008.
A questo punto sembrerebbe fatta; un impianto che ha già emesso diossina, per il quale il sistema di controlli non ha impedito le emissioni, aumenterà la propria produzione di inquinanti. Un bel passo per il recupero di energia! Ma non è certo un bel passo per la salute della popolazione circostante, perché ora, nel marzo del 2009, sui giornali locali comincia a comparire una notizia allarmante: dalle analisi condotte dalla ASL 3 di Pistoia e dall’Arpat, risulta che in alcuni animali da allevamento che vivono nella zona interessata dall’impianto i valori di diossina e di policlorobifenili (PCB), inquinanti assai temibili, sono oltre la soglia di legge. In alcuni casi, molto oltre la soglia ! Immediata reazione dei sindaci dei comuni di Montale, Agliana e Quarrata, i quali sottolineano; che gli studi condotti dall’ASL e dall’ARPAT sono stati promossi dalle amministrazioni comunali (La Nazione del 20 marzo 2009); che la presenza dei PCB non può essere ricondotta all’inceneritore di Montale; e poiché nei campioni i PCB sono più numerosi delle diossine, significa che l’inceneritore inquina si ma poco; c’è qualcos’altro che inquina ancora di più; e che per sapere che cosa sia che inquina ancora di più, occorrono ulteriori studi e analisi attente. Naturalmente, a nessuno dei tre sindaci salta minimamente in testa di chiedere, intanto, che si compiano urgenti nuove analisi d’accertamento e la relativa sospensione cautelativa della fonte inquinante che già c’è. La querelle sulla presenza della diossina, inferiore negli animali testati a quella dei PCB, impazza sui giornali fino all’intervento, salomonico, del tavolo istituzionale provinciale, guidato dal solito assessore Romiti e di cui fanno parte anche i tre sindaci in questione, ASL e ARPAT, che sancisce che l’inceneritore non è la causa prevalente dell’inquinamento osservato, e che dunque c’è ancora da stare tranquilli, tanto più che, come già detto, il recupero di energia è prioritario nelle politiche di gestione dei rifiuti e comunque occorre avere fiducia nelle istituzioni sanitarie pubbliche (La Nazione del 3 aprile 2009). Certo, gli animali da cortile vengono allevati per essere mangiati, anche questo si sa, ma sul fatto che la diossina sia entrata nella catena alimentare, nessuno sembra darsi pensiero, anzi, si tira un bel sospiro di sollievo perché l’inquinamento prevalente è da PCB e non da diossine. Ma, a parte il fatto che non sembra poi così pacifico che l’inceneritore di Montale sia innocente in fatto di emissioni da PCB (secondo i dati stessi della provincia, nel novembre del 2007 l’impianto ne produceva 31 microgrammi per metro cubo), a nessuno è sembrata venire in mente la cosa più semplice, ossia che anche ammesso che l’inquinamento da PCB non sia dovuto all’inceneritore, quest’ultimo veniva ad aggiungersi, con le sue diossine, ad altre fonti di inquinamento di cui non si sapeva niente. A che cosa servono, allora, le valutazioni AIA ?
Questo per dire come vengono amministrati i territori, dove le procedure di garanzia sono come minimo approssimative e non garantiscono nessuno; dove la logica del recupero di energia prevale su quella della sacrosanta salute pubblica; dove viene invocata la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, salvo quando sono i cittadini organizzati a chiedere qualcosa, nel qual caso invece, le istituzioni mai dimostrano alcuna fiducia in loro.
E’ una bella storia questa dell’inceneritore di Montale; una storia italiana ed è accaduta nella civile Toscana, anno 2009 dell’era volgare.
Roberto VitiLista civica Comitato civico campigiano “No Inceneritore”

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2 Risposte a “Inceneritore di Montale, un’altra brutta storia della nostra piana”

  1. Una storia sull’inceneritore di Montale | City Off - Firenze Dice:

    [...] Campi Bisenzio blog una lettera sulla vicenda dell’inceneritore di Montale, in provincia di Pistoia. Non posso verificarne l’esattezza o la partenità (anche se sono [...]

  2. Gli Uccellacci di Focognano. Dice:

    Si! L’inceneritore fà bene! Non è nocivo! Porta Energia! E’ il Futuro!
    Tutti i rifiuti spariscono! E’ l’unica soluzione!

    Dormite tranquilli cari concittadini!
    IL Futuro è bello per la piana!
    IL Futuro è bello per l’italia!

    (Se questo è il futuro della piana e dell’italia,
    auguri ai nostri concittadini.)

    I nostri figli non cresceranno quì.

    Gli Uccellacci.

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