Proseguono gli articoli tratti dal mensile Stare Bene a Scuola, ad opera del Circolo Didattico di Campi Bisenzio. E’ in particolare sul filone del bullismo che si stanno concentrando gli sforzi della scuola e quindi propongo volentieri anche questo testo, frutto completo degli alunni della 5°A della scuola Frà Ristoro, nel quale raccontano la loro esperienza dell’incontro con il Commissario della Polizia di Stato.
L’incontro col Commissario della Polizia di Stato è stato davvero interessante. Abbiamo infatti approfondito l’argomento del bullismo. Ci ha spiegato che tra il termine “scherzare con” e “scherzare di” c’è una notevole differenza: con il primo si intende quando due persone scherzano insieme e si divertono, mentre il secondo si riferisce a quando una persona prende in giro un’altra e quest’ultima ci sta molto male. Il protrarsi per molto tempo di comportamenti di questo tipo diventa bullismo.
Qualche volta la vittima inizia a perdere fiducia in se stesso e a credere a tutto quello che gli viene detto dal bullo; gli altri compagni, talvolta involontariamente, finiscono per peggiorare la situazione facendo aumentare la fiducia in se stesso del bullo e isolando sempre di più il malcapitato.
Il ruolo degli altri compagni è determinante per riportare la situazione alla normalità; infatti il bullo non
sentendosi più ammirato e stimato dal gruppo viene piano piano scoraggiato da mettere in pratica comportamenti scorretti verso gli altri e portato a vivere in sintonia con tutti i compagni. La vittima contemporaneamente deve essere incoraggiata a ritrovare la fiducia in se stessa, liberandosi dalla paura.
Secondo me quindi l’ambiente scolastico ha molta importanza per il verificarsi o meno di questo tipo di fenomeno.
Il bullismo infatti continua solo fino a quando c’è omertà. Nessuno riferisce quello che vede e anzi incoraggia la falsa potenza del bullo, la quale in realtà non esiste perchè viene esercitata su soggetti in quel momento troppo deboli. (Camilla T.)
… Molto interessante è stato anche il discorso su come capire se si sta commettendo un reato; il Commissario ci ha insegnato come fare: ci ha detto di metterci nei panni del l’altro, tipo: se uno fa del male ad una persona deve pensare che se era lui a subire del male non gli sarebbe piaciuto quindi dovrebbe smettere…. (Mira F.)
…Io ancora non ho perfettamente capito cos’è il bullismo, ma voglio impararlo perché non voglio diventare né vittima né bulla. In genere i bulli non aggrediscono un altro gruppo ma scelgono quelli che si isolano di più perché sono più facili da impaurire. Per fortuna non mi è mai capitato, ma se un giorno mi dovesse accadere lo racconterei subito ai genitori e se sono a scuola anche alle maestre perché non è giusto subire violenze da nessuno. Chi le esercita si crede di essere un “grande” ma se nessuno lo segue, isolato dal “branco” perde tutta la sua forza ed è proprio lì che viene fuori quanto in realtà non sia altro che “un pallone gonfiato” (Alessia M.)
…Secondo me il bullo non è altro che un ragazzino stupido e poco intelligente e solo da grande capirà la sua stupidità e per questo si vergognerà del suo comportamento e di quello che i grandi hanno pensato di lui… (Marta M.)
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