Le Indicazioni per il curricolo, documento di riferimento per la scuola?
Approfondiamone alcuni contenuti: “Ogni persona si trova ricorrentemente nella necessità di riorganizzare e reinventare i propri saperi, le proprie competenze e persino il proprio stesso lavoro. Le tecniche e le competenze diventano obsolete nel volgere di pochi anni. Per questo l’obiettivo della scuola non può essere soprattutto quello di inseguire lo sviluppo di singole tecniche e competenze; piuttosto, è quello di formare saldamente ogni persona sul piano cognitivo e culturale, affinché possa affrontare positivamente l’incertezza e la mutevolezza degli scenari sociali e professionali, presenti e futuri”
Questo passo tratto dal testo delle Indicazioni per il curricolo definisce il ruolo della scuola rispetto alle esigenze della società di avere persone capaci di affrontare l’incertezza del futuro. Oggi principalmente occorre che i giovani sappiano orientarsi in una società dove la dimensione locale si mescola a quella mondiale a partire dalle classi sempre più “colorate” cioè con alunni provenienti da ogni parte del mondo.
E’ una società che deve affrontare problemi epocali quali l’energia, l’inquinamento…
Una società del rischio nel senso del dover imparare a gestire l’incertezza, una società della conoscenza dove intelligenza, curiosità e capacità di imparare rappresentano risorse indispensabili per sapersi collocare nello spazio culturale senza essere sommersi dalle informazioni o meglio cadere nella trappola delle troppe informazioni che disorientano. Si dice che oggi un ragazzino impari il 20% delle conoscenze a scuola ed il resto fuori, nel contesto esterno. Non bisogna lasciarsi ingannare perché quel 20 % è strutturato per acquisire conoscenze, è finalizzato a dare gli strumenti “di conoscenza necessari per comprendere i contesti naturali, sociali, culturali, antropologici nei quali gli studenti si troveranno a vivere e a operare”.
Una delle finalità della scuola sarà quella di proporre un’educazione che mette al centro della sua azione la persona che apprende, cioè lo studente diventa il fulcro dell’azione educativa in tutti i suoi aspetti: affettivo, relazionale, corporeo, estetico, spirituale, religioso. La scuola deve proporre un’educazione che spinga a fare scelte autonome e feconde.
Emergono la necessità di un percorso formativo utile per tutto l’arco della vita, e anche la necessità di un’attenta collaborazione fra la scuola, il territorio, e soprattutto con la famiglia con la quale occorre che la scuola costruisca un’alleanza educativa. Purtroppo oggi spesso famiglia e scuola non sanno dialogare: la famiglia con troppa facilità riversa le responsabilità sulla scuola e delega ad essa molti dei compiti che le spettano. Così come la scuola dà responsabilità alla famiglia e non si interroga adeguatamente di fronte al fallimento scolastico dello studente. In questo contesto ed in questa società occorre che la scuola si ponga come comunità educante in grado di promuovere la condivisione di quei valori che fanno sentire i membri della società come parte di una comunità vera e propria. La scuola affianca al compito di saper apprendere quello dell’insegnare a essere.
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