Il 25 maggio 1928 alle ore 10:33, il dirigibile Italia, progettato e comandato dal Gen.Umberto Nobile, si schianta sul pack del Polo Nord dopo averlo sorvolato per la prima volta in missione italiana, da quel momento iniziò una gara di sopravvivenza per coloro che erano rimasti vivi ed una grande prova di solidarietà che ha visto l’impegno, oltre le loro stesse forze e talvolta costando la morte di tanti valorosi uomini. Quando ci si accorge che qualcuno è più bravo di noi, la prima reazione è quella di cercare di distruggere la sua opera con le critiche più elaborate, ma poi, se non si riesce, lo facciamo eroe e santo. Questo è quanto è successo anche con la spedizione Nobile, partendo dalla fine, quando il Comandante Nobile viene portato via per primo dalla celebre tenda rossa in barba a tutte le regole vigenti del codice della navigazione, poi l’accusa di cannibalismo ed addirittura la contestazione della veridicità (avvenuta in Francia) dei collegamenti radio fatti dal marconista Biagi. Nobile fu inseguito per tutta la sua lunga vita dalle polemiche sulla tragica spedizione dell’Italia e fu costretto per molto tempo a difendere duramente le sue decisioni ed il suo comportamento in quella tragica vicenda dalle accuse di chi ha ritenuto il suo comportamento assai criticabile. Solo in anni recenti gli è stato finalmente restituito tutto l’onore che gli spetta. Umberto Nobile è morto a Roma il 30 luglio 1978 e deve essere senza alcun dubbio considerato uno dei più valorosi ed audaci aeronauti ed esploratori italiani. Nato a Lauro, in provincia di Avellino, il 21 gennaio 1885, fu progettista, costruttore, autore di numerosi scritti tecnici e si distinse soprattutto nella progettazione e nella costruzione di dirigibili realizzando nuovi tipi di aeronavi in Italia e all’estero. Nel corso della sua vita si occupò anche di numerose altre questioni aeronautiche: nel 1918, ideò il primo paracadute italiano e nel 1922 promosse, con l’ingegner Gianni Caproni, la costruzione del primo aeroplano metallico italiano. Ma la vicenda della Tenda Rossa è fatta anche di uomini che tentarono il salvataggio dei superstiti spingendosi al di là di un continente sconosciuto come il Capitano Gennaro Sora con i suoi Alpini, compiendo a sua volta una opera epica di traversata del polo nord, oppure come il grande esploratore norvegese Amundsen che non fece più ritorno e tanti altri uomini, che con sprezzo del coraggio rischiarono le loro stesse vite nel nome della solidarietà e dell’onore. Uomini come i morti nella tragedia, ma anche gli stessi sopravvissuti che riuscirono a vivere 48 giorni in un’ambiente inospitale, mantenendo salde le loro identità di uomini.
Oggi ad 80 anni da questa tragedia dobbiamo ricordare questi uomini che con il loro coraggio e la loro passione hanno reso grande il nostro paese, vorrei concludere con le parole del poeta Alfonso Gatto che ha scritto : “Qui scritti sulla pietra i nomi di quegli uomini che perirono nel naufragio dell’Italia, vicini ai nomi dei loro soccorritori, nel ricordare un’impresa che fu gloria degli uomini, oggi testimonianza e memoria della loro comune civiltà”. (l’iscrizione si trova su di una stele di pietra fatta realizzare da Nobile e situata a Tromso in Norvegia).
Ricordiamo questa epica impresa italiana e gli eroi che ne furono gli artefici, buon 25 maggio a tutti voi.
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